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La Local March mercoledì 30 settembre a Casalecchio di Reno
L’ASSOCIAZIONE PERCORSI DI PACE ODV PROMUOVE L’INIZIATIVA ORGANIZZATA IN OCCASIONE DELLA MARCIA MONDIALE PER LA PACE. > PER LA PACE, PER LA DIGNITÀ UMANA PER IL RISPETTO DEI DIRITTI  > > Unisciti alla comunità locale per una camminata pacifica in solidarietà con la > popolazione di Gaza e della Cisgiordania. > Questa mobilitazione è organizzata in occasione della Marcia Mondiale per la > Pace e si propone di: > * dare un aiuto concreto per Gaza (sarà organizzata una raccolta fondi) > * coinvolgere l’Amministrazione comunale ad avviare un gemellaggio con il > paese della Cisgiordania Al Mazara > * sostenere la proposta “Premio Nobel per la Pace ai Bambini palestinesi” > > Sarà esposta la mostra BE MY VOICE – Un diario per Gaza > > Evento aperto a tutte e a tutti. > Casalecchio Di Reno – quartiere Croce mercoledì 30 settembre 2026 alle 17:30 Maddalena Brunasti
September 29, 2026
Pressenza
‘Settimana Mondiale per la Pace in Palestina e Israele 2026’
IN SVOLGIMENTO DAL 20 AL 26 SETTEMBRE E DEDICATA AI BAMBINI E ALLE BAMBINE DELLA STRISCIA DI GAZA, È PROMOSSA DAL CONSIGLIO ECUMENICO DELLE CHIESE (CEC-WCC). Nel periodo che include la Giornata Internazionale della Pace, il 21 settembre, il Consiglio Ecumenico delle Chiese (World Council of Churches – comunità di 356 chiese di oltre 120 nazioni che aggrega oltre 580 milioni di cristiani) invita le persone di tutto il mondo a pregare, sostenere e mostrare solidarietà al popolo della Terra Santa e organizza la Settimana mondiale per la pace in Palestina e Israele focalizzando l’attenzione sulla protezione dei bambini. Il tema della ‘settimana’ è tratto da un verso del Salmo 127-3: > Ecco, i bambini sono un dono del Signore Settimana mondiale per la pace in Palestina e Israele 2026 DallapartediAbele vi aderisce mettendo a disposizione di tutti alcuni materiali informativi: > Il CEC ha indetto la Settimana per la pace in Palestina e Israele dedicandola > in special modo ai bambini e alle bambine palestinesi. > > Questa scelta è conseguente anche alla pubblicazione del Rapporto della > Commissione Internazionale Indipendente di inchiesta delle Nazioni Unite nelle > cui conclusioni è affermato che “la distruzione da parte israeliana > dell’infanzia nella Striscia di Gaza è un atto intenzionale e voluto” e > definisce la Striscia di Gaza il posto più pericoloso al mondo dove essere > bambini oggi. * “The essence of childhood has been destroyed”: Israel’s deliberate targeting of Palestinian children in the Occupied Palestinian Territory since 7 October 2023 – A/HRC/62/CRP.2, 23 giugno 2026 > Anche in continuità con le indicazioni emerse dall’ultimo Sinodo delle chiese > metodiste e valdesi e in particolare in riferimento a due ordini del giorno – > il primo, che tra le altre cose invita le comunità alla lettura e allo studio > del documento ecumenico Kairos II, e il secondo che fa propria la proposta di > dare il prossimo Nobel per la Pace ai bambini palestinesi – ci è sembrato > fosse utile per i singoli e per le comunità diffondere e mettere a > disposizione nella traduzione italiana il testo del CEC, che suggerisce una > grande varietà di esempi a cui le comunità possono ispirarsi per agire e > mettere in campo azioni diverse, durante questa settimana e anche oltre. > > Inoltre due pannelli informativi utili per riassumere i più significativi dati > emersi dalla testé ricordata inchiesta della Commissione speciale ONU sullo > stato dell’infanzia nella Striscia di Gaza. I materiali fanno parte di > Crescere la speranza, una mostra fotografica sulle scuole-tenda grazie alle > donazioni a Gazzella OdV allestite negli ultimi mesi in diverse tendopoli > della Striscia di Gaza * allo scopo di supplire in qualche modo alla > distruzione del sistema scolastico e alla violenza quotidiana a cui sono > sottoposti bambine e bambini. * Crescere la speranza – La mostra fotografica curata da Hilda