Un suicidio di carta

Comune-info - Thursday, September 17, 2026

Qualche giorno fa, nella “Piazza del Mondo” di Trieste, abbiamo assistito a un suicidio: un suicidio di carta, ma pur sempre un suicidio, quando le carte dello Stato sono metà della tua vita – sono la tua “persona”, la tua maschera sociale, la tua possibilità di esistere per qualche tempo in questa società.

Un ragazzo è venuto al tavolo dove si preparava la distribuzione della cena, chiedendo di mangiare. Gli è stato detto di mettersi in fila insieme agli altri che, seduti sul bordo dell’aiuola, attendevano l’offerta della cena, come avviene ogni sera. Il ragazzo, allora, in piedi accanto al tavolo, ha estratto da un sacchetto di plastica tutti i suoi documenti e li ha minuziosamente fatti a pezzi. Poi, senza dire una parola, si è allontanato.

Un gesto estremo per un migrante distruggere i documenti della questura: l’identità faticosamente strappata dopo il cammino rischioso di mesi o anni, dopo l’attesa umiliante della grazia di poter esistere in questo paese – non un diritto, ma una concessione sovrana. Un gesto disperato nella sproporzione fra la richiesta di mettersi in fila, che non è un rifiuto, ma un accenno agli altri che attendevano.

Il giovane è scomparso lasciandoci fra le mani lo scopo della sua lotta per sopravvivere, ridotto a carta straccia.

È facile scriverne seduto sul divano: ecco quella che è stata chiamata la “differenza abissale” fra noi e loro… A loro il rischio dell’abisso. A noi la possibilità di lamentarcene pietosamente.

L'articolo Un suicidio di carta proviene da Comune-info.