
Sospetto caso di peste in Siberia: si torna a parlare di gain of function
L'INDIPENDENTE - Wednesday, October 7, 2026«Polmonite a eziologia sconosciuta». La formula richiama i primi bollettini da Wuhan, quando alla fine del 2019 arrivavano dalla Cina notizie dell’infezione destinata a diventare la pandemia di Covid-19. Oggi è la diagnosi con cui le autorità russe descrivono la malattia che ha ucciso Darya Shipilova, laboratorista 28enne dell’Istituto antipeste di Irkutsk, in Siberia. I media locali riferiscono di una provetta rotta con il batterio della peste; Mosca nega incidenti o patogeni collegati al suo lavoro. Circa duecento contatti sono stati posti sotto osservazione, mentre sui social circolano sospetti di ricerche di guadagno di funzione.
Shipilova sarebbe stata ricoverata il 29 settembre all’ospedale di Shelekhov, dove è morta nella notte tra il 1° e il 2 ottobre. Secondo Lyudi Baikala, che riprende il giornalista Pavel Stepanov e Mash, il 25 settembre la donna avrebbe rotto una provetta contenente l’agente della peste. La versione non ha trovato conferme ufficiali. Il governatore della Buriazia, Alexei Tsydenov, aveva attribuito il decesso alla peste sull’app russa Max, poi ha aggiunto «possibilmente». Secondo Rospotrebnadzor, l’agenzia russa per la sorveglianza sanitaria, gli esami sulla paziente non hanno rilevato microrganismi collegati al suo lavoro e le verifiche sulla biosicurezza non hanno riscontrato incidenti. I media riferiscono di circa duecento contatti sotto osservazione o isolamento, restrizioni negli ospedali e oltre sessanta dipendenti isolati nell’istituto. Il 6 ottobre le autorità locali hanno annunciato che il 60% delle persone inizialmente in quarantena è stato dimesso. A Baikalsk è stato pubblicato e poi cancellato un invito a evitare Shelekhov per segnalazioni non ufficiali di peste. Tra i contatti sono stati individuati due casi di Covid-19 e due di rinovirus: le precauzioni, da sole, non confermano la diagnosi.
Il 5 ottobre il presidente USA Donald Trump ha offerto assistenza, mentre il Segretario di Stato Marco Rubio ha avvertito che un’eventuale fuoriuscita del batterio potrebbe diffondersi rapidamente, precisando che occorre attenzione, senza allarmismo. Il Dipartimento di Stato, in contatto con il CDC, ha chiesto informazioni accurate e tempestive. Secondo il Wall Street Journal, che cita funzionari statunitensi, il Dipartimento di Stato avrebbe inviato a Mosca una comunicazione diplomatica riservata, una démarche, chiedendo maggiori informazioni sulla morte di Shipilova. Washington contesta la scarsità dei dettagli forniti e sostiene che questa mancata trasparenza contrasti con gli obblighi internazionali di comunicazione sanitaria. Intanto, il 6 ottobre l’OMS ha ribadito che la causa della morte non è ancora confermata: il rischio stimato è tra moderato e basso per Irkutsk, basso per la Russia e molto basso per la regione europea. La peste pneumonica può trasmettersi per via respiratoria ed essere rapidamente letale, ma il trattamento antibiotico tempestivo può curarla.
Fondato nel 1934, l’Istituto di Irkutsk appartiene oggi alla rete di Rospotrebnadzor. Studia peste, colera, tularemia, antrace e brucellosi e si occupa di sorveglianza dei focolai naturali, diagnostica, vaccini e biosicurezza. Il dipartimento della peste analizza la variabilità genetica e biologica di Yersinia pestis, anche attraverso ceppi isolati a Tuva e nell’Altai. Il sito dichiara una raccolta di oltre cinquemila ceppi, di cui 1.840 del batterio della peste, senza una data che consenta di considerarli un inventario aggiornato. Nella pagina dei risultati compaiono i riferimenti più delicati: l’istituto afferma di aver dimostrato la possibilità di aumentare la virulenza di alcuni ceppi di Yersinia pestis, compresi ceppi vaccinali, mediante sperimentazione su animali. Elenca inoltre studi sulle proprietà biologiche dei virus Ebola e Marburg. Il precedente è pertinente al dibattito sulla gain of function (GoF, guadagno di funzione, per chi vuole sapere precisamente di cosa si tratti, ne abbiamo parlato in questo articolo) che non richiede necessariamente interventi diretti sul genoma. La descrizione non precisa però la data degli esperimenti né se proseguano oggi; non documenta un aumento della trasmissibilità tra esseri umani o della resistenza agli antibiotici. Non dimostra, dunque, che Shipilova lavorasse con un patogeno potenziato.
Su questo terreno si innestano i sospetti di un incidente durante ricerche di gain of function. L’esperto di armi chimiche e biologiche Hamish de Bretton-Gordon ha ipotizzato un programma attivo di armi biologiche e l’impiego di un ceppo capace di eludere la protezione vaccinale. Il microbiologo Simon Clarke, dell’Università di Reading, ha ricordato al The Sun che Yersinia pestis può essere impiegato come arma biologica, richiamando i sospetti sullo sviluppo di varianti resistenti agli antibiotici, più difficili da curare. Anche il biologo del MIT Kevin Esvelt ha giudicato le misure di isolamento riportate dai media difficili da spiegare con una comune infezione da peste, ipotizzando un agente modificato per resistere agli antibiotici o un altro patogeno. Simon Clarke, professore associato di microbiologia cellulare all’Università di Reading, dubita che la sola rottura di una provetta basti a spiegare il contagio, mentre Piero Olliaro, professore di malattie infettive all’Università di Oxford e direttore scientifico di ISARIC, giudica le informazioni troppo incomplete per trarre conclusioni.
Pesa, inoltre, l’eredità sovietica: uno studio del Center for Nonproliferation Studies ricostruisce il coinvolgimento della rete antipeste nei programmi di ricerca biologica militare e include l’istituto fra le strutture dichiarate per attività di biodifesa. Sebbene il passato dell’istituto non basti a dimostrare un programma offensivo attuale, le rassicurazioni di Mosca non chiariscono che cosa abbia ucciso Shipilova. In assenza di risposte verificabili, trasformare i sospetti in certezze alimenta soltanto la paura e rischia di rispolverare il copione del terrorismo sanitario: virostar di nuovo al centro della scena e l’emergenza come argomento per rendere più accettabili il Trattato pandemico e i modelli di governance sanitaria globale promossi da Bill Gates e dagli ambienti tecnocratici.
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