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Porto d’armi, 8 ottobre: presidio a Ravenna per…
… per la sentenza a Roma. Le Dogane (reticenti) contro Linda Maggiori. Con il link per la diretta web alle 19. di Manuela Foschi LE DOGANE DI RAVENNA AL CONSIGLIO DI STATO CONTRO LINDA MAGGIORI PRESIDIO A RAVENNA IN PIAZZA DEL POPOLO: 8 OTTOBRE ORE 18 Sarà sola davanti al Consiglio di Stato giovedì 8 ottobre 2026, senza il sostegno
Migranti: la CEDU condanna l’Italia per la detenzione di un quindicenne
La Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato l’Italia all’unanimità per aver privato della libertà un minore straniero non accompagnato di quindici anni. La sentenza, depositata a Strasburgo il 3 settembre 2026 nel caso B.C. contro Italia, accerta la violazione del diritto alla libertà e alla sicurezza della Convenzione (art. 5) e impone allo Stato di versare al ragazzo quattromila euro per danni non patrimoniali entro tre mesi. A ricorrere alla CEDU è stato un cittadino della Costa d’Avorio nato nel 2008, rimasto dal 6 ottobre al 22 dicembre 2023 nel Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) di Restinco, in provincia di Brindisi senza una base giuridica chiara e accessibile che giustificasse il trattenimento, senza un provvedimento motivato che lo disponesse e senza la possibilità di impugnarlo davanti a un tribunale. Il Governo sosteneva che non vi fosse alcuna detenzione e che la permanenza fosse durata il tempo necessario a individuare una sistemazione, la Corte ha invece qualificato quei due mesi e mezzo come «privazione arbitraria della libertà». Il trasferimento in una struttura per minori è arrivato il 22 dicembre, due giorni dopo la richiesta di misura urgente alla Corte. Come si legge nella sentenza, il ragazzo era arrivato in Italia il 3 agosto 2023 e inserito in un centro di accoglienza straordinaria a Carovigno, sempre in provincia di Brindisi, dove aveva dichiarato di essere minorenne mostrando la fotografia del proprio certificato di nascita. L’accertamento dell’età si è concluso il 2 ottobre confermando la minore età, e quattro giorni dopo è scattato il trasferimento a Restinco, una struttura nata per gli adulti e poi riconvertita a ospitare soltanto minori a causa dell’aumento degli arrivi. Nel periodo della permanenza il centro ospitava 88 ragazzi e il tutore provvisorio del ricorrente era anche il direttore della struttura, un ruolo in conflitto con il ruolo che avrebbe dovuto svolgere. Decisiva per la sentenza è stata l’impossibilità di uscire di C.B. I giudici della CEDU si sono appoggiati trovando la situazione simile a quella descritta dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, che in audizione parlamentare aveva descritto muri altissimi, un cancello di ferro, militari all’esterno e ragazzi convinti di trovarsi in carcere. Negli anni, il centro di Restinco era già finito al centro dell’attenzione delle associazioni per i diritti dei migranti. ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) nel 2016 aveva sottolineato che questo «non appare in alcun modo idoneo per l’accoglienza, seppure temporanea, di minori ed anzi la legge ne fa esplicito divieto», proprio perchè la struttura, originariamente pensata per l’accoglienza degli adulti, non rispondeva «alle esigenze di protezione di una categoria vulnerabile quale quella dei minori». Successivamente, quando nel 2023 l’associazione aveva fatto richiesta di ingresso nella struttura per verificarne le condizioni, questo era stato negato. Gli avvocati del ricorrente, citati da ASGI, hanno dichiarato che la sentenza rappresenta «l’ennesima decisione che accerta la strutturale mancanza di cura dell’Italia per la  condizione dei minori stranieri non accompagnati», della quale «governo e parlamento dovranno necessariamente tenere conto anche nell’implementazione del nuovo Patto per le Migrazioni e l’Asilo e del prossimo Regolamento sui rimpatri che, incredibilmente, non esclude la possibilità di trattenimento e rimpatrio dei minori soli». Non è la prima volta, infatti, che un organo europeo condanna il sistema di gestione delle persone migranti italiano. A luglio 2022, nel caso di Darboe e Camara, Strasburgo aveva già condannato l’Italia per il collocamento di un minore in un centro per adulti e per un accertamento dell’età senza garanzie. Sono seguite la sentenza M.A. dell’agosto 2023, quella su A.T. e altri del novembre 2023, relativa all’hotspot di Taranto, una decisione sul centro di Crotone nel dicembre dello stesso anno e, il 9 aprile 2026, la condanna nel caso H.D. per il trattenimento di un minore non accompagnato per oltre cinque mesi nel CARA di Isola di Capo Rizzuto. Il problema della base legale mancante risale ancora più indietro, alla sentenza Khlaifia del 2016 su Lampedusa e alla successiva J.A. del marzo 2023, entrambe richiamate nel testo depositato questo mese. Sul fronte non giurisdizionale, nel dicembre 2024 il Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura aveva definito complessivamente non idonei i centri di permanenza per il rimpatrio italiani, mentre l’1 agosto 2025 la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha stabilito che un Paese non può essere designato come sicuro se non protegge tutta la sua popolazione, colpendo l’impianto dei centri costruiti in Albania. The post Migranti: la CEDU condanna l’Italia per la detenzione di un quindicenne appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 14, 2026
L'INDIPENDENTE
Diciotto mesi dopo la sentenza Cedu. Cosa sta cambiando nella Terra dei Fuochi?
