A Spinetta Marengo i cittadini pagano per sapere quanti PFAS hanno nel sangueA Spinetta Marengo, nell’Alessandrino, dove lo stabilimento Syensqo (ex Solvay)
è da anni al centro della contaminazione da PFAS, i cittadini che vogliono
sapere autonomamente quanti di questi composti hanno nel sangue devono pagare di
tasca propria. Chi non rientra nel biomonitoraggio gratuito avviato dalla
Regione Piemonte può infatti sottoporsi alle analisi soltanto a pagamento: nei
mesi scorsi, prima dell’attivazione del servizio a Torino, alcuni residenti
erano stati costretti persino a recarsi a Milano. Una situazione che torna al
centro delle proteste dei comitati locali proprio mentre la Regione ha concesso
allo stabilimento una nuova autorizzazione ambientale, contestata dagli
ambientalisti anche per i ritardi sulla bonifica e sulla presa in carico
sanitaria della popolazione esposta.
La situazione è tornata a scaldarsi in seguito all’incontro pubblico del 17
settembre al Marengo Museum, dove l’assessore regionale alla Sanità Federico
Riboldi ha illustrato insieme alla task force sui PFAS il nuovo quadro
autorizzativo. La Conferenza dei servizi si era conclusa il 5 agosto stabilendo,
tra le altre cose, la cessazione della produzione di cC6O4 dal 1° gennaio 2027,
nuovi limiti alle emissioni e ulteriori monitoraggi ambientali e sanitari.
Durissima la lettura della Rete Ambientalista, che ha definito la nuova AIA una
«licenza di uccidere», contestando anche il biomonitoraggio portato avanti dalla
Regione, giudicato troppo limitato rispetto alla popolazione potenzialmente
interessata. Gli attivisti del Comitato Stop Solvay hanno denunciato come
nemmeno l’atto definitivo dell’autorizzazione sia stato ancora reso pubblico:
una circostanza che impedisce di verificare nel dettaglio prescrizioni, scadenze
e obblighi imposti alla società. Nel novembre 2025 il Tar Piemonte aveva
riconosciuto il diritto di accedere ai dati completi sulle emissioni dello
stabilimento, ordinando la pubblicazione di documenti precedentemente oscurati
per ragioni legate alla riservatezza industriale. Per il Comitato, dopo sei anni
di procedimento non bastano gli impegni annunciati: servono «date, quantità,
controlli e responsabilità verificabili».
Un altro punto sollevato dagli ambientalisti riguarda la bonifica interna del
polo. Secondo Stop Solvay, il problema non può essere circoscritto alle
emissioni presenti e future: occorre intervenire anche sull’eredità lasciata da
decenni di attività industriale nei terreni, negli impianti e nelle matrici
contaminate. Il Comitato chiede quindi di conoscere tempi, risorse, interventi e
responsabilità previsti per il risanamento del sito. Al centro delle
contestazioni rimane soprattutto la salute dei residenti. Al 17 settembre
risultavano 1.120 cittadini aderenti al biomonitoraggio, con una cinquantina di
campioni ancora da analizzare. Per concentrazioni superiori ai 20 ng/ml della
somma dei PFAS considerati dal protocollo, le indicazioni regionali prevedono un
intervento attivo del medico e ulteriori approfondimenti. Stop Solvay chiede
però di sapere quando saranno effettivamente contattate tutte le persone
interessate, quali esami verranno garantiti e con quali tempi, oltre a
sollecitare l’allargamento del monitoraggio oltre i tre chilometri dal polo
(stabilito nell’aprile 2025, mentre prima riguardava i residenti entro i soli
500 metri).
A questo si aggiunge la questione degli esami richiesti autonomamente dai
cittadini. A maggio alcuni cittadini di Spinetta Marengo avevano denunciato di
non poter effettuare le analisi dei PFAS nel sangue presso il laboratorio
pubblico di Tossicologia di Torino e di essere quindi costretti a rivolgersi a
strutture di Milano, sostenendo personalmente il costo degli esami. La polemica
era stata alimentata anche dal fatto che nel capoluogo piemontese esisteva già
la strumentazione necessaria per eseguire questo tipo di analisi, acquistata con
fondi pubblici. La Regione aveva spiegato che si trattava di una sospensione
temporanea, legata alla necessità di definire le modalità di accesso e le
relative tariffe. Poche settimane dopo, il 29 maggio, la stessa Regione annunciò
che i cittadini avrebbero potuto effettuare prelievi e analisi anche presso il
laboratorio di Tossicologia dell’Università di Torino, alla Città della Salute e
della Scienza–CTO. L’accesso, tuttavia, non è gratuito: il comunicato regionale
aveva specificato che il servizio è disponibile «secondo il tariffario che sarà
predisposto». Diverso resta il percorso di biomonitoraggio organizzato dalla
Regione, gratuito per i soggetti arruolati nel programma istituzionale.
Lo scorso giugno, la giudice per l’udienza preliminare Arianna Ciavattini ha
rinviato a giudizio due ex direttori di stabilimento di Syensqo Solvay di
Spinetta Marengo, accusati di disastro ambientale colposo per l’inquinamento da
PFAS. Il processo si aprirà il prossimo 16 novembre. Insieme a due manager, la
gip ha chiamato in causa anche la Solvay Specialty Polymers spa come
responsabile civile. Negli ultimi due anni Syensqo Solvay ha versato oltre 2,5
milioni di euro a titolo di risarcimento ad alcune delle circa 300 parti civili
costituitesi nel procedimento avviato nel 2024. Gli accordi economici hanno
progressivamente ridotto il numero dei soggetti presenti nel processo: tra
questi anche Medicina Democratica, che ha accettato 50mila euro, e i Comuni di
Alessandria e Montecastello, ai quali sono stati riconosciuti 100mila euro
ciascuno. Hanno inoltre lasciato il procedimento numerosi cittadini, risarciti
con somme comprese tra 3.500 e 8mila euro.
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