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Scoprire “Le interviste dimenticate di Hitler (1923-1940)”, nel nuovo libro edito da Lindau
Questo venerdì 29 maggio, edizioni Lindau nella collana I Leoni, ha pubblicato il libro intitolato “Le interviste dimenticate di Hitler (1923-1940)”, con la traduzione di Aldo Piccato. L’autore del libro, Éric Branca, è giornalista e saggista francese, ed è stato a lungo redattore e direttore a «Valeurs Actuelles». Questi inoltre è specialista di storia contemporanea e delle relazioni internazionali, ed ha pubblicato numerosi studi sul nazismo, la politica francese e la diplomazia del XX secolo. Nella sinossi del libro possiamo leggere: “Le sedici interviste contenute in questo volume – molte delle quali mai più ripubblicate – furono quelle attraverso cui Adolf Hitler costruì abilmente la propria immagine presso la stampa francese, inglese e americana nel periodo compreso tra il 1923 e il 1940. Attraverso un lavoro storico rigoroso, Éric Branca dimostra come il Führer seppe manipolare giornalisti, opinion leader e l’opinione pubblica dei paesi coinvolti nel secondo conflitto mondiale, sfruttando ambiguità, mezze promesse e un uso precoce dello «storytelling» politico. Per quanto diversi, gli autori delle interviste – importanti firme delle testate più lette –, erano tutti accomunati, in varia misura, dalla stessa miopia: «Poiché temevano la guerra, volevano credere, e soprattutto far credere ai loro lettori, che Hitler dicesse la verità quando difendeva la pace. E, errore ancor più grave, evitarono di porgli le domande a cui non voleva rispondere».  Il volume offre un punto di vista unico sulle responsabilità della stampa dell’epoca, sull’illusione pacifista e sulla progressiva cecità con cui l’Europa accolse la minaccia nazista. Un libro indispensabile per chi vuole capire dall’interno il funzionamento della propaganda e gli errori che favorirono l’ascesa del III Reich”.  Si tratta sicuramente di un libro da leggere e da recuperare, non solo per gli storici, gli studiosi o gli appassionati ma per tutti. Infatti questo libro, attraverso le sue interviste, può farci riflettere anche sull’attualità e può quindi essere un’utile strumento al giorno d’oggi, per aiutarci a capire e comprendere come leader politici, anche all’interno dell’ordinamento democratico, siano in grado di manipolare sia i giornalisti che l’opinione pubblica mondiale. Ricordiamoci che Hitler venne eletto cancelliere all’interno di una democrazia, e che oggi i pericoli possono essere sicuramente maggiori per via dei social e delle nuove tecnologie. Ci troviamo di fronte dunque a un libro prezioso, da far leggere anche negli istituti di scuola superiore e nelle università.  Andrea Vitello
June 1, 2026
Pressenza
Pia Pera. Scrivere il giardino per (ri)scrivere il mondo
In una lunga recensione a L’arcipelago di Longo Maï (Baldini & Castoldi, 2000), Goffredo Fofi definisce Pia Pera uno «strano personaggio delle nostre lettere» (“Lo straniero”, 13/14, 2001, p.2 6). Traduttrice dell’Onegin di Puskin (Venezia, Marsilio, 1996) e di … Leggi tutto L'articolo Pia Pera. Scrivere il giardino per (ri)scrivere il mondo sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Dal fiume al mare, liberi e inclusivi
Dal fiume al mare, uno slogan che può avere diverse interpretazioni sia per i palestinesi che  per gli israeliani. Può essere foriero di esclusivismi, oppure di liberazione per entrambi i popoli. Una alternativa alla ormai vuota retorica dei “ due Stati”, improponibile di fronte a ciò che è accaduto dopo il 7 ottobre e all’annessione della Cisgiordania. Può significare la condivisione di un territorio martoriato da decenni di occupazione colonialista, di guerre e stragi, da parte dei due popoli inevitabilmente destinati a vivere insieme, del resto come avveniva un tempo, prima che il virus nazionalista, sionista, sotto l’incalzare di pogrom, persecuzioni e poi la Shoah, contaminasse una civiltà assiale, una cultura universalista, plurale.  “Dal fiume al mare” è il titolo della bella autobiografia di Widad Tamimi, pubblicata recentemente da Feltrinelli. L’autrice è figlia di una madre americana di origine ebraica, e di un padre palestinese nato a Hebron nel 1948, contemporaneamente alla nascita dello Stato di Israele, vittima anche lui della Nakba, profugo ad Amman e poi nel 1967, dopo la “Guerra dei sei giorni”, emigrato a Milano, città dove  da anni è apprezzato pediatra, nonché presidente della comunità palestinese della Lombardia, e  a Milano è nata Widad nel 1981. Widad si definisce “apolide”, “spirito nomade”, e nel narrare la sua storia e quella della sua famiglia, ci propone attraverso riflessioni mai banali, un viaggio dentro un conflitto secolare, complesso, con uno sguardo non ambiguo su chi opprime e chi è oppresso, ma nella consapevolezza  che abbiamo a che fare con una vicenda  multiforme, caratterizzata da due popoli che hanno vissuto entrambi  la tragedia di essere i paria della storia, fatto i conti con sopraffazioni e stragi, fino a quando uno dei due ha pensato che una terra abitata da sempre da civiltà, culture, religioni diverse, potesse essere di sua proprietà. Tamimi ricorda come lo slogan che dà il titolo al libro, negli anni Sessanta, quando quella terra era sotto tre amministrazioni (Israele, Egitto e Giordania) esprimeva un “desiderio di liberazione” non “la volontà di cancellare gli israeliani”. Sottolinea come fu “il Likud nel 1977” ad affermare “Tra il mare e il Giordano ci sarà solo la sovranità israeliana”, Del resto l’elemento identitario è stato ed è centrale in tutta la vicenda. Non a caso le due società hanno visto gradualmente diventare preminente il fondamentalismo religioso, Israele sin dalle sue origini, i palestinesi, un tempo unico popolo laico della regione, con l’ascesa di Hamas, anche grazie all’appoggio iniziale, come è noto, del governo israeliano. L’autrice invece ha avuto la fortuna di nascere in una famiglia dalle forti radici laiche: il nonno materno, ebreo triestino, antisionista come la madre, il padre Khader lontano da una visione religiosa. Una infanzia caratterizzata a dieci anni dal trauma della scomparsa della madre, morta suicida.   “Una famiglia mista” unita nella condanna nei confronti dell’occupazione israeliana, che ha dato alla giovane Widad un’impronta plurale, la capacità di fare i conti con le sue origini, affrontando le vicende storiche in questione con la determinazione di rifuggire facili semplificazioni, nella consapevolezza della complessità di questo conflitto, un punto di vista che le ha creato problemi e accuse da entrambi i fronti, come era capitato alla madre. Widad Tamimi vive ora in Slovenia dove il nonno materno, rifugiatosi negli Usa in seguito alle leggi razziste del ’38,  andò ad abitare nel 1945. E’da anni impegnata nell’affermazione dei diritti umani e dopo il 7 ottobre  è attiva nell’accoglienza nella  e cura dei bambini palestinesi e delle loro famiglie. Nel contesto terribile dove ci troviamo a vivere, ritiene che solo l’incontro tra i due popoli e non lo scontro sia la via di uscita. Nella consapevolezza che solo una pace basata sulla giustizia possa essere la prospettiva reale. In un dibattito al padre Khader è stato  chiesto: ” Potrà mai amare Israele?”. Risposta: “Non è una questione di amore e di odio, ma di giustizia”.  Sergio Sinigaglia
March 10, 2026
Pressenza
Firenze alienata con Donatella Della Porta: il 25 febbraio al Polo di Novoli
Salva la data! Gli Studenti di sinistra e il Laboratorio politico perUnaltracittà, invitano alla presentazione del libro Ilaria Agostini e Francesca Conti, Firenze alienata. Svendita dello spazio pubblico e finanza immobiliare (ed. perUnaltracittà, 2025). Ne discutiamo con Donatella Della Porta… Leggi tutto L'articolo Firenze alienata con Donatella Della Porta: il 25 febbraio al Polo di Novoli sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Recensione: Questo libro è illegale. Contiene parole che insidiano la “sicurezza”