Girardet illustra le attività delle scuole-tende a Gaza: immagini di “normalità” quotidiana, inviate dalle maestre, le madri, i volontari che hanno chiesto aiuto a Gazzella OdV per costruire scuole e supplire in qualche modo a quelle ormai distrutte dalla violenza spropositata a cui continua ad essere sottoposta una popolazione di oltre 2 milioni di persone. Una violenza che non si è fermata e che continua. Le conclusioni della Commissione speciale ONU per le Violenze israeliane contro i bambini palestinesi dello scorso 23 giugno parlano chiaro: i bambini sono stati intenzionalmente presi di mira e Gaza è uno dei posti più pericolosi al mondo dove essere bambini. Una trentina di fotografie documentano le attività didattiche giornaliere che, con l’aiuto di Gazzella Odv, vengono svolte nelle 7 scuole dislocate in diverse tendopoli della Striscia e frequentate da oltre 900 alunni. Le immagini testimoniano l’impegno a “fare scuola” che coinvolge i bambini e le bambine insieme ai loro insegnanti affrontando le difficoltà del contesto in cui vivono. Presentata il 20 agosto a Torre Pellice, all’esterno della Fondazione-Centro Culturale valdese, dove è stata esposta durante la settimana del sinodo delle chiese metodiste e valdesi – la mostra è composta da 10 pannelli in forex (50×70) già predisposti per essere appesi con piccoli fori ai quattro angoli. Chi fosse interessato alla mostra, può rivolgersi a * DallapartediAbele – dallapartediabele@gmail.com * Hilda Girardet – 339 6157653 e hildagirardet@gmail.com Redazione Italia
September 19, 2026
Pressenza
Gli 8 italiani e i bimbi di Gaza premiati da “L’Isola che non c’è” di Latiano
I RICONOSCIMENTI SONO STATI ASSEGNATI A MARIA ANTONIETTA AIELLO, GIOVANNA BRUNO, MATTIA GENTILE, ADRIANO GIANNOLA, ENRICO GIOVANNINI, GIORGIO MARRAPODI, FRANCESCO RUSSO E SUOR ANA MARIJA KESTEN E AI BAMBINI DI GAZA AUTORI DELLA SERIE DI DISEGNI RACCOLTA NELLA COLLEZIONE DEL MUSEO DELLA PACE DI BARI. L’Associazione L’Isola che non c’è, che ha sede a Latiano ed opera in molti ambiti, dalla tutela dell’ambiente del territorio pugliese alle missioni internazionali, ha promosso la realizzazione del Museo della Pace di Bari e la candidatura dei bambini di Gaza al Premio Nobel per la pace, il 7 luglio scorso approvata all’unanimità dal Consiglio della Regione Puglia e recentemente rilanciata dal quotidiano L’Avvenire. Quest’anno per la prima volta ha conferito un riconoscimento a otto figure del mondo delle istituzioni, dell’università e della ricerca e della società civile che, nei rispettivi ruoli e ambiti professionali, in particolare nei ‘campi’ della scienza, della sanità e della diplomazia, si sono distinti nel contribuire al dialogo tra le rispettive comunità e alla convivenza pacifica tra i popoli. I premi sono stati loro assegnati dal comitato scientifico dell’associazione, composto da oltre 350 esponenti della politica e della cultura e di chiesa cattolica, accademie e aziende pubbliche nazionali che insieme hanno spiegato: “La pace non è soltanto una parola. È un percorso fatto di dialogo, conoscenza e responsabilità. Per questo abbiamo scelto di premiare persone che, nei loro diversi ruoli, hanno contribuito a costruire relazioni e a rafforzare il tessuto della società, e di dedicare il premio più importante ai bambini che oggi non hanno la possibilità di vivere in pace”. Il premio simbolicamente tributato a tutti i bambini vittime delle guerre combattute nel mondo è stato assegnato ai bambini di Gaza autori dei disegni collezionati nella raccolta del Museo della Pace di Bari. Le loro opere sono state esposte nei mesi scorsi al Teatro Petruzzelli di Bari e prossimamente verranno presentate nel Palazzo del Consiglio regionale della Puglia, in futuro sede del Museo della Pace, inoltre a Roma, nella sede della FNOMCeO, e all’Università di Perugia, dove sarà installata insieme alla mostra “Sarajevo, dalla guerra alla pace. Trent’anni dopo” ospitata alla Camera di Commercio di Bari, al Castello di Conversano e all’ospedale “Perrino” di Brindisi e in questo periodo al Palazzo del Rettorato del Politecnico di Bari. La consegna dei premi, sculture in ceramica dell’artista Cosimo Giuliano raffiguranti il logo dell’associazione, si è svolta domenica 6 settembre all’Hotel Nicolaus di Bari. La scelta della location non è casuale: durante la pandemia da Covid-19 è stata messa a disposizione di un’80ina medici e operatori sanitari del Policlinico Universitario di Bari, che vi hanno dimorato insieme alle proprie famiglie. E, siccome ai bambini di Gaza sarà consegnato appena possibile, intanto il premio è esposto in una sala dell’albergo con accanto un orologio che ‘segna’ le ore e i minuti fino ad allora, cioè alla fine dell’assedio di Gaza: “Un orologio che misura il tempo – precisa l’associazione – e ricorda a tutti che ogni momento trascorso sotto le bombe è un momento di troppo”. La cerimonia della consegna dei premi “ha tracciato una sorta di linea ideale tra due luoghi simbolo del messaggio di pace, tema al quale è stata dedicata questa prima edizione, che ha visto appunto unite la Striscia di Gaza e il Palazzo delle Nazioni Unite, passando dalla Puglia, terra riconosciuta di dialogo nel Mediterraneo”, spiega l’associazione. L’itinerario è stato percorso mediante la partecipazione del pastore della parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza, padre Gabriel Romanelli, e la premiazione di Giorgio Marrapodi, ambasciatore italiano alle Nazioni Unite, intervenuti in collegamento dal territorio palestinese e da New York. A fare gli onori di casa era il giornalista Franco Giuliano, fondatore e presidente onorario dell’associazione, che ha spiegato: “I nove riconoscimenti della prima edizione del Premio L’Isola che non c’è hanno voluto valorizzare persone e realtà che, attraverso il proprio impegno professionale, civile, scientifico, culturale e religioso, hanno contribuito a costruire ponti, promuovere il dialogo e affermare concretamente una cultura della pace”. Il premio ai Bambini di Gaza rappresenta il “riconoscimento alla testimonianza e alla vicinanza alle popolazioni vittime della guerra. Dalla Striscia di Gaza, nel cuore di una delle più drammatiche crisi umanitarie del nostro tempo, continua a rappresentare una presenza di speranza, dialogo e solidarietà, soprattutto accanto ai bambini e alle persone più fragili”. Il premio all’ambasciatore italiano alle Nazioni Unite, Giorgio Marrapodi, riconosce “il valore della diplomazia come strumento di dialogo tra i popoli e il ruolo delle istituzioni internazionali nella ricerca di soluzioni pacifiche ai conflitti”. Il premio a Maria Antonietta Aiello, rettrice dell’Università del Salento, “valorizza il ruolo dell’università come luogo di conoscenza, confronto e formazione delle nuove generazioni, capace di costruire ponti culturali e scientifici e di promuovere una società fondata sulla conoscenza, sul dialogo e sul rispetto reciproco”. Il riconoscimento a Giovanna Bruno, sindaca di Andria, “premia l’impegno nelle istituzioni locali e il valore di una politica intesa come servizio alla comunità, capace di promuovere inclusione, solidarietà e attenzione alle persone. Un riconoscimento, dunque, alla dimensione concreta e quotidiana della costruzione della pace”. Il premio al professor Mattia Gentile, scienziato e genetista, sottolinea “il valore della ricerca scientifica al servizio dell’umanità. La scienza, attraverso la conoscenza e la collaborazione internazionale, rappresenta infatti uno degli strumenti più potenti per superare barriere, differenze e divisioni e costruire un futuro comune”. Il premio a suor Ana Marija Kesten riconosce “l’impegno della religiosa e dell’ordine che rappresenta nella testimonianza cristiana della solidarietà, dell’accoglienza e della riconciliazione, con particolare attenzione alla realtà dei Balcani e a Sarajevo, città che porta ancora nella propria storia le ferite della guerra ma anche una forte aspirazione alla pace”. Il riconoscimento a Francesco Russo, già