Sospetto caso di peste in Siberia: si torna a parlare di gain of function
«Polmonite a eziologia sconosciuta». La formula richiama i primi bollettini da
Wuhan, quando alla fine del 2019 arrivavano dalla Cina notizie dell’infezione
destinata a diventare la pandemia di Covid-19. Oggi è la diagnosi con cui le
autorità russe descrivono la malattia che ha ucciso Darya Shipilova,
laboratorista 28enne dell’Istituto antipeste di Irkutsk, in Siberia. I media
locali riferiscono di una provetta rotta con il batterio della peste; Mosca nega
incidenti o patogeni collegati al suo lavoro. Circa duecento contatti sono stati
posti sotto osservazione, mentre sui social circolano sospetti di ricerche di
guadagno di funzione.
Shipilova sarebbe stata ricoverata il 29 settembre all’ospedale di Shelekhov,
dove è morta nella notte tra il 1° e il 2 ottobre. Secondo Lyudi Baikala, che
riprende il giornalista Pavel Stepanov e Mash, il 25 settembre la donna avrebbe
rotto una provetta contenente l’agente della peste. La versione non ha trovato
conferme ufficiali. Il governatore della Buriazia, Alexei Tsydenov, aveva
attribuito il decesso alla peste sull’app russa Max, poi ha aggiunto
«possibilmente». Secondo Rospotrebnadzor, l’agenzia russa per la sorveglianza
sanitaria, gli esami sulla paziente non hanno rilevato microrganismi collegati
al suo lavoro e le verifiche sulla biosicurezza non hanno riscontrato incidenti.
I media riferiscono di circa duecento contatti sotto osservazione o isolamento,
restrizioni negli ospedali e oltre sessanta dipendenti isolati nell’istituto. Il
6 ottobre le autorità locali hanno annunciato che il 60% delle persone
inizialmente in quarantena è stato dimesso. A Baikalsk è stato pubblicato e poi
cancellato un invito a evitare Shelekhov per segnalazioni non ufficiali di
peste. Tra i contatti sono stati individuati due casi di Covid-19 e due di
rinovirus: le precauzioni, da sole, non confermano la diagnosi.
Il 5 ottobre il presidente USA Donald Trump ha offerto assistenza, mentre il
Segretario di Stato Marco Rubio ha avvertito che un’eventuale fuoriuscita del
batterio potrebbe diffondersi rapidamente, precisando che occorre attenzione,
senza allarmismo. Il Dipartimento di Stato, in contatto con il CDC, ha chiesto
informazioni accurate e tempestive. Secondo il Wall Street Journal, che cita
funzionari statunitensi, il Dipartimento di Stato avrebbe inviato a Mosca una
comunicazione diplomatica riservata, una démarche, chiedendo maggiori
informazioni sulla morte di Shipilova. Washington contesta la scarsità dei
dettagli forniti e sostiene che questa mancata trasparenza contrasti con gli
obblighi internazionali di comunicazione sanitaria. Intanto, il 6 ottobre l’OMS
ha ribadito che la causa della morte non è ancora confermata: il rischio stimato
è tra moderato e basso per Irkutsk, basso per la Russia e molto basso per la
regione europea. La peste pneumonica può trasmettersi per via respiratoria ed
essere rapidamente letale, ma il trattamento antibiotico tempestivo può curarla.
Fondato nel 1934, l’Istituto di Irkutsk appartiene oggi alla rete di
Rospotrebnadzor. Studia peste, colera, tularemia, antrace e brucellosi e si
occupa di sorveglianza dei focolai naturali, diagnostica, vaccini e
biosicurezza. Il dipartimento della peste analizza la variabilità genetica e
biologica di Yersinia pestis, anche attraverso ceppi isolati a Tuva e
nell’Altai. Il sito dichiara una raccolta di oltre cinquemila ceppi, di cui
1.840 del batterio della peste, senza una data che consenta di considerarli un
inventario aggiornato. Nella pagina dei risultati compaiono i riferimenti più
delicati: l’istituto afferma di aver dimostrato la possibilità di aumentare la
virulenza di alcuni ceppi di Yersinia pestis, compresi ceppi vaccinali, mediante
sperimentazione su animali. Elenca inoltre studi sulle proprietà biologiche dei
virus Ebola e Marburg. Il precedente è pertinente al dibattito sulla gain of
function (GoF, guadagno di funzione, per chi vuole sapere precisamente di cosa
si tratti, ne abbiamo parlato in questo articolo) che non richiede
necessariamente interventi diretti sul genoma. La descrizione non precisa però
la data degli esperimenti né se proseguano oggi; non documenta un aumento della
trasmissibilità tra esseri umani o della resistenza agli antibiotici. Non
dimostra, dunque, che Shipilova lavorasse con un patogeno potenziato.
Su questo terreno si innestano i sospetti di un incidente durante ricerche di
gain of function. L’esperto di armi chimiche e biologiche Hamish de
Bretton-Gordon ha ipotizzato un programma attivo di armi biologiche e l’impiego
di un ceppo capace di eludere la protezione vaccinale. Il microbiologo Simon
Clarke, dell’Università di Reading, ha ricordato al The Sun che Yersinia pestis
può essere impiegato come arma biologica, richiamando i sospetti sullo sviluppo
di varianti resistenti agli antibiotici, più difficili da curare. Anche il
biologo del MIT Kevin Esvelt ha giudicato le misure di isolamento riportate dai
media difficili da spiegare con una comune infezione da peste, ipotizzando un
agente modificato per resistere agli antibiotici o un altro patogeno. Simon
Clarke, professore associato di microbiologia cellulare all’Università di
Reading, dubita che la sola rottura di una provetta basti a spiegare il
contagio, mentre Piero Olliaro, professore di malattie infettive all’Università
di Oxford e direttore scientifico di ISARIC, giudica le informazioni troppo
incomplete per trarre conclusioni.
Pesa, inoltre, l’eredità sovietica: uno studio del Center for Nonproliferation
Studies ricostruisce il coinvolgimento della rete antipeste nei programmi di
ricerca biologica militare e include l’istituto fra le strutture dichiarate per
attività di biodifesa. Sebbene il passato dell’istituto non basti a dimostrare
un programma offensivo attuale, le rassicurazioni di Mosca non chiariscono che
cosa abbia ucciso Shipilova. In assenza di risposte verificabili, trasformare i
sospetti in certezze alimenta soltanto la paura e rischia di rispolverare il
copione del terrorismo sanitario: virostar di nuovo al centro della scena e
l’emergenza come argomento per rendere più accettabili il Trattato pandemico e i
modelli di governance sanitaria globale promossi da Bill Gates e dagli ambienti
tecnocratici.
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