É un dovere e un piacere per l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università dedicare alcune riflessioni all’importante volume collettaneo, pubblicato da Altreconomia edizioni nel 2025 e curato da Osservatorio Repressione e da Volere la Luna, dal titolo Questo libro è illegale. Contiene parole che insidiano la “sicurezza”. Si tratta di un libro abbondantemente recensito e discusso, ma riteniamo opportuno presentarlo attraverso la chiave di lettura della “militarizzazione”, uno dei lemmi che compongono quest’opera corale e il cui estensore è, non a caso, Giovanni Russo Spena, attivo proprio nell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Opera corale, si diceva, ma sarebbe più corretto, forse, parlare di un mosaico le cui tessere sono rappresentate da una serie di voci (Abitare, Blocco stradale, Boicottaggio, Carcere, Daspo, Disobbedienza, Fascismo, Fogli di via e misure di prevenzione, Informazione, Legalità, Militarizzazione, Migranti, Movimenti, Multe e risarcimenti, Mutualismo, Nemico, Paura, Polizia, Resistenza, Sicurezza, Zone rosse) redatte da giurist3, docenti universitari3, attivist3, giornalist3, che dal punto di vista privilegiato della propria specifica competenza disciplinare e/o del proprio attivismo compongono un quadro articolato di una società attraversata da correnti di dissenso sempre più minacciate dalla repressione e in particolare dall’infausto “D.L. Sicurezza” convertito nella L. 80/2025. Quest’ultima rappresenta il filo rosso che attraversa i diversi ambiti a cui le voci del libro si riferiscono, in una cornice di senso fornita dal denso saggio introduttivo di Alessandra Algostino. Vale la pena sottolineare come Algostino e Livio Pepino (autore di diverse voci) condividano non solo la provenienza torinese e la formazione giuridica, ma anche un ruolo di primo piano nel Coordinamento antifascista torinese. Le analisi proposte dall’introduzione e ricorrenti nei diversi interventi sono ampiamente generalizzabili e applicabili alle più diverse realtà di resistenza e lotta nell’intera penisola, ma risultano particolarmente efficaci proprio nel contesto di una Torino che può essere definita un vero e proprio “laboratorio di repressione”, in cui in particolare le/gli student3 sono stat3 oggetto di interventi sproporzionatamente repressivi da parte di polizia e Procura e in cui tra pochi giorni si terrà un’importante manifestazione nazionale contro il recente sgombero del CSOA Askatasuna. Tornando a ripercorrere il libro, la già citata introduzione inquadra le voci del glossario in un percorso al cui crocevia convergono – sullo sfondo della “tormenta neoliberista” e della preparazione alla guerra – l’esautoramento del conflitto e del Parlamento, l’espulsione del dissenso e la demolizione della democrazia sociale, la minaccia di una torsione in senso autoritario della democrazia, il tradimento della Costituzione. Questi aspetti definiscono un orizzonte in cui nell’articolazione dei diversi lemmi resta costante la tensione tra un piano più strettamente analitico e un piano di concreta individuazione dei margini di agibilità in cui resta comunque possibile incunearsi nonostante le maglie strette della legge 80/2025: boicottaggio, disobbedienza e resistenza (le tre voci “in positivo” del glossario) rappresentano le risposte, sempre più costose dal punto di vista penale e anche economico (si veda l’approfondimento dedicato a “Multe e risarcimenti”) a un sistema che anche i “pacchetti sicurezza” in corso di definizione tendono a rendere sempre più oppressivo. Da questo punto di vista il libro è un interessante e abbastanza singolare connubio tra teoria e prassi, come a rispondere all’invito gramsciano: «Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza». Dal nostro punto di vista, rileviamo come il tema della militarizzazione sia uno dei possibili percorsi di lettura del glossario, in quanto sono proprio le forze dell’ordine (e in particolare la Polizia, a cui è dedicata una voce specifica in cui si affronta efficacemente il tema della sua mancata riforma) e la loro presenza pervasiva nella società il perno operativo della torsione in senso illiberale delle democrazie occidentali e nello specifico di quella italiana. Uno dei temi ricorrenti nei diversi interventi è che la militarizzazione della società civile (di cui la scuola è una delle componenti più vivaci) sia esito di un apparentemente inarrestabile processo di trasformazione dello stato del welfare in stato del warfare, con una progressiva e drammatica erosione dei diritti un tempo garantiti dallo stato sociale e una conseguente crescita di un sentimento di insicurezza diffuso, a sua volta prodotto dello sgretolamento dei rapporti sociali