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Michalis Psilos: “un atto di verità e giustizia”
All’opinione pubblica greca la notizia che è cominciata la raccolta di firme alla petizione per la candidatura dei bambini di Gaza all’assegnazione del Premio Nobel per pace è stata riferita sulle pagine dello storico e prestigioso quotidiano ellenico specializzato in economia e finanza, Naftemporiki, dal direttore dell’edizione online, Michalis Psilos, nel suo articolo qui integralmente riportato. IL PREMIO NOBEL PER LA PACE AI BAMBINI DI GAZA  IL RICONOSCIMENTO DEL SACRIFICIO DEI BAMBINI DI GAZA DA PARTE DEL COMITATO PER IL PREMIO NOBEL SAREBBE UN ATTO DI VERITÀ E GIUSTIZIA. Si stanno raccogliendo firme per assegnare il Premio Nobel per la Pace di quest’anno ai bambini di Gaza. L’iniziativa, che è partita dall’Italia, a molti pare “strana”.  La cosa interessante è che a condurla sono attori e organi di stampa vicini alla Chiesa cattolica. Secondo le volontà di Alfred Nobel, questo premio dovrebbe essere assegnato “alla persona che avrà dato il maggior contributo alla fraternizzazione tra le nazioni, all’abolizione o alla riduzione delle forze militari e alla conduzione e promozione dei processi di pace”. Il frate francescano Ibrahim Faltas, direttore delle scuole cattoliche in Terra Santa, afferma che «riconoscere il sacrificio dei bambini di Gaza con il Premio Nobel per la Pace significa dare un valore rinnovato alla parola pace». «Significa sancire nella storia il diritto alla memoria per i bambini che non cresceranno mai e il diritto a un futuro di pace per coloro che sono sopravvissuti all’orrore e all’odio», sottolinea il frate francescano. La sua proposta è già sostenuta da professori universitari, politici e personalità del mondo dell’arte e della cultura. Indubbiamente, le vittime innocenti della guerra a Gaza non sono solo i bambini palestinesi. Ci sono anche i bambini israeliani uccisi nell’attentato terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023. Così come i bambini ucraini e russi, ma anche iraniani. Le tragedie vissute, soprattutto dai bambini nei numerosi conflitti che imperversano in molte parti del mondo, indifesi di fronte all’odio e alla violenza degli adulti, non conoscono confini. LA TRAGEDIA NEI NUMERI Ma oggi a Gaza c’è qualcosa di più: i numeri. Circa 21˙000 bambini sono stati uccisi dall’inizio della guerra. E dalla firma del cosiddetto accordo di pace nell’ottobre 2025 a Gaza sono stati uccisi 300 bambini e adolescenti – un bambino al giorno – mentre le operazioni israeliane continuano. Non dimentichiamo, ovviamente, che decine di migliaia di bambini sono rimasti feriti, mutilati, sfollati o orfani. Riflettete un attimo su quest’immagine: alcuni di questi bambini sopravvissuti alla tragedia mentre ricevono il Premio Nobel… ATTO DI GIUSTIZIA Il riconoscimento del sacrificio dei bambini di Gaza da parte del Comitato per il Nobel sarebbe un atto di verità e giustizia. «Basta. Basta a voi che uccidete. Basta a voi che mentite. Basta a voi che non fate nulla. Basta, se siete ancora umani adesso basta», afferma Eugenio Mazzarella, professore di filosofia all’Università Federico II di Napoli, uno degli ideatori dell’iniziativa “Premio Nobel per la Pace ai Bambini di Gaza”. Intanto, però, la guerra continua. Il primo ministro israeliano Netanyahu ha addirittura respinto il piano di pace in 15 punti del presidente Trump. “Non lasceremo Gaza. Il piano di pace è morto – ha dichiarato Netanyahu – Le Forze di Difesa Israeliane non si ritireranno finché Hamas non sarà sostanzialmente disarmato”. STRATEGIA DI GUERRA Netanyahu non ha rinunciato alla guerra, che considera la strategia di Israele per i prossimi anni. Anche il fronte della Cisgiordania occupata rimane aperto, dove, oltre all’occupazione dei campi profughi, alle operazioni di sgombero e alle demolizioni effettuate dall’esercito, sono in aumento anche le incursioni dei coloni. Nel frattempo, i bambini continuano a morire. Coloro che sopravvivono a malnutrizione, malattie, acqua contaminata e cure inesistenti “stanno ancora aspettando la fine della violenza che il presidente Trump ha promesso loro”. Come dice Eschilo nell’Orestea: «Che gli dèi abbiano pietà… di coloro che conquisteranno, se rispetteranno i templi e le istituzioni dei vinti». Μιχάλης Ψύλος  Η ΝΑΥΤΕΜΠΟΡΙΚΗ 11 agosto 2026   Maddalena Brunasti
August 17, 2026
Pressenza
Il Nobel per la pace ai bimbi di Gaza
