Anthropic darà la caccia a chi tratta male la sia IA

L'INDIPENDENTE - Monday, October 12, 2026

Anthropic ha annunciato una modifica alle proprie policy. Tra le novità, una clausola che le consentirà a partire dal 12 novembre di interrompere il servizio a chi adotterà comportamenti “violenti” e ingiustificati nei confronti dei modelli di IA e dei chatbot. Una variazione contrattuale che ricorda come l’azienda voglia convincere il mondo che le intelligenze artificiali siano ormai senzienti e che serva un codice etico e morale per interagire con loro.

L’annuncio, pubblicato giovedì 8 ottobre, rivela un inasprimento di posizioni già adottate, a cominciare da uno schieramento più esplicito contro l’uso dei modelli di IA per sorveglianza, sistemi bellici e disinformazione. Non un’ammissione di responsabilità, sia chiaro, ma un chiarimento: simili applicazioni degli strumenti costituiscono una violazione dei termini di servizio. A far discutere è però la nuova clausola che vieta agli utenti comportamenti “crudeli” nei confronti dei modelli dell’azienda.

La misura, rassicura Anthropic, non riguarda sfoghi di frustrazione, test o “temi creativi” e, anzi, nella maggior parte dei casi i chatbot sono programmati per chiudere automaticamente qualsiasi conversazione che assuma toni che vengono considerati “inutilmente violenti”. Nei “casi estremi”, tuttavia, l’azienda si riserva la possibilità di intervenire direttamente, bloccando gli utenti responsabili. Sul piano tecnico, si potrebbe pensare che questa soluzione draconiana serva a tamponare alcune criticità endemiche dei chatbot, magari a limitare la proliferazione di comportamenti tossici alimentati dalle sempre più diffuse interazioni parasociali con le IA.

L’impresa offre però una lettura completamente diversa, parlando ufficialmente di “lavoro esplorativo sul potenziale benessere dell’IA”. “Rimaniamo molto incerti sul potenziale status morale di Claude e degli altri LLM, ora o in futuro”, riportava un comunicato dell’agosto 2025. “Tuttavia, prendiamo la questione sul serio e, insieme al nostro programma di ricerca, stiamo lavorando per identificare e implementare interventi a basso costo per mitigare i rischi per il benessere del modello, nel caso in cui tale benessere fosse possibile”.

Diverse aziende del settore si stanno impegnando a diffondere l’idea che gli agenti IA siano completamente autonomi e agiscano, come si potrebbe affermare in gergo colloquiale, “di testa loro”. Una lettura furba, che sposta l’attenzione dalle responsabilità dei dirigenti che gestiscono male strumenti difettosi verso entità eteree e non perseguibili, quasi fossero una calamità naturale. Eppure nessuna di queste aziende si sta spendendo quanto Anthropic per persuadere le società di tutto il mondo che le IA siano ormai dotate di intelletto.

Se ci fossero ancora dubbi in merito, il 29 settembre il New York Times ha pubblicato un’inchiesta con alcuni retroscena sull’enciclica papale Magnifica Humanitas del maggio 2026. Dall’indagine emerge che Anthropic ha avviato una serie di azioni di lobbying per spingere i principali esponenti dei mondi religiosi ad affiancare le intelligenze artificiali all’intelletto umano: un’operazione che, nel contesto ecclesiastico, si presta a promulgare la narrazione che le macchine siano dotate di anima e personalitá.

Il protagonista di questa attività di influenza è Christopher Olah, milionario e cofondatore di Anthropic, il quale ha personalmente affiancato Papa Leone XIV alla presentazione della celebre enciclica, nella quale si afferma esplicitamente che le macchine non possiedono quella “scintilla” che caratterizza l’essere umano. Nonostante la sua presenza istituzionale, dietro le quinte, Olah avrebbe disprezzato profondamente le posizioni papali: dopo aver letto la bozza del testo, sarebbe stato lì lì per annullare l’appuntamento e disertare il Vaticano. Alla fine si è presentato e ha cercato di mantenere l’aplomb richiesto dalla sua posizione, ma non ha perso l’occasione per sostenere che le intelligenze artificiali mostrino “indizi di capacità introspettive”.

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