nell’epoca del neoliberismo sfrenato e alimentato ad arte dai media mainstream. Le forze dell’ordine in questo senso rappresenterebbero lo strumento della guerra che le classi dominanti conducono contro le classi subalterne, il cui corpo fisico e politico è espunto attraverso strategie di sorveglianza e/o espulsione più o meno eclatanti: in città sempre più “vetrinizzate” in ossequio alla logica dei grandi eventi (si vedano le prossime Olimpiadi invernali di Milano-Cortina), il processo di gentrificazione e, in determinati momenti, la creazione di zone rosse, così come i Daspo, i Fogli di via e le misure di prevenzione, limitano di fatto la libertà di movimento garantita dall’articolo 13 relativo all’inviolabilità della libertà personale. La città cessa di essere polis, l’agorà come spazio vivo di confronto democratico cede il passo a centri in cui l’obiettivo della sicurezza è ottenuto tramite la marginalizzazione e l’espulsione di intere categorie di “indesiderabili”. Questi soggetti sono tali per la loro intrinseca divergenza rispetto alla norma e partecipano del destino di “criminalizzazione preventiva” di tutti quei soggetti che, in virtù di un’appartenenza più o meno attiva all’area dell’antagonismo o per espressioni più o meno esplicite di dissenso anche nell’adozione di semplici stili di vita “non conformi”,  vengono rappresentati, con la complicità dei media mainstream, come minacce di volta in volta potenziali o effettive all’ordine pubblico. In nome di una sicurezza interpretata alla luce della necessità di “sorvegliare e punire” si pretende che la persecuzione di queste minoranze rappresenti il necessario baluardo di una democrazia in crisi o di interessi nazionali minacciati da nemici esterni più paventati che reali, che solo politiche di riarmo, a loro volta basate su un’economia di guerra che sacrifica il welfare, possono efficacemente contrastare. E così il concetto stesso di democrazia viene ridotto a semplice funzione di governo da parte di una maggioranza legittimata dalla vittoria elettorale, dimenticando che ciò che rende viva e autentica una democrazia è proprio la possibilità per le minoranze di partecipare alla vita politica e di farsi portavoce di alternative. La militarizzazione arma le forze dell’ordine contro il nemico interno e le forze armate contro le minacce esterne: due facce della stessa medaglia, i cui artefici devono però fare i conti con la resistenza di chi non tace e di chi non obbedisce, di chi non si piega e non si conforma e che rappresenta con le parole e con l’azione il più potente antidoto alla rassegnazione e alla realizzazione di scenari distopici: alla parola d’ordine tatcheriana TINA (There is no alternative) i movimenti risponderanno sempre “un altro mondo è possibile”. Tutto questo e molto altro troviamo dunque in un’opera in cui convergono storia, filosofia, diritto, sociologia, un libro contemporaneamente “colto” e accessibile, sicuramente fruibile anche da un pubblico di non specialisti, un libro la cui lettura, debitamente guidata, potrebbe essere un ottimo spunto di riflessione per docenti e studenti che vogliano dedicarsi a un percorso di educazione civica non scontato e decisamente orientato alla comprensione della contemporaneità, anche in considerazione della centralità della scuola nel porsi come baluardo nei confronti della censura e nella sua intima vocazione di costruzione di una coscienza critica la cui maturazione non può, oggi più che mai, prescindere da un serio confronto con i temi più urgenti della contemporaneità. Per maggiori dettagli sul libro (compresi autori delle singole voci e presentazione di Osservatorio Repressione e Volere la Luna) rimandiamo al sito dell’editore https://altreconomia.it/prodotto/questo-libro-e-illegale/. Per ulteriori spunti di riflessione segnaliamo la presentazione tenutasi a Torino presso il Centro Studi “Sereno Regis” il 19 gennaio 2026, di cui è disponibile la registrazione: https://www.youtube.com/watch?v=s73bwDQI334. Irene Carnazza, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Firenze. Da un laboratorio politico, l’atlante delle svendite del patrimonio pubblico
