
Nel segno di Basaglia e di Nagasaki
Pressenza - Saturday, September 19, 2026A Trieste il 21 settembre la Peace Walk: pace, disarmo nucleare e solidarietà ai migranti. Dalla memoria di Nagasaki al sostegno a chi fugge dalle guerre: nel Giorno internazionale della Pace un percorso nel segno della nonviolenza, con un collegamento internazionale con Israele e Palestina
Trieste si prepara a vivere il 21 settembre, Giornata internazionale della Pace, con una mobilitazione che unisce il rifiuto della guerra, la richiesta di disarmo nucleare, la solidarietà alle persone migranti e il dialogo tra popoli. L’iniziativa si inserisce nel percorso della Peace Walk to Jerusalem e della 4a Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, proponendo una giornata nella quale la pace non venga soltanto celebrata come ideale, ma vissuta come impegno concreto nella città.
La data non è casuale. Il 21 settembre è stato istituito dalle Nazioni Unite come Giornata internazionale della Pace e dal 2001 è indicato dall’Assemblea generale anche come giornata dedicata alla nonviolenza e al cessate il fuoco. Per il 2026 l’ONU ha scelto il tema “Invest in Peace – For Everyone, Everywhere, Every Day”, invitando a considerare la costruzione della pace come un investimento quotidiano nelle persone, nel dialogo, nella dignità e nella cooperazione.
Dal Parco di San Giovanni, nel segno di Basaglia e di Nagasaki
Il programma triestino prenderà il via alle 17.30 al Kaco di Nagasaki, presso lo studio che fu di Franco Basaglia, in via Costantinides 2, nel Parco di San Giovanni. Qui il primo momento di riflessione sarà dedicato a un tema particolarmente significativo per una città che vive il rapporto con il mare, i confini e l’Europa: “Il Golfo di Trieste e il Trattato per la proibizione delle armi nucleari”.
La scelta del luogo collega così due simboli potenti: da una parte l’esperienza di Basaglia, che a Trieste trasformò radicalmente il modo di guardare alla persona e alla sofferenza, dall’altra la memoria di Nagasaki, città devastata dalla bomba atomica. La pace viene dunque proposta anche come superamento della cultura della guerra e della logica secondo cui la sicurezza possa essere affidata alla minaccia permanente della distruzione.
Il tema del disarmo acquista particolare rilievo in una fase internazionale nella quale il rischio nucleare continua a essere una delle grandi questioni della sicurezza globale. Non a caso, nel calendario delle Nazioni Unite il 26 settembre è dedicato alla Giornata internazionale per la totale eliminazione delle armi nucleari.
Una marcia che attraversa la città
Dopo il momento iniziale nel Parco di San Giovanni, la Peace Walk proseguirà a piedi verso il centro di Trieste. È prevista una sosta in Largo Bonifacio, all’inizio di viale XX Settembre, con un momento di volantinaggio rivolto ai cittadini.
L’idea è quella di trasformare la marcia in un’occasione di incontro con la città, portando il messaggio della nonviolenza fuori dai luoghi tradizionali della discussione politica e culturale. Camminare insieme diventa così un gesto semplice ma simbolico: attraversare lo spazio urbano per affermare che la pace riguarda tutti e non può essere delegata soltanto alle istituzioni o ai governi.
È, del resto, lo stesso principio sottolineato quest’anno dalle Nazioni Unite, che indicano nei cittadini, nelle associazioni, nei volontari e nelle comunità locali quelli che vengono definiti gli “architetti quotidiani della pace”. La costruzione della pace, ricorda l’ONU, passa anche dai quartieri, dalle scuole e dagli spazi della vita quotidiana.
Dalla guerra alle migrazioni: “I nostri migranti vengono da Paesi distrutti dalle guerre”
La marcia raggiungerà quindi piazza del Mondo, nella zona di Libertà e della Stazione. Qui il messaggio della giornata si intreccerà con quello della solidarietà ai migranti, attraverso un appello a sostenere Linea d’Ombra, realtà impegnata nell’accoglienza e nell’aiuto alle persone migranti che transitano da Trieste.
Il collegamento tra guerre e migrazioni sarà uno dei fili conduttori dell’iniziativa. “I nostri migranti vengono da Paesi distrutti dalle guerre” è il messaggio scelto per richiamare l’attenzione su una realtà spesso rimossa dal dibattito pubblico: dietro molti percorsi migratori vi sono conflitti armati, instabilità, povertà e distruzioni che costringono milioni di persone a lasciare le proprie case.
La pace, dunque, non viene considerata soltanto come assenza di combattimenti, ma come condizione necessaria per garantire sicurezza, dignità e futuro. È una prospettiva coerente con quella delle Nazioni Unite, che nel 2026 sottolineano come la pace sia inseparabile dalla dignità, dai diritti umani, dalla cooperazione e dalla costruzione di comunità inclusive.
Un dolce da condividere e un aiuto concreto
A piazza del Mondo la partecipazione assumerà anche una dimensione conviviale e concreta. Ai partecipanti viene chiesto di portare un dolce da condividere e un contributo da consegnare, trasformando la manifestazione in un momento di socialità e solidarietà.
È un altro modo per sottolineare che la cultura della pace non nasce soltanto dalle grandi dichiarazioni internazionali, ma anche da gesti elementari di condivisione. La pace si costruisce infatti creando relazioni, riconoscendo l’altro e mettendo a disposizione qualcosa di proprio.
Alle 20.15 il ponte con Israele e Palestina
La giornata si concluderà alle 20.15 con una diretta internazionale che permetterà di collegare Trieste con esperienze di pace maturate direttamente nel contesto israelo-palestinese.
Parteciperanno Standing Together, Combatants for Peace, Israelis & Palestinians for Peace e la Waldorf School, realtà accomunate dall’impegno per il dialogo, la convivenza e la ricerca di alternative alla logica della contrapposizione armata.
Il collegamento assume un significato particolare proprio perché porta dentro la Giornata Internazionale della Pace le voci di persone che vivono direttamente le conseguenze del conflitto e che, nonostante le divisioni, continuano a lavorare per costruire spazi di incontro.
Trieste diventa così, per una sera, un punto di collegamento tra il Mediterraneo, l’Europa e Gerusalemme: una città di confine che sceglie di interrogarsi sul significato dei confini, delle guerre e delle possibilità di convivenza.
La Peace Walk del 21 settembre propone quindi un itinerario che parte dalla memoria di Nagasaki, passa attraverso la storia di Basaglia, arriva alla solidarietà con i migranti e si apre infine al dialogo con Israele e Palestina. Una sequenza che restituisce alla parola “pace” il suo significato più concreto: disarmo, nonviolenza, accoglienza, dialogo e responsabilità.
In un mondo nel quale, come osserva l’ONU, i conflitti continuano ad allargarsi e il dialogo appare sempre più difficile, l’invito della giornata è a non considerare la pace come un’attesa passiva. La pace, afferma il messaggio delle Nazioni Unite per il 2026, richiede azione, diplomazia, dialogo e partecipazione dal basso.
Ed è proprio questo il senso della marcia triestina: camminare per la pace, ma soprattutto camminare insieme, trasformando una giornata internazionale in un appuntamento concreto di cittadinanza, memoria e solidarietà.