
Il Brasile ha vietato le scommesse online perché “danneggiano la salute mentale”
L'INDIPENDENTE - Monday, September 28, 2026Luiz Inácio Lula da Silva ha firmato una misura provvisoria che mette al bando le “bets”, le piattaforme di scommesse sportive, e con loro i casinò virtuali. Da quel giorno nessuno può più versare un real sui conti di gioco: chi ha un saldo aperto ha tempo fino alle 23.59 del 5 ottobre per ritirarlo, perché il 6 ottobre siti e app spariranno dalla rete. Il Congresso ha centoventi giorni per convertire il testo in legge, mentre un disegno di legge separato prevede da quattro a sei anni di carcere per chi continuerà a raccogliere giocate. «Le scommesse online stanno distruggendo i redditi delle famiglie, danneggiando la salute mentale e portando sofferenza nelle case delle persone», ha detto il Presidente, a nove giorni dal primo turno delle presidenziali in cui si gioca la rielezione.
Calcolo elettorale? Anche, ma i numeri gli offrono una sponda solida. Secondo il ministero della Salute oltre 1,3 milioni di brasiliani hanno chiesto di autoescludersi dalle piattaforme, e più della metà ha collegato la scelta a problemi di salute. Intanto protestano sia i bookmaker, che annunciano ricorsi alla Corte suprema, sia i club: nella Serie A brasiliana quattordici squadre su venti hanno un operatore del settore come sponsor principale.
Aziende dello stesso settore sponsorizzano da tempo anche le squadre del campionato italiano. L’8 settembre l’Inter è scesa in campo al Bernabéu con la maglia senza sponsor: in Spagna un Real Decreto del 2020 vieta sulle divise qualunque marchio riconducibile alle scommesse, e Betsson.Sport lo è. Nella stessa settimana, a Istanbul, la Roma ha dovuto rinunciare a Eurobet.live per via della legge turca. In Italia, invece, quei loghi campeggiano sul petto ogni domenica. Il motivo? Da noi Betsson.Sport si presenta come piattaforma di “infotainment” ed Eurobet.live come sito di risultati: tanto basta ad aggirare il divieto di pubblicità, anche indiretta, introdotto nel 2018 dal decreto Dignità. Nel 2025 in Italia si sono giocati 165,3 miliardi di euro, il 5% in più dell’anno precedente, con 11,4 miliardi di entrate per l’erario, secondo la relazione sui dati dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli trasmessa in aprile al Parlamento.
Per la prima volta il canale online ha superato i cento miliardi, raccogliendo sei euro su dieci giocati. Le perdite nette dei giocatori, calcola il Libro nero dell’azzardo di Cgil, Federconsumatori e Fondazione Isscon, hanno toccato 21,9 miliardi e, secondo lo stesso rapporto, in cinque anni gli utili delle imprese del settore sono cresciuti del 165% in termini reali. L’indagine più recente dell’Istituto superiore di sanità conta un milione e mezzo di giocatori problematici, che scelgono di giocare spinti da una pubblicità due volte più spesso dei giocatori occasionali: il 30% contro il 14,5%.
L’ultima novità è arrivata alla seconda giornata di campionato, con la Lega Serie A che ha proiettato sui maxischermi degli stadi e in tv la campagna “True Data”, nata per spingere i bookmaker a comprare i dati ufficiali delle partite. Lo slogan finale recita: «Se i dati non sono ufficiali, la tua scommessa è meno sicura». Un messaggio che l’Agenzia delle dogane, in una nota, ha bollato come fuorviante e promozione indiretta del gioco, vietata dalla legge, capace di confondere gli utenti e di spingerli verso piattaforme irregolari. L’Agenzia ne ha chiesto lo stop, ma nelle giornate successive ha continuato ad andare in onda. Intanto la settimana scorsa, in audizione al Senato, il presidente della Lega Ezio Simonelli è tornato a chiedere di superare il divieto di pubblicità delle scommesse imposto dal decreto Dignità.
Nel tennis il problema è sempre più evidente, con i cosiddetti disturbatori che assistono alle partite e, con urla e provocazioni, provano a incidere direttamente sul risultato. Pochi giorni fa, durante gli US Open, Matteo Berrettini ha raccontato che al Roland Garros il fratello Jacopo aveva ricevuto sul telefono messaggi di scommettitori che minacciavano di morte la famiglia se non avesse convinto Matteo a perdere. Lo sfogo è nato da una domanda del giornalista Ben Rothenberg su Kalshi, piattaforma di “prediction market” che di fatto raccoglie puntate sull’esito dei match, diventata proprio quest’anno partner ufficiale del torneo newyorkese.
In Brasile Lula ha ricordato che la Seleção ha vinto cinque Mondiali quando le piattaforme non esistevano, mentre in Italia, dopo la terza esclusione consecutiva dai Mondiali, i club di Serie A hanno presentato al governo un piano di rilancio in ventinove punti. Tra le richieste c’è proprio l’abolizione del divieto di pubblicità sulle scommesse: in fondo, ognuno ha le sue priorità.
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