Un italiano è stato premiato al più importante concorso di astrofotografia al mondo

L'INDIPENDENTE - Monday, September 21, 2026

Un groviglio di rami di baobab visto dal basso e, sopra, un cielo attraversato da cerchi colorati che tracciano il passaggio delle stelle nel cielo notturno. Con questa immagine, intitolata Botswana star trail, l’astrofotografo milanese Stefano Pellegrini ha conquistato il primo posto nella categoria Skyscapes dello Zwo Astronomy Photographer of the Year, il concorso di astrofotografia organizzato dal Royal Observatory di Greenwich e considerato il più importante al mondo. Pellegrini aveva già visto tre suoi scatti scelti dalla NASA come Astronomy Picture of the Day, il sito che dal 1995 pubblica ogni giorno un’immagine dell’universo accompagnata dalla spiegazione di un astronomo professionista.

La foto è stata realizzata il 24 agosto 2025 nel Parco Nazionale di Nxai Pan, in Botswana. Pellegrini ha raccontato di essersi sentito come dentro una cattedrale gotica, con i tronchi degli alberi a fare da colonne e i rami a disegnare volte e archi. Per restituire quella prospettiva ha sistemato la fotocamera quasi a terra, puntata verso l’alto, e l’ha lasciata lavorare per tutta la notte con le sue impostazioni abituali. La mattina dopo il conteggio era di 340 fotografie scattate nell’arco di quattro ore, poi combinate una sull’altra per ottenere le scie luminose che danno all’immagine il suo aspetto quasi psichedelico.

Il concorso è nato nel 2009, durante l’Anno internazionale dell’astronomia, per iniziativa del Royal Observatory, l’osservatorio londinese sede del meridiano di Greenwich. La diciottesima edizione ha raccolto quasi quattromila immagini da 66 Paesi, e le opere premiate vengono esposte al National Maritime Museum di Londra. Ai vincitori di categoria come Pellegrini vanno 1.500 sterline, mentre le 10.000 del titolo assoluto sono andate ad Ali Alobaidly, primo fotografo del Kuwait a vincere il concorso, con The Quiet Predator, un ritratto della Nebulosa Squalo che si è imposto anche nella categoria Stars and Nebulae. Fra gli altri premiati figurano il portoghese Miguel Claro, con una regione attiva sulla superficie del Sole, il ceco Petr Horalek, con Venere accanto al bordo della Luna, e il bulgaro Radoslav Sviretsov, con un’aurora boreale sopra una chiesa islandese, mentre il riconoscimento per i giovani è andato al quindicenne greco Nikolaos Strimpoulis per una foto della Luna. Per l’Italia è il secondo anno consecutivo con una categoria vinta, dopo il primo posto di Marcella Giulia Pace in Our Moon nel 2025.

Resta, nel racconto di Pellegrini, un dettaglio che va oltre l’estetica. Unendo gli scatti si è accorto di quanto il cielo africano fosse diverso da quello europeo per la sola quantità di stelle visibili. In Botswana, ha spiegato, l’inquinamento luminoso è assente e ogni porzione della volta celeste ne era piena. Il confronto pesa soprattutto per chi guarda il cielo dall’Italia. Secondo l’atlante mondiale della luminosità artificiale del cielo pubblicato nel 2016 su Science Advances, la Via Lattea è ormai invisibile per più di un terzo dell’umanità e per il 60% degli europei, e il territorio italiano risulta, insieme a quello sudcoreano, il più inquinato dalla luce artificiale fra i Paesi del G20. 

[Immagine di copertina di Stefano Pellegrini]

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