Gli 8 italiani e i bimbi di Gaza premiati da “L’Isola che non c’è” di Latiano

Pressenza - Thursday, September 10, 2026

I riconoscimenti sono stati assegnati a Maria Antonietta Aiello, Giovanna Bruno, Mattia Gentile, Adriano Giannola, Enrico Giovannini, Giorgio Marrapodi, Francesco Russo e suor Ana Marija Kesten e ai bambini di Gaza autori della serie di disegni raccolta nella collezione del Museo della Pace di Bari.

L’Associazione L’Isola che non c’è, che ha sede a Latiano ed opera in molti ambiti, dalla tutela dell’ambiente del territorio pugliese alle missioni internazionali, ha promosso la realizzazione del Museo della Pace di Bari e la candidatura dei bambini di Gaza al Premio Nobel per la pace, il 7 luglio scorso approvata all’unanimità dal Consiglio della Regione Puglia e recentemente rilanciata dal quotidiano L’Avvenire.

Quest’anno per la prima volta ha conferito un riconoscimento a otto figure del mondo delle istituzioni, dell’università e della ricerca e della società civile che, nei rispettivi ruoli e ambiti professionali, in particolare nei ‘campi’ della scienza, della sanità e della diplomazia, si sono distinti nel contribuire al dialogo tra le rispettive comunità e alla convivenza pacifica tra i popoli.

I premi sono stati loro assegnati dal comitato scientifico dell’associazione, composto da oltre 350 esponenti della politica e della cultura e di chiesa cattolica, accademie e aziende pubbliche nazionali che insieme hanno spiegato: “La pace non è soltanto una parola. È un percorso fatto di dialogo, conoscenza e responsabilità. Per questo abbiamo scelto di premiare persone che, nei loro diversi ruoli, hanno contribuito a costruire relazioni e a rafforzare il tessuto della società, e di dedicare il premio più importante ai bambini che oggi non hanno la possibilità di vivere in pace”.

Il premio simbolicamente tributato a tutti i bambini vittime delle guerre combattute nel mondo è stato assegnato ai bambini di Gaza autori dei disegni collezionati nella raccolta del Museo della Pace di Bari.

Le loro opere sono state esposte nei mesi scorsi al Teatro Petruzzelli di Bari e prossimamente verranno presentate nel Palazzo del Consiglio regionale della Puglia, in futuro sede del Museo della Pace, inoltre a Roma, nella sede della FNOMCeO, e all’Università di Perugia, dove sarà installata insieme alla mostra “Sarajevo, dalla guerra alla pace. Trent’anni dopo” ospitata alla Camera di Commercio di Bari, al Castello di Conversano e all’ospedale “Perrino” di Brindisi e in questo periodo al Palazzo del Rettorato del Politecnico di Bari.

La consegna dei premi, sculture in ceramica dell’artista Cosimo Giuliano raffiguranti il logo dell’associazione, si è svolta domenica 6 settembre all’Hotel Nicolaus di Bari.

La scelta della location non è casuale: durante la pandemia da Covid-19 è stata messa a disposizione di un’80ina medici e operatori sanitari del Policlinico Universitario di Bari, che vi hanno dimorato insieme alle proprie famiglie. E, siccome ai bambini di Gaza sarà consegnato appena possibile, intanto il premio è esposto in una sala dell’albergo con accanto un orologio che ‘segna’ le ore e i minuti fino ad allora, cioè alla fine dell’assedio di Gaza: “Un orologio che misura il tempo – precisa l’associazione – e ricorda a tutti che ogni momento trascorso sotto le bombe è un momento di troppo”.

La cerimonia della consegna dei premi “ha tracciato una sorta di linea ideale tra due luoghi simbolo del messaggio di pace, tema al quale è stata dedicata questa prima edizione, che ha visto appunto unite la Striscia di Gaza e il Palazzo delle Nazioni Unite, passando dalla Puglia, terra riconosciuta di dialogo nel Mediterraneo”, spiega l’associazione. L’itinerario è stato percorso mediante la partecipazione del pastore della parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza, padre Gabriel Romanelli, e la premiazione di Giorgio Marrapodi, ambasciatore italiano alle Nazioni Unite, intervenuti in collegamento dal territorio palestinese e da New York.

A fare gli onori di casa era il giornalista Franco Giuliano, fondatore e presidente onorario dell’associazione, che ha spiegato: “I nove riconoscimenti della prima edizione del Premio L’Isola che non c’è hanno voluto valorizzare persone e realtà che, attraverso il proprio impegno professionale, civile, scientifico, culturale e religioso, hanno contribuito a costruire ponti, promuovere il dialogo e affermare concretamente una cultura della pace”.

