Monterotondo, un ricordo di Angelo Frammartino. Seconda parte

Pressenza - Saturday, October 3, 2026

Questo è il seguito dell’articolo: Monterotondo, l’impegno dei giovani ai tempi dell’Ufficio per la Pace. Prima parte

Angelo era un angelo che aleggiava nel centro Burj Al Luq Luq di Gerusalemme. Durante la sua brevissima presenza qui ha portato il sorriso sui volti di giovani e bambini. Angelo ballava con loro, dipingeva con loro, faceva sport con loro e cantava e mostrava loro come essere felici. (Dyala Husseini, direttrice del centro)

Alvaro, siamo giunti alla parte più dolorosa di questo articolo. Di fronte alla irremovibilità della morte nulla possiamo ma ripercorrere il dolore può aiutare ad alleviarlo e quindi ti chiediamo di raccontare tutto ciò che ricordi di questa tragica vicenda.

Il 2 Agosto 2006 Michela, Silvia ed Angelo si uniscono ad un gruppo di altri nove giovani di varie parti d’Italia e partono per Gerusalemme. Il contatto resta quotidiano, Angelo invia foto e video con testimonianze vive e toccanti. Tutto è tranquillo al punto che la mattina di venerdì 10 agosto parto per la Toscana, ospite di miei amici in Maremma per una breve vacanza. Il giorno successivo il piccolo gruppo prenderà l’aereo di ritorno: missione compiuta!

Alle 22.30, mentre stiamo chiacchierando immersi nella frescura della campagna, squilla il mio cellulare. Un giornalista de “la Repubblica” mi informa che Angelo è stato ucciso nella prima serata e mi chiede se ho qualche dichiarazione da fare. Declino l’invito, il colpo è terribile, avevo sentito Angelo al telefono poco più di 24 ore prima. Dolore, sgomento, tristezza si intrecciano con tante domande: quando, come e, soprattutto, perché? Riesco a contattare Tonino Lupi, allora sindaco, anche lui in vacanza in Trentino, e decidiamo di rientrare subito a Monterotondo.

Con i pochi volenterosi ancora in città formiamo un piccolo gruppo: mettere tra parentesi il dolore e lo sbigottimento non è facile ma c’è tanto da fare. Capire l’accaduto, tenere i contatti con Gerusalemme, organizzare una cerimonia, laica coerentemente con la figura di Angelo e con la volontà della famiglia, ma che consenta tutto lo spazio alla partecipazione della comunità che questa tragedia merita. C’è anche da tenere i rapporti con la stampa mettendo al riparo il più possibile la famiglia: fortunatamente stringo un accordo con l’inviato de “la Repubblica”, figlio di un mio amico: esclusiva sulle notizie in cambio del rispetto assoluto del dolore dei genitori e della sorella di Angelo.

Le esequie si svolgeranno in due momenti e in due luoghi diversi: una sorta di camera ardente nella sala del Consiglio comunale e, il giorno successivo, mercoledì 15 agosto, la cerimonia laica nel Duomo, la chiesa centrale della cittadina. Tutto sul filo del rasoio: riesco a convincere Flavio Lotti della Tavola per la Pace a concederci la bandiera arcobaleno lunga cinquanta metri che apre la Perugia-Assisi.

Flavio me la consegna sulla mia responsabilità personale e dieci minuti prima dell’apertura della camera ardente, con un’auto della polizia urbana, a sirena spiegata, la lascio nelle mani di  Nives e Giovanni che si sono presi, tra gli altri, il delicato incarico di allestire per l’occasione la sala. La bandiera aprirà poi la manifestazione straordinaria che si svolgerà ad Assisi nell’Ottobre 2006 e verrà in quell’occasione  restituita alla Tavola della Pace.

La bara stessa, con il corpo di Angelo, arriverà poco prima della cerimonia del 15, grazie all’intervento delle autorità italiane e del viceministro degli Esteri Patrizia Sentinelli che la riporterà a Roma con un volo di Stato superando le difficoltà frapposte dalla magistratura  israeliana.