A quasi diciotto mesi dalla pronuncia con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha condannato l’Italia per non aver protetto la vita delle popolazioni della Terra dei Fuochi, è tempo di tracciare un primo bilancio del percorso intrapreso. Occorre farlo numeri alla mano, riconoscendo con oggettività ciò che si sta facendo, […] L'articolo Diciotto mesi dopo la sentenza Cedu. Cosa sta cambiando nella Terra dei Fuochi? su Contropiano.
July 28, 2026
Contropiano
Nella Terra dei fuochi sono ormai inquinate anche le falde acquifere
L’ultima relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari ha confermato quanto gli abitanti della Terra dei Fuochi denunciano da anni: l’inquinamento si è esteso alle falde acquifere. Emblematico è il caso del Sito d’Interesse Nazionale (SIN) dell’Area Vasta di Giugliano, dove è stata rilevata la contaminazione delle acque sotterranee fino a 90 metri di profondità, interessando i bacini utilizzati per irrigare i campi. A inizio anno i ricercatori dell’Università Federico II avevano lanciato l’allarme, denunciando la presenza di sostanze cancerogene nelle falde di diversi comuni campani, da Castel Volturno ad Acerra. Da pochi giorni sul sito del Senato è apparsa la «Relazione sulla Terra dei fuochi: evoluzione delle rotte criminali dei rifiuti e criticità emergenti della matrice acqua», approvata dalla Commissione ecomafie lo scorso giugno. Oltre 400 pagine di dati e considerazioni, frutto di tre anni di analisi. Un’intera sezione è dedicata all’inquinamento delle acque, un fenomeno sotterraneo che, come la tombatura dei rifiuti, ha goduto di una cassa di risonanza mediatica meno forte rispetto ai roghi tossici, punta di un iceberg ben più profondo, come accertato per ultimo dalla Commissione ecomafie. Perimetro SIN dell’Area Vasta di Giugliano (Regione Campania). Nell’Area Vasta di Giugliano, caratterizzata da una forte presenza di siti di stoccaggio, i parlamentari hanno appurato l’esistenza di una contaminazione delle acque «imputabile al corpo rifiuti delle discariche e in misura di gran lunga superiore alla soglia prevista – anche nei valori in diminuzione – con picchi anche di oltre sessanta volte, per il 1,2 dicloropropano e 1,1 dicloroetilene, in rinnovato aumento, ed ancora pericolosamente elevati sono i valori di benzene, cloruro di vinile, tricloroetilene, tetracloroetilene, e con ciò citando soltanto quelli notoriamente più pericolosi per la salute umana, notevolmente anomale sono anche le concentrazioni di boro e cloroformio (triclorometano)». Si tratta di acque utilizzate «per l’irrigazione locale nelle attività agricole, come pure per l’utilizzo alimentare e sanitario da parte degli insediamenti urbani presenti nella piana giuglianese e non asserviti alla rete acquedottistica comunale». Il caso di Giugliano non è un’anomalia, piuttosto è il simbolo di un fenomeno diffuso tra i comuni del napoletano e del casertano che compongono la Terra dei Fuochi. Sulla questione era intervenuta a inizio anno anche la Federico II di Napoli, denunciando la presenza oltre i limiti di legge di sostanze come il tricloroetilene e il tetracloroetilene. Il primo è classificato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come cancerogeno, associato soprattutto ai tumori del rene e del fegato, mentre il secondo è considerato una sostanza probabilmente cancerogena. La relazione della Commissione ecomafie è stata pubblicata a distanza di un anno e mezzo dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo (CEDU), che ha condannato l’Italia per non aver tutelato il diritto alla vita dei suoi cittadini. La sentenza, citata dai parlamentari, ha dato al nostro Paese due anni di tempo per attuare delle misure volte a fermare il biocidio, inteso come la distruzione sistematica della vita umana e dell’ambiente causata dallo smaltimento illecito di rifiuti tossici. Vanno segnalati diversi interventi di rimozione di rifiuti superficiali e monitoraggio del territorio, tra censimento dei siti inquinati e denunce per reati ambientali. Pesa però il sottofinanziamento del governo Meloni sul fronte delle bonifiche, un intervento imprescindibile per restituire dignità e salute al territorio. Secondo le stime prodotte dal commissario straordinario Giuseppe Vadalà, servirebbero almeno 2,5 miliardi di euro soltanto per completare la bonifica di 81 siti di competenza pubblica, attraverso interventi spalmati su 10 anni. Al momento, da Roma, sono arrivate soltanto briciole. The post Nella Terra dei fuochi sono ormai inquinate anche le falde acquifere appeared first on L'INDIPENDENTE.
July 27, 2026
L'INDIPENDENTE
Senza Basaglia il Far West
di Claudio Dionesalvi* Vagano per le strade gelide o roventi delle nostre città, sbattono la testa contro i muri e le saracinesche dei negozi, urlano, imprecano contro il nulla, lanciano …