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Diciotto mesi dopo la sentenza Cedu. Cosa sta cambiando nella Terra dei Fuochi?
A quasi diciotto mesi dalla pronuncia con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha condannato l’Italia per non aver protetto la vita delle popolazioni della Terra dei Fuochi, è tempo di tracciare un primo bilancio del percorso intrapreso. Occorre farlo numeri alla mano, riconoscendo con oggettività ciò che si sta facendo, […] L'articolo Diciotto mesi dopo la sentenza Cedu. Cosa sta cambiando nella Terra dei Fuochi? su Contropiano.
July 28, 2026
Contropiano
Nella Terra dei fuochi sono ormai inquinate anche le falde acquifere
L’ultima relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari ha confermato quanto gli abitanti della Terra dei Fuochi denunciano da anni: l’inquinamento si è esteso alle falde acquifere. Emblematico è il caso del Sito d’Interesse Nazionale (SIN) dell’Area Vasta di Giugliano, dove è stata rilevata la contaminazione delle acque sotterranee fino a 90 metri di profondità, interessando i bacini utilizzati per irrigare i campi. A inizio anno i ricercatori dell’Università Federico II avevano lanciato l’allarme, denunciando la presenza di sostanze cancerogene nelle falde di diversi comuni campani, da Castel Volturno ad Acerra. Da pochi giorni sul sito del Senato è apparsa la «Relazione sulla Terra dei fuochi: evoluzione delle rotte criminali dei rifiuti e criticità emergenti della matrice acqua», approvata dalla Commissione ecomafie lo scorso giugno. Oltre 400 pagine di dati e considerazioni, frutto di tre anni di analisi. Un’intera sezione è dedicata all’inquinamento delle acque, un fenomeno sotterraneo che, come la tombatura dei rifiuti, ha goduto di una cassa di risonanza mediatica meno forte rispetto ai roghi tossici, punta di un iceberg ben più profondo, come accertato per ultimo dalla Commissione ecomafie. Perimetro SIN dell’Area Vasta di Giugliano (Regione Campania). Nell’Area Vasta di Giugliano, caratterizzata da una forte presenza di siti di stoccaggio, i parlamentari hanno appurato l’esistenza di una contaminazione delle acque «imputabile al corpo rifiuti delle discariche e in misura di gran lunga superiore alla soglia prevista – anche nei valori in diminuzione – con picchi anche di oltre sessanta volte, per il 1,2 dicloropropano e 1,1 dicloroetilene, in rinnovato aumento, ed ancora pericolosamente elevati sono i valori di benzene, cloruro di vinile, tricloroetilene, tetracloroetilene, e con ciò citando soltanto quelli notoriamente più pericolosi per la salute umana, notevolmente anomale sono anche le concentrazioni di boro e cloroformio (triclorometano)». Si tratta di acque utilizzate «per l’irrigazione locale nelle attività agricole, come pure per l’utilizzo alimentare e sanitario da parte degli insediamenti urbani presenti nella piana giuglianese e non asserviti alla rete acquedottistica comunale». Il caso di Giugliano non è un’anomalia, piuttosto è il simbolo di un fenomeno diffuso tra i comuni del napoletano e del casertano che compongono la Terra dei Fuochi. Sulla questione era intervenuta a inizio anno anche la Federico II di Napoli, denunciando la presenza oltre i limiti di legge di sostanze come il tricloroetilene e il tetracloroetilene. Il primo è classificato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come cancerogeno, associato soprattutto ai tumori del rene e del fegato, mentre il secondo è considerato una sostanza probabilmente cancerogena. La relazione della Commissione ecomafie è stata pubblicata a distanza di un anno e mezzo dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo (CEDU), che ha condannato l’Italia per non aver tutelato il diritto alla vita dei suoi cittadini. La sentenza, citata dai parlamentari, ha dato al nostro Paese due anni di tempo per attuare delle misure volte a fermare il biocidio, inteso come la distruzione sistematica della vita umana e dell’ambiente causata dallo smaltimento illecito di rifiuti tossici. Vanno segnalati diversi interventi di rimozione di rifiuti superficiali e monitoraggio del territorio, tra censimento dei siti inquinati e denunce per reati ambientali. Pesa però il sottofinanziamento del governo Meloni sul fronte delle bonifiche, un intervento imprescindibile per restituire dignità e salute al territorio. Secondo le stime prodotte dal commissario straordinario Giuseppe Vadalà, servirebbero almeno 2,5 miliardi di euro soltanto per completare la bonifica di 81 siti di competenza pubblica, attraverso interventi spalmati su 10 anni. Al momento, da Roma, sono arrivate soltanto briciole. The post Nella Terra dei fuochi sono ormai inquinate anche le falde acquifere appeared first on L'INDIPENDENTE.
