
Misurare la grave marginalità
Pressenza - Monday, September 21, 2026Come si ricorderà, durante i giorni 26, 28 e 29 gennaio scorsi fu realizzata nei 14 Comuni centro di area metropolitana la Rilevazione delle persone senza dimora promossa e coordinata dall’ISTAT, con l’obiettivo di scattare una fotografia puntuale delle forme più gravi di esclusione abitativa. La Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora – fio.PSD fu incaricata dall’ISTAT della conduzione operativa della rilevazione, a partire dalla campagna nazionale Tutti Contano , utile per sensibilizzare, comunicare e reclutare migliaia di volontari e operatori che hanno effettuato le attività di conteggio e condotto le interviste in profondità.
Un interessante Discussion paper pubblicato da fio.PSD, dopo i primi risultati diffusi nella Nota ISTAT del 25 marzo, punta a costruire una lettura collettiva e condivisa dei dati presentati alla luce delle esperienze sul campo, delle competenze in materia e delle conoscenza del territorio. Il documento si articola in diverse aree tematiche – sintesi dei risultati del conteggio delle persone senza dimora, riflessioni sul target per studiare il fenomeno, rappresentatività e comparabilità dei dati, visibilità delle categorie sottorappresentate, governance del processo a regia pubblica, dimensione etica della rilevazione – e si chiude con riflessioni sulle prospettive future per lo sviluppo di un osservatorio integrato e permanente della grave marginalità adulta.
Partiamo dai dati: la geografia dell’ homelessness vede Roma con il valore assoluto più elevato (2.621 persone, di cui 1.299 in strada), seguita da Milano (1.641, di cui 601 in strada), Torino (1.036, di cui 372 in strada), Napoli (1.029, di cui 566 in strada) e Genova (803, di cui 529 in strada). Casi eccezionali sono rappresentati da Reggio Calabria, con il numero più basso di PSD (31, di cui 14 in strada) e Messina (129, di cui 25 in strada). L’osservazione del genere mostra una componente femminile minore. Le donne senza dimora in struttura sono decisamente più numerose di quelle incontrate in strada. Dal conteggio realizzato, le donne in struttura risultano essere 1.189, cioè il 21,4% delle persone senza dimora ospitate nelle strutture (5.563), con valori più alti a Milano (26,3%), Roma (25,6%) e Catania (23,6%), mentre le donne in strada sono 402, cioè circa il 12% di 3.355 ovvero il numero di persone per cui è stato possibile distinguere il sesso nel conteggio notturno in strada. La nazionalità straniera è una caratteristica dell’homelessness sia in struttura che in strada: nelle strutture di accoglienza notturna le persone di nazionalità straniera sono oltre i due terzi del totale, 3.838, pari al 69% di 5.563; mentre le persone di nazionalità italiana sono 1.725, ovvero il 31% delle persone complessivamente presenti in struttura il 26 gennaio. Alcune città registrano una presenza numerosa: Torino, Milano, Firenze e Bari sono i quattro comuni che ospitano circa l’80% delle PSD straniere. Mentre, Genova, Napoli e Cagliari ospitano la maggior parte di PSD di nazionalità italiana. In strada, le PSD straniere, tra quelle per cui è stato possibile identificare la nazionalità, sono il 70,6%. Rispetto all’età, i giovani tra 18 e i 30 anni accolti in struttura sono il 15,3% (851 persone) delle persone, con una maggiore presenza in alcune città del Sud e delle Isole (Bari 31,2%, Catania 39,3% e Messina 25,0%), ma anche a Milano e Torino la loro presenza è relativamente elevata (20,5% e 17,5% rispettivamente). Diversamente, meno di un quarto delle PSD ospitate supera i 60 anni di età (1.299 persone, ovvero il 23,4%) con picchi su Roma (33,1%), Napoli (29,8%) e Genova (29,6%). In strada, i giovani 18–30 anni sono il 16,2 %, mentre la maggior parte delle persone per le quali è stato possibile identificare l’età durante il conteggio notturno, appartiene alla fascia di età 31–60 anni (73,2%) e gli over 60 sono il 10,6%.
“La rilevazione, si legge nel documento pubblicato da fio.PSD, restituisce una fotografia della homelessness in strada e in strutture di prima accoglienza, evidenziando una carenza numerica – misurata nella notte del 26 gennaio – tra bisogno osservato e risposta disponibile. I dati sulla capienza delle strutture offrono un’evidenza quantitativa significativa di questo squilibrio che si presta evidentemente a diverse interpretazioni circa i posti letti disponibili o inutilizzati. Il rapporto tra posti letto disponibili e persone senza dimora rilevate è del 66,5%: su 10 persone che avrebbero bisogno di un posto dove stare, circa 4 rimangono senza copertura. Al tempo stesso, il rapporto tra ospiti censiti in struttura e totale delle persone senza dimora è dell’83%, il che significa che, pur in presenza di posti disponibili, circa il 17% rimane inutilizzato”.
Sulla base delle riflessioni raccolte dai soci e dal Comitato Scientifico, fio.PSD formula le seguenti raccomandazioni prioritarie: allargare progressivamente il perimetro di osservazione includendo le altre categorie ETHOS (la Classificazione europea dei Senza Dimora e dell’esclusione abitativa con una strategia graduale e condivisa: senza tetto, ovvero senza riparo di alcun genere, dormendo in modo approssimativo; senza casa, ovvero con un posto dove dormire ma temporaneamente nelle istituzioni o nei rifugi; sistemazioni insicure, ovvero minacciati di grave esclusione a causa di tenute insicure, sfratti, violenza domestica; sistemazioni inadeguate in roulotte su campeggi illegali, in alloggi inadeguati, in sovraffollamento estremo); integrare la metodologia PiT (Point-in-Time, una tecnica di ricerca statistica utilizzata per contare e analizzare la popolazione dei senza tetto o persone senza dimora in una singola notte e in un intervallo di tempo prestabilito) con appuntamenti ripetuti nell’anno e con approcci complementari che colgano la dimensione dinamica e stagionale del fenomeno e che diano evidenza anche alle categorie più difficili da raggiungere e invisibilizzate; investire nella formazione relazionale e culturale dei rilevatori; coinvolgere i professionisti del settore, i ministeri competenti, le amministrazioni locali, il Terzo Settore e le reti nazionali fin dalle fasi iniziali di progettazione della rilevazione; prevedere strumenti tradotti e la presenza di mediatori culturali come standard di una rilevazione della grave marginalità; avviare un percorso verso un Osservatorio permanente della grave marginalità adulta, che integri dati statistici, amministrativi e del Terzo Settore e che produca evidenze periodiche; orientare la lettura dei dati verso la co-programmazione delle politiche e la prevenzione della marginalità.
Qui il documento: https://www.fiopsd.org/wp-content/uploads/2026/07/Discussion-Paper-2026.pdf.