Migranti: la CEDU condanna l’Italia per la detenzione di un quindicenneLa Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato l’Italia all’unanimità per aver
privato della libertà un minore straniero non accompagnato di quindici anni. La
sentenza, depositata a Strasburgo il 3 settembre 2026 nel caso B.C. contro
Italia, accerta la violazione del diritto alla libertà e alla sicurezza della
Convenzione (art. 5) e impone allo Stato di versare al ragazzo quattromila euro
per danni non patrimoniali entro tre mesi. A ricorrere alla CEDU è stato un
cittadino della Costa d’Avorio nato nel 2008, rimasto dal 6 ottobre al 22
dicembre 2023 nel Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) di
Restinco, in provincia di Brindisi senza una base giuridica chiara e accessibile
che giustificasse il trattenimento, senza un provvedimento motivato che lo
disponesse e senza la possibilità di impugnarlo davanti a un tribunale. Il
Governo sosteneva che non vi fosse alcuna detenzione e che la permanenza fosse
durata il tempo necessario a individuare una sistemazione, la Corte ha invece
qualificato quei due mesi e mezzo come «privazione arbitraria della libertà». Il
trasferimento in una struttura per minori è arrivato il 22 dicembre, due giorni
dopo la richiesta di misura urgente alla Corte.
Come si legge nella sentenza, il ragazzo era arrivato in Italia il 3 agosto 2023
e inserito in un centro di accoglienza straordinaria a Carovigno, sempre in
provincia di Brindisi, dove aveva dichiarato di essere minorenne mostrando la
fotografia del proprio certificato di nascita. L’accertamento dell’età si è
concluso il 2 ottobre confermando la minore età, e quattro giorni dopo è
scattato il trasferimento a Restinco, una struttura nata per gli adulti e poi
riconvertita a ospitare soltanto minori a causa dell’aumento degli arrivi. Nel
periodo della permanenza il centro ospitava 88 ragazzi e il tutore provvisorio
del ricorrente era anche il direttore della struttura, un ruolo in conflitto con
il ruolo che avrebbe dovuto svolgere. Decisiva per la sentenza è stata
l’impossibilità di uscire di C.B. I giudici della CEDU si sono appoggiati
trovando la situazione simile a quella descritta dall’Autorità garante per
l’infanzia e l’adolescenza, che in audizione parlamentare aveva descritto muri
altissimi, un cancello di ferro, militari all’esterno e ragazzi convinti di
trovarsi in carcere.
Negli anni, il centro di Restinco era già finito al centro dell’attenzione delle
associazioni per i diritti dei migranti. ASGI (Associazione Studi Giuridici
sull’Immigrazione) nel 2016 aveva sottolineato che questo «non appare in alcun
modo idoneo per l’accoglienza, seppure temporanea, di minori ed anzi la legge ne
fa esplicito divieto», proprio perchè la struttura, originariamente pensata per
l’accoglienza degli adulti, non rispondeva «alle esigenze di protezione di una
categoria vulnerabile quale quella dei minori». Successivamente, quando nel 2023
l’associazione aveva fatto richiesta di ingresso nella struttura per verificarne
le condizioni, questo era stato negato. Gli avvocati del ricorrente, citati da
ASGI, hanno dichiarato che la sentenza rappresenta «l’ennesima decisione che
accerta la strutturale mancanza di cura dell’Italia per la condizione dei
minori stranieri non accompagnati», della quale «governo e parlamento dovranno
necessariamente tenere conto anche nell’implementazione del nuovo Patto per le
Migrazioni e l’Asilo e del prossimo Regolamento sui rimpatri che,
incredibilmente, non esclude la possibilità di trattenimento e rimpatrio dei
minori soli».
Non è la prima volta, infatti, che un organo europeo condanna il sistema di
gestione delle persone migranti italiano. A luglio 2022, nel caso di Darboe e
Camara, Strasburgo aveva già condannato l’Italia per il collocamento di un
minore in un centro per adulti e per un accertamento dell’età senza garanzie.
Sono seguite la sentenza M.A. dell’agosto 2023, quella su A.T. e altri del
novembre 2023, relativa all’hotspot di Taranto, una decisione sul centro di
Crotone nel dicembre dello stesso anno e, il 9 aprile 2026, la condanna nel caso
H.D. per il trattenimento di un minore non accompagnato per oltre cinque mesi
nel CARA di Isola di Capo Rizzuto. Il problema della base legale mancante risale
ancora più indietro, alla sentenza Khlaifia del 2016 su Lampedusa e alla
successiva J.A. del marzo 2023, entrambe richiamate nel testo depositato questo
mese. Sul fronte non giurisdizionale, nel dicembre 2024 il Comitato Europeo per
la Prevenzione della Tortura aveva definito complessivamente non idonei i centri
di permanenza per il rimpatrio italiani, mentre l’1 agosto 2025 la Corte di
Giustizia dell’Unione europea ha stabilito che un Paese non può essere designato
come sicuro se non protegge tutta la sua popolazione, colpendo l’impianto dei
centri costruiti in Albania.
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