Tag - rider

Rider: mercoledì 30 settembre in assemblea e in corteo a Milano
DOPO DIECI ANNI DI COTTIMO ANCORA SI PARLA DI “CAUTELA”. QUANDO LA LIBERTÀ D’IMPRESA È LIBERTÀ DI SFRUTTARE. La decisione del GIP di Milano sul controllo giudiziario di Glovo contiene un passaggio che non possiamo ignorare: il giudice mantiene il controllo giudiziario sulla società, riconoscendo la necessità di verificare il raggiungimento di livelli retributivi sufficienti, ma respinge la richiesta della Procura di qualificare i rider come lavoratori subordinati, richiamando la necessità di limitare l’intervento in nome della libertà d’impresa… Da dieci anni le piattaforme del food-delivery hanno costruito il proprio modello di business sulla precarietà dei rider, sul cottimo, sul controllo algoritmico e su compensi da fame, e oggi ci viene ancora chiesto di procedere con “cautela” per non interferire con il modello d’impresa. Il paradosso è evidente: quando a non essere economicamente sostenibili sono i salari dei rider, si chiama mercato; quando rischiano di non esserlo i profitti dell’impresa dopo l’applicazione delle regole, improvvisamente diventa un problema collettivo. E allora bisogna essere responsabili, prudenti, graduali. Ma responsabili verso chi? La domanda va finalmente rovesciata: da cosa dovremmo salvare queste imprese? Dall’obbligo di pagare il lavoro? Dal versare i contributi previdenziali che non hanno versato? Dal restituire allo Stato quanto sarebbe stato dovuto se quei rapporti fossero stati inquadrati correttamente? Quanto deve durare ancora la “cautela” nei confronti delle imprese sotto controllo giudiziario per caporalato? Perché devono essere i singoli rider, uno per uno, a conquistarsi davanti a un giudice ciò che il funzionamento concreto della piattaforma rende già evidente? Il Decreto Primo Maggio ha introdotto una presunzione relativa di subordinazione in presenza di elementi di controllo e direzione esercitati anche attraverso sistemi algoritmici. Ma se, quando si arriva al primo grande caso concreto, la questione viene nuovamente rimessa ai singoli rapporti e ai contenziosi individuali, è legittimo chiedersi quale sia la reale efficacia di quella norma. E c’è poi la questione del tempo di lavoro, che rende il paradosso ancora più evidente. Il Tribunale di Torino ha appena riconosciuto a un rider Glovo non solo la subordinazione e la reintegra, ma anche che il tempo trascorso in attesa degli ordini è tempo di lavoro e deve essere retribuito. L’amministratore (o difensore?) giudiziario, invece, ancora discute non soltanto se debba essere pagata l’intera messa a disposizione del rider, ma persino se debba essere riconosciuto integralmente il tempo effettivamente impiegato per una consegna. La motivazione? Il rider potrebbe deviare dal percorso ottimale per andare a ritirare o consegnare un ordine per un’altra piattaforma. Un’ipotesi formulata in termini puramente eventuali, senza che venga indicato alcun accertamento concreto che dimostri che quei tempi più lunghi corrispondano effettivamente a seconde consegne. Il risultato è paradossale: invece di dover dimostrare che il lavoratore non stava lavorando per Glovo, si presume che una parte del suo tempo di consegna possa essere dedicata ad altro e, sulla base di questa supposizione, quel tempo viene preventivamente sottratto alla retribuzione. Viene quasi da chiedersi: ma la giurisprudenza degli ultimi dieci anni l’ha letta? Perché la sua posizione è esattamente quella degli avvocati di Glovo: gli stessi argomenti sull’autonomia, gli stessi distinguo sul tempo di lavoro, la stessa ossessione per il singolo rapporto da sezionare caso per caso, la stessa resistenza a chiamare subordinazione ciò che i Tribunali continuano a riconoscere come tale. È la linea che Glovo porta in giudizio da dieci anni e con cui perde da dieci anni nei tribunali di tutta Italia. A questo punto delle due l’una: o dieci anni di sentenze sono improvvisamente diventati carta straccia, oppure è piuttosto singolare che l’amministrazione incaricata di controllare Glovo finisca per recitare, praticamente parola per parola, la