
Ubisoft Milano: dopo mesi, si torna in sciopero per lo smart working
L'INDIPENDENTE - Wednesday, October 7, 2026Era già successo a febbraio e succede di nuovo: alcuni dei dipendenti di Ubisoft Milano, una delle realtà videoludiche più longeve e rinomate del panorama italiano, sono scesi in piazza per aderire alla mobilitazione indetta da FIOM-CGIL, protestando contro la decisione della dirigenza di rivedere in profondità le politiche di smart working. Il sindacato chiede la riapertura di un confronto, ma di un confronto vero: il sospetto è che i mesi di dialogo siano serviti soprattutto a guadagnare tempo e che il cambio di policy fosse già stato deciso dalla casa madre francese.
Lo sciopero è iniziato ieri, martedì 6 ottobre, davanti alla sede di Assago, nell’area metropolitana di Milano, con un presidio e andrà avanti fino all’8 ottobre. Qualora l’iniziativa dovesse cadere nel vuoto, è già previsto un secondo sciopero dal 13 al 15 ottobre, per ribadire richieste avanzate ormai da tempo, ovvero mantenere la flessibilità lavorativa di cui lo studio ha usufruito fino a oggi, con la possibilità di operare anche da casa. Non si chiede il telelavoro totale. I dipendenti sono ben disposti a dedicare alcuni giorni al lavoro in presenza, ma vogliono evitare lo scivolamento verso la presenza obbligatoria e costante in ufficio, una soluzione che, nell’era post-pandemica, molte aziende hanno reintrodotto più per spingere i dipendenti alle dimissioni che per ragioni di efficienza gestionale.
E le dimissioni sono un’ipotesi tutt’altro che remota, perché lo smart working è lo strumento che permette a molti di tenere in equilibrio vita, lavoro e finanze. Le eccezioni previste dall’azienda al modello a cinque giorni su cinque «non sono sufficienti a coprire tutte le problematiche odierne», ci spiega il portavoce dei lavoratori. «Caro vita, affitti, la difficoltà di vivere a Milano, di trovare casa, di spostarsi in auto, il tempo perso nel commute, la salute mentale, la mancanza di strutture per i bambini o di soldi per dog sitter e baby sitter… un miliardo di problemi pratici. […] Vale per chi vive nell’hinterland come per chi vive fuori, per motivi economici o perché nel frattempo si è costruito una vita altrove».
Tutte queste osservazioni erano già state avanzate a inizio anno e hanno portato all’apertura di un dialogo, ma non hanno risolto il nodo di fondo. Nonostante i tavoli di confronto, sostengono i lavoratori, «l’azienda si era già confrontata con la sede centrale e dalla sede centrale ci hanno praticamente imposto, o quasi, questa nuova policy. Ora, un accordo non si fa così: un accordo si fa fra due parti. Abbiamo cercato in tutti i modi di farlo capire, che bisognava partire dalla nostra piattaforma, aprire una vera negoziazione, scrivere i punti in modo che fossero firmabili come accordo sindacale. Ma l’azienda non ha fatto un passo, ci ha fatto muro, e la sede centrale non ha concesso altro».
La speranza è che la mobilitazione spinga a instaurare un confronto autentico, ma le premesse non sono delle migliori. Ubisoft ha dichiarato perdite per 1,3 miliardi di euro nel 2025-2026 e non prevede di tornare in utile prima del 2027-28. Con numeri simili, l’azienda sta affrontando una ristrutturazione significativa: ridistribuisce i suoi principali brand in gruppi di sviluppo ben definiti e, soprattutto, riduce il personale il più possibile, anche nei team che, nonostante la situazione generale, hanno prodotto videogiochi di comprovato successo.
A intorbidire ulteriormente il clima interno a Ubisoft Milano c’è poi un precedente: nel gennaio 2026 Ubisoft ha chiuso lo studio di Halifax appena tre settimane dopo la sindacalizzazione dei suoi lavoratori. Non si puó escludere che si trattasse di una coincidenza e non di un nesso causale, tuttavia la vicenda lascia un alone di inquietudine, soprattutto in un settore in cui altre aziende omologhe hanno già dimostrato tempistiche simili nel trasformare in esuberi quei lavoratori che cercano di ottenere condizioni migliori attraverso la sindacalizzazione.
Per comprendere meglio la situazione abbiamo contattato Ubisoft Milano, chiedendo dettagli sulla policy proposta, sulla gestione degli ultimi mesi del tavolo con i sindacati e sul margine di manovra concesso alle sedi locali dalla casa madre, tuttavia l’azienda ha declinato la richiesta di commento.
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