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CARO ENERGIA, CARO CARBURANTI… COSÌ ENI AUMENTA I PROFITTI DEL 70% IN NOVE MESI
Mentre, in Italia e in tutta Europa, crescono le lotte contro il carovita, il caro-carburanti e la situazione economica sempre più asfissiante per i lavoratori, le lavoratrici e in generale per le classi popolari, i colossi energetici festeggiano i loro extraprofitti. È il caso dell’italiana Eni, che ha reso note le entrate dei primi nove mesi dell’anno. In sostanza, il bilancio ci dice che Eni ha aumentato i propri profitti del 70% sullo stesso periodo dello scorso anno, il 2025. In questi primi nove mesi dell’anno, l’utile di Eni è stato di 6,4 miliardi di euro. Se si guarda soltanto al terzo trimestre, Eni ha aumentato i suoi utili del 125% rispetto all’anno scorso, superando addirittura anche gli altri colossi del fossile, che nell’ultimo anno hanno aumentato i propri guadagni “solo” del 75%, passando da 43 a 75 miliardi complessivi di utili. Su Radio Onda d’Urto abbiamo commentato la notizia con Eva Pastorelli di ReCommon, che nel giugno 2026 ha lanciato la petizione “Tassiamo gli extra-profitti delle multinazionali fossili” per chiedere al governo “misure concrete per avviare una vera transizione energetica”. Ascolta o scarica.
October 23, 2026
Radio Onda d`Urto
Wall Street brinda alla crisi: profitti in crescita del 30%
Mentre da un lato si assiste a una crisi energetica senza precedenti e all’impennata dell’inflazione in tutto il mondo, dall’altro le previsioni degli analisti finanziari sugli utili delle aziende quotate in borsa non sono mai state così positive. In particolare, la piattaforma economico-finanziaria FactSet rileva che nel terzo trimestre del 2026 i profitti dell’S&P 500 – uno dei principali indici azionari statunitensi di Wall Street – sono attesi in rialzo del 29,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le stime al rialzo sono trainate soprattutto dai profitti del settore energetico e, in seconda battuta, da quello tecnologico, sostenuto soprattutto dai semiconduttori. Parzialmente diversa, invece, la situazione degli indici del Vecchio continente, dove è previsto un incremento più contenuto: per lo Stoxx Europe 600 si stima un aumento dei profitti del 21%. Una differenza dovuta alla composizione dei guadagni e ai criteri di valutazione. Non c’è dubbio, comunque, che la crisi – in particolare dell’energia – stia contribuendo ad alimentare il settore finanziario con potenziali profitti record. In particolare, le compagnie energetiche, sullo sfondo del caro petrolio, dovrebbero espandersi del 121%, grazie soprattutto alle attività di raffinazione e commercializzazione che potrebbero aumentare del 462%. Nel secondo trimestre di quest’anno, complice il rincaro dei prezzi del greggio, le otto principali compagnie petrolifere globali (Aramco, BP, Shell, Equinor, TotalEnergies, Eni, Chevron ed ExxonMobil) hanno incassato quasi 93 miliardi di dollari, secondo i calcoli del quotidiano britannico The Guardian. Nei tre mesi tra aprile e giugno il Brent ha avuto quotazioni medie di circa 100 dollari al barile rispetto ai 67 dollari dello stesso periodo nel 2025, in base a dati dell’agenzia USA  EIA (Energy Information Administration). Anche le compagnie del settore tecnologico pesano sulle previsioni al rialzo degli utili aziendali. Secondo gli analisti, il settore dovrebbe avere un aumento degli utili del 65,1 percento, trainato in particolare dai semiconduttori. Senza questi ultimi, l’alta tecnologia si accontenterebbe di un più modesto aumento del 24,4 percento. Un dato che evidenzia l’importanza delle aspettative soprattutto nell’ambito dell’intelligenza artificiale. Al contrario, per quanto riguarda le stime delle aziende di servizi e apparecchiature, è prevista una flessione del nove percento. Al momento il rapporto tra il prezzo corrente dell’indice e gli utili per azione (EPS) stimati per i prossimi 12 mesi è pari a 19: ciò significa che l’S&P 500, sempre secondo