Una proposta – rilanciata da Gilberto Scarpa (*) – al “Comitato” norvegese che analizza le candidature per il Nobel della Pace Scrivo a voi e a tutti i portatori di pace per promuovere una azione dirompente a favore delle bambine e dei bambini di Gaza che stanno soffrendo incolpevoli solo di essere palestinesi e in ricordo di quelle/i morti. Il loro è un grandissimo dramma in un momento di assoluta tristezza nel mondo. Ho visto salire in cielo il mio nipotino a causa di una malattia genetica rara e mi sento particolarmente sensibile nei confronti dei bambini. Di fronte al disastro delle guerre che stiamo vivendo, ovunque ma in particolare in Medio Oriente, mi sono chiesto come “dare visibilità” e aiuto a bambine/i che sono privati della loro innocenza, della loro giovinezza, del gioco, costretti a vedere tutti i giorni i loro piccoli amici uccisi e feriti mentre perdono gli affetti più cari. Allora ho pensato: «Come facciamo a proporre il premio Nobel ai Bambini di Gaza, sia per questi piccoli inermi e sofferenti, sia per quelli che non ci sono più?». In Italia la mia non è una proposta solitaria: è stata dapprima presentata dall’ associazione pugliese L’Isola che non c’è e dalla Regione Puglia, poi segnalata alcuni mesi fa alla Camera dei deputati; è stata accolta con un certo scetticismo dai media, accompagnato da un eloquente silenzio della Camera stessa (sebbene nel frattempo abbia ottenuto il sostegno di decine di enti, istituzioni, associazioni, parlamentari, docenti, semplici cittadini). Oggi molti Paesi stupidamente incrementano la spesa militare rispetto ai bisogni primari della cittadinanza, come se – parafrasando l’Idiota di Dostoevskij – fosse chiaro che «La guerra salverà il mondo». Le centinaia di migliaia di bambine/i rinchiusi nella prigione Gaza, ridotti alla fame, testimoni di lutti, mutilati e traumatizzati per sempre, possono essere considerati simboli di pace? Sono testimoni di una guerra ingiusta certo, e dell’atroce assurdità di ogni conflitto… Ma perché dare loro il Nobel della pace? L’isola che non c’è ribadisce : «Questa proposta di candidatura non è solo un atto simbolico. È un appello morale. Premiare i bambini di Gaza significa riconoscere la loro sofferenza innocente, affermare che ogni bambino, in ogni luogo del mondo, ha diritto alla pace, e chiamare la comunità internazionale alla responsabilità collettiva verso chi non può difendersi». I loro nomi sono stati messi in fila da quattro giornalisti del Washington Post, che hanno costruito una agghiacciante mappa di chi non c’è più, annientato da una bomba o da un cecchino. Questi innocenti possono essere i veri costruttori di pace in modo che il sacrificio di ciascuno di loro non generi nei fratelli sopravvissuti altro odio o sentimento di vendetta e di distruzione, ma il desiderio di costruire un futuro diverso. La speranza è che spetti a loro bambine/i di Gaza – con l’aiuto degli umani di buona volontà – spezzare la catena che da generazioni tiene paralizzata, da una parte e dall’altra, ogni possibilità di convivenza. Inascoltato dai potenti, lo ha dichiarato anche padre Ibrahim Faltas: «meritano il Nobel per la pace perché sono loro stessi il significato della parola pace, perché hanno subìto le conseguenze nel corpo e nella mente delle azioni di adulti incoscienti e irresponsabili, perché hanno sentito e visto l’orrore della violenza, perché hanno sofferto per la morte di chi ha dato loro la vita, perché hanno perso il sorriso dei momenti di gioco, per la mancanza di istruzione e di condivisione di due anni di scuola, perché hanno perduto gli anni belli dell’infanzia». Spero che la “Direzione” preposta a esaminare le candidature per il Nobel per la pace non si faccia condizionare dagli attori in campo ma di fronte alla morte di oltre 25mila bimbi caldeggi la decisione di assegnare loro il Premio. Una frase di Marco Anneo Lucano riassume il mio pensiero: Victrix causa deis placuit sed victa Catoni. «Ai potenti piace sempre la vittoria ma Catone (ovvero io e spero noi) è sempre con i vinti» e quindi con gli innocenti. Anche l’«Orestea» di Eschilo contiene questa frase bellissima: «Abbiano pietà gli Dei … di coloro che vinceranno se rispetteranno i Templi e le Istituzioni dei Vinti». Attendo con ansia una risposta, grazie per il tempo dedicatomi. Gilberto Scarpa – Gilberto.scarpa48@gmail.com (*) Non so come si scriva una proposta per il Nobel per la Pace, ma sento il dovere non solo morale di esplicitare questa mia richiesta. Forse la considererete inusuale, anomala nella forma, ma chiedo per favore di leggerla. Io non sono : 1. Membro di assemblee nazionali e governi nazionali (membri del governo/ministri) di Stati sovrani; 2. Membro della Corte internazionale di giustizia dell’Aia e della Corte permanente di arbitrato dell’Aia; 3. Membro dell’Istituto di Diritto Internazionale o simili; 4. Professore universitario, Rettore universitario o Direttore di istituti; 5. Neppure sono fra coloro che hanno ricevuto il Premio Nobel per la Pace oppure fra i consiglieri (o ex consiglieri) del Comitato Norvegese per il Nobel. La Bottega del Barbieri
August 9, 2026
Pressenza