I giudici riconoscono che il Governo USA voleva punire Anthropic
Anthropic può tirare un sospiro di sollievo e godersi una prima fase di
“riscatto”: Rita Faye Lin, giudice della Corte distrettuale degli Stati Uniti
per il Distretto settentrionale della California, ha definito giuridicamente che
la decisione del Governo statunitense di inserire l’azienda nella “lista nera”
dei fornitori sia scaturita da una logica punitiva e non, come sostenuto dalle
autorità, da un concreto rischio per la sicurezza della filiera. La decisione è
stata formalizzata giovedì 27 agosto con la pubblicazione di una sentenza di 59
pagine che smantella in gran parte la posizione del Governo, il quale – e questo
è stato un punto fondamentale nella decisione giudiziaria – da un lato accusa
Anthropic di rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale e dall’altro
continua a servirsi dei suoi servizi come se nulla fosse, integrandoli anche in
contesti particolarmente sensibili. “Le parole e i fatti degli imputati
confermano che le azioni contestate erano motivate dal desiderio di fare di
Anthropic un esempio pubblico per la sua ‘arroganza’ nel criticare il governo“,
ha scritto la giudice Lin.
La vicenda ha preso forma il 27 febbraio, quando il presidente statunitense
Donald Trump ha ordinato l’inserimento dell’azienda nella lista dei fornitori
che mettono a rischio la sicurezza nazionale – posizione che ha assunto valore
esecutivo pochi giorni dopo, il 3 marzo, con il Segretario alla Guerra Pete
Hegseth che ha ufficialmente ordinato alle agenzie federali di interrompere
entro 180 giorni l’utilizzo dei modelli di IA sviluppati da Anthropic. Cadendo
questa scadenza a fine settembre, il Governo non ha mai dovuto davvero
rinunciare agli strumenti in questione, tuttavia gli avvocati
dell’Amministrazione sostengono che i modelli dell’impresa siano stati
progressivamente dismessi nel corso dei mesi, in vista dell’abbandono
definitivo.
Questa linea dura era stata inizialmente giustificata asserendo che Anthropic
avrebbe potuto mantenere un accesso aziendale ai servizi erogati, arrogandosi di
fatto il diritto di intervenire sul prodotto a proprio piacimento una volta
integrato nelle operazioni federali e militari. Quando è diventato evidente che
non vi fossero prove che l’operato dell’azienda differisse in qualche modo da
quello offerto delle realtà concorrenti, la linea difensiva è cambiata,
concentrandosi sull’idea che l’atteggiamento “sempre più ostile” adottato
pubblicamente da Anthropic nei confronti delle richieste del Pentagono rendesse
impossibile per il Dipartimento della Guerra “fidarsi di Anthropic per garantire
l’integrità dei suoi modelli”. La colpa di Anthropic, va ricordato, è stata
quella di applicare una politica aziendale che impedisce al Governo di
utilizzare i suoi servizi per la sorveglianza di massa dei cittadini
statunitensi e per guidare sistemi d’arma autonomi.
La giudice Lin ha ora ordinato la revoca di tutte le linee guida, le direttive,
le comunicazioni e le istruzioni che avevano inserito Anthropic nella lista nera
governativa, annullando di fatto la decisione dell’esecutivo. L’Amministrazione
è altresí in attesa dell’esito di un’azione legale analoga e parallela
depositata a Washington, inoltre può appellarsi alla sentenza californiana,
certa che l’attuale Corte Suprema, incline ad assecondare il Governo,
garantirebbe un trattamento di favore ai diktat Repubblicani. Non è però detto
che il Pentagono abbia davvero interesse a percorrere questa strada. Quando il
caso è esploso, l’opinione pubblica si è schierata in massa a favore di
Anthropic, dipingendo – erroneamente – l’azienda come ultimo baluardo etico del
settore: una reazione così forte che persino la rivale OpenAI ha dovuto rivedere
i propri rapporti con il Governo per limitare il danno reputazionale.
Non solo: Anthropic ha da tempo annunciato l’intenzione di debuttare in Borsa,
un percorso che, secondo le sue stime aziendali, porterebbe a una valutazione di
riferimento pari a 2.000 miliardi di dollari. L’impresa sostiene che
l’inserimento nella lista nera dei fornitori abbia già contribuito alla perdita
e alla cancellazione di contratti per centinaia di milioni di dollari; un
ulteriore colpo in tal senso rischierebbe quindi di minare la fiducia del
mercato nei confronti di Anthropic, con un danno che colpirebbe non solo
l’azienda, ma rischierebbe di riflettersi sull’intero settore dell’IA – un
settore che non solo intrattiene preoccupanti rapporti incestuosi tra aziende,
ma sta anche cercando di espandersi, con qualche insuccesso notevole, verso una
dimensione di finanziarizzazione e di credito che lega direttamente i flussi di
denaro ai successi e ai fallimenti delle imprese coinvolte.
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