La guerra all’Iran prosciuga gli arsenali USA: 33 miliardi di costi e scorte militari in crisi

L'INDIPENDENTE - Wednesday, September 16, 2026

La guerra in Iran sta mettendo sotto pressione le casse e la capacità di produzione bellica industriale degli Stati Uniti: smentendo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, infatti, un rapporto ufficiale del Dipartimento della Guerra (DoW) presentato al Congresso ha confermato che quella denominata “Operazione Epic Fury” (OEF) ha causato una notevole carenza di munizioni negli arsenali militari e che nei primi quattro mesi di guerra – nel periodo compreso tra il 28 febbraio e il 29 giugno – gli USA hanno sborsato 33,4 miliardi di dollari per sostenere i costi del conflitto contro Teheran. Secondo l’Ufficio dell’Ispettore Generale del DoW, “la spesa per munizioni nell’ambito dell’operazione Epic Fury ha comportato carenze strategiche nelle scorte e ha rivelato colli di bottiglia a livello industriale per il rifornimento di munizioni”. Solo a luglio, il capo della Casa Bianca aveva assicurato in un’intervista al Wall Street Journal che gli Stati Uniti hanno «molte più munizioni di chiunque altro al mondo, e molte più di quelle di cui abbiamo bisogno».

Nello specifico, il Dipartimento della Guerra americano ha stimato che dei 33,4 miliardi di dollari spesi per sostenere le operazioni belliche, 7,4 riguardano i costi incrementali per l’operazione OEF; 22,3 miliardi di dollari sono relativi alle munizioni consumate e 3,7 miliardi di dollari comprendono le perdite di equipaggiamento. La cifra però non include i costi per le riparazioni delle infrastrutture bombardate: le spese di riparazione delle basi militari danneggiate in Medio Oriente rimane, infatti, ancora da definire, considerato non solo che la guerra è tutt’altro che conclusa, ma anche che non è ancora chiaro se e quali basi verranno ricostruite. Secondo una stima interna del Pentagono riferita dai media statunitensi, la cifra complessiva che include le riparazioni alle basi statunitensi danneggiate, la sostituzione degli aerei distrutti e il rifornimento delle scorte di armi ammonta a circa 80 – 100 miliardi di dollari. Il Congressional Budget Office (CBO) – un organismo indipendente del Congresso USA – invece, ha stimato che dall’inizio del conflitto fino al primo agosto, la guerra è costata agli Stati Uniti 38 miliardi di dollari, circa tre miliardi in più ogni mese.

I costi sono alimentati proprio dalla stessa necessità di aumentare la produzione di armi, in particolare munizioni, data la loro conclamata carenza: come si legge nel rapporto del Pentagono, infatti, il Dipartimento della Guerra “sta lavorando per snellire i processi di approvvigionamento e i tempi di produzione, nonché per costituire scorte di materiali critici, componenti e munizionamento selezionato, al fine di rispondere rapidamente a eventuali situazioni di emergenza”. Il documento spiega inoltre che l’obiettivo è espandere la capacità degli impianti della base industriale – sfruttando i poteri conferiti dalla legge – mettendo in sicurezza le catene di approvvigionamento critiche e integrandosi con gli alleati per compensare la riduzione delle scorte statunitensi, aggiungendo anche che “la base industriale della difesa richiede tempi di realizzazione significativi per espandere le capacità produttive”. La relazione segnala poi importanti criticità nella produzione di motori a propellente solido, nella disponibilità di esplosivi e propellenti di alta qualità e nel reclutamento di manodopera specializzata per la produzione. Secondo il documento, “Il Congressional Research Service ha rilevato che il volume e il costo finanziario delle munizioni statunitensi impiegate durante l’operazione OEF illustrano direttamente la portata e la complessità del totale di obiettivi rappresentato dall’Iran”.

Il Dipartimento della Guerra ha informato il Congresso anche sul numero di militari statunitensi uccisi, sulle basi, le strutture e gli equipaggiamenti militari danneggiati nel corso della guerra: in totale, sette militari sono stati uccisi in operazioni sul campo e altri sette in azioni non ostili dall’inizio della guerra. Nello stesso periodo 417 militari sono stati feriti e quattro ulteriori membri delle forze armate uccisi. Per quanto riguarda le strutture e l’equipaggiamento militare, il CENTCOM (Comando Centrale degli Stati Uniti) ha riferito che gli attacchi iraniani hanno danneggiato o distrutto centinaia di edifici e strutture nelle basi americane in Kuwait, Bahrain, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iraq, Oman, and Giordania durante il conflitto. Inoltre, decine di velivoli statunitensi sono stati distrutti o danneggiati, tra cui quattro caccia F-15E (tre distrutti dal fuoco amico e uno dagli iraniani), un F35 danneggiato da fuoco nemico e sette aerei da rifornimento KC-135 distrutti o danneggiati. Anche le strutture diplomatiche statunitensi hanno subito danni dagli attacchi iraniani in quattro nazioni, con un costo complessivo stimato di circa 184 milioni di dollari.

La guerra in Iran non sta solo prosciugando gli arsenali militari USA, ma sta mettendo a dura prova l’economia statunitense e quella di tutto il mondo a causa delle pressioni inflazionistiche causate dalla riduzione delle spedizioni di petrolio e gas naturale. Allo stesso tempo, le prospettive di risoluzione del conflitto sono ancora lontane e lasciano dunque presagire un ulteriore aumento delle spese militari e inasprimento delle condizioni economiche.

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