memoria difensiva di Glovo. E tutto questo mentre la Procura ha rilevato che, con il sistema proposto da Glovo, resta fuori dalla paga circa il 30% dell’attività di consegna dei rider. Non è una questione contabile: se il rider sta effettuando una consegna o è a disposizione della piattaforma, quel tempo non può semplicemente scomparire dal salario per trasformarsi in margine d’impresa. Ma il GIP indica anche la strada della contrattazione tra le parti sociali e proprio qui emerge un’altra questione decisiva: chi rappresenta davvero i rider? La questione non può essere rinviata all’infinito: né ai singoli Tribunali del lavoro, né a tavoli negoziali nei quali la rappresentanza dei lavoratori viene data per scontata. Si misurino le deleghe, le vertenze, le mobilitazioni, la presenza reale nei luoghi di lavoro e il consenso tra i lavoratori e le lavoratrici. La rappresentanza non può essere attribuita dalle piattaforme né stabilita semplicemente in base a chi viene invitato al tavolo della contrattazione, che si sa, spesso e volentieri sono solo i sindacati di “comodo” delle aziende a presenziare… se poi è lo stesso sindacato che ha sottoscritto con Assodelivery il ccnl rider che ha portato al controllo giudiziario di Glovo e Deliveroo, la prova del nove è fatta. Un diritto che, per essere esercitato, deve essere fatto valere individualmente da migliaia di lavoratori davanti ai Tribunali del lavoro, dopo anni di sfruttamento, suona più come un sopruso, soprattutto se dietro a tale decisione sta ancora l’idea di tutelare la “libertà d’impresa” di chi è accusato di caporalato. Per questo mercoledì 30 settembre a Milano ci ritroveremo nella sede USB di via Padova 234 per un’assemblea dei rider, a cui seguirà un corteo. L’USB non arretrerà, non siamo schiavi! Unione Sindacale di Base
September 23, 2026
Pressenza
Una nuova sentenza condanna lo sfruttamento dei fattorini da parte di Glovo
Non finiscono i guai giudiziari per Foodinho, la società con cui Glovo opera in Italia. Il Tribunale del Lavoro di Torino ha infatti riconosciuto la natura subordinata della prestazione di un rider assistito dall’Unione Sindacale di Base (USB), ordinandone la reintegrazione dopo un licenziamento giudicato illegittimo. Il lavoratore, inquadrato al sesto livello del contratto collettivo del commercio, sarà così retribuito per tutte le consegne della giornata. Verrà incluso anche il tempo delle attese tra un ordine e l’altro, escludendo i periodi di inattività superiori ai 60 minuti. È una sentenza storica, destinata a fare scuola tra le vertenze e le aule di tribunale. Nel giustificare il controllo giudiziario a cui Foodinho-Glovo è sottoposto da febbraio, la Procura di Milano aveva puntato il dito proprio contro l’opaca gestione delle consegne. La decisione del Tribunale di Torino torna sui falsi lavoratori autonomi riconoscendo, a partire dal 1° ottobre 2024, un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno per un rider inquadrato come collaboratore occasionale. A convincere i giudici è stato soprattutto il sistema di assegnazione delle consegne (abolito da Foodinho-Glovo nel maggio del 2025) di natura premiale, giudicato espressione di un certo potere direttivo dell’azienda. Il nuovo algoritmo adottato dal colosso spagnolo del delivery non ha migliorato di molto la situazione — che da febbraio è quella del controllo giudiziario. Per uscirne, Foodinho-Glovo aveva sbandierato dei presunti aumenti salariali per i lavoratori. Tuttavia, le indagini dei magistrati hanno dimostrato che si trattasse di un aumento fittizio: facendo affidamento su un nuovo algoritmo basato sul “tempo effettivo calmierato”, Foodinho-Glovo sarebbe riuscita a tagliare, in media, 3 ore di retribuzione per ogni 10 ore di tempo effettivamente impegnate dal rider. In altre parole, sulla base di non meglio specificati criteri statistici, l’algoritmo calcola il tempo che il fattorino dovrebbe impiegare per effettuare una consegna. Gli eventuali minuti eccedenti non vengono conteggiati e lasciati dunque fuori dal compenso. Il Tribunale del Lavoro di Torino ha contestato a Foodinho-Glovo anche il