A Spinetta Marengo i cittadini pagano per sapere quanti PFAS hanno nel sangue

L'INDIPENDENTE - Wednesday, September 23, 2026

A Spinetta Marengo, nell’Alessandrino, dove lo stabilimento Syensqo (ex Solvay) è da anni al centro della contaminazione da PFAS, i cittadini che vogliono sapere autonomamente quanti di questi composti hanno nel sangue devono pagare di tasca propria. Chi non rientra nel biomonitoraggio gratuito avviato dalla Regione Piemonte può infatti sottoporsi alle analisi soltanto a pagamento: nei mesi scorsi, prima dell’attivazione del servizio a Torino, alcuni residenti erano stati costretti persino a recarsi a Milano. Una situazione che torna al centro delle proteste dei comitati locali proprio mentre la Regione ha concesso allo stabilimento una nuova autorizzazione ambientale, contestata dagli ambientalisti anche per i ritardi sulla bonifica e sulla presa in carico sanitaria della popolazione esposta.

La situazione è tornata a scaldarsi in seguito all’incontro pubblico del 17 settembre al Marengo Museum, dove l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi ha illustrato insieme alla task force sui PFAS il nuovo quadro autorizzativo. La Conferenza dei servizi si era conclusa il 5 agosto stabilendo, tra le altre cose, la cessazione della produzione di cC6O4 dal 1° gennaio 2027, nuovi limiti alle emissioni e ulteriori monitoraggi ambientali e sanitari. Durissima la lettura della Rete Ambientalista, che ha definito la nuova AIA una «licenza di uccidere», contestando anche il biomonitoraggio portato avanti dalla Regione, giudicato troppo limitato rispetto alla popolazione potenzialmente interessata. Gli attivisti del Comitato Stop Solvay hanno denunciato come nemmeno l’atto definitivo dell’autorizzazione sia stato ancora reso pubblico: una circostanza che impedisce di verificare nel dettaglio prescrizioni, scadenze e obblighi imposti alla società. Nel novembre 2025 il Tar Piemonte aveva riconosciuto il diritto di accedere ai dati completi sulle emissioni dello stabilimento, ordinando la pubblicazione di documenti precedentemente oscurati per ragioni legate alla riservatezza industriale. Per il Comitato, dopo sei anni di procedimento non bastano gli impegni annunciati: servono «date, quantità, controlli e responsabilità verificabili».

Un altro punto sollevato dagli ambientalisti riguarda la bonifica interna del polo. Secondo Stop Solvay, il problema non può essere circoscritto alle emissioni presenti e future: occorre intervenire anche sull’eredità lasciata da decenni di attività industriale nei terreni, negli impianti e nelle matrici contaminate. Il Comitato chiede quindi di conoscere tempi, risorse, interventi e responsabilità previsti per il risanamento del sito. Al centro delle contestazioni rimane soprattutto la salute dei residenti. Al 17 settembre risultavano 1.120 cittadini aderenti al biomonitoraggio, con una cinquantina di campioni ancora da analizzare. Per concentrazioni superiori ai 20 ng/ml della somma dei PFAS considerati dal protocollo, le indicazioni regionali prevedono un intervento attivo del medico e ulteriori approfondimenti. Stop Solvay chiede però di sapere quando saranno effettivamente contattate tutte le persone interessate, quali esami verranno garantiti e con quali tempi, oltre a sollecitare l’allargamento del monitoraggio oltre i tre chilometri dal polo (stabilito nell’aprile 2025, mentre prima riguardava i residenti entro i soli 500 metri).

A questo si aggiunge la questione degli esami richiesti autonomamente dai cittadini. A maggio alcuni cittadini di Spinetta Marengo avevano denunciato di non poter effettuare le analisi dei PFAS nel sangue presso il laboratorio pubblico di Tossicologia di Torino e di essere quindi costretti a rivolgersi a strutture di Milano, sostenendo personalmente il costo degli esami. La polemica era stata alimentata anche dal fatto che nel capoluogo piemontese esisteva già la strumentazione necessaria per eseguire questo tipo di analisi, acquistata con fondi pubblici. La Regione aveva spiegato che si trattava di una sospensione temporanea, legata alla necessità di definire le modalità di accesso e le relative tariffe. Poche settimane dopo, il 29 maggio, la stessa Regione annunciò che i cittadini avrebbero potuto effettuare prelievi e analisi anche presso il laboratorio di Tossicologia dell’Università di Torino, alla Città della Salute e della Scienza–CTO. L’accesso, tuttavia, non è gratuito: il comunicato regionale aveva specificato che il servizio è disponibile «secondo il tariffario che sarà predisposto». Diverso resta il percorso di biomonitoraggio organizzato dalla Regione, gratuito per i soggetti arruolati nel programma istituzionale.

Lo scorso giugno, la giudice per l’udienza preliminare Arianna Ciavattini ha rinviato a giudizio due ex direttori di stabilimento di Syensqo Solvay di Spinetta Marengo, accusati di disastro ambientale colposo per l’inquinamento da PFAS. Il processo si aprirà il prossimo 16 novembre. Insieme a due manager, la gip ha chiamato in causa anche la Solvay Specialty Polymers spa come responsabile civile. Negli ultimi due anni Syensqo Solvay ha versato oltre 2,5 milioni di euro a titolo di risarcimento ad alcune delle circa 300 parti civili costituitesi nel procedimento avviato nel 2024. Gli accordi economici hanno progressivamente ridotto il numero dei soggetti presenti nel processo: tra questi anche Medicina Democratica, che ha accettato 50mila euro, e i Comuni di Alessandria e Montecastello, ai quali sono stati riconosciuti 100mila euro ciascuno. Hanno inoltre lasciato il procedimento numerosi cittadini, risarciti con somme comprese tra 3.500 e 8mila euro.

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