prefetto di Bari, intende “valorizzare il ruolo svolto nelle istituzioni e nel servizio pubblico, quale espressione di legalità, responsabilità e tutela della comunità. Valori indispensabili per una società nella quale la convivenza civile e la pace possano essere concretamente garantite”. Il riconoscimento al professor Adriano Giannola sottolinea “l’importanza di una visione dello sviluppo fondata sulla coesione territoriale e sulla riduzione delle disuguaglianze. Anche la giustizia sociale ed economica rappresenta infatti una condizione essenziale per una pace stabile e duratura”. Il riconoscimento al professor Enrico Giovannini, presidente dell’ASViS, sottolinea “l’impegno nella promozione di un modello di sviluppo fondato su sostenibilità, equità, responsabilità sociale e attenzione alle generazioni future, una visione nella quale la pace non è soltanto assenza di guerra, ma anche costruzione delle condizioni economiche e sociali necessarie per una convivenza più giusta”. Nell’occasione l’associazione ha presentato l’iniziativa che promuove insieme alla Città di Andria : “Il progetto coinvolge gli atenei della Puglia e l’Università degli Studi di Perugia nel progetto sulla pace lanciato dall’Università di Sarajevo e si rivolge ali studenti di circa 160 atenei aderenti a UePeace, con l’obiettivo di promuovere un percorso internazionale sul tema della pace. I primi incontri potrebbero tenersi già entro la fine del mese e poi all’Università di Perugia, che si è dichiarata disponibile a ospitare la mostra del Museo della Pace. L’iniziativa rappresenta una naturale prosecuzione del percorso avviato con la prima assegnazione del Premio L’Isola che non c’è per costruire relazioni, coinvolgere le giovani generazioni, mettere in comunicazione università, istituzioni e società civile e trasformare la cultura della pace in un progetto concreto”. La prossima edizione del Premio L’Isola che non c’è focalizzerà sull’ecologia: “Il tema potrebbe essere quello dell’ambiente e del clima, con particolare attenzione alla necessità di decementificare le aree urbane e rendere le nostre città più verdi, attraverso interventi di forestazione urbana previsti anche da una specifica legge regionale – ha anticipato l’associazione – Un tema che potrebbe dunque riguardare l’ambiente e il clima in generale, ma soprattutto la qualità degli spazi urbani, la riduzione della cementificazione e la necessità di restituire verde alle nostre città”. Maddalena Brunasti
September 10, 2026
Pressenza
Michalis Psilos: “un atto di verità e giustizia”
All’opinione pubblica greca la notizia che è cominciata la raccolta di firme alla petizione per la candidatura dei bambini di Gaza all’assegnazione del Premio Nobel per pace è stata riferita sulle pagine dello storico e prestigioso quotidiano ellenico specializzato in economia e finanza, Naftemporiki, dal direttore dell’edizione online, Michalis Psilos, nel suo articolo qui integralmente riportato. IL PREMIO NOBEL PER LA PACE AI BAMBINI DI GAZA  IL RICONOSCIMENTO DEL SACRIFICIO DEI BAMBINI DI GAZA DA PARTE DEL COMITATO PER IL PREMIO NOBEL SAREBBE UN ATTO DI VERITÀ E GIUSTIZIA. Si stanno raccogliendo firme per assegnare il Premio Nobel per la Pace di quest’anno ai bambini di Gaza. L’iniziativa, che è partita dall’Italia, a molti pare “strana”.  La cosa interessante è che a condurla sono attori e organi di stampa vicini alla Chiesa cattolica. Secondo le volontà di Alfred Nobel, questo premio dovrebbe essere assegnato “alla persona che avrà dato il maggior contributo alla fraternizzazione tra le nazioni, all’abolizione o alla riduzione delle forze militari e alla conduzione e promozione dei processi di pace”. Il frate francescano Ibrahim Faltas, direttore delle scuole cattoliche in Terra Santa, afferma che «riconoscere il sacrificio dei bambini di Gaza con il Premio Nobel per la Pace significa dare un valore rinnovato alla parola pace». «Significa sancire nella storia il diritto alla memoria per i bambini che non cresceranno mai e il