
In Italia c’è una fuga impressionante di medici dal Sistema Sanitario Nazionale
L'INDIPENDENTE - Saturday, October 3, 2026Il 2025 ha segnato un nitido spartiacque per la sanità pubblica italiana: per la prima volta nel decennio 2015-2025, infatti, le dimissioni volontarie dei medici (che sono state in totale 3.767) hanno superato, e di gran lunga, i pensionamenti (2.876). Le dimissioni sono balzate del 150% in soli dodici mesi, fino al 3,5% del personale in servizio, un livello mai raggiunto nemmeno durante la fase pandemica. Il fenomeno, dettagliato da un report pubblicato dal Centro studi di Anaao Assomed, coinvolge ben 12 regioni su 20 e colpisce professionisti nel pieno della carriera, mentre resta aperta – e non è certo una novità – una grande frattura tra le aree del Nord Italia e il Meridione.
Le situazioni più marcate si registrano in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove i dimissionari superano i pensionati da 2,4 a 3,3 volte. I casi locali fotografano lo spaccato in atto in maniera chiara: in Trentino-Alto Adige le uscite volontarie dagli ospedali sono quasi triplicate in dieci anni, mentre tra il 2015 e il 2025 in Piemonte sono salite da 105 a 245, in Veneto da 115 a 214 e nelle Marche da 33 a 139. In Puglia le dimissioni del 2025 sono state 308, cinque volte quelle dell’anno precedente (56) e il doppio dei pensionamenti, mentre in Campania 246 medici hanno lasciato il reparto a fronte di 728 assunzioni a tempo indeterminato.
Tali uscite si innestano su squilibri territoriali già molto profondi e marcati. Nel confronto sugli organici tra il 2015 e il 2024, il Centro-Nord ha infatti guadagnato 4.029 medici, con un incremento del 5,9%, mentre il Mezzogiorno ne ha persi 1.166, arretrando del 3,1%. Le contrazioni percentuali più pesanti si registrano in Basilicata, con il 24,6% di personale in meno. A seguire, ci sono il Molise, la Valle d’Aosta e la Calabria, rispettivamente al 17,2%, 14,2% e 12,6%. Il quadro non è tuttavia quello di una riduzione generalizzata degli organici. Tra il 2015 e il 2024 il numero complessivo dei medici ospedalieri è infatti aumentato del 2,7%, passando da 105.380 a 108.243. Contemporaneamente, l’età media è diminuita di due anni e sette mesi tra gli uomini e di due anni e quattro mesi tra le donne. Secondo Anaao, un contributo importante è arrivato dal Decreto Calabria, che tra il 2019 e il 2025 ha consentito l’ingresso di quasi diecimila giovani medici. Progressi che l’accelerazione delle dimissioni rischia però adesso di depotenziare.
Il sindacato Anaao Assomed non parla di fisiologica mobilità. «A lasciare non sono i medici a fine carriera, ma professionisti nel pieno della maturità clinica, con un’età media intorno ai 48 anni», ha evidenziato il segretario nazionale Pierino Di Silverio. «Il paradosso è evidente: a fronte di un ricambio generazionale avviato con successo grazie al Decreto Calabria oggi si rischia di vanificare tutto. Nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, ben 43 si sono dimessi, riempiendo di fatto una ‘vasca senza tappo». E ancora: «Il 2026 ci dirà se si è trattato di un incidente di percorso o dell’inizio di una frana. Abbiamo dimostrato che, quando si investe sui giovani, il sistema risponde». Per fermare la frana, Anaao chiede al governo di mettere mano a una serie di misure, invitandolo a superare il tetto di spesa per il personale, garantire retribuzioni europee, incentivare le sedi disagiate e istituire un osservatorio sulle dimissioni.
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