FactSet, scambia a 19 volte gli utili sui prossimi dodici mesi. In altri termini, gli investitori sono disposti a pagare 19 euro per ogni euro di profitto stimato che le aziende dell’indice genereranno nell’anno a venire. Secondo gli analisti, si tratta di un dato in linea sia con la media decennale che con quella degli ultimi cinque anni. Tuttavia, questo rapporto risulta nella media proprio perché le previsioni sui profitti sono elevate, ma se queste stime venissero disattese al ribasso, il multiplo aumenterebbe anche a quotazioni invariate, cambiando il quadro della situazione. Proprio questa componente spiega la prudenza dei listini. Differente è il contesto delle borse europee dove le stime sugli utili aziendali non sono elevate come negli USA: in Europa, lo Stoxx Europe 600 scambia a 13,7 volte gli utili attesi nei prossimi dodici mesi, vale a dire al di sotto della propria media decennale. Ciò è dovuto al fatto che una parte della crescita prevista dei profitti dipende dal petrolio e potrebbe ridimensionarsi qualora le quotazioni dell’energia scendessero. Un altro aspetto importante da tenere in considerazione è il punto di contatto tra margini di profitto delle aziende quotate e inflazione. Secondo gli esperti del gruppo Pharus, infatti, il margine di profitto atteso per le aziende dell’S&P 500 “ha raggiunto il 17%, un record, e nei primi nove mesi dell’anno è salito più che nei tre anni precedenti messi insieme”. Margini che si allargano significano, in parte, aziende che riescono ad alzare i prezzi più in fretta dei costi, alimentando così l’inflazione e, di conseguenza, il costo del denaro. Le banche centrali, infatti, per tenere sotto controllo l’inflazione tendono ad alzare i tassi, come sta facendo la Fed (Federal Reserve, la Banca centrale statunitense). Ma secondo alcuni economisti, perché i rialzi della Fed abbiano davvero effetto, potrebbe servire un raffreddamento dei mercati azionari. Mentre, dunque, il mondo affronta una grave crisi energetica e inflazionistica, i mercati finanziari cercano di ottenere i maggiori profitti speculando sulle prospettive e sulle valutazioni degli indici, ma non è detto che queste ultime trovino riscontro nei risultati reali delle aziende. Una circostanza che risulterebbe ancora più difficile se gli Stati intervenissero tassando gli extraprofitti delle grandi compagnie petrolifere e tecnologiche, che negli ultimi mesi hanno raggiunto nuovi record. The post Wall Street brinda alla crisi: profitti in crescita del 30% appeared first on L'Indipendente.
October 14, 2026
L'INDIPENDENTE
RETE AMBIENTE LOMBARDIA: “METODO TARIFFARIO ARERA SUL TELERISCALDAMENTO GARANTISCE AI GESTORI PROFITTI SPROPOSITATI”
Rete Ambiente Lombardia ha presentato ad Arera (l’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente) le osservazioni elaborate da un gruppo di attivisti del nodo bresciano in merito alla tecnologia del teleriscaldamento e al metodo con cui vengono stabilite le tariffe. Come da prassi, l’ente ha aperto consultazioni pubbliche per aggiornare i criteri tariffari e i quadri regolatori nei settori di energia elettrica, gas, acqua e rifiuti urbani. Nel documento, presentato entro la scadenza del 30 settembre, Rete Ambiente Lombardia contesta la scelta di utilizzare il metodo “del costo evitato”, che consente agli enti gestori delle reti di teleriscaldamento, come A2a, di decidere in autonomia tariffe molto lontane dai costi reali del servizio, garantendosi enormi extra-profitti. Il tutto in un momento storico nel quale lavoratori e lavoratrici, la maggior parte delle famiglie, faticano a sostenere i costi dell’inflazione, del carovita, dal caro-carburanti al caro-energia, fino all’aumento del carrello della spesa. Rete Ambiente Lombardia ha presentato oggi, con una conferenza stampa che si è svolta sotto il porticato di Palazzo Loggia, la sede del Comune di Brescia, la propria proposta. Radio Onda d’Urto ha registrato gli interventi e li ha raccolti in questa trasmissione.  Ascolta o scarica.
