Vitol, ovvero come ti finanzio il genocidio

Pressenza - Friday, October 9, 2026

“Follow the money”, cioè “segui il denaro”: è il semplice ma rivoluzionario concetto alla base delle indagini di Giovanni Falcone che in questo modo potevano risalire alle strutture organizzative di “Cosa nostra” e poi alle singole persone che beneficiavano dei proventi delle attività criminali.

Per quanto riguarda, invece, la rete internazionale di Stati e singole società multinazionali conniventi con lo Stato di Israele, tutt’ora alle prese col proprio obiettivo genocidario e di pulizia etnica in Cisgiordania, bisogna seguire i flussi di gas, petrolio e idrocarburi: negli ultimi tre anni, infatti, le importazioni di greggio e idrocarburi dello Stato sionista hanno conosciuto un’impennata eloquente da ricollegarsi direttamente all’impegno bellico (tanto per fare un esempio un carro armato in movimento consuma gasolio fino a dieci volte di più di una macchina di cilindrata media, per non parlare dei consumi iperbolici dei jet cacciabombardieri).

All’ interno della filiera degli idrocarburi, in particolare, bisogna accendere i riflettori sui cosiddetti “trader”: si tratta di un ente, operatore commerciale o negoziatore, che nel settore delle materie prime indica una figura professionale molto più complessa del semplice compratore-venditore perché è un professionista (o socio-dirigente, ecc ) che individua opportunità di mercato, negozia contratti di acquisto e vendita e cerca di generare un margine economico gestendo i rischi associati all’operazione.

Questo è quanto ci suggerisce la rivista Altraeconomia (https://altreconomia.it/i-commercianti-di-petrolio-che-contribuiscono-ad-alimentare-la-macchina-militare-di-israele/),basandosi su recenti indagini di SOMO (https://www.somo.nl/behind-the-barrel-the-oil-traders-fueling-israels-genocide/),attraverso dati di Oil Exchange International (https://oilchange.org/about/),Data Desk (https://datadesk.eco/)e Kpler (https://www.kpler.com/).In questo processo Altraeconomia inserisce un’ulteriore indizio, su uno dei protagonisti-chiave di questi traffici ricollegabili al genocidio, spesso trascurato perché operante quasi “sottotraccia” e difficilmente visibile e individuabile. Si tratta di Vitol, di cui Pressenza ha già parlato in un suo articolo-inchiesta su uno dei suoi dirigenti oggi trasferitosi nel paese-cardine del traffico internazionale e di idrocarburi e degli interscambi finanziari.

Ma non c’è in ballo solo la compravendita, l’intermediazione o in noleggio dei vettori, la raffinazione dei prodotti grezzi, perché dopo aver individuato le “opportunità di business” – e tra queste anche i giacimenti teoricamente palestinesi o libanesi – va gestito il “rischio”: il prezzo, infatti, potrebbe cambiare prima della consegna, il cliente potrebbe non pagare, i costi di trasporto potrebbero aumentare. Il trader, in questo caso Vitol, coordina le coperture finanziarie e tutte le attività operative atte a gestire in modo profittevole anche questi rischi. l’Italia non può tirarsi fuori da queste responsabilità perché Vitol controlla le raffinerie di Sarroch in Sardegna ed è, tra le altre partecipazioni, co-proprietario a Rovigo del rigassificatore Adriatic LNG, situato al largo di Porto Tolle, in provincia di Rovigo, nell’Alto Adriatico.

Stefano Bertoldi