Organizzeremo i dertori

Comune-info - Wednesday, September 30, 2026
Foto Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali

Quando la vita sociale si impoverisce e la paura dilaga, il nazionalismo vince. Quando il nazionalismo vince si prepara la guerra. Il nazionalismo ha vinto da una parte e dall’altra della frontiera russo-ucraina, e la conseguenza è la guerra, perché i nazionalisti sono fatti così: più si assomigliano più si azzuffano, anche se a pagare il prezzo del loro idiota patriottismo sono intere popolazioni.

Il nazionalismo sta vincendo in larga parte d’Europa, la violenza xenofoba aumenta, si investono in armamenti risorse sottratte alla società, e si prepara la guerra. Per giustificare il riarmo d’Europa, dicono alcuni: non dobbiamo piegarci al fascismo russo. Fingono di non sapere che il fascismo è dalla parte della Russia di Putin ma anche dalla parte dell’Ucraina di Zelenskyy. Fingono di non sapere che metà dell’elettorato europeo vota per variegate formazioni nazionaliste che in comune hanno la propensione per la Russia. Il nazionalismo è una trappola.

Per giustificare la retorica bellicista dicono alcuni: ma allora non avremmo dovuto prendere le armi contro i nazi-fascisti? Strano che a chiederlo siano spesso dei nazi-fascisti. Come è strano il fatto che ad accusarci di antisemitismo siano i discendenti politici di chi sterminò gli ebrei.

Ma che farci? I nazionalisti son fatti così: non gli importa nulla della logica, nulla della verità. La verità è che il riarmo europeo non ha niente a che fare con la Resistenza. In Francia come in Italia la Resistenza fu opera di coloro che disertarono le armate nazionali. I partigiani erano disertori che dovevano sopravvivere alla guerra cui non volevano partecipare. Per disertare talvolta occorre resistere, talvolta i disertori sono costretti a prendere le armi.

Ricapitoliamo la lezione del secolo passato. Nel 1914 i francesi volevano vendicare la sconfitta del 1870-71, quindi chiamarono alla guerra nazionale contro i tedeschi. Fu una carneficina senza precedenti: un milione e mezzo di morti, quattro milioni di feriti, solo dalla parte francese. Con un milione e ottocentomila morti la Germania uscì sconfitta dal conflitto iniziato nel ‘14, e nel 1919 a Versailles si definirono le condizioni del dopoguerra. I vincitori andarono a Versailles per costruire la pace? No: inglesi e francesi volevano la vendetta, l’umiliazione della Germania, volevano distruggere l’economia tedesca. John Maynard Keynes si trovava a Versailles come consulente del governo inglese, e capì che i paesi vincitori stavano facendo una cosa tremendamente sbagliata. In un libro dal titolo The economic consequences of peace, Keynes avvertì: se imporremo queste condizioni alla Germania non faremo che preparare nuove catastrofi. Ma siccome la voce degli intellettuali non conta, accadde esattamente ciò che Keynes aveva tentato di sventare. Le conseguenze economiche che Keynes prevedeva si verificarono: inflazione irrefrenabile in Germania, impoverimento, disoccupazione, umiliazione rabbia e risorgente nazionalismo. La vittoria di Hitler fu il frutto della vendetta anglo-francese. Chi semina vento raccoglie tempesta.

Questa vecchia storia si è ripetuta dopo il crollo dell’impero sovietico. Le potenze occidentali spinsero la Russia verso un abisso di miseria e di violenza. Consulenti economici filo-occidentali dilapidarono la ricchezza prodotta dai lavoratori sovietici, distrussero il tessuto sociale e lo sostituirono con un’ondata di criminalità economica, di pirateria e di stragi mafiose. Gli anni Novanta post-sovietici sono raccontati da Svetlana Alexievic in Tempo di seconda mano come un’epoca di umiliazione profonda destinata a culminare in una reazione nazionalista estrema. Mentre i russi vivevano una crisi paragonabile a quella che toccò ai tedeschi negli anni Venti, mentre la popolazione russa si riduceva drammaticamente perché la gente moriva, gli uomini si ubriacavano e le donne erano costrette a emigrare per sostenere le famiglie, il culto di Stalin risorse come desiderio di vendetta. Putin è il vendicatore designato.

I rapporti economici tra Russia e Germania si intensificarono, ma gli americani non ne erano contenti. Per quattro anni alla Casa Bianca c’era stato un amico di Putin. Dopo la pandemia, quando i democratici tornarono al potere, Biden e la signora Clinton pensarono di poter umiliare nuovamente la Russia usando la vita di quaranta milioni di ucraini come un grimaldello per provocare un nuovo Afghanistan alle porte di Mosca (così si espresse Hillary in un’intervista del gennaio 2022).
Gli americani furono molto chiari su un punto: il legame economico tra Russia e Germania andava a tutti i costi spezzato, il contratto di fornitura energetica NorthStream2 andava cancellato. Biden giunse a dire che se i tedeschi non si affrettavano a interrompere NorthStream2 ci avrebbe pensato lui. Un agente segreto ucraino fece saltare la pipeline NorthStream2, mentre Putin restaurava la retorica stalinista della guerra patriottica, e Zelenskyy mobilitava il nazionalismo. I russi invasero il territorio ucraino, e fu la guerra. Chi ha voluto che questo accadesse? Chi ha creato le condizioni perché la pace naufragasse, come nel 1914, come nel 1939?

La storia delle nazioni non è affar nostro. È una trappola. Da migliaia di anni qualcuno ci trascina alla guerra dicendo: siamo dalla parte giusta della storia, le ragioni della storia vogliono così. Ma le ragioni della storia non ci interessano più. Abbiamo capito l’essenziale, e l’essenziale è questo: la storia delle nazioni è una storia di morte. Uccidere non è il nostro mestiere, e per la patria non intendiamo uccidere né morire.

Non conoscevo Virginia Libero, segretaria dei giovani democratici, prima che dichiarasse: “Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Organizzeremo i disertori”. Adesso la conosco e penso la stessa cosa che pensa lei.

L’orrore del genocidio, l’assurdità della guerra che alligna in ogni nicchia. Questa è l’esperienza che dobbiamo vivere, nell’impotenza di fermare il precipizio. Elena a Gaza è una riflessione musicale su questo insensato destino cui l’umanità sembra incapace di sfuggire. Elena è il nome delle vittime indifese della violenza razzista, patriarcale, nazionalista. Gaza è il nome della ferocia che si è impadronita della vicenda umana, del ciclo interminabile di violenza e vendetta. Elena non andò mai a Troia, rivela Euripide. Paride credette di impadronirsi del suo corpo, ma portò con sé solo un fantasma. Fantasmi sono gli ideali, le promesse, i valori altisonanti che la civiltà occidentale persegue con lo sterminio. Franco Berardi ha scritto il testo, Marco Bertoni ha composto la musica, Andrea Renzini ha dipinto le immagini, la regia è di Licia Lanera.

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