October 12, 2026
Radio Onda d`Urto
In Europa il governo italiano ha votato NO alla tassa sugli extraprofitti dei petrolieri
Appena due settimane fa, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti rivendicava gli sforzi del governo italiano nelle sedi europee per chiedere alle istituzioni comunitarie un intervento sugli extraprofitti dei colossi del petrolio. «Spero che anche il resto d’Europa si svegli», diceva, mentre Bruxelles puntualizzava all’Italia che avrebbe potuto intervenire autonomamente, sfruttando i propri strumenti nazionali. Dopo lo scaricabarile istituzionale, il governo ha svelato le carte: gli eurodeputati di Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno votato contro un emendamento alla relazione del Parlamento europeo sull’approccio dell’UE alle imposte societarie, che chiedeva alla Commissione di «presentare senza indugio una proposta per tassare gli extraprofitti consolidati delle grandi compagnie petrolifere e del gas», con l’obiettivo di sostenere le famiglie europee. L’emendamento è stato respinto. Se FDI e FI hanno votato contro, i deputati della Lega si sono astenuti. Intanto, Meloni torna a parlare di accise mobili, affermando che il governo è pronto a riattivare il meccanismo che aveva promesso sarebbe scattato giorni fa. Il tema della tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere è arrivato sui tavoli comunitari lo scorso agosto. Verso la fine del mese ha iniziato a circolare una lettera firmata da sei Paesi dell’UE e indirizzata alla Commissione, nella quale veniva evidenziato il «bisogno di un approccio congiunto che garantisca che coloro che traggono profitto dalla crisi facciano la loro parte nel ridurre l’onere per il pubblico in generale». Il contenuto della richiesta è stato confermato sin da subito dalla vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Augusta Montaruli: «Bene la richiesta dei Paesi europei, tra cui l’Italia, di una tassazione comunitaria degli extraprofitti per permetterci di arginare i prezzi della benzina. Il governo Meloni è in prima fila per sostenere gli italiani anche su questo fronte e lo fa con ogni mezzo necessario». In appena due giorni, i portavoce dell’esecutivo europeo hanno rispedito la richiesta al mittente, dando il via allo scaricabarile istituzionale: «Tassare gli extraprofitti è competenza degli Stati membri, che possono agire sulla base della legislazione nazionale», dichiaravano il 25 agosto. Il governo italiano non ha mai risposto a tali dichiarazioni. Nel frattempo, tuttavia, è tornato più volte sulla questione, presentando la presunta battaglia per l’introduzione della misura come una priorità. A farne un tema centrale è stato soprattutto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, esponente della Lega, partito che, messo davanti alla possibilità di intervenire sul tema, ha preferito astenersi. Di preciso, l’emendamento interveniva sulla relazione dell’Eurocamera relativa all’approccio dell’UE alla politica in materia di imposte societarie. Se approvato, avrebbe formalizzato una richiesta alla Commissione per l’introduzione di una misura di tassazione degli extraprofitti delle compagnie petrolifere. Intanto Meloni torna a parlare  di accise mobili: ieri, incalzata dai giornalisti, ha dichiarato che il governo sarebbe «pronto a intervenire di nuovo» per calmierare i prezzi del carburante, in particolare proprio «con il meccanismo delle accise mobili». Si tratta di un intervento che prevede l’utilizzo dell’extragettito fiscale derivante dall’IVA