Se le persone si muovono

Progetto Melting Pot Europa - Thursday, October 1, 2026

Sono 42 le voci del Contro dizionario del Confine. Parole alla deriva nel Mediterraneo Centrale. Il volume è edito da Tamu. È il risultato di una ricerca collettiva avviata dal 2021 nel Mediterraneo centrale e firmata da un autore plurale: l’equipaggio di ricerca della Tanimar. 

Ogni giovedì, a partire dal 19 febbraio, una voce accompagnerà lettrici e lettori dentro uno spazio di confine dove le frontiere non sono linee, ma pratiche che attraversano corpi, lingue e relazioni. 

Perché in un viaggio segnato da rotte, pattugliamenti, respingimenti e attese, il linguaggio diventa strumento di sopravvivenza e un possibile modo di resistere alla narrazione dominante sulla mobilità.

Notizie

Contro Dizionario del Confine. Parole alla deriva nel Mediterraneo Centrale

Ogni giovedì, per quarantadue settimane, una parola. A partire dal 19 febbraio 2026

Roberta Derosas 12 Febbraio 2026

Persone in movimento. È l’espressione usata dal mondo del soccorso civile in mare e dell’attivismo per indicare chi attraversa per arrivare in Europa. E’ un’espressione che  parla semplicemente di persone e cerca di mettere tra parentesi le etichette, le paure e i giudizi che spesso accompagnano la parola «migrante».

Ricorda una condizione più essenziale: quella di esseri umani in viaggio. Questa espressione racconta un tentativo di restituire dignità attraverso il linguaggio. E siccome sguardo e linguaggio si alimentano, forse, se si cambia il modo di descrivere qualcuno,  si modifica la percezione che si ha su di lui. E anche se questo non può modificare il mondo che spinge a partire, forse può almeno cambiare il mondo che accoglie.

PoM

People on the move: con queste parole il mondo del soccorso indipendente in mare – la flotta civile – definisce coloro che fuggendo da Libia e Tunisia provano a raggiungere Lampedusa, l’Europa. L’espressione PoM e i suoi sinonimi generano un’inversione di sguardo rispetto ai modi in cui i diretti protagonisti si rappresentano – bozayeur, aventurier, soldat, clandestin, passeggeri, harraga – sottolineando sempre la dimensione attiva della propria mobilità. Nel mondo bianco e middle class della solidarietà in mare non si mettono in rilievo tratti quali l’assunzione deliberata del rischio, la forza, la lotta, la trasgressione della legalità o, semplicemente, la condizione di chi acquisisce un servizio, piuttosto si cercano vie per «demigranticizzare» parole e discorsi sulle migrazioni. L’espressione PoM è ormai diffusa in tutta la reportistica di numerose organizzazioni umanitarie. Riprendendo Erving Goffman potremmo dire che – diversamente dal lessico degli aventurier costruito attorno alla trasformazione dello stigma in emblema – le parole degli attori della solidarietà enfatizzano l’invisibilizzazione e l’eufemizzazione; perché in mare non ci sono migranti ma persone, naufraghi, che una volta soccorsi e portati a bordo delle navi delle Ong diventano guests.

Tale eufemizzazione ha un duplice intento: da un lato vuole arginare lo stigma associato alla parola «migrante», che è ormai satura di apriori negativi capaci di modificare lo sguardo di chi dovrà poi accogliere, dall’altro prova a costruire un frame più astratto, volto a riconoscere a questi soggetti gli stessi diritti di chiunque si trovi in pericolo. La legge morale del mare, insieme alle convenzioni internazionali che la sanciscono – e che vengono insegnate come un mantra a quanti intendono ottenere; Ci sono differenti tipi di people on the move. Ci sono persone che una qualunque patente nautica –, dovrebbe valere per tutti: dai turisti in crociera ai migranti su toba e convoi. Purtroppo, non è ciò che accade.

PoB (people on board, quando sono soccorsi dalla flotta civile) e PoM – così come i loro succedanei – permeano le conversazioni informali e le interazioni quotidiane fra equipaggi solidali di terra e mare. Inoltre, contribuiscono a generare un linguaggio tecnico-burocratico, veloce, fatto di acronimi funzionali a segnalare alle autorità le diverse situazioni di soccorso (o casi, dall’inglese case) in cui la flotta civile è impegnata. L’uso di questi termini, come performance tattica di gestione/riduzione dello stigma, si dispiega essenzialmente nel dialogo ufficiale con le istituzioni italiane: nel cruscotto giornaliero degli episodi di sbarco pubblicato dal ministero dell’Interno, così come nelle comunicazioni radio delle Capitanerie e nelle mail dei Centri di coordinamento del soccorso marittimo (Mrcc), in risposta agli eventi segnalati dalla flotta civile si utilizza viceversa il termine «migranti».

Esempi dal campo

Gentile Ufficiale al Comando, questa la valutazione della situazione: 45 PoB, 14 donne, 5 bambini. Lat: XXXX. Long: YYYY Stiamo distribuendo i salvagenti. Il motore è senza benzina. L’imbarcazione non può navigare. L’acqua sta entrando nello scafo. Il rischio di rovesciamento è alto. Riteniamo che l’imbarcazione sia in pericolo e abbiamo deciso di prendere le persone a bordo del nostro vascello.

Prototipo di mail inviata da un attore della flotta civile al mrcc, maritime rescue coordination center, Roma, aprile 2025

Ci sono differenti tipi di people on the move. Ci sono persone che sono molto eccitate quando le incontriamo, sono molto felici, ridono e cantano. Magari sono persone in movimento da un giorno o da un periodo molto corto. Ed è molto importante che noi stessi ci presentiamo quanto prima: devono sapere chi siamo e cosa vogliamo.

Intervista con Acab, capitano della flotta civile