Tremila cittadini partecipano alla cerimonia, dentro e fuori dalla chiesa. In prima fila i parenti e un folto gruppo di personalità venute da ogni dove. La bara è portata a spalla dagli amici di Angelo. All’uscita dalla chiesa, dopo un funerale laico senza ufficio, stiamo tutti male, il dolore e la tensione dei giorni trascorsi emergono ora che non “c’è più niente da fare”. Anch’io sento che mi sta succedendo qualcosa di grave, dico parole al microfono di Radio Popolare ma non so bene che cosa: per me non è il primo funerale del genere ma, ai tempi, ci stordivamo con canti e slogan…Come è difficile ora. Mi salvano due vecchi amici, Haidi e Giuliano, i genitori di Carlo, ucciso nel 2001 a Genova: loro sanno molto bene che cosa vuol dire e sono qui, dopo un lungo viaggio sulla loro utilitaria.

Quando, come, perché? Oggi siamo in grado di rispondere alle prime due domande ma, a distanza di vent’anni, non ancora alla terza. Dalle testimonianze di Michela e Silvia sappiamo che, intorno alle 19, i tre ragazzi, terminato il loro impegno presso il Centro, si stanno dirigendo verso la Città vecchia per bere una birra. Angelo cammina spensierato tra di loro ma improvvisamente le due si voltano indietro e lo vedono a terra con un coltello nelle spalle. Un giovane, apparentemente della stessa età, fugge in bicicletta ma verrà presto intercettato dalla polizia israeliana. I soccorsi arrivano dopo venti minuti ma non c’è più niente da fare. Il certificato di morte parla chiaro sulla causa del decesso.

Ci siamo interrogati infinite volte sul perché, abbiamo addirittura parlato con la famiglia del ragazzo, senza arrivare ad una risposta certa: l’unica ipotesi con un minimo di fondatezza è che Angelo, con i suoi  capelli ricci e un aspetto di certo molto diverso da quello di un palestinese, sia stato scambiato per un giovane israeliano. Solo un’ipotesi: le tragiche certezze sono quelle di due giovani vite spezzata dalla morte una, distrutta da 25 anni di prigione l’altra.

Almeno altrettante volte ci siamo impegnati a trasformare una grande negatività in una qualche positività: è nata l’Associazione degli amici di Angelo, è nata la Fondazione Angelo Frammartino, è nata la Casa della Pace, in cui opera tuttora la scuola di italiano per immigrati Penny Wirton e ha sede la Frammaradio. Una scuola di Monterotondo e la piazza del palazzo comunale portano il nome di Angelo; una piazza, circondata da prati, nel parco di Villa Ada a Roma, gli è stata intitolata. Da vent’anni si celebra il Frammaday con spettacoli e borse di studio.

Da Ottobre 2006 un graffito con il nome di Angelo campeggia su un muro della cittadina. E’ coloratissimo e lungo venti metri. Dicono Maurizio, Simone e Rocco, i tre autori: “Alla notizia della morte di Angelo semo scattati a molla, questa persona ha fatto una cosa grande, mette anima e corpo, rischià la vita per dare agli altri. Nel mondo del writing quando qualcuno more se fa un muro in memoria e Angelo meritava, no un graffito ma tutto Monterotondo colorato”. Il graffito è ancora lì,  con alcune delle frasi preferite di Angelo, ed è sopravvissuto senza svastiche e altre brutture che invece fioriscono sui muri vicini.

La Fondazione e il comune di Monterotondo hanno aderito al “Parents Circle” un’associazione di parenti di vittime della guerra infinita: palestinesi ed israeliani. Numerosi scambi sono avvenuti e, nel corso di un incontro nella sala consiliare del comune, Aaron Barnea di Parents Circle e Michelangelo, il padre di Angelo, si sono lungamente abbracciati in un momento di grande commozione.

L’ufficio per la Pace ha organizzato incontri nelle scuole in cui Noa, una giovane israeliana di Peace Now, e un giovane palestinese si sono confrontati davanti ai ragazzi e alle ragazze sulle radici del conflitto. Molti comuni italiani hanno donato targhe ricordo, il Presidente Napolitano ha insignito Angelo della medaglia d’oro al valor civile, Michelangelo ha pubblicamente perdonato l’assassino. Sono passati vent’anni ormai da quel terribile giorno e ci resta il dolore e ci resta il ricordo. E ci resta l’eco delle frasi scritte da Angelo nel saggio breve per partecipare alla selezione per il viaggio. “Tu risponderai: ‘Sì ma che faccio? Le cose stanno così male che il mio petalo a cosa vuoi che serva? E poi ho già i miei inferni quotidiani!’ Io credo che in queste frasi noi moriamo, forse in piccola parte, ma moriamo.” “E poi la guerra. La guerra è principalmente morte e la morte è principalmente la componente delle nostre esistenze che dobbiamo arginare.”

 

Redazione Italia