La crisi di Ceuta sta ancora destabilizzando la politica spagnola

L'INDIPENDENTE - Friday, September 4, 2026

La crisi umanitaria di Ceuta sembra tenere ancora sotto scacco il governo spagnolo. A poco più di un mese da quando decine di migliaia di persone provenienti dal Marocco e dall’Africa Subsahariana hanno varcato le frontiere spagnole e sono entrate nell’exclave spagnola in Nord Africa, l’equilibrio politico a Madrid non si è ancora ristabilito e ancora una volta a trovarsi sulla graticola è il premier spagnolo Pedro Sanchez. Tra le manifestazioni di protesta che nei giorni scorsi hanno riempito le piazze, crisi umanitaria non ancora risolta, ronde nella città-fortezza in territorio marocchino e il tentativo di non deteriorare oltremodo i rapporti con il governo marocchino, Sanchez sta camminando su un filo sottile e deteriorato che rischia di spezzarsi. 

La situazione a Ceuta resta in stato di grave emergenza: secondo le denunce avanzate dalle organizzazioni non governative, tra le quali spicca No Name Kitchen, l’equilibrio, già precario prima degli arrivi di massa, continua ad essere fortemente precario.Il Centro di Permanenza Temporanea per Migranti (CETI) di Ceuta fin da subito è stato insufficiente a coprire il numero di persone che necessitava accoglienza e ha rapidamente superato il limite di sovraffollamento. Dopo vari giorni dai primi arrivi, il governo spagnolo ha aperto altri due spazi per offrire trattamenti d’accoglienza e provare a liberare gli spazi della spiaggia del Trampolín, che per giorni ha ospitato migliaia di persone in attesa di una minima risposta istituzionale. Tutto questo evidentemente non basta. Le organizzazioni attive sul territorio denunciano gravi ritardi nei processi di identificazione delle persone minori non accompagnate da parte degli enti governativi predisposti. Elemento che non solo complica una situazione già drammatica, ma mette migliaia di minori di fronte al rischio di deportazione verso il Marocco.

A questo si aggiunge la tensione causata dalle operazioni violente di alcuni cittadini dell’exclave contro le persone migranti. Sono stati numerosi gli episodi nei quali centinaia di persone si sono organizzate per impedire il passaggio dei veicoli della Croce Rossa impegnati nella distribuzione di acqua e generi alimentari; altri, invece, si sono addentrati e hanno preso d’assalto gli accampamenti provvisori, dando fuoco ai pochi effetti personali delle persone migranti. In una Ceuta ormai militarizzata, non sono mancati episodi di violenza di genere: secondo le stime, sono almeno quattordici le donne, delle quali dodici marocchine, che hanno subito violenza. Al momento quattro aggressori sarebbero stati identificati.

Nella giornata di mercoledì 2 settembre, migliaia di cittadini in tutto il paese sono scesi in piazza per protestare contro la situazione a Ceuta. Le manifestazioni, che hanno visto la partecipazione anche di alcuni esponenti dei partiti all’opposizione, come Alberto Núñez Feijóo del Partito Popolare e Santiago Abascal di VOX, e di varie organizzazioni dell’estrema destra neofranchista come Nucleo Nacional, si sono concentrate contro l’operato del governo e contro Pedro Sanchez. Si sono verificati, inoltre, vari episodi di violenza contro emittenti televisive e giornalisti presenti sul posto per raccontare le proteste. Simultaneamente, sono state organizzate varie contro-manifestazioni dai collettivi antifascisti e antirazzisti nelle principali città spagnole.

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Le manifestazioni che si sono tenute mercoledì 2 settembre contro il governo spagnolo e il presidente Pedro Sánchez, in protesta contro la gestione della crisi di Ceuta
A sinistra: Il leader del Partito Popolare Alberto Núñez Feijóo

Davanti a un caos sociale e mediatico evidente, il governo spagnolo sembra continuare ad annaspare. Nella prima seduta del Congresso dei Deputati di settembre, Pedro Sanchez ha ripetuto la linea politica delle scorse settimane. In relazione al paese vicino, il premier ha affermato come non ci siano «prove» riguardo la responsabilità marocchina dietro all’arrivo delle persone migranti. Ha sottolineato, quindi, la necessità di mantenere una relazione di «buon vicinato», nonostante «sia evidente che la cooperazione debba essere differente». Sanchez, inoltre, ha affermato che nei prossimi giorni saranno pubblicati i rapporti della polizia prodotti tra il primo luglio e il primo agosto. In merito alle dichiarazioni di alcuni ministri marocchini, che negli scorsi giorni hanno rivendicato l’appartenenza di Ceuta e Melilla al Marocco, il premier ha affermato: «Per secoli, queste due città sono state spagnole. […] E vi assicuro che il governo spagnolo manterrà questo status fino alla fine dei tempi». Se la destra ha colto l’occasione per minacciare Sanchez e il ministro degli Interni Fernando Grande-Marlaska di ricorrere alle vie legali per la gestione della crisi a Ceuta, anche i partiti di sinistra nell’arco parlamentare hanno puntato il dito contro l’esecutivo, in particolar modo per le relazioni opache con Rabat. Esquerra Republicana (ERC), EH Bildu e Podemos condividono la teoria della responsabilità diretta del Marocco, di Israele e degli Stati Uniti sulla questione. Dai banchi del parlamento, accusano inoltre il governo di aver abbandonato la questione saharawi e di «aver barattato i diritti di un popolo, per una presunta tranquillità diplomatica», come affermato dal portavoce di ERC Gabriel Rufián.

Sanchez si trova ancora una volta sul filo del rasoio. Mentre si inizia a intravedere la fine della legislatura e l’inizio della campagna elettorale, il governo spagnolo sembra definitivamente con le spalle al muro, schiacciato da una destra mediaticamente sempre più forte e da una sinistra che punta già alle prossime elezioni. Intanto, lontano dalla politica istituzionale, mentre Ceuta vive un momento drammatico, più di 80 migranti sono morti in un naufragio al largo delle isole Canarie: la crisi umanitaria continua a mietere vittime.

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