
I cittadini della Lombardia scendono in piazza per chiedere una moratoria per i data center
L'INDIPENDENTE - Sunday, October 11, 2026La Lombardia è, e vuole restare, l’avanguardia italiana nella gestione degli hyperscale, i potenti data center pensati per alimentare i servizi cloud e l’intelligenza artificiale. Oltreoceano, però, la costruzione di queste infrastrutture ha creato grossi problemi agli abitanti locali, una premessa che ha sollecitato i cittadini di vari comuni lombardi a sollevarsi diversi quesiti e a chiedere una moratoria che sospenda ogni lavoro in attesa di un Piano nazionale sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (VAS).
Seguendo l’ethos finanziario del momento, nel novembre 2025 la Regione Lombardia si è mossa in autonomia con un progetto di legge per normare l’edificazione dei data center. L’intenzione era duplice: da un lato attrarre investimenti con una posizione amministrativa ben definita e semplificata, dall’altro fissare standard ambientali che garantissero costruzioni sostenibili, capaci di riqualificare i territori anziché distruggerli.
Il PdL è stato discusso a maggio 2026 e approvato all’inizio di giugno. Il testo, tuttavia, definisce con cura l’accelerazione dei procedimenti autorizzativi, mentre lascia ambigui i vincoli di sostenibilità ambientale ed energetica: il tema viene toccato e promosso, ma senza offrire disincentivi per gli eventuali abusi e senza offrire sistemi per valutare il contesto nella sua complessità. La reazione dal basso è stata la nascita della Rete dei Comitati Cittadini Stop Data Center, la quale ha immediatamente contribuito a convincere alcuni comuni a riconsiderare la costruzione di nuovi impianti.
Oggi, 10 ottobre, la Rete, i comitati cittadini e le liste civiche sono scesi in piazza davanti a Palazzo Marino, Milano, con un obiettivo ancora più ambizioso: chiedere al Governo la sospensione temporanea di tutti i progetti, per poter stabilire a livello nazionale quali siano i reali bisogni di nuove infrastrutture e quale sia l’impatto che queste hanno sul territorio. Il documento chiede inoltre di rivedere le disposizioni che accelerano i procedimenti autorizzativi, di aggiornare le linee guida ambientali e di sospendere l’iter parlamentare della Delega al Governo per l’organizzazione, la realizzazione, lo sviluppo e il potenziamento dei centri di elaborazione dati.

Tra le richieste principali spicca la necessità di smettere di valutare gli impatti caso per caso e di considerarli, invece, nel loro insieme. Una richiesta tutt’altro che improvvisata: secondo Data Center Map, la Lombardia conta già oggi più di 100 data center, in gran parte concentrati nel milanese. Si tratta in gran parte di impianti di dimensioni contenute, situati a pochi chilometri l’uno dall’altro, e l’impatto reale di questo addensamento è al centro di un acceso dibattito. A queste strutture, inoltre, si stanno progressivamente affiancando progetti di scala molto maggiore, simili a quelli che hanno sconvolto alcune aree rurali degli Stati Uniti e che cominciano ora a preoccupare anche i cittadini lombardi.
A Siziano, in provincia di Pavia, per esempio, il campus di data center sviluppato da Stack è oggetto di critiche, a partire dall’inquinamento acustico che produce. A Noviglio e a Santa Corinna, invece, i residenti lamentano che l’avvio dello stabilimento di Compass Datacenters e Hines si sia accompagnato a emissioni sospette, rumore costante e sbalzi di tensione. A Bollate, Cormano, Rho, Lacchiarella, Zibido e in molti altri comuni sono in fase di avvio numerosi piani di costruzione portati avanti da aziende diverse, ciascuna con il proprio modo di concepire queste infrastrutture. Le informazioni su tali progetti vengono però comunicate spesso con scarsa trasparenza e in modo molto lacunoso, un fatto che impedisce a istituzioni come il Dipartimento Ambiente e Salute di esprimersi sull’impatto che queste attività potrebbero avere su chi abita nelle aree coinvolte.
I manifestanti hanno espresso preoccupazione anche per l’enorme richiesta di energia elettrica che si concentrerà in prossimità dei data center. All’estero, i centri hyperscale hanno in più occasioni fatto lievitare le bollette di interi quartieri, mettendo a rischio la stabilità della fornitura elettrica per le utenze domestiche. Nella proposta di moratoria, la Rete segnala che nell’agosto 2026 le richieste di connessione legate ai data center superavano complessivamente i 90 GW a livello nazionale, con una forte concentrazione in Lombardia e Piemonte. Al momento della pubblicazione di questo articolo, Terna segnala 553 pratiche legate ai data center ancora in attesa, per un totale di 101,36 GW. Una domanda in forte crescita, che lascia intuire come queste infrastrutture siano considerate un tassello cruciale nelle previsioni di politica e finanza, dettaglio che rende ancora più difficile per la Rete dei Comitati Cittadini Stop Data Center convincere il Governo a fermare progetti ormai avviati.
Ancor più che il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, ha identificato lo scorso agosto in alcuni grandi data center un “preminente interesse strategico nazionale”. Il dissenso dei cittadini potrebbe tuttavia aver già prodotto qualche effetto: il 4 ottobre Massimo Sertori, assessore regionale a Risorse energetiche, Enti locali e Montagna, in un’intervista a Il Giorno ha annunciato l’intenzione di modificare la legge regionale sui data center per renderla più restrittiva, pur definendo “fake news” alcune delle osservazioni avanzate dai contestatori.

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