Da Firenze parte una delle prime denunce sistematiche contro la speculazione e la privatizzazione delle città italiane. La città si è fatta alienata, affermano le autrici e curatrici del libro, Ilaria Agostini e Francesca Conti (Firenze alienata. Svendita dello … Leggi tutto L'articolo Firenze. Da un laboratorio politico, l’atlante delle svendite del patrimonio pubblico sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Racconti sull’esistenza umana
Racconti per un giorno è una raccolta di racconti di Max Strata edito nel 2025 da Edizioni Creativa. Di nuovo l’autore, ricercatore, saggista e attivista ambientale si cimenta in un’opera letteraria, dopo Verso Occidente uscito per i tipi di Dissensi nel 2024. Come ogni buona raccolta il libro riunisce racconti presumibilmente scritti nel corso degli anni e che rispecchiano i temi cari all’autore: la crisi ecologica, il senso della vita, la giustizia, l’amore fino alle sue estreme conseguenze. Molte le domande esplicite e implicite poste all’autore che ci sono parse molto in relazione con la crisi che stiamo vivendo, una crisi di prospettive, di chiusura del futuro ma anche di ricerca di nuove soluzioni e di diverse comprensioni. Se in alcune storie sembra prevalere un certo pessimismo di fondo sulle vicende umane, in altre la capacità narrativa ci porta dentro la descrizione di paesaggi naturali e umani di rara bellezza. Sicuramente Max ci porta nei numerosi luoghi che ha visitato e che popolano e danno un senso al nostro piccolo ma meraviglioso pianeta del quale sarebbe meglio occuparsi di più. Olivier Turquet
January 19, 2026
Pressenza
Recensione: “Viottoli”. Guerra e pace: una lettura in cammino
La riflessione intorno ai rapporti fra sinistra e mondo cattolico, visti dal lato della guerra e della pace, attraverso la lettura della carta stampata e del web, è un’impresa molto impegnativa. Qui voglio annotare solo alcuni spunti, atti a sviluppare ulteriori e più articolate considerazioni. Cerco di proporre un ragionamento a partire da una piccola rivista semestrale, piuttosto sui generis nel panorama del mondo credente, non solo cattolico, e di quello laico. Si tratta di Viottoli, periodico semestrale della omonima Associazione, nata più di vent’anni fa a Pinerolo su impulso di una Comunità di Base (CdB) e di due Maestri elementari, Carla Galetto e Beppe Pavan (www.cdbpinerolo.it). Alla guerra, alle sue cause e conseguenze, la redazione e i collaboratori guardano con preoccupazione e soprattutto, con messa in campo di azioni politiche. Prima di entrare nel merito provo a fare una breve introduzione. Durante il papato di Francesco, le spoglie della sinistra italiana, il multiforme Partito Democratico (PD) e tutto quel che si aggira intorno alle idee progressiste (di campo largo), molto vagamente ispirate al marxismo e al socialismo riformista del dopo-Ottantanove, hanno utilizzato continuamente le parole pronunciate dal soglio vaticano, sul tema della giustizia sociale, e della pace nello specifico. Spesso, per completa mancanza di parole proprie sullo stato attuale della società, sulla violenza istituzionale, sul drammatico panorama bellico. E se mancano le parole, la capacità di metterle in Discorso, è perché manca una visione e con essa ogni forma credibile di analisi e di prospettiva. Siamo un paese cattolico a tinte contrastanti, che è stato governato dal dopoguerra dalla Democrazia Cristiana, compagine scioltasi nel 1994, dopo varie ibridazioni con il socialismo, spezzoni del PCI, partiti ultraconservatori, nel corso degli anni Ottanta. Con le altrettanto variegate divisioni interne fra integralisti, pragmatici, nel differente calibro culturale e religioso di personalità facenti parte delle ali destra e sinistra del partito. Lo ha raccontato diffusamente uno dei protagonisti, Gianni Baget-Bozzo, prete capace di districarsi fra le stanze vaticane e quelle dei ministeri. (Gianni Baget-Bozzo, Il Partito cristiano al potere. La DC di De Gasperi e di Dossetti 1945/1954, Vallecchi, FI 1974; in controcanto, Giorgio Galli, Storia della Democrazia Cristiana, Laterza, RM/BA 1978). Un cattolicesimo piuttosto singolare visto dal basso, dal lato popolare. Un esempio era ed è il Meridione credente, preso nella confusa mescolanza di magismo e fedeltà parrocchiale. Ancora oggi in alcune chiese di Palermo si pratica