Vitol, ovvero come ti finanzio il genocidio
“Follow the money”, cioè “segui il denaro”: è il semplice ma rivoluzionario
concetto alla base delle indagini di Giovanni Falcone che in questo modo
potevano risalire alle strutture organizzative di “Cosa nostra” e poi alle
singole persone che beneficiavano dei proventi delle attività criminali.
Per quanto riguarda, invece, la rete internazionale di Stati e singole società
multinazionali conniventi con lo Stato di Israele, tutt’ora alle prese col
proprio obiettivo genocidario e di pulizia etnica in Cisgiordania, bisogna
seguire i flussi di gas, petrolio e idrocarburi: negli ultimi tre anni, infatti,
le importazioni di greggio e idrocarburi dello Stato sionista hanno conosciuto
un’impennata eloquente da ricollegarsi direttamente all’impegno bellico (tanto
per fare un esempio un carro armato in movimento consuma gasolio fino a dieci
volte di più di una macchina di cilindrata media, per non parlare dei consumi
iperbolici dei jet cacciabombardieri).
All’ interno della filiera degli idrocarburi, in particolare, bisogna accendere
i riflettori sui cosiddetti “trader”: si tratta di un ente, operatore
commerciale o negoziatore, che nel settore delle materie prime indica una figura
professionale molto più complessa del semplice compratore-venditore perché è un
professionista (o socio-dirigente, ecc ) che individua opportunità di mercato,
negozia contratti di acquisto e vendita e cerca di generare un margine economico
gestendo i rischi associati all’operazione.
Questo è quanto ci suggerisce la rivista Altraeconomia
(https://altreconomia.it/i-commercianti-di-petrolio-che-contribuiscono-ad-alimentare-la-macchina-militare-di-israele/),basandosi
su recenti indagini di SOMO
(https://www.somo.nl/behind-the-barrel-the-oil-traders-fueling-israels-genocide/),attraverso
dati di Oil Exchange International (https://oilchange.org/about/),Data Desk
(https://datadesk.eco/)e Kpler (https://www.kpler.com/).In questo processo
Altraeconomia inserisce un’ulteriore indizio, su uno dei protagonisti-chiave di
questi traffici ricollegabili al genocidio, spesso trascurato perché operante
quasi “sottotraccia” e difficilmente visibile e individuabile. Si tratta di
Vitol, di cui Pressenza ha già parlato in un suo articolo-inchiesta su uno dei
suoi dirigenti oggi trasferitosi nel paese-cardine del traffico internazionale e
di idrocarburi e degli interscambi finanziari.
Ma non c’è in ballo solo la compravendita, l’intermediazione o in noleggio dei
vettori, la raffinazione dei prodotti grezzi, perché dopo aver individuato le
“opportunità di business” – e tra queste anche i giacimenti teoricamente
palestinesi o libanesi – va gestito il “rischio”: il prezzo, infatti, potrebbe
cambiare prima della consegna, il cliente potrebbe non pagare, i costi di
trasporto potrebbero aumentare. Il trader, in questo caso Vitol, coordina le
coperture finanziarie e tutte le attività operative atte a gestire in modo
profittevole anche questi rischi. l’Italia non può tirarsi fuori da queste
responsabilità perché Vitol controlla le raffinerie di Sarroch in Sardegna ed è,
tra le altre partecipazioni, co-proprietario a Rovigo del rigassificatore
Adriatic LNG, situato al largo di Porto Tolle, in provincia di Rovigo, nell’Alto
Adriatico.
Stefano Bertoldi