La crisi di Ceuta sta ancora destabilizzando la politica spagnolaLa crisi umanitaria di Ceuta sembra tenere ancora sotto scacco il governo
spagnolo. A poco più di un mese da quando decine di migliaia di persone
provenienti dal Marocco e dall’Africa Subsahariana hanno varcato le frontiere
spagnole e sono entrate nell’exclave spagnola in Nord Africa, l’equilibrio
politico a Madrid non si è ancora ristabilito e ancora una volta a trovarsi
sulla graticola è il premier spagnolo Pedro Sanchez. Tra le manifestazioni di
protesta che nei giorni scorsi hanno riempito le piazze, crisi umanitaria non
ancora risolta, ronde nella città-fortezza in territorio marocchino e il
tentativo di non deteriorare oltremodo i rapporti con il governo marocchino,
Sanchez sta camminando su un filo sottile e deteriorato che rischia di
spezzarsi.
La situazione a Ceuta resta in stato di grave emergenza: secondo le denunce
avanzate dalle organizzazioni non governative, tra le quali spicca No Name
Kitchen, l’equilibrio, già precario prima degli arrivi di massa, continua ad
essere fortemente precario.Il Centro di Permanenza Temporanea per Migranti
(CETI) di Ceuta fin da subito è stato insufficiente a coprire il numero di
persone che necessitava accoglienza e ha rapidamente superato il limite di
sovraffollamento. Dopo vari giorni dai primi arrivi, il governo spagnolo ha
aperto altri due spazi per offrire trattamenti d’accoglienza e provare a
liberare gli spazi della spiaggia del Trampolín, che per giorni ha ospitato
migliaia di persone in attesa di una minima risposta istituzionale. Tutto questo
evidentemente non basta. Le organizzazioni attive sul territorio denunciano
gravi ritardi nei processi di identificazione delle persone minori non
accompagnate da parte degli enti governativi predisposti. Elemento che non solo
complica una situazione già drammatica, ma mette migliaia di minori di fronte al
rischio di deportazione verso il Marocco.
A questo si aggiunge la tensione causata dalle operazioni violente di alcuni
cittadini dell’exclave contro le persone migranti. Sono stati numerosi gli
episodi nei quali centinaia di persone si sono organizzate per impedire il
passaggio dei veicoli della Croce Rossa impegnati nella distribuzione di acqua e
generi alimentari; altri, invece, si sono addentrati e hanno preso d’assalto gli
accampamenti provvisori, dando fuoco ai pochi effetti personali delle persone
migranti. In una Ceuta ormai militarizzata, non sono mancati episodi di violenza
di genere: secondo le stime, sono almeno quattordici le donne, delle quali
dodici marocchine, che hanno subito violenza. Al momento quattro aggressori
sarebbero stati identificati.
Nella giornata di mercoledì 2 settembre, migliaia di cittadini in tutto il paese
sono scesi in piazza per protestare contro la situazione a Ceuta. Le
manifestazioni, che hanno visto la partecipazione anche di alcuni esponenti dei
partiti all’opposizione, come Alberto Núñez Feijóo del Partito Popolare e
Santiago Abascal di VOX, e di varie organizzazioni dell’estrema destra
neofranchista come Nucleo Nacional, si sono concentrate contro l’operato del
governo e contro Pedro Sanchez. Si sono verificati, inoltre, vari episodi di
violenza contro emittenti televisive e giornalisti presenti sul posto per
raccontare le proteste. Simultaneamente, sono state organizzate varie
contro-manifestazioni dai collettivi antifascisti e antirazzisti nelle
principali città spagnole.
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Le manifestazioni che si sono tenute mercoledì 2 settembre contro il governo
spagnolo e il presidente Pedro Sánchez, in protesta contro la gestione della
crisi di Ceuta
A sinistra: Il leader del Partito Popolare Alberto Núñez Feijóo
Davanti a un caos sociale e mediatico evidente, il governo spagnolo sembra
continuare ad annaspare. Nella prima seduta del Congresso dei Deputati di
settembre, Pedro Sanchez ha ripetuto la linea politica delle scorse settimane.
In relazione al paese vicino, il premier ha affermato come non ci siano «prove»
riguardo la responsabilità marocchina dietro all’arrivo delle persone migranti.
Ha sottolineato, quindi, la necessità di mantenere una relazione di «buon
vicinato», nonostante «sia evidente che la cooperazione debba essere
differente». Sanchez, inoltre, ha affermato che nei prossimi giorni saranno
pubblicati i rapporti della polizia prodotti tra il primo luglio e il primo
agosto. In merito alle dichiarazioni di alcuni ministri marocchini, che negli
scorsi giorni hanno rivendicato l’appartenenza di Ceuta e Melilla al Marocco, il
premier ha affermato: «Per secoli, queste due città sono state spagnole. […] E
vi assicuro che il governo spagnolo manterrà questo status fino alla fine dei
tempi». Se la destra ha colto l’occasione per minacciare Sanchez e il ministro
degli Interni Fernando Grande-Marlaska di ricorrere alle vie legali per la
gestione della crisi a Ceuta, anche i partiti di sinistra nell’arco parlamentare
hanno puntato il dito contro l’esecutivo, in particolar modo per le relazioni
opache con Rabat. Esquerra Republicana (ERC), EH Bildu e Podemos condividono la
teoria della responsabilità diretta del Marocco, di Israele e degli Stati Uniti
sulla questione. Dai banchi del parlamento, accusano inoltre il governo di aver
abbandonato la questione saharawi e di «aver barattato i diritti di un popolo,
per una presunta tranquillità diplomatica», come affermato dal portavoce di ERC
Gabriel Rufián.
Sanchez si trova ancora una volta sul filo del rasoio. Mentre si inizia a
intravedere la fine della legislatura e l’inizio della campagna elettorale, il
governo spagnolo sembra definitivamente con le spalle al muro, schiacciato da
una destra mediaticamente sempre più forte e da una sinistra che punta già alle
prossime elezioni. Intanto, lontano dalla politica istituzionale, mentre Ceuta
vive un momento drammatico, più di 80 migranti sono morti in un naufragio al
largo delle isole Canarie: la crisi umanitaria continua a mietere vittime.
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