“Destino”, una poesia di Jamel Garrach

L'INDIPENDENTE - Saturday, October 3, 2026
Sì... è il mio destino, amico mio,
di camminare nella vita leggero come un'ombra fugace,
nessuno mi aspetta alla fine della strada,
nessun cuore si preoccupa se faccio tardi,
e nessun occhio resta sveglio ad attendere il mio ritorno.
Vivo questa dolorosa libertà,
la libertà di coloro che possono andarsene quando vogliono,
perché la loro assenza non turba nessuno,
e non lascia mai un vuoto evidente.
Posso sparire tra la folla,
passare come una brezza leggera,
senza che nessuno chieda: dove sei andato?
O perché hai ritardato?
Ma la verità che nessuno sa,
è che l'essere umano non cerca sempre la libertà,
ma a volte cerca un cuore che tremi per lui,
qualcuno che lo aspetti,
una mano che lo stringa quando decide di partire e gli dica:
«Resta... perché la tua presenza significa molto per me».
Com'è crudele poter andare via in qualsiasi momento,
non perché tu sia forte,
ma perché nessuno ti ha chiesto di restare.

Questa poesia ci è stata inviata da Jamel Garrach, ragazzo che vive e lavora in Italia dal 2023. L’abbiamo pubblicata pensando si trattasse di un interessante spunto di riflessione, che merita di essere ospitato e letto. Di seguito, il commento del prof. Gian Paolo Caprettini.

Scriveva Nazim Hikmet in una celebre poesia, rivolgendosi al figlio: «Non vivere come un inquilino», sentiti cioè padrone di quello che hai scelto, anche fosse soltanto un colpo di vento, una persona che incontri, una fantasia che ti attraversa. Ti colpisca sì la bestia ferita e la stella che si spegne ma godi soprattutto dell’essere umano, dell’abitare la casa del padre anche se l’hai lasciata.

La seconda modernità, quella che inizia con la fine della seconda guerra mondiale è stata precorsa da due opere, Gli indifferenti di Alberto Moravia (1929) e La nausea di Jean Paul Sartre (1938). Da una parte l’ipocrisia borghese e la vita come destino da subire, dall’altra la liberazione che forse l’arte può dare di fronte alla necessità di dover trovare noi un significato.

L’esistenzialismo è il tratto filosofico di questa modernità, la difficoltà nelle relazioni umane, la coscienza della realtà come tormento, la convinzione che la nostra persona e la nostra coscienza siano usurpate da altri o disabitate.

In anni più recenti è stato forse l’uruguaiano Juan Carlos Onetti a intercettare i paradossi e le contraddizioni della condizione umana. Prendiamo La balada del ausente:

Non darmi coscienza, un grido, un bisogno, un ordine.
Sono nudo e lontano, da ciò che mi hanno lasciato.
Mi volto verso il mondo e il suo segreto muschioso,
verso la dolorosa chiarezza del mondo.
Nudo, solo, disarmato, ondeggio il mio corpo consumato.
Inciampo e avanzo.

Nel testo di Jamel Garrach si sente il destino delle parole come richiamo, come messa in causa di un ascolto che non ci sarà ma che la poesia simula e rende possibile.

Nessuno ascolta me, ma qualcuno ascolterà il mio richiamo di poeta: una vicenda che da Saffo a Leopardi, da Cardarelli a Neruda, ha rappresentato la speciale forza della poesia come sussurro e come grido.

S’anche ti lascerò per breve tempo, solitudine mia,
se mi trascina l’amore, tornerò,
stanne pur certa;
i sentimenti cedono, tu resti.
(Alda Merini)

Perfino la solitudine, una volta personificata, può contenere una speranza, può prendere il posto sulla scena come una finzione vivente.

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