July 27, 2026
L'INDIPENDENTE
Senza Basaglia il Far West
di Claudio Dionesalvi* Vagano per le strade gelide o roventi delle nostre città, sbattono la testa contro i muri e le saracinesche dei negozi, urlano, imprecano contro il nulla, lanciano …
CASO MAGHERINI, MORTO DOPO UN FERMO DI POLIZIA. RICORSO DELL’ITALIA CONTRO LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO
Si protrae ancora la chiusura definitiva della vicenda legata alla morte di Riccardo Magherini, avvenuta a Firenze nella notte tra il 2 e il 3 marzo del 2014, in seguito ad un fermo da parte dei carabinieri. L’avvocatura dello Stato italiano ha deciso di presentare ricorso contro la Corte Europea dei diritti dell’Uomo, la CEDU, che a gennaio aveva condannato l’Italia per violazione del diritto alla vita. Il 39 enne Riccardo Magherini, ex promessa del calcio e padre di un bambino, fu colto da una crisi di panico e deliri paranoici mentre camminava per il quartiere di Borgo San Frediano. Credendo di essere inseguito da qualcuno che voleva ucciderlo, l’uomo entrò in un ristorante chiedendo aiuto e poi corse in strada urlando. All’arrivo di due pattuglie dei carabinieri, Magherini non oppose una resistenza violenta o offensiva, ma si inginocchiò chiedendo protezione. Nonostante fosse disarmato e incensurato, venne bloccato a terra in posizione prona, ammanettato con le mani dietro la schiena. In questa posizione, mentre continuava ad urlare “aiuto, ho un figlio, sto morendo”, fu tenuto schiacciato a terra per circa 20 minuti. Alcuni testimoni riferirono che durante il fermo, Riccardo Magherini ricevette dei calci. All’arrivo dell’ambulanza l’uomo era già in arresto cardiaco e dichiarato morto alle 2.45 del mattino. Tre i gradi di giudizio, in una battaglia legale portata avanti dalla famiglia che dura da allora. In primo grado e in appello, nel 2016 e nel 2017, tre carabinieri furono condannati per omicidio colposo a pene tra i 7 e gli 8 mesi. Secondo i giudici, che si basarono sulla perizia medica, il protrarsi dell’immobilizzazione prona per una ventina di minuti, era stata determinante nel concorrere a decesso per asfissia, in combinazione con l’intossicazione da cocaina e lo stress psicofisico. La Cassazione invece, nel 2018, annullò le condanne e assolse i militari perché “il fatto non costituisce reato”. Secondo i giudici della suprema corte, i carabinieri non avrebbero potuto prevedere che la tecnica di contenimento avrebbe portato alla morte, ritenendo l’evento non evitabile date le conoscenze tecniche dei militari in quel momento. Il caso arriva poi alla CEDU che il 15 gennaio di quest’anno emette una sentenza storica, condannando lo Stato Italiano per aver violato l’articolo 2 della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali – la CEDU appunto. Secondo i giudici di Strasburgo lo Stato non ha protetto adeguatamente la vita di una persona sotto la sua custodia e non ha fornito una legislazione chiara per prevenire tali tragedie, facendo appunto riferimento al fatto che i carabinieri non erano adeguatamente formati sulle tecniche di contenimento. I giudici della CEDU hanno invitato l’Italia alla revisione della legislazione in materia, condannandola a risarcire con 140 mila euro la famiglia di Magherini e al pagamento delle spese legali. Lo Stato Italiano, tramite il governo di Giorgia Meloni, invece di adeguare le norme sulle tecniche di contenimento o di promuovere maggiore trasparenza nelle indagini che coinvolgono le forze dell’ordine, oltre che a non risarcire la famiglia, fa ricorso contro la CEDU. Nel frattempo, nella giornata di ieri, 20 di aprile, il Consiglio comunale di Firenze ha approvato all’unanimità una mozione per intitolare un luogo della città a Riccardo Magherini. È stato deciso che luogo in questione sarà nel rione di Borgo San Frediano, con una targa che si ribadisca l’importanza della tutela dei diritti umani e della dignità di ogni persona. L’atto era stato depositato da Sinistra Progetto Comune. Il commento dell’avvocato della famiglia Magherini, Fabio Anselmo. Ascolta o scarica
April 21, 2026
Radio Onda d`Urto
Definitiva la sentenza CEDU: per Demirtas è la volta buona per la scarcerazione?
La Corte Europea per i Diritti dell’Uomo (CEDU) ha respinto l’ultimo ricorso presentato dal Ministero della Giustizia turco contro la sentenza di scarcerazione per Demirtas e, di riflesso, per tutti i condannati nell’ambito del cosiddetto “processo Kobane”. Ora la sentenza è definitiva e, dal punto di vista della legalità formale […] L'articolo Definitiva la sentenza CEDU: per Demirtas è la volta buona per la scarcerazione? su Contropiano.
November 10, 2025
Contropiano