In Lombardia si continua a lottare per difendere la sanità pubblica
In questi giorni, in 60 diverse strutture ospedaliere della Lombardia viene
consegnata e protocollata la stessa lettera che chiede ai Direttori Generali del
Servizio Sanitario Pubblico Lombardo di rigettare un nuovo provvedimento della
Giunta Regionale Lombarda che punta ad affossare ancor più il Sistema Sanitario
Nazionale in favore dei privati.
I passaggi sono complicati e per capire meglio quali sono i nuovi marchingegni
che faranno sì che il servizio pubblico scada ancor di più e le liste d’attesa
crescano, vi invitiamo a leggerla.
In particolare giovedì 5 marzo abbiamo seguito il gruppo di attivisti e
attiviste che hanno a lungo volantinato davanti all’ospedale San Paolo e sono
quindi entrati a consegnare la lettera. Battaglieri, generosi, giovani dentro,
martellanti nel ricordare cosa siano i diritti, quale sia la storia di un
servizio sanitario che era stata una conquista negli anni ’70 e che ora viene
colpito a ripetizione.
Sono gli uomini e le donne che sostengono gli sportelli salute che aiutano a far
valere i propri diritti, accompagnando le persone a ottenere ciò che è stato
loro prescritto, con i tempi indicati dal medico. In due parole: ciò che
dovrebbe essere normale va reclamato; lasciar andare tutto significa abbracciare
il privato (per chi può) o smettere di curarsi (per chi non può).
Da tempo nelle piazze di Barcellona si grida: “Retallar en sanitat és
assasinar.” In catalano suona bene, difficile ritrovare un ritmo in italiano:
“Tagliare in sanità vuol dire assassinare”. Una semplice verità.
Consultate www.sportellisalute.lo.it Non è un semplice sito: è uno strumento di
resistenza e di lotta, a cui unirsi e dare una mano. L’11 aprile, comunque, si
andrà in piazza, numerosi, nel capoluogo lombardo.
Foto di Andrea De Lotto
Andrea De Lotto