licenziamento illegittimo, definendo carenti e contraddittorie le prove presentate per giustificare la cessazione del rapporto lavorativo. «Ma c’è di più: il Tribunale riconosce che il tempo trascorso dal rider loggato e a disposizione della piattaforma, compresa l’attesa dell’ordine, è tempo di lavoro e deve essere retribuito». Commenta così l’USB, che ha affiancato il lavoratore in quest’anno e mezzo di battaglia legale, inserita in una più ampia mobilitazione a tutela dei diritti dei rider. Il nodo principale — sostenuto da diverse sentenze — è quello del superamento del sistema dei falsi lavoratori autonomi, riconoscendo invece la subordinazione. L’USB ha manifestato l’intenzione di portare l’ultima sentenza torinese all’audizione della Commissione Lavoro della Camera sul recepimento della direttiva UE 2024/2831, meglio nota come direttiva rider. L’atto europeo disciplina il lavoro legato alle piattaforme digitali, imponendo maggiore trasparenza degli algoritmi e soprattutto la corretta qualificazione professionale. The post Una nuova sentenza condanna lo sfruttamento dei fattorini da parte di Glovo appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 11, 2026
L'INDIPENDENTE
Deliveroo prova a uscire dal Commissariamento con il piano di aumenti salariali
In seguito al commissariamento disposto lo scorso febbraio dalla Procura di Milano per gravi episodi di caporalato nella gestione dei rider, Deliveroo ha depositato in tribunale un piano di impegni per tentare di uscire dal controllo giudiziario. La piattaforma di food delivery propone un aumento della paga oraria minima da 10 a 14 euro, un compenso minimo per consegna di 3,77 euro e nuove misure per la sicurezza dei lavoratori, tra cui guanti, protezioni da moto, maschere anti-smog e caschi. Il piano di Deliveroo ricalca in larga parte quello presentato da Glovo nelle scorse settimane, che la Procura ha però bocciato, rilanciando la necessità di assumere i rider come lavoratori subordinati e superare il sistema dei falsi autonomi. Nel frattempo, su Deliveroo piovono le critiche dei sindacati, che contestano il mantenimento del cottimo e del controllo algoritmico sul lavoro. Il nodo principale riguarda il meccanismo di calcolo della retribuzione: il compenso orario di 14 euro, spiegano le sigle sindacali, non viene calcolato su tutto il tempo effettivamente lavorato, ma sul «tempo attivo stimato», ovvero sulla durata attribuita dall’algoritmo alle singole consegne attraverso tempi medi e parametri statistici. «Il problema – evidenzia l’Unione Sindacale di Base (USB) – non è quanto vale sulla carta un’ora di lavoro, ma chi decide quali minuti compongono quell’ora e quali invece spariscono dalla retribuzione». Secondo il sindacato, «il meccanismo resta quello del cottimo: non viene remunerato tutto il tempo durante il quale il rider mette a disposizione il proprio lavoro, ma il compenso viene costruito sulla durata attribuita alle singole consegne attraverso tempi medi e parametri statistici. E chi possiede tutti i dati necessari per costruire quelle medie? Deliveroo. Tempi di percorrenza, distanze, attese, velocità e storico delle consegne sono nelle mani della stessa impresa». La stessa via maestra indicata dal pm Storari per uscire dall’amministrazione giudiziaria era quella della trasformazione dei contratti dei rider da autonomi a subordinati. Deliveroo, però, non appare per nulla intenzionata a percorrerla. «Non cambia l’organizzazione del lavoro e rimane il cottimo», ha commentato Roberta Turi della segreteria del Nidil Cgil, annunciando che il sindacato si è ritirato dal tavolo con AssoDelivery perché «non portava da nessuna parte». Il filone investigativo aperto da Storari, infatti, non riguarda soltanto la paga oraria e la tipologia di contratto, ma anche la questione del controllo algoritmico del lavoro. Le app usate dai rider monitorano gps, velocità, traiettorie, ordini accettati e rifiutati e performance, rendendo i lavoratori eterodiretti e dunque di fatto subordinati. Una questione da cui non si può uscire solo attraverso l’aumento salariale. Deliveroo impiega circa 20.000 persone in