sui carburanti per ridurne il costo: detto in maniera semplice, quando aumenta il prezzo del carburante, aumenta anche l’IVA incassata dallo Stato, generando un gettito aggiuntivo che può essere utilizzato per ridurre il prezzo alla pompa. Meloni, tuttavia, non ha assicurato che la misura entrerà in vigore: «Al mese di settembre abbiamo circa 170 milioni che possono essere spesi per questo obiettivo», ha spiegato. «Ci stiamo interrogando se sia più efficace spenderli in questo momento, in cui comunque ci sono misure di contenimento, o tenerli come provvista quando dovessero terminare quelle misure. Dipende anche dalla tenuta del cap», ossia il tetto sui prezzi introdotto dalle compagnie petrolifere. Le stesse compagnie petrolifere intervenute con misure di contenimento dei prezzi hanno criticato gli indugi dell’esecutivo sulle accise mobili: a inizio settembre il governo aveva infatti dichiarato che la misura sarebbe dovuta scattare con la scadenza dei tagli sulle accise, il 6 ottobre. Nel frattempo sono arrivati i tetti su gasolio e benzina di Eni, Q8, Total e IP, mentre Meloni ha rinviato la decisione: nessun decreto è stato emanato per introdurre il meccanismo. Eni ha dichiarato di non avere intenzione di farsi carico del rialzo delle accise e ha ridotto il proprio sconto sui carburanti. Non si tratta, insomma, solo della tassa sugli extraprofitti: nei mesi scorsi il governo Meloni ha annunciato più volte interventi sul caro carburanti che non hanno poi trovato attuazione, dimostrandosi forte a parole, ma debole nei fatti. Nel frattempo, i prezzi alla pompa restano sopra i 2 euro al litro, aumentando il peso del caro carburanti sulle tasche degli italiani. The post In Europa il governo italiano ha votato NO alla tassa sugli extraprofitti dei petrolieri appeared first on L'Indipendente.
October 8, 2026
L'INDIPENDENTE
La mossa ENI sui carburanti: non generosità, ma una farsa ben congegnata
Da lunedì 28 settembre, nelle stazioni della rete Enilive, la benzina non può superare 1,99 euro al litro e il gasolio 2,19. Secondo Eni, la misura porta i prezzi circa 17 centesimi sotto i livelli medi. Durerà inizialmente trenta giorni, ma potrà essere prorogata fino a fine anno in base all’andamento […] L'articolo La mossa ENI sui carburanti: non generosità, ma una farsa ben congegnata su Contropiano.
September 30, 2026
Contropiano
Vincoli di bilancio e caro energetico: le prospettive dell’economia italiana
L’Istat ha confermato per il 2025 lo sforamento al 3,1% del rapporto deficit\PIL, confermando lo stato di infrazione per i conti pubblici italiani. In quadro di rincari sul costo della benzina e dell’energia in generale, nella legge di bilancio attesa per l’autunno le prospettive sembrano di ulteriore rigore e di impossibilità di esaudire il desiderio di una manovra “elettorale” espansiva nell’ultimo anni di mandato del governo Meloni. Allo stesso tempo l’azione dell’esecutivo insiste su interventi tampone senza mettere in atto possibili politiche incisive e strutturali, lasciando da parte le possibilità di reale intervento sul costo dell’energia. Le possibilità di manovra lasciano poco margine di propaganda sull’azione economica dell’attuale governo che rivendica un aumento dell’occupazione: ad un’attenta analisi non passa inosservata come sia frutto di un espasione di lavoro di scarsa qualità sia da un punto di vista produttivo sia dal punto di vista salariale e di tutele. Ne abbiamo parlato con Andrea Fumagalli, professore di Economia Politica all’Università di Pavia.
