Migranti: la CEDU condanna l’Italia per la detenzione di un quindicenne

L'INDIPENDENTE - Monday, September 14, 2026

La Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato l’Italia all’unanimità per aver privato della libertà un minore straniero non accompagnato di quindici anni. La sentenza, depositata a Strasburgo il 3 settembre 2026 nel caso B.C. contro Italia, accerta la violazione del diritto alla libertà e alla sicurezza della Convenzione (art. 5) e impone allo Stato di versare al ragazzo quattromila euro per danni non patrimoniali entro tre mesi. A ricorrere alla CEDU è stato un cittadino della Costa d’Avorio nato nel 2008, rimasto dal 6 ottobre al 22 dicembre 2023 nel Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) di Restinco, in provincia di Brindisi senza una base giuridica chiara e accessibile che giustificasse il trattenimento, senza un provvedimento motivato che lo disponesse e senza la possibilità di impugnarlo davanti a un tribunale. Il Governo sosteneva che non vi fosse alcuna detenzione e che la permanenza fosse durata il tempo necessario a individuare una sistemazione, la Corte ha invece qualificato quei due mesi e mezzo come «privazione arbitraria della libertà». Il trasferimento in una struttura per minori è arrivato il 22 dicembre, due giorni dopo la richiesta di misura urgente alla Corte.

Come si legge nella sentenza, il ragazzo era arrivato in Italia il 3 agosto 2023 e inserito in un centro di accoglienza straordinaria a Carovigno, sempre in provincia di Brindisi, dove aveva dichiarato di essere minorenne mostrando la fotografia del proprio certificato di nascita. L’accertamento dell’età si è concluso il 2 ottobre confermando la minore età, e quattro giorni dopo è scattato il trasferimento a Restinco, una struttura nata per gli adulti e poi riconvertita a ospitare soltanto minori a causa dell’aumento degli arrivi. Nel periodo della permanenza il centro ospitava 88 ragazzi e il tutore provvisorio del ricorrente era anche il direttore della struttura, un ruolo in conflitto con il ruolo che avrebbe dovuto svolgere. Decisiva per la sentenza è stata l’impossibilità di uscire di C.B. I giudici della CEDU si sono appoggiati trovando la situazione simile a quella descritta dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, che in audizione parlamentare aveva descritto muri altissimi, un cancello di ferro, militari all’esterno e ragazzi convinti di trovarsi in carcere.

Negli anni, il centro di Restinco era già finito al centro dell’attenzione delle associazioni per i diritti dei migranti. ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) nel 2016 aveva sottolineato che questo «non appare in alcun modo idoneo per l’accoglienza, seppure temporanea, di minori ed anzi la legge ne fa esplicito divieto», proprio perchè la struttura, originariamente pensata per l’accoglienza degli adulti, non rispondeva «alle esigenze di protezione di una categoria vulnerabile quale quella dei minori». Successivamente, quando nel 2023 l’associazione aveva fatto richiesta di ingresso nella struttura per verificarne le condizioni, questo era stato negato. Gli avvocati del ricorrente, citati da ASGI, hanno dichiarato che la sentenza rappresenta «l’ennesima decisione che accerta la strutturale mancanza di cura dell’Italia per la  condizione dei minori stranieri non accompagnati», della quale «governo e parlamento dovranno necessariamente tenere conto anche nell’implementazione del nuovo Patto per le Migrazioni e l’Asilo e del prossimo Regolamento sui rimpatri che, incredibilmente, non esclude la possibilità di trattenimento e rimpatrio dei minori soli».

Non è la prima volta, infatti, che un organo europeo condanna il sistema di gestione delle persone migranti italiano. A luglio 2022, nel caso di Darboe e Camara, Strasburgo aveva già condannato l’Italia per il collocamento di un minore in un centro per adulti e per un accertamento dell’età senza garanzie. Sono seguite la sentenza M.A. dell’agosto 2023, quella su A.T. e altri del novembre 2023, relativa all’hotspot di Taranto, una decisione sul centro di Crotone nel dicembre dello stesso anno e, il 9 aprile 2026, la condanna nel caso H.D. per il trattenimento di un minore non accompagnato per oltre cinque mesi nel CARA di Isola di Capo Rizzuto. Il problema della base legale mancante risale ancora più indietro, alla sentenza Khlaifia del 2016 su Lampedusa e alla successiva J.A. del marzo 2023, entrambe richiamate nel testo depositato questo mese. Sul fronte non giurisdizionale, nel dicembre 2024 il Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura aveva definito complessivamente non idonei i centri di permanenza per il rimpatrio italiani, mentre l’1 agosto 2025 la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha stabilito che un Paese non può essere designato come sicuro se non protegge tutta la sua popolazione, colpendo l’impianto dei centri costruiti in Albania.

The post Migranti: la CEDU condanna l’Italia per la detenzione di un quindicenne appeared first on L'INDIPENDENTE.