Italia, 3.000 solo nel milanese. L’azienda è finita sotto inchiesta a febbraio, quando i carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro hanno iscritto nel registro degli indagati la società (per responsabilità amministrativa) e l’amministratore unico Giuseppe Zocca per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Il giudice ha poi nominato l’amministratore giudiziario Massimiliano Poppi con il compito di supervisionare la regolarizzazione dei lavoratori. Ora, per uscire dal commissariamento, Deliveroo dovrà dimostrare che gli impegni assunti vengono effettivamente mantenuti e che servono davvero a sanare la situazione di sfruttamento rilevata mesi fa. La strada, però, è ancora lunga. L’istanza formale per la revoca della misura, inoltre, non risulta ancora depositata. The post Deliveroo prova a uscire dal Commissariamento con il piano di aumenti salariali appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 29, 2026
L'INDIPENDENTE
Aumenti fittizi e sicurezza assente: Glovo finisce (di nuovo) nel mirino della magistratura
A distanza di poche ore l’uno dall’altro, due interventi della magistratura italiana hanno riacceso i riflettori su Glovo-Foodinho, il gigante del delivery finito a febbraio sotto controllo giudiziario per lo sfruttamento dei lavoratori. Da allora, nonostante le promesse, sarebbe cambiato poco. Il Tribunale di Torino — fa sapere l’Unione Sindacale di Base (USB) — ha imposto «a Glovo di garantire al rider calzature ergonomiche, abbigliamento adeguato alle varie condizioni climatiche (estate-inverno-pioggia), un luogo di riparo durante l’attesa degli ordini e l’accesso gratuito ai servizi igienici», senza però ottenere alcun adeguamento. I magistrati milanesi hanno invece bocciato il piano per gli aumenti salariali annunciato dalla multinazionale, rilanciando allo stesso tempo la necessità di assumere i rider come lavoratori subordinati e superare il sistema dei falsi autonomi. Piuttosto che adeguarsi, Glovo ha deciso di passare all’attacco, minacciando di lasciare il mercato italiano. Con la sentenza del Tribunale di Torino, passata in giudicato il 20 agosto scorso, si arricchisce il panorama giurisprudenziale a tutela dei lavoratori del food delivery. Secondo i giudici torinesi, infatti, è compito delle piattaforme dotare i lavoratori dei dispositivi di sicurezza necessari, da un abbigliamento adeguato a un luogo di riparo durante l’attesa degli ordini. Un capitolo a parte viene dedicato agli strumenti per mitigare i rischi dell’esposizione alle alte temperature, come i copricapo con visiera, occhiali da sole, creme solari e borracce termiche. L’ordinanza d’urgenza del Tribunale di Torino, giunta a seguito di un ricorso avanzato da un lavoratore Glovo-Foodinho, ha riconosciuto le mancanze dell’azienda che — denuncia l’associazione di categoria SLANG USB — «continua a comportarsi come se fosse al di sopra delle regole e delle decisioni delle istituzioni italiane. La sicurezza dei rider continua a essere un problema da scaricare sui lavoratori». A febbraio, la Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario per Foodinho, la società con cui la spagnola Glovo opera in Italia, denunciando una condizione di «sfruttamento del lavoro» e «paghe sotto la soglia di povertà». Due mesi dopo Foodinho-Glovo ha presentato un piano per uscire dal commissariamento. Sulla carta, il compenso orario veniva aumentato da 10 a 14 euro, prevedendo 3 euro a consegna (dai 2,5 precedenti). Le indagini dei magistrati hanno però dimostrato che si trattasse di un aumento fittizio: facendo affidamento su un nuovo algoritmo basato sul “tempo effettivo calmierato”, Foodinho-Glovo sarebbe riuscita a tagliare, in media, 3 ore di retribuzione per ogni 10 ore di tempo effettivamente impegnate dal rider. In altre parole, sulla base di non meglio specificati criteri statistici, l’algoritmo calcola il tempo che il fattorino dovrebbe impiegare per effettuare una consegna. Gli eventuali minuti eccedenti non vengono conteggiati e lasciati dunque fuori dal compenso. Nelle prossime settimane il giudice per le indagini preliminari si esprimerà sulla