September 25, 2026
Radio Blackout
Non autosufficienza, riarmo e “no alla patrimoniale”
Ma davvero possiamo “permetterci” il riarmo e di non tassare gli extraprofitti e le grandi ricchezze in un paese dove esiste un enorme questione rappresentata dalle difficoltà infinite delle famiglie con anziani non autosufficienti? Le stime disponibili collocano nell’ordine dei 25 miliardi di euro la spesa pubblica annua per l’assistenza […] L'articolo Non autosufficienza, riarmo e “no alla patrimoniale” su Contropiano.
September 18, 2026
Contropiano
Nell’UE è iniziato lo scaricabarile sulla tassa agli extraprofitti delle aziende petrolifere
«Tassare gli extraprofitti è competenza degli Stati membri, che possono agire sulla base della legislazione nazionale». Con queste brevi ma concise parole, la Commissione europea ha cassato la proposta di introdurre un meccanismo di tassazione degli extraprofitti delle aziende petrolifere su scala europea. La proposta era stata avanzata da sei Paesi, tra cui Italia e Germania: i promotori chiedevano l’introduzione di una tassa che restituisse ai cittadini parte dei guadagni straordinari realizzati dalle grandi aziende petrolifere a seguito del conflitto con l’Iran. È iniziato, insomma, un gioco di scarico delle responsabilità, in cui Bruxelles rimanda la questione agli Stati membri e i governi nazionali chiamano in causa l’Europa. Se il governo italiano pare nascondere una spaccatura interna, con il ministro Tajani che afferma che «bisogna colpire chi fa speculazioni» e che Eni non sarebbe «tra questi», l’UE dimentica il precedente del 2022, quando venne introdotto un analogo meccanismo per far fronte alla crisi energetica provocata dalla guerra in Ucraina. A chiedere che l’UE discuta l’introduzione di un meccanismo comune di tassazione degli extraprofitti erano stati sei Paesi dell’UE, che, guidati dalla Germania, hanno inviato una lettera alla Commissione in cui evidenziavano il «bisogno di un approccio congiunto che garantisca che coloro che traggono profitto dalla crisi facciano la loro parte nel ridurre l’onere per il pubblico in generale». Il contenuto della lettera ha iniziato a circolare a partire dal 23 agosto ed è stato confermato sin da subito da un comunicato della vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Augusta Montaruli. I portavoce della Commissione ne hanno confermato la ricezione ieri, 25 agosto, rispondendo alle domande dei giornalisti in sede di conferenza stampa. «Temete che ci siano questioni legali, problemi di natura giuridica come l’aggiramento dell’unanimità, oppure c’è una ragione economica per cui siete scettici al riguardo?», ha chiesto un giornalista in merito alla possibilità di introdurre la tassa sugli extraprofitti. «Quello che posso dire è che la tassazione degli extraprofitti è una competenza degli Stati membri, che possono agire sulla base della propria legislazione nazionale», ha risposto una portavoce della Commissione; «Tuttavia, tali misure devono essere conformi al diritto europeo. Pertanto, gli Stati membri possono avvalersi dei propri poteri fiscali nazionali per affrontare i costi dell’equità sociale e, in questo contesto, possono adottare misure di tassazione degli extraprofitti, se lo desiderano».  Un botta e risposta istituzionale che di fatto rispedisce al mittente la richiesta di tassare gli extraprofitti. Un giornalista ha rimarcato che nel 2022 è stata introdotta una tassa analoga, ma la portavoce si è limitata ad affermare che, in tale occasione, «si trattava di circostanze eccezionali, in cui i prezzi avevano raggiunto livelli senza precedenti». La guerra israelo-statunitense contro l’Iran non accenna a fermarsi e i prezzi delle materie prime e del carburante rimangono fuori scala. La stagione estiva si avvicina al termine e il governo italiano ha già utilizzato una parte consistente delle proprie risorse per provare a contenere i prezzi dei carburanti attraverso