diritto a un futuro di pace per coloro che sono sopravvissuti all’orrore e all’odio», sottolinea il frate francescano. La sua proposta è già sostenuta da professori universitari, politici e personalità del mondo dell’arte e della cultura. Indubbiamente, le vittime innocenti della guerra a Gaza non sono solo i bambini palestinesi. Ci sono anche i bambini israeliani uccisi nell’attentato terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023. Così come i bambini ucraini e russi, ma anche iraniani. Le tragedie vissute, soprattutto dai bambini nei numerosi conflitti che imperversano in molte parti del mondo, indifesi di fronte all’odio e alla violenza degli adulti, non conoscono confini. LA TRAGEDIA NEI NUMERI Ma oggi a Gaza c’è qualcosa di più: i numeri. Circa 21˙000 bambini sono stati uccisi dall’inizio della guerra. E dalla firma del cosiddetto accordo di pace nell’ottobre 2025 a Gaza sono stati uccisi 300 bambini e adolescenti – un bambino al giorno – mentre le operazioni israeliane continuano. Non dimentichiamo, ovviamente, che decine di migliaia di bambini sono rimasti feriti, mutilati, sfollati o orfani. Riflettete un attimo su quest’immagine: alcuni di questi bambini sopravvissuti alla tragedia mentre ricevono il Premio Nobel… ATTO DI GIUSTIZIA Il riconoscimento del sacrificio dei bambini di Gaza da parte del Comitato per il Nobel sarebbe un atto di verità e giustizia. «Basta. Basta a voi che uccidete. Basta a voi che mentite. Basta a voi che non fate nulla. Basta, se siete ancora umani adesso basta», afferma Eugenio Mazzarella, professore di filosofia all’Università Federico II di Napoli, uno degli ideatori dell’iniziativa “Premio Nobel per la Pace ai Bambini di Gaza”. Intanto, però, la guerra continua. Il primo ministro israeliano Netanyahu ha addirittura respinto il piano di pace in 15 punti del presidente Trump. “Non lasceremo Gaza. Il piano di pace è morto – ha dichiarato Netanyahu – Le Forze di Difesa Israeliane non si ritireranno finché Hamas non sarà sostanzialmente disarmato”. STRATEGIA DI GUERRA Netanyahu non ha rinunciato alla guerra, che considera la strategia di Israele per i prossimi anni. Anche il fronte della Cisgiordania occupata rimane aperto, dove, oltre all’occupazione dei campi profughi, alle operazioni di sgombero e alle demolizioni effettuate dall’esercito, sono in aumento anche le incursioni dei coloni. Nel frattempo, i bambini continuano a morire. Coloro che sopravvivono a malnutrizione, malattie, acqua contaminata e cure inesistenti “stanno ancora aspettando la fine della violenza che il presidente Trump ha promesso loro”. Come dice Eschilo nell’Orestea: «Che gli dèi abbiano pietà… di coloro che conquisteranno, se rispetteranno i templi e le istituzioni dei vinti». Μιχάλης Ψύλος  Η ΝΑΥΤΕΜΠΟΡΙΚΗ 11 agosto 2026   Maddalena Brunasti
August 17, 2026
Pressenza
Il Nobel per la pace ai bimbi di Gaza
Una proposta – rilanciata da Gilberto Scarpa (*) – al “Comitato” norvegese che analizza le candidature per il Nobel della Pace Scrivo a voi e a tutti i portatori di pace per promuovere una azione dirompente a favore delle bambine e dei bambini di Gaza che stanno soffrendo incolpevoli solo di essere palestinesi e in ricordo di quelle/i morti. Il loro è un grandissimo dramma in un momento di assoluta tristezza nel mondo. Ho visto salire in cielo il mio nipotino a causa di una malattia genetica rara e mi sento particolarmente sensibile nei confronti dei bambini. Di fronte al disastro delle guerre che stiamo vivendo, ovunque ma in particolare in Medio Oriente, mi sono chiesto come “dare visibilità” e aiuto a bambine/i che sono privati della loro innocenza, della loro giovinezza, del gioco, costretti a vedere tutti i giorni i loro piccoli amici uccisi e feriti mentre perdono gli affetti più cari. Allora ho pensato: «Come facciamo a proporre il premio Nobel ai Bambini di Gaza, sia per questi piccoli inermi e sofferenti, sia per quelli che non ci sono più?». In Italia la mia non è una proposta solitaria: è stata dapprima