sospensione del controllo giudiziario per Foodinho-Glovo. Alla luce delle conclusioni a cui è arrivata la Procura milanese, appare probabile la proroga del commissariamento. Per evitarlo, i magistrati chiedono innanzitutto la massima trasparenza del funzionamento dell’algoritmo impiegato dall’azienda, ad oggi «completamente opaco, non intellegibile e tanto meno verificabile», per citare le parole del pm Paolo Storari riportate dal Corriere. Tiene poi banco la regolarizzazione dei rider con contratto subordinato — almeno per gli oltre 5mila che ogni anno effettuano 4mila consegne ciascuno — per combattere la precarietà del settore e superare definitivamente il sistema dei falsi autonomi. Al riguardo, i magistrati stimano un’evasione contributiva da parte di Foodinho-Glovo di almeno dieci milioni di euro l’anno. Di fronte a un quadro giudiziario sempre più compromesso, il colosso del delivery minaccia di lasciare il mercato italiano, dove conta all’attivo circa 40mila rider. The post Aumenti fittizi e sicurezza assente: Glovo finisce (di nuovo) nel mirino della magistratura appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 26, 2026
L'INDIPENDENTE
LOTTE OPERAIE: MERCOLEDI 15 LUGLIO SCIOPERO DEI RIDER. INIZIATIVE A MILANO, BOLOGNA , FIRENZE E TORINO
Mercoledi 15 luglio i rider di Milano (ma anche di Firenze, Bologna e Torino) saranno in sciopero e saliranno in sella alle biciclette per un corteo che partirà alle 18 da Piazzale Duca d’Aosta e si concluderà in Largo Cairoli. Lo sciopero arriva alla vigilia dell’incontro convocato al ministero con le parti sociali e le piattaforme, ma la protesta va ben oltre l’emergenza caldo: al centro ci sono il modello contrattuale, le retribuzioni e le tutele economiche di chi consegna cibo in città. A fermarsi saranno soprattutto i fattorini di Glovo e Deliveroo. Non quelli di Just Eat, almeno non formalmente. “Alcuni lavoratori di Just Eat erano presenti all’assemblea, sostengono chiaramente l’iniziativa ma Just Eat i dipendenti li assume, quindi è un quadro differente”, spiega Andrea Bacchin, del Nidil Cgil Milano. Una distinzione che fotografa anche la diversa natura del rapporto di lavoro: dipendenti da una parte, lavoratori autonomi dall’altra. La parola d’ordine della mobilitazione è semplice: se qualcuno impone ai rider di fermarsi per il caldo, quel tempo deve essere retribuito. Perché la tutela della salute, sostengono i lavoratori, non può tradursi in una perdita di reddito. Abbiamo presentato lo sciopero con lo stesso Andrea Bacchin del Nidil Cgil Milano Ascolta o scarica  Ma il caldo è soltanto una faccia della protesta. Sul tavolo ci sono anche le condizioni economiche e contrattuali. Per i rider è necessario superare definitivamente il modello del cottimo e riconoscere una retribuzione basata sulle ore di lavoro effettivamente prestate, in linea con le indicazioni della normativa europea e nazionale. I rider denunciano inoltre un progressivo peggioramento delle condizioni economiche, con compensi sempre più bassi. Sentiamo Angelo Avelli, rider di Milano Ascolta o scarica 
July 14, 2026
Radio Onda d`Urto
Rider, subordinazione e rappresentanza: quale futuro per il lavoro tramite piattaforma?
 Lunedi 20 Luglio ore 14 convegno al Cnel, Viale Lubin 2, Roma L’ultimo Decreto Lavoro del Governo Meloni è intervenuto anche sul settore del lavoro tramite piattaforme digitali e, in particolare, sul lavoro dei rider. Un intervento che arriva in una fase cruciale per il settore del food-delivery: mentre la […] L'articolo Rider, subordinazione e rappresentanza: quale futuro per il lavoro tramite piattaforma? su Contropiano.
July 14, 2026
Contropiano
Contratto per i rider. Morire di caldo o morire di fame
Il governo recepisca la direttiva europea e riconosca il lavoro subordinato dei rider: Martedi 7 luglio giornata di agitazione Dietro l’alternativa “morire di caldo o morire di fame” c’è la condizione reale dei rider: un lavoro ancora classificato come autonomo, ma organizzato nei fatti come subordinato, dentro un modello basato […] L'articolo Contratto per i rider. Morire di caldo o morire di fame su Contropiano.