il taglio alle accise, una misura che, visto l’andamento dei prezzi, pare avere più messo una pezza che risolto la situazione. Il 24 agosto, dopo svariate proroghe, il provvedimento è scaduto, salvo poi essere esteso in extremis con un intervento che ha confermato il ricorso alle cosiddette accise mobili: un meccanismo che consente di utilizzare l’extragettito IVA derivante dall’aumento dei prezzi dei carburanti per ridurre, attraverso un decreto ministeriale, le accise applicate alla vendita. Il problema è che le risorse disponibili non sembrano sufficienti a garantire una riduzione dei prezzi per un periodo prolungato: gli effetti dell’intervento termineranno oggi stesso, 26 agosto, e nel pomeriggio è in programma una riunione del Consiglio dei ministri per discutere nuovamente del tema. Al momento, una delle ipotesi sul tavolo è proprio quella di tassare gli extraprofitti dei colossi del petrolio, così da restituire ai consumatori parte dei guadagni straordinari legati alla crisi. Non tutti i membri del governo, però, sembrano favorevoli a questa soluzione. Tajani ha infatti messo in dubbio l’opportunità di introdurre una specifica tassazione degli extraprofitti: «Il concetto di extraprofitto è un concetto che non esiste in diritto», ha detto ai microfoni di RTL 102.5; «esistono i profitti. Io mi preoccuperei piuttosto delle speculazioni da parte delle grandi aziende; nel caso, bisogna sanzionare e colpire chi specula ai danni dei cittadini». Il vicepremier si è comunque detto favorevole ad aprire una discussione con i colossi del petrolio per individuare una forma di contributo all’economia nazionale: «Io sono per trovare soluzioni concrete, così come abbiamo fatto con le banche. C’è stata una lunga trattativa, ma alla fine c’è stato un contributo positivo da parte di banche e assicurazioni. Con le imprese petrolifere si può dialogare per fare in modo che ci sia un contributo positivo per la nostra economia». Il riferimento di Tajani è agli interventi varati dal governo nel corso della legislatura corrente. Una prima forma di tassazione straordinaria fu introdotta nel 2023, con un prelievo del 40% sull’incremento del margine di interesse delle banche, poi modificato e accompagnato dalla possibilità di accantonare una riserva in alternativa al versamento, soluzione percorsa dalla maggior parte degli istituti finanziari. Nel 2025 il governo ha invece puntato su un «un contributo volontario» di banche e assicurazioni; lo stesso Tajani, parlando della manovra, sottolineava che «non è stata imposta nessuna tassa sugli extraprofitti»: le banche potevano aderire mettendo a disposizione risorse attraverso diverse modalità, tra cui l’anticipo di imposte e l’utilizzo di deduzioni, beneficiando in cambio di vantaggi fiscali, tra cui la possibilità di affrancare volontariamente gli utili accantonati nel 2023 con un’aliquota ridotta dal 40 al 27,5%. Nel 2026 sono state invece introdotte misure obbligatorie, tra cui l’aumento temporaneo di due punti percentuali dell’IRAP per banche, intermediari finanziari e assicurazioni, oltre a limitazioni alla deducibilità di alcune componenti fiscali. The post Nell’UE è iniziato lo scaricabarile sulla tassa agli extraprofitti delle aziende petrolifere appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 26, 2026
L'INDIPENDENTE
Sei Paesi UE chiedono tasse sugli extraprofitti delle big del petrolio: c’è anche l’Italia