Il premio ai Bambini di Gaza rappresenta il “riconoscimento alla testimonianza e alla vicinanza alle popolazioni vittime della guerra. Dalla Striscia di Gaza, nel cuore di una delle più drammatiche crisi umanitarie del nostro tempo, continua a rappresentare una presenza di speranza, dialogo e solidarietà, soprattutto accanto ai bambini e alle persone più fragili”.

Il premio all’ambasciatore italiano alle Nazioni Unite, Giorgio Marrapodi, riconosce “il valore della diplomazia come strumento di dialogo tra i popoli e il ruolo delle istituzioni internazionali nella ricerca di soluzioni pacifiche ai conflitti”.

Il premio a Maria Antonietta Aiello, rettrice dell’Università del Salento, “valorizza il ruolo dell’università come luogo di conoscenza, confronto e formazione delle nuove generazioni, capace di costruire ponti culturali e scientifici e di promuovere una società fondata sulla conoscenza, sul dialogo e sul rispetto reciproco”.

Il riconoscimento a Giovanna Bruno, sindaca di Andria, “premia l’impegno nelle istituzioni locali e il valore di una politica intesa come servizio alla comunità, capace di promuovere inclusione, solidarietà e attenzione alle persone. Un riconoscimento, dunque, alla dimensione concreta e quotidiana della costruzione della pace”.

Il premio al professor Mattia Gentile, scienziato e genetista, sottolinea “il valore della ricerca scientifica al servizio dell’umanità. La scienza, attraverso la conoscenza e la collaborazione internazionale, rappresenta infatti uno degli strumenti più potenti per superare barriere, differenze e divisioni e costruire un futuro comune”.

Il premio a suor Ana Marija Kesten riconosce “l’impegno della religiosa e dell’ordine che rappresenta nella testimonianza cristiana della solidarietà, dell’accoglienza e della riconciliazione, con particolare attenzione alla realtà dei Balcani e a Sarajevo, città che porta ancora nella propria storia le ferite della guerra ma anche una forte aspirazione alla pace”.

Il riconoscimento a Francesco Russo, già prefetto di Bari, intende “valorizzare il ruolo svolto nelle istituzioni e nel servizio pubblico, quale espressione di legalità, responsabilità e tutela della comunità. Valori indispensabili per una società nella quale la convivenza civile e la pace possano essere concretamente garantite”.

Il riconoscimento al professor Adriano Giannola sottolinea “l’importanza di una visione dello sviluppo fondata sulla coesione territoriale e sulla riduzione delle disuguaglianze. Anche la giustizia sociale ed economica rappresenta infatti una condizione essenziale per una pace stabile e duratura”.

Il riconoscimento al professor Enrico Giovannini, presidente dell’ASViS, sottolinea “l’impegno nella promozione di un modello di sviluppo fondato su sostenibilità, equità, responsabilità sociale e attenzione alle generazioni future, una visione nella quale la pace non è soltanto assenza di guerra, ma anche costruzione delle condizioni economiche e sociali necessarie per una convivenza più giusta”.

Nell’occasione l’associazione ha presentato l’iniziativa che promuove insieme alla Città di Andria : “Il progetto coinvolge gli atenei della Puglia e l’Università degli Studi di Perugia nel progetto sulla pace lanciato dall’Università di Sarajevo e si rivolge ali studenti di circa 160 atenei aderenti a UePeace, con l’obiettivo di promuovere un percorso internazionale sul tema della pace. I primi incontri potrebbero tenersi già entro la fine del mese e poi all’Università di Perugia, che si è dichiarata disponibile a ospitare la mostra del Museo della Pace. L’iniziativa rappresenta una naturale prosecuzione del percorso avviato con la prima assegnazione del Premio L’Isola che non c’è per costruire relazioni, coinvolgere le giovani generazioni, mettere in comunicazione università, istituzioni e società civile e trasformare la cultura della pace in un progetto concreto”.

La prossima edizione del Premio L’Isola che non c’è focalizzerà sull’ecologia: “Il tema potrebbe essere quello dell’ambiente e del clima, con particolare attenzione alla necessità di decementificare le aree urbane e rendere le nostre città più verdi, attraverso interventi di forestazione urbana previsti anche da una specifica legge regionale – ha anticipato l’associazione – Un tema che potrebbe dunque riguardare l’ambiente e il clima in generale, ma soprattutto la qualità degli spazi urbani, la riduzione della cementificazione e la necessità di restituire verde alle nostre città”.

Maddalena Brunasti