July 7, 2026
Contropiano
LAVORO: NUOVA INDAGINE DELL’ANTITRUST SU GLOVO E DELIVEROO, “INFORMAZIONI INGANNEVOLI SUGLI STANDARD ETICI”
La Guardia di Finanza ha condotto nuove ispezioni nelle sedi italiane delle piattaforme digitali Glovo e Deliveroo. L’Agcom ha disposto un’istruttoria nei loro confronti per condotte illecite nell’attività relativa all’offerta di servizi di consegna a domicilio di prodotti alimentari. Le società, spiega l’Antitrust, avrebbero messo in evidenza, nelle proprie comunicazioni rivolte ai consumatori (ad esempio, nel codice etico e sul loro sito web nelle sezioni “chi siamo”), un’immagine aziendale fondata sul rispetto di standard etici e di responsabilità sociale che non corrisponde al vero. Secondo la sola Procura di Milano, infatti, sono almeno 200mila i rider assunti e fatti lavorare in condizioni di sfruttamento. “È sicuramente ottimo che le istituzioni si siano attivate”, commenta ai microfoni di Radio Onda d’Urto l’avvocata del lavoro Giulia Druetta, che si occupa da tempo di vertenze e inchieste relative al settore. Tuttavia, aggiunge Druetta, “registro anche il fatto che da dieci anni, dal 2016 a oggi, la situazione peggiora e la condizione dei riders è sempre peggiorata nel tempo, sia a livello contrattuale che a livello salariale“. “Il punto – aggiunge l’avvocata del lavoro sulle nostre frequenze – è che queste piattaforme non hanno capito la lezione perché ogni volta riescono a eludere i controlli, le sanzioni, e ad andare avanti, come se niente fosse, assumendo migliaia di lavoratori con contratti occasionali e mettendoli per strada con – se va bene – un caschetto”. “Credo ci sia un’emergenza lavoro importante e i rider siano stati quei lavoratori che ce l’hanno sbattuto in faccia”, conclude Giulia Druetta. L’intervento su Radio Onda d’Urto di Giulia Druetta, avvocata del lavoro che si occupa da tempo delle vertenze dei rider impiegati nelle piattaforme del food delivery. Ascolta o scarica.
LEVANTE: “CONSEGNO PACCHI A PECHINO”, LE CONDIZIONI DEI RIDER IN CINA NEL LIBRO DI HU ANYAN ORA TRADOTTO IN ITALIANO.
“Consegno pacchi a Pechino” di Hu AnYan, tradotto in italiano per Laterza da Federico Picerni. E’ il libro al centro della puntata di aprile 2026 di Levante, approfondimento mensile di Radio Onda d’Urto dedicato all’Asia orientale, tra Cina e dintorni, con il nostro collaboratore Dario Di Conzo – co-curatore di Levante, ricercatore alla Scuola Normale Superiore e docente a contratto di riforme economiche della Cina contemporanea all’Orientale di Napoli. Ospite della puntata è proprio Federico Picerni, traduttore del libro, oltre che ricercatore in tenure track di letteratura cinese all’Università di Bologna. Nello specifico, Picerni si occupa di scrittori e poeti operai in Cina, amatorialità letteraria, studi (trans)culturali. La sua monografia, “Chinese Worker Writers: The Social and Textual Practice of Picun Literature Group”, è in preparazione per Routledge. “Consegno pacchi a Pechino” di Hu Anyan è “il racconto personale e senza epica della condizione del rider nel gigante asiatico e un resoconto di fasi diverse dello sviluppo cinese attraverso lo sguardo di un uomo non preparato alla competizione sfrenata necessaria per emergere”, si legge nella recensione, pubblicata su Sbilanciamoci.info, realizzata da Dario Di Conzo, co-curatore di Levante, che dialoga nella puntata di aprile 2026 con il traduttore in italiano, Picerni. La puntata di aprile 2026 di “Levante” su Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
April 28, 2026
Radio Onda d`Urto
Food delivery, il caporalato digitale come incubatore di sfruttamento strutturale. Una vittoria ci salverà? – di Angelo Junior Avelli
La società italiana Foodinho srl, meglio nota come Glovo Italia, il 10 febbraio è finita sotto controllo giudiziario, con un decreto d’urgenza della Procura di Milano, coordinata dal PM Paolo Storari, lo stesso delle inchieste sullo stadio “Doppia Curva” e delle inchieste sui livelli salariali non dignitosi e sul caporalato digitale che hanno interessato [...]
March 7, 2026
Effimera