«Le compagnie petrolifere stanno godendo di una redditività complessiva e di margini sui prodotti raffinati che superano l’aumento dei prezzi del petrolio greggio. Stiamo vivendo uno dei più grandi shock dell’offerta degli ultimi decenni e in tutto il mondo cresce il malcontento per l’aumento del costo della vita». È quanto si legge nella lettera che sei Paesi dell’Unione Europea, guidati dalla Germania, avrebbero inviato alla presidenza irlandese del Consiglio dell’UE per chiedere alle istituzioni comunitarie di introdurre una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. Da quanto riportato, oltre alla Germania, la lettera è stata firmata da Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna. Il contenuto è stato anticipato dall’agenzia di stampa internazionale AFP e successivamente confermato da una nota della vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Augusta Montaruli. La richiesta arriva nel pieno della crisi energetica provocata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, conseguenza della guerra israelo-statunitense contro l’Iran, che ha fatto impennare i prezzi dei carburanti mentre le compagnie petrolifere continuano a registrare margini elevati. L’iniziativa tedesca mira a costruire un meccanismo europeo che consenta di redistribuire ai cittadini una parte dei profitti generati dalla crisi energetica: serve «un quadro a livello UE per la tassazione degli extraprofitti», si legge nella lettera, sul modello di quello introdotto nel 2022 dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. All’epoca, l’UE aveva introdotto un sistema temporaneo di tassazione degli utili eccedenti realizzati dalle grandi compagnie energetiche. «Abbiamo bisogno di un approccio congiunto che garantisca che coloro che traggono profitto dalla crisi facciano la loro parte nel ridurre l’onere per il pubblico in generale», scrivono i sei Paesi. La considerazione di fondo è semplice: l’aumento del costo delle materie prime non si riflette soltanto sul prezzo del carburante, ma si ripercuote sull’intera economia, dalla logistica ai costi di produzione, fino al prezzo dei beni di consumo e, di conseguenza, sui bilanci delle famiglie. La sfida più delicata sarà comprendere cosa debba essere considerato un extra-profitto e cosa no, e dunque quale quota dei maggiori utili possa essere effettivamente attribuita all’aumento straordinario dei prezzi determinato dalla guerra. Un altro nodo riguarda le raffinerie: bisogna assicurarsi, sostiene a più riprese il documento, che esse «non sfruttino l’attuale situazione energetica» a scapito dei cittadini; «gli eccessivi profitti derivanti dalla crisi devono essere restituiti ai consumatori». I ministri chiedono che l’iniziativa venga inserita all’ordine del giorno della prossima riunione dei ministri delle Finanze dell’UE, in programma a Dublino il 18 e 19 settembre. «Bene la richiesta dei Paesi europei, tra cui l’Italia, di una tassazione comunitaria degli extraprofitti per permetterci di arginare i prezzi della benzina. Il governo Meloni è in prima fila per sostenere gli italiani anche su questo fronte e lo fa con ogni mezzo necessario. Ora l’Europa ci ascolti», ha commentato Augusta Montaruli. La misura proposta punta a intervenire sul caro carburanti, sul quale il taglio delle accise disposto dal governo Meloni è riuscito finora a offrire soltanto un sollievo temporaneo. Tra le compagnie che hanno registrato una forte crescita dei profitti figura anche il colosso italiano Eni, che ha chiuso il primo semestre con utili in aumento del 43%; nonostante le difficoltà di approvvigionamento, anche la produzione di idrocarburi è aumentata, registrando un +8% nel secondo trimestre. The post Sei Paesi UE chiedono tasse sugli extraprofitti delle big del petrolio: c’è anche l’Italia appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 23, 2026
L'INDIPENDENTE
Bankitalia: la guerra in Iran riduce il PIL e aumenta l’inflazione
Secondo le ultime proiezioni macroeconomiche diffuse il 3 aprile dalla Banca d’Italia, l’aggressione all’Iran e le tensioni che ne derivano sui mercati rappresentano la principale minaccia per la stabilità del paese. L’incertezza delle proiezioni, dice l’istituto, è elevata, ma il peso della guerra della coalizione Epstein sarà comunque significativo. Nello […] L'articolo Bankitalia: la guerra in Iran riduce il PIL e aumenta l’inflazione su Contropiano.
April 5, 2026
Contropiano