l’esorcismo, dopo circa settant’anni dagli studi antropologici di Ernesto De Martino (da rileggere almeno: Sud e magia, ripubblicato da Einaudi nel 2024). Come accadde con sanguinosa evidenza in Spagna, durante la Guerra Civile (sui cui abbondano testi storici, romanzi, film): aspettative oracolari, miracoli, presunte santificazioni, appartennero anche a varie divisioni antifasciste, repubblicane, soprattutto nel Sud del Paese. Cattolicesimo magico, fanatismo clericale, odio viscerale per una chiesa troppo spesso schierata con los terratenientes, los poderosos, con i mafiosi nostrani e i campieri, si mescolarono nelle due penisole. L’appartenenza delle classi contadine e operaie alle organizzazioni sindacali di sinistra senza per questo mancare alla fede nel credo cattolico, è presente anche nel Veneto dei cosiddetti metalmezzadri, contadini e operai, o dei repetini capaci di mille mestieri occasionali, reietti isolati nelle periferie delle zone industriali (Alessandro Casellato, Gilda Zazzara, Renzo e i suoi compagni. Una microstoria sindacale in Veneto, Donzelli, RM 2022, pp. 26; Piero Brunello, Storia d’Italia. Le Regioni Il Veneto, Einaudi TO, 1984 p 877). Quanto all’atteggiamento verso guerra e patriottismo l’analisi si complica ulteriormente, nel tentativo di afferrare soggettività collettive e individuali complesse. Tornando indietro alla Grande Guerra è nota la passione bellica e nazionalista di una parte cospicua del movimento operaio, e per contro, il caso di preti soldati senza fucile, di disertori anarchici, di oppositori tenaci al discorso patrio. E anche per questo aspetto storico-politico la bibliografia è enorme e vi andrebbe dedicata una sezione a sé. Fatta questa breve premessa, vengo alla rivista. La storia delle CdB, sempre viste con sguardo censorio dal Vaticano, la si ricorda per l’emblematico caso di Enzo Bianchi, straordinario Priore a Bose, allontanato dalla sua comunità con un’ingiunzione vaticana. Gli incontri ecumenici di preghiera organizzati dalla CdB pinerolese hanno dato vita al collettivo di autocoscienza maschileplurale. Nella sede valdese Agape, discutono uomini, cristiani, valdesi, atei, persone LGBT+, ebrei, ortodossi, sufi e islamici, nell’ascolto reciproco e nel sostegno a chi vuole riscattarsi dalla pratica della violenza domestica. Soprattutto intensa è l’amicizia con la chiesa valdese (molto presente nelle valli pinerolesi), la comune organizzazione di incontri pubblici e la tessitura di rapporti internazionali. Di questo lavorio rende conto il foglio on line Uomini in cammino. Il rapporto fra religione e violenza come tratto machista-patriarcale è sempre a tema in Viottoli, soprattutto da quando si sono fatti più impetuosi i venti di guerra ed è cresciuta un’idea di una pace aliena da forme romantiche, intesa come capacità di relazione e di cura reciproca fra soggetti, e con la Madre Terra. Analizzo, a titolo di esempio, l’ultimo numero uscito a fine 2025. In copertina sotto il titolo appare la frase alzati e cammina (Atti, 3,6), esortazione e impulso all’azione per cristiani e non, come dimostra la decina di foto scattate durante le manifestazioni contro la guerra in Palestina. Impegno all’azione sollecitato anche nel numero precedente in cui compare – in copertina – il testo di una poesia “[…] Pace sono i covoni che dardeggiano sui campi dell’estate […] pace sono le mani strette degli uomini e il pane caldo sulla tavola del mondo […] Pace. Niente altro. Pace”, tratta da una raccolta del poeta greco Ghiannis Ritsos. L’editoriale a cura del gruppo Donne contro la guerra di cui fa parte Carla Galetto, introduce la Carta dell’impegno per un mondo disarmato-tessere la pace, custodire il futuro, articolato in otto punti. La violenza bellica non è un destino, l’idea del progresso guadagnato a colpi di sfruttamento su tutti i viventi, induce a ragionare sul capitalismo, sulla sicurezza come assurda difesa dei confini tracciati nelle mappe da chi è titolare del Discorso Dominante. Uno sguardo femminista, praticato da sempre dalla rivista, estraneo alle sue diverse polemiche, fasi e spaccature, nella rivendicazione della cura materna verso tutti i figli, a cui anche il maschile deve avere accesso e della cui potenza compassionevole deve