
Roma in movimento per la pace e la nonviolenza: una giornata tra sport, disarmo e incontro tra culture
Pressenza - Saturday, October 3, 2026Dalle rive del Tevere alle palestre di quartiere, da Palazzo Valentini a San Lorenzo: il 26 settembre la Quarta Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza ha attraversato Roma con una giornata di iniziative diverse per linguaggi e pubblici, ma unite dall’idea di portare la pace fuori dalle dichiarazioni di principio e dentro gli spazi della città, nelle relazioni e nelle scelte collettive.
La mattina si è aperta con “Roma in Marcia verso la Pace e la Nonviolenza”, un percorso condiviso da Ponte Milvio a Piazza del Popolo. Alle 9.30 sono partiti i camminatori e, sul Tevere, canoe e gommoni; alle 10.30 è stata la volta dei ciclisti. Modi diversi di attraversare Roma che hanno finito per convergere nello stesso luogo e nello stesso messaggio. A mezzogiorno, il Pincio ha accolto il momento conclusivo della mattinata, con un flash mob dedicato alla pace e alla nonviolenza.
In contemporanea, alla Palestra Sinopoli di via Boito, lo sport è diventato un altro terreno di incontro. Il minitorneo Under 13 misto “Sport per la pace” ha coinvolto ASD Giro Volley, ASSD Afro e ASD Sport a Scuola Anna Magnani. Accanto alle partite, ragazze e ragazzi hanno partecipato alla realizzazione di una panchina arcobaleno, lasciando parole e messaggi dedicati alla pace e alla nonviolenza: un piccolo segno destinato a restare oltre la giornata.
Nel pomeriggio il programma si è spostato a Palazzo Valentini con il seminario “Agenda 2030 versus Prontezza 2030. Sviluppo sostenibile o economia di guerra: su quale futuro l’UE intende investire?”. L’incontro, organizzato nella Giornata internazionale per l’eliminazione totale delle armi nucleari, ha portato al centro del confronto una questione che attraversa profondamente il presente: quale futuro si costruisce quando una quota crescente di risorse, ricerca e capacità produttiva viene indirizzata verso il riarmo?
Dal dibattito è emersa la necessità di immaginare non soltanto politiche di pace, ma una vera economia di pace, un’economia progressivamente disarmata, capace di spostare investimenti e competenze dalla produzione bellica alla produzione civile. In questa prospettiva, la riconversione dell’industria militare diventa una questione economica, sociale e culturale: trasformare capacità tecnologiche e produttive oggi destinate agli armamenti in risorse per la transizione ecologica, la sanità, l’istruzione, la ricerca e la tutela dei territori.
Il confronto ha toccato anche i temi della proliferazione nucleare, dell’intelligenza artificiale nei sistemi d’arma, della difesa civile non armata e della giustizia sociale, mettendo in relazione disarmo e modello di sviluppo. A intervenire, tra gli altri, il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, che ha richiamato una frase essenziale: «Ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto».
Una frase che ha condensato uno dei fili conduttori dell’incontro: il ripudio della guerra non può essere considerato soltanto un principio scritto nelle norme. Prima ancora di essere un obbligo costituzionale, deve diventare un obbligo etico, capace di orientare le decisioni pubbliche, le priorità economiche e le responsabilità individuali e collettive.
La giornata si è poi conclusa nel quartiere di San Lorenzo, al Parco delle Stelle, con “Alla scoperta dell’Umano”, una serata dedicata all’incontro tra culture e inserita nel Festival delle Culture. Danza afro, giochi senza frontiere, una performance di danza afghana, storytelling sulla nonviolenza, laboratori e musica hanno costruito un programma rivolto ad adulti e bambini.
Dalla “Danza la tua Natura Afro” alla danza afghana di Goli Azad, dalle storie di nonviolenza al laboratorio “Sentire l’umano nell’altro”, fino alla Roda de Samba conclusiva, la serata ha affidato all’arte, al movimento e alla condivisione il compito di esplorare ciò che accomuna persone provenienti da esperienze e culture differenti.
Quattro appuntamenti, dunque, per una stessa giornata e una stessa domanda: come rendere concreta la pace nella vita quotidiana? Il 26 settembre Roma ha provato a rispondere mettendosi letteralmente in movimento, attraversando il fiume e le strade, facendo giocare insieme i più giovani, interrogandosi sul rapporto tra economia, riarmo e futuro e creando spazi nei quali culture diverse potessero incontrarsi.
Una giornata che ha ricordato come costruire la pace significhi anche scegliere dove investire risorse, conoscenze e capacità produttive: non soltanto opporsi alla guerra, ma creare le condizioni economiche, sociali e culturali perché la guerra perda progressivamente il terreno sul quale può crescere.