
A Gaza non è crollato soltanto un palazzo
Comune-info - Friday, September 18, 2026
Foto di Emad El Byed su UnsplashDi fronte a ciò che continua ad avvenire ogni giorno a Gaza, sembra che sia l’umanità intera a essere calpestata. Come se non ci fosse più scampo. Lo racconta, più di ogni discorso, il crollo del palazzo già ferito dai bombardamenti, dove avevano trovato riparo famiglie senza altra casa. Tra le vittime molti bambini e bambine. Dalle macerie continuavano a provenire gemiti e richieste d’aiuto, mentre i soccorritori scavavano con le mani, privati dei mezzi pesanti necessari a sollevare le lastre di cemento.
È un’immagine che dice fino a quale abisso possa precipitare l’intelligenza quando si separa dai sentimenti e dalla compassione.
Omer Bartov, storico israelo-statunitense della Brown University e tra i maggiori studiosi della Shoah e dei genocidi (in un’intervista concessa a Lucia Capuzzi per Avvenire) denuncia «decenni di rimozione e disumanizzazione dei palestinesi…». Un processo penetrato nella cultura, nell’educazione, nelle scuole e nelle famiglie, fino a trasformare il vicino in nemico, il suo volto in bersaglio, perfino il bambino in una minaccia futura.
Nessuna atrocità nasce improvvisamente: viene preparata dalle parole, dalle paure coltivate e dall’abitudine a considerare alcune vite meno degne delle altre. Per uscire dall’abisso non basta un nuovo programma politico. Occorre recuperare la magnifica humanitas alla quale ogni persona appartiene. Restare umani non è uno slogan consolatorio: è l’atto più profondo, esigente e rivoluzionario che oggi ci sia chiesto.
Tonio Dell’Olio, Mosaico di pace
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