
A proposito del volume ‘Più eterno del bronzo. Educazione alla cultura e semantica del monumento’
Pressenza - Monday, September 28, 2026Il saggio di Gianmarco Pisa, ‘Più eterno del bronzo. Educazione alla cultura e semantica del monumento’, ci offre uno strumento straordinario per svelare come lo spazio pubblico sia, a tutti gli effetti, un terreno di scontro geopolitico e di classe. La tesi centrale dell’opera ci costringe a superare la visione borghese ed estetica del monumento: una statua o un memoriale non sono pezzi di pietra inerte, ma dispositivi politici attivi, ovvero la materializzazione visiva di una precisa egemonia.
Se c’è un ambito in cui questa materializzazione ha raggiunto vette di autentica rottura rivoluzionaria, è proprio quello del blocco socialista e dell’esperienza jugoslava. L’autore, basandosi sulla sua approfondita ricerca sul campo in Kosovo e nei Balcani, ci riporta alla grande stagione del socialismo reale. In Occidente siamo purtroppo abituati a monumenti imperialisti, dedicati a conquistatori, monarchi o generali che celebrano il colonialismo, il dominio e la sottomissione.
Il socialismo reale ha radicalmente ribaltato questa semantica. Pensiamo ai celebri Spomenik jugoslavi: quelle imponenti strutture astratte e avveniristiche non celebravano i singoli leader, ma la lotta partigiana di liberazione dal nazi-fascismo, la fratellanza e l’unità dei popoli. Era un’architettura monumentale concepita non per intimidire le masse, ma per elevarle, ricordando che la vera pace si fonda sul superamento delle divisioni etniche e sull’emancipazione dei lavoratori.
Quella era un’idea di pace attiva, internazionalista e legata a doppio filo alla giustizia sociale.
Cosa succede, allora, quando quel sistema crolla sotto la spinta dell’avanzata neoliberista e dell’espansionismo occidentale? Questo è il punto di giunzione fondamentale con la geopolitica del presente. Oggi assistiamo a quella che possiamo definire una brutale campagna imperialista di cancellazione della memoria. Lungo tutta l’Europa dell’Est, nei paesi baltici, così come in Ucraina, l’abbattimento sistematico dei monumenti sovietici e dei memoriali antifascisti non è un semplice cambio di arredo urbano. È un atto di aggressione culturale volto a sradicare la memoria storica dell’alternativa socialista.
L’unipolarismo imperialista a guida euro-atlantica ha bisogno di cancellare questi simboli per imporre la finta “fine della storia” e legittimare il proprio modello economico e militare. Demolire la statua di un liberatore sovietico o un monumento alla fratellanza jugoslava significa voler cancellare l’idea stessa che un mondo non capitalista sia esistito e sia tuttora possibile, oltre che auspicabile. Questa furia iconoclasta è la proiezione visiva dell’espansionismo della NATO, ed è il preludio ideologico dei tragici conflitti che oggi insanguinano il nostro tempo.
In conclusione, la proposta di ‘culture-oriented peacebuilding’ di Gianmarco Pisa assume qui un significato profondamente attuale e urgente. Costruire la pace non significa piegarsi alle narrative unilaterali del vincitore capitalista, ma difendere la complessità storica. Una pace autentica può nascere solo in un mondo finalmente multipolare, in cui ai popoli sia restituita la sovranità di scegliere la propria via di sviluppo economico e sociale, liberi dal ricatto dell’imperialismo e della sottomissione culturale.
La “semantica del monumento” di cui parla Gianmarco Pisa ci esorta a lottare per riprenderci lo spazio visivo e politico. Leggere questo libro oggi significa dotarsi degli anticorpi intellettuali necessari per difendere la memoria storica del socialismo e per guardare ai monumenti del passato non con nostalgia, ma come fari che indicano la necessità di un’alternativa multipolare, socialista e di pace per il futuro.
Fabrizio Verde, direttore de l’Antidiplomatico