presentata dall’ associazione pugliese L’Isola che non c’è e dalla Regione Puglia, poi segnalata alcuni mesi fa alla Camera dei deputati; è stata accolta con un certo scetticismo dai media, accompagnato da un eloquente silenzio della Camera stessa (sebbene nel frattempo abbia ottenuto il sostegno di decine di enti, istituzioni, associazioni, parlamentari, docenti, semplici cittadini). Oggi molti Paesi stupidamente incrementano la spesa militare rispetto ai bisogni primari della cittadinanza, come se – parafrasando l’Idiota di Dostoevskij – fosse chiaro che «La guerra salverà il mondo». Le centinaia di migliaia di bambine/i rinchiusi nella prigione Gaza, ridotti alla fame, testimoni di lutti, mutilati e traumatizzati per sempre, possono essere considerati simboli di pace? Sono testimoni di una guerra ingiusta certo, e dell’atroce assurdità di ogni conflitto… Ma perché dare loro il Nobel della pace? L’isola che non c’è ribadisce : «Questa proposta di candidatura non è solo un atto simbolico. È un appello morale. Premiare i bambini di Gaza significa riconoscere la loro sofferenza innocente, affermare che ogni bambino, in ogni luogo del mondo, ha diritto alla pace, e chiamare la comunità internazionale alla responsabilità collettiva verso chi non può difendersi». I loro nomi sono stati messi in fila da quattro giornalisti del Washington Post, che hanno costruito una agghiacciante mappa di chi non c’è più, annientato da una bomba o da un cecchino. Questi innocenti possono essere i veri costruttori di pace in modo che il sacrificio di ciascuno di loro non generi nei fratelli sopravvissuti altro odio o sentimento di vendetta e di distruzione, ma il desiderio di costruire un futuro diverso. La speranza è che spetti a loro bambine/i di Gaza – con l’aiuto degli umani di buona volontà – spezzare la catena che da generazioni tiene paralizzata, da una parte e dall’altra, ogni possibilità di convivenza. Inascoltato dai potenti, lo ha dichiarato anche padre Ibrahim Faltas: «meritano il Nobel per la pace perché sono loro stessi il significato della parola pace, perché hanno subìto le conseguenze nel corpo e nella mente delle azioni di adulti incoscienti e irresponsabili, perché hanno sentito e visto l’orrore della violenza, perché hanno sofferto per la morte di chi ha dato loro la vita, perché hanno perso il sorriso dei momenti di gioco, per la mancanza di istruzione e di condivisione di due anni di scuola, perché hanno perduto gli anni belli dell’infanzia». Spero che la “Direzione” preposta a esaminare le candidature per il Nobel per la pace non si faccia condizionare dagli attori in campo ma di fronte alla morte di oltre 25mila bimbi caldeggi la decisione di assegnare loro il Premio. Una frase di Marco Anneo Lucano riassume il mio pensiero: Victrix causa deis placuit sed victa Catoni. «Ai potenti piace sempre la vittoria ma Catone (ovvero io e spero noi) è sempre con i vinti» e quindi con gli innocenti. Anche l’«Orestea» di Eschilo contiene questa frase bellissima: «Abbiano pietà gli Dei … di coloro che vinceranno se rispetteranno i Templi e le Istituzioni dei Vinti». Attendo con ansia una risposta, grazie per il tempo dedicatomi. Gilberto Scarpa – Gilberto.scarpa48@gmail.com (*) Non so come si scriva una proposta per il Nobel per la Pace, ma sento il dovere non solo morale di esplicitare questa mia richiesta. Forse la considererete inusuale, anomala nella forma, ma chiedo per favore di leggerla. Io non sono : 1. Membro di assemblee nazionali e governi nazionali (membri del governo/ministri) di Stati sovrani; 2. Membro della Corte internazionale di giustizia dell’Aia e della Corte permanente di arbitrato dell’Aia; 3. Membro dell’Istituto di Diritto Internazionale o simili; 4. Professore universitario, Rettore universitario o Direttore di istituti; 5. Neppure sono fra coloro che hanno ricevuto il Premio Nobel per la Pace oppure fra i consiglieri (o ex consiglieri) del Comitato Norvegese per il Nobel. La Bottega del Barbieri
August 9, 2026
Pressenza