
Cuba: sanzioni e guerra mediatica
Pressenza - Friday, September 4, 2026Il Segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio ha annunciato una nuova serie di sanzioni contro Cuba, un’abitudine che è diventata quasi settimanale, mentre la guerra mediatica all’isola non si ferma.
Questa volta le sanzioni hanno colpito i settori finanziari, minerari, metallurgichi ed energetici cubani. Nel suo proposito dichiarato di soffocare l’economia e punire collettivamente il popolo cubano, il segretario di stato statunitense, ha emesso sanzioni contro:
– BANCO EXTERIOR DE CUBA, una banca statale di Cuba specializzata in business banking, finanziamento del commercio estero e transazioni internazionali.
– EMPRESA DE SERVICIOS COMANDANTE RENÉ RAMOS LATOUR (NICAROTEC), un’entità di proprietà statale cubana, un’azienda che svolge servizi industriali e tecnici che fornisce supporto geologico e minerario al settore del nichel.
– EMPRESA IMPORTADORA Y ABESTECEDORA DEL NÍQUEL (CEXNI), una società di commercio estero e logistica che importa e fornisce materie prime specializzate, macchinari e attrezzature per l’industria cubana del nichel e del cobalto.
– EMPRESA IMPORTADORA DE APPROVECIMIENTO PARA EL PETRÓLEO (ABAPET), una filiale di CUPET che partecipa principalmente alle attività di supporto alle gare d’appalto per CUPET, e ha importato specificamente attrezzature tecnologiche, pezzi di ricambio, strumenti specializzati e prodotti industriali necessari per sostenere il settore energetico di Cuba.
– COMERCIAL CUPET S.A. un’entità cubana di proprietà statale che rappresenta CUPET in trattative e joint venture con entità straniere.
Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, ai sensi dell’Ordine Esecutivo 14404, ha incluso nella sua lista di sanzionati Fidel Ernesto Castro Calis, ufficialmente legato da Washington ad Alejandro Castro Espín, figlio di Raúl Castro e figura degli organi di sicurezza del governo cubano.
Parallelamente alle sanzioni continua la guerra mediatica contro Cuba portata avanti dai mezzi di informazione finanziati dal governo degli Stati Uniti attraverso diverse agenzie governative, una guerra a 360 gradi contro l’isola caraibica che si avvale di ogni mezzo possibile e immaginabile.
“Profonda recessione”, “inflazione galoppante”, “trasporto pubblico paralizzato”, “collasso sanitario”, “notte intere senza elettricità”, giorni, anche “mesi senza acqua”, “condizioni di vita deplorevoli”, “aumento dello stress, fame, anemia”, “depressione” e “ansia”, scrive El Nuevo Herald di Miami, uno dei media più attivi nel gettare fango su Cuba, fa notare il sito spagnolo Cubainformaciòn.
ovviamente tutte le responsabilità vengon gettate sul governo dell’isola, reo di non essere capace di risolvere la difficile situazione in cui si trova Cuba. Mai viene menzionato il blocco economico, commerciale e finanziario applicato da quelli che finanziano la testata, come mai vengono menzionate le centinaia di sanzioni emesse dal governo a stelle e strisce. Tutto è colpa di Miguel Diaz Canel e del suo esecutivo.
Vengono volontariamente ignorati gli appelli di diversi gruppi di relatori e dello stesso Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, Volker Türk, nei quali si esortano gli Stati Uniti a revocare le sanzioni all’isola, che causano morti per mancanza di forniture mediche e hanno un impatto sul cibo e sull’accesso all’acqua.
Dal 2019, la guerra economica di Washington è riuscita a decimare il turismo, i servizi medici internazionali e le rimesse, tre pilastri essenziali dell’economia di Cuba, ha causato la fuga di massa delle società di investimento straniere, da otto mesi, impedisce l’arrivo di carburante per le centrali elettriche o il trasporto, e ha causato la detenzione nei porti caraibici di migliaia di container, con tutti i tipi di forniture già pagate, attraverso le minacce alle compagnie di navigazione. Ma tutti i problemi che affronta quotidianamente la popolazione, secondo questi “indipendenti” media, sono del governo cubano.
Non dimentichiamoci poi la costante narrazione portata avanti da questi mezzi di informazione che imputa al modello socialista della rivoluzione la causa di tutti i problemi dell’Isola. Viene costantemente scritto che il governo cubano, con esasperante caparbietà, non vuole ammettere che la rivoluzione socialista ha fallito e che occorre trasformare Cuba in un paese moderno allineato alle politiche economiche liberali attuando riforme che orientino l’economia in questa direzione. Chiaramente anche in questo caso le sanzioni non hanno alcuna responsabilità, tutto è colpa del modello socialista dell’economia e del governo che non vuole abbandonarlo.
Così è il giornalismo al servizio del genocidio.
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info