
Perché L’Indipendente non tratta (quasi) mai notizie di cronaca
L'INDIPENDENTE - Tuesday, September 22, 2026Muore Ramy Elgaml e per giorni la politica discute di polizia, sicurezza e periferie. Scoppiano gli scontri al corteo contro la TAV e il Paese si divide tra chi sta con gli agenti e chi è accusato di fiancheggiare i violenti. Un gioielliere viene condannato per aver ucciso due rapinatori: pronto il dibattito sulla difesa sempre legittima oppure no. Uno straniero commette un crimine e si torna a parlare dell’emergenza immigrazione, lo commette un minorenne ed ecco i maranza e le baby gang. Cambia il fatto, cambia il tema, ma il meccanismo resta sempre lo stesso: la cronaca detta l’agenda dei media e l’agenda dei media detta l’agenda politica.
Gli studiosi lo chiamano “agenda setting”: i media non decidono per forza cosa dobbiamo pensare, ma hanno un enorme potere nel decidere a cosa dobbiamo pensare. Ci dicono che questo significa seguire l’attualità. Non è vero. L’attualità non esiste in natura: viene scelta. Ogni giorno si decide arbitrariamente quali fatti meritano una prima pagina, un inviato, una settimana di talk show. E quella scelta decide anche di cosa parlerà la politica e su cosa saremo chiamati a schierarci. La cronaca è perfetta per questo gioco: ha una vittima e un colpevole con i loro volti da amare o da odiare. Produce immediatamente paura, rabbia, indignazione, e quindi ascolti. E soprattutto permette di ridurre problemi complessi a domande semplici: con la polizia o contro la polizia? Contro l’immigrazione o per l’integrazione? Più carcere o più educazione? Con i manifestanti o con la polizia? Il pubblico viene diviso in tifoserie. Non gli si chiede di capire, ma solo di scegliere una parte.
Mentre discutiamo del caso del giorno, tutto il resto sparisce. Decidendo a cosa dobbiamo pensare, contemporaneamente i media decidono anche a cosa non dobbiamo pensare. I salari reali non hanno un volto, il riarmo europeo non ha una scena del crimine, lo smog non ha un colpevole sotto la cui casa inviare la troupe televisiva. Eppure sono temi che incidono sulla vita di milioni di persone e, nel caso dell’inquinamento, provocano ogni anno decine di migliaia di morti premature. Tutto senza produrre settimane di dirette, né plastici in studio o titoli a tutta pagina. La cronaca è un grande strumento di distrazione di massa: il cittadino passa continuamente da un’indignazione all’altra, guarda, commenta, prende posizione, ma resta dentro uno spettacolo costruito da altri. Mentre le cose realmente importanti accadono senza lasciare traccia sul racconto mediatico.
L’Indipendente ha scelto di provare a costruire un altro modello di informazione. Non vogliamo inseguire ogni giorno il fatto che genera più paura, dirvi chi dovete odiare oggi, né inondare il lettore di articoli pieni di fatti che non aiutano a capire nulla. Se, talvolta, partiamo da un fatto di cronaca è perché crediamo che quel fatto serva a spiegare qualcosa di più grande. E allora cerchiamo i numeri, il contesto, le cause, gli interessi e le responsabilità. Possiamo farlo perché non abbiamo partiti da servire contribuendo a portare acqua al mulino della narrazione di qualche candidato. Ecco perché non parliamo quasi mai di cronaca: non vogliamo inseguire il caso che tutti stanno raccontando, vogliamo capire quali sono i fatti che davvero meritano di essere raccontati. E costruire un’agenda diversa.
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