farsi carico. I lavori di Maria Zambrano, Simone Weil, Hannah Arendt dettano la differenza fra la pietas greco-romana, virtù maschile piegata all’eroismo, e il com-patire, come forma empatica. Nel passato la rivista ha commentato anche la lettera ai cappellani militari di Lorenzo Milani, a parer mio assai più importante della più famosa rivolta alla professoressa. Un Milani sobrio, pur nel deciso monito al ruolo bellicista svolto dai sacerdoti nei battaglioni, lontano dal sarcasmo e dalle ambigue prese di posizione presenti in altri scritti (Adolfo Scotto di Luzio, L’equivoco Don Milani, Einaudi TO, 2023; a fronte delle azzardate osservazioni di una esperta in tutto, Vanessa Roghi, Una lettera sovversiva. Da Don Milani e De Mauro, il potere delle parole, Laterza RM/BA,2023).  Le letture bibliche svolte nei gruppi ecumenici di Agape non rifiutano nessuna interpretazione, anche quando dissidente, quando non francamente ereticale. Ogni osservazione mette a fuoco l’originale contemporaneità del messaggio cristiano, assai poco incline al cattolicesimo della Chiesa ufficiale, come si ricorda nella sezione Teologia politica e cultura. Il dialogo interreligioso può liberare i credenti dai dogmi, dalle censure, la Chiesa deve riuscire a mettere a frutto le “cosiddette sette ereticali”, restituendo loro dignità e dando così nuova luce a un percorso storico che il Vaticano fatica a riconoscere. Una straordinaria, dolorosa testimonianza è raccontata da Paolo Zambaldi che ha lasciato il sacerdozio dopo dieci anni di riflessione sull’intolleranza della Chiesa di Roma. Una confessione aperta in cui denuncia gli aspetti reazionari, anche nel vicariato di Papa Francesco: la chiusura verso le donne che interrompono una gravidanza indesiderata, “le assurdità mariane” segnate dalla misoginia, la mancanza di ascolto verso le sofferenze dei malati che chiedono di poter mettere fine alla propria vita, la scarsa attenzione verso forme di spiritualità coltivate come vita interiore, come consapevolezza di fare parte di un mondo più ampio, di una coscienza senza confini politici, religiosi, etnici. La rivista ha ospitato spesso analoghe riflessioni critiche e letture evangeliche di numerose teologhe contemporanee, così come di Vito Mancuso, anche lui uscito dal servizio sacerdotale, a cui si devono toccanti lavori sul dolore, sulla sofferenza inflitta ai più fragili, a cui Dio sembra sordo (Il dolore innocente. Handicap, la natura e Dio Garzanti MI, 2023). Mentre il ministro Matteo Piantedosi promette ancora una stretta sui migranti, una ulteriore manovra repressiva interna contro le piazze e contro gli spazi di aggregazione, il tema della migrazione forzata da guerre e disastri ambientali, in questo numero è affidata a due interviste. La nigeriana Aissa continua a coltivare il sogno del ritorno, in un’Africa pacificata; il senegalese Dioncouda, passato dall’inferno libico all’approdo a Lampedusa, presenta un progetto di agricoltura sostenibile sulle colline torinesi, i cui profitti sono inviati in Africa. Le segnalazioni bibliografiche, che di consueto vengono suggerite a fondo rivista da Beppe Pavan, riguardano due saggi su Gesù nel rapporto con il marxismo: Gilberto Squizzato, Il sovversivo di Nazareth. La conversione dell’operaio che non voleva essere il Messia, Gabrielli Editori, San Pietro in Cariano (VE), 2025; Lorenzo Tibaldo, Gesù e Marx. Una società giusta, Le Piccole Pagine, Calendasco (PC) 2025.    Chiudo con un elogio alla Maestritudine, all’educazione alla pace come disobbedienza e dissenso, postura professionale e politica che sempre Carla e Beppe hanno praticato a scuola. Un esempio della responsabilità che abbiamo come adulti e come insegnanti nella gestione del conflitto, nella pratica dell’ascolto dell’altro da sé, nel contrasto alla sterile tolleranza, alla ipocrita inclusività di cui oggi sono affollati i testi ministeriali e gli scritti di non pochi pedagogisti. Mosche cocchiere nella lettura gramsciana, sepolcri imbiancati in quella evangelica, sempre al servizio di chi ha il potere di decidere la guerra, forniscono l’apparato retorico mediante il quale creare un consenso acefalo, proprio nelle aule scolastiche. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente