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CEUTA CONTINUA LA CRISI UMANITARIA MENTRE LA DESTRA NEO FRANCHISTA AIZZA LA PIAZZA
La crisi umanitaria di Ceuta sembra tenere ancora sotto scacco il governo spagnolo. A poco più di un mese da quando decine di migliaia di persone provenienti dal Marocco e dall’Africa Subsahariana hanno varcato le frontiere spagnole e sono entrate nell’exclave spagnola in Nord Africa, l’equilibrio politico a Madrid non si è ancora ristabilito . Centinaia di persone fra cui tanti minori sono senza protezione umanitaria e non hanno un posto dove stare ,subiscono continue aggressioni da parte delle ronde fasciste e della polizia . Il Centro di Permanenza Temporanea per Migranti (CETI) di Ceuta fin da subito è stato insufficiente a coprire il numero di persone che necessitava accoglienza e ha rapidamente superato il limite di sovraffollamento. Dopo vari giorni dai primi arrivi, il governo spagnolo ha aperto altri due spazi per offrire trattamenti d’accoglienza e provare a liberare gli spazi della spiaggia del Trampolín, che per giorni ha ospitato migliaia di persone in attesa di una minima risposta istituzionale. Tutto questo evidentemente non basta. Le organizzazioni attive sul territorio denunciano gravi ritardi nei processi di identificazione delle persone minori non accompagnate da parte degli enti governativi predisposti. Elemento che non solo complica una situazione già drammatica, ma mette migliaia di minori di fronte al rischio di deportazione verso il Marocco. Le iniziative di solidarietà si moltiplicano nonostante il clima da caccia al migrante alimentato da elementi neo franchisti arrivati dalla Spagna; assistenza legale ,raccolte di beni di prima necessità ,ospitalità e protezioni per i minori sono le risposte che le organizzazioni solidali cercano di dare alla crisi che ormai sembra alimentata ad arte per innescare speculazioni politiche . Ne parliamo con un compagno che si trova a Ceuta. apoyomutuoceuta@riseup.net
September 7, 2026
Radio Blackout - Info
La crisi di Ceuta sta ancora destabilizzando la politica spagnola
La crisi umanitaria di Ceuta sembra tenere ancora sotto scacco il governo spagnolo. A poco più di un mese da quando decine di migliaia di persone provenienti dal Marocco e dall’Africa Subsahariana hanno varcato le frontiere spagnole e sono entrate nell’exclave spagnola in Nord Africa, l’equilibrio politico a Madrid non si è ancora ristabilito e ancora una volta a trovarsi sulla graticola è il premier spagnolo Pedro Sanchez. Tra le manifestazioni di protesta che nei giorni scorsi hanno riempito le piazze, crisi umanitaria non ancora risolta, ronde nella città-fortezza in territorio marocchino e il tentativo di non deteriorare oltremodo i rapporti con il governo marocchino, Sanchez sta camminando su un filo sottile e deteriorato che rischia di spezzarsi.  La situazione a Ceuta resta in stato di grave emergenza: secondo le denunce avanzate dalle organizzazioni non governative, tra le quali spicca No Name Kitchen, l’equilibrio, già precario prima degli arrivi di massa, continua ad essere fortemente precario.Il Centro di Permanenza Temporanea per Migranti (CETI) di Ceuta fin da subito è stato insufficiente a coprire il numero di persone che necessitava accoglienza e ha rapidamente superato il limite di sovraffollamento. Dopo vari giorni dai primi arrivi, il governo spagnolo ha aperto altri due spazi per offrire trattamenti d’accoglienza e provare a liberare gli spazi della spiaggia del Trampolín, che per giorni ha ospitato migliaia di persone in attesa di una minima risposta istituzionale. Tutto questo evidentemente non basta. Le organizzazioni attive sul territorio denunciano gravi ritardi nei processi di identificazione delle persone minori non accompagnate da parte degli enti governativi predisposti. Elemento che non solo complica una situazione già drammatica, ma mette migliaia di minori di fronte al rischio di deportazione verso il Marocco. A questo si aggiunge la tensione causata dalle operazioni violente di alcuni cittadini dell’exclave contro le persone migranti. Sono stati numerosi gli episodi nei quali centinaia di persone si sono organizzate per impedire il passaggio dei veicoli della Croce Rossa impegnati nella distribuzione di acqua e generi alimentari; altri, invece, si sono addentrati e hanno preso d’assalto gli accampamenti provvisori, dando fuoco ai pochi effetti personali delle persone migranti. In una Ceuta ormai militarizzata, non sono mancati episodi di violenza di genere: secondo le stime, sono almeno quattordici le donne, delle quali dodici marocchine, che hanno subito violenza. Al momento quattro aggressori sarebbero stati identificati. Nella giornata di mercoledì 2 settembre, migliaia di cittadini in tutto il paese sono scesi in piazza per protestare contro la situazione a Ceuta. Le manifestazioni, che hanno visto la partecipazione anche di alcuni esponenti dei partiti all’opposizione, come Alberto Núñez Feijóo del Partito Popolare e Santiago Abascal di VOX, e di varie organizzazioni dell’estrema destra neofranchista come Nucleo Nacional, si sono concentrate contro l’operato del governo e contro Pedro Sanchez. Si sono verificati, inoltre, vari episodi di violenza contro emittenti televisive e giornalisti presenti sul posto per raccontare le proteste. Simultaneamente, sono state organizzate varie contro-manifestazioni dai collettivi antifascisti e antirazzisti nelle principali città spagnole. 1 di 6 Le manifestazioni che si sono tenute mercoledì 2 settembre contro il governo spagnolo e il presidente Pedro Sánchez, in protesta contro la gestione della crisi di Ceuta A sinistra: Il leader del Partito Popolare Alberto Núñez Feijóo Davanti a un caos sociale e mediatico evidente, il governo spagnolo sembra continuare ad annaspare. Nella prima seduta del Congresso dei Deputati di settembre, Pedro Sanchez ha ripetuto la linea politica delle scorse settimane. In relazione al paese vicino, il premier ha affermato come non ci siano «prove» riguardo la responsabilità marocchina dietro all’arrivo delle persone migranti. Ha sottolineato, quindi, la necessità di mantenere una relazione di «buon vicinato», nonostante «sia evidente che la cooperazione debba essere differente». Sanchez, inoltre, ha affermato che nei prossimi giorni saranno pubblicati i rapporti della polizia prodotti tra il primo luglio e il primo agosto. In merito alle dichiarazioni di alcuni ministri marocchini, che negli scorsi giorni hanno rivendicato l’appartenenza di Ceuta e Melilla al Marocco, il premier ha affermato: «Per secoli, queste due città sono state spagnole. […] E vi assicuro che il governo spagnolo manterrà questo status fino alla fine dei tempi». Se la destra ha colto l’occasione per minacciare Sanchez e il ministro degli Interni Fernando Grande-Marlaska di ricorrere alle vie legali per la gestione della crisi a Ceuta, anche i partiti di sinistra nell’arco parlamentare hanno puntato il dito contro l’esecutivo, in particolar modo per le relazioni opache con Rabat. Esquerra Republicana (ERC), EH Bildu e Podemos condividono la teoria della responsabilità diretta del Marocco, di Israele e degli Stati Uniti sulla questione. Dai banchi del parlamento, accusano inoltre il governo di aver abbandonato la questione saharawi e di «aver barattato i diritti di un popolo, per una presunta tranquillità diplomatica», come affermato dal portavoce di ERC Gabriel Rufián. Sanchez si trova ancora una volta sul filo del rasoio. Mentre si inizia a intravedere la fine della legislatura e l’inizio della campagna elettorale, il governo spagnolo sembra definitivamente con le spalle al muro, schiacciato da una destra mediaticamente sempre più forte e da una sinistra che punta già alle prossime elezioni. Intanto, lontano dalla politica istituzionale, mentre Ceuta vive un momento drammatico, più di 80 migranti sono morti in un naufragio al largo delle isole Canarie: la crisi umanitaria continua a mietere vittime. The post La crisi di Ceuta sta ancora destabilizzando la politica spagnola appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 4, 2026
L'INDIPENDENTE
Il Perù prova a cambiare pagina. In testa il candidato della sinistra
L’Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali del Perù ha continuato ad aggiornare i risultati preliminari del secondo turno delle elezioni presidenziali. Secondo il sito web dell’autorità, il candidato presidenziale di sinistra Roberto Sanchez era in vantaggio rispetto alla candidata della destra Keiko Fujimori quando erano stati conteggiati il 94,717% dei registri elettorali. Secondo i […] L'articolo Il Perù prova a cambiare pagina. In testa il candidato della sinistra su Contropiano.
June 9, 2026
Contropiano
PERU’: AL BALLOTTAGGIO DELLE PRESIDENZIALI VINCE IL CANDIDATO PROGRESSISTA ROBERTO SANCHEZ
Ballottaggio delle presidenziali a sorpresa in Perù domenica 7 giugno 2026, con l’estrema destra che va verso una battuta d’arresto dopo diverse vittorie elettorali in SudAmerica, grazie alla regia di Washington. I risultati vedono una proiezione al 50.3% del candidato progressista Roberto Sanchez, rispetto all’estrema destra dell’eterna candidata Keiko Fujimori, figlia dell’ex dittatore peruviano Alberto e avanti al primo turno. Lo scrutinio reale prosegue con lentezza (qui i risultati ufficiali), ma al 95% Sanchez è al 50,11%, contro il 48,99% della Fujimori. Uno scarto minimo ma che continua, lentamente a crescere, con l’arrivo dei risultati delle zone rurali peruviane, tradizionalmente favorevoli alle forze progressiste rispetto alla costa conservatrice. Al netto degli (scontati) ricorsi e delle possibili tensioni per le mosse della Fujimori, il nuovo presidente peruviano sarà quindi progressista. Le valutazioni su Radio Onda d’Urto di Rodrigo Andrea Rivas, giornalista, analista e profondo conoscitore della politica latinoamericana. Ascolta o scarica  
June 9, 2026
Radio Onda d`Urto
Trump minaccia lo stop al commercio con la Spagna, Merz gli dà corda
Il livello di prevaricazione della seconda amministrazione Trump, e quello di sudditanza delle classi dirigenti europee è stato confermato plasticamente dall’incontro che ieri il tycoon ha avuto col cancelliere tedesco Friedrich Merz. Al primo incontro ufficiale con un leader straniero dall’inizio dell’aggressione condotta insieme a Israele contro l’Iran, il presidente […] L'articolo Trump minaccia lo stop al commercio con la Spagna, Merz gli dà corda su Contropiano.
March 4, 2026
Contropiano
Le falle nell’embargo di Sánchez: no alla compravendita di armi con Israele, a meno che…
Dopo quasi due anni dall’inizio delle operazioni dell’IDF a Gaza e con due settimane di ritardo rispetto all’annuncio di Pedro Sánchez, il decreto che stabilisce l’embargo sulle armi a Israele, a lungo reclamato dal movimento BDS, è stato approvato nel consiglio dei ministri di ieri e inviato alla stampa. Da […] L'articolo Le falle nell’embargo di Sánchez: no alla compravendita di armi con Israele, a meno che… su Contropiano.
September 25, 2025
Contropiano
La Vuelta costretta a fermarsi per la Palestina
Le proteste contro il genocidio in corso nei territori occupati e contro la partecipazione della squadra Israel Premier Tech alla Vuelta, iniziate in Catalunya e via via cresciute d’intensità durante il passaggio della corsa nei Paesi Baschi e in Galizia, sono culminate ieri a Madrid, scenario di una straordinaria mobilitazione […] L'articolo La Vuelta costretta a fermarsi per la Palestina su Contropiano.
September 15, 2025
Contropiano
Sarà vero embargo? Pedro Sánchez annuncia la fine del commercio d’armi con Israele
Grazie alla breve conferenza stampa tenuta ieri alla Moncloa, Pedro Sánchez è tornato a catturare l’attenzione sia dei propri sostenitori che dei critici con un nuovo annuncio, atteso da quasi due anni e reclamato caparbiamente da tutto il movimento di solidarietà con la Palestina. Secondo quanto affermato dal presidente del […] L'articolo Sarà vero embargo? Pedro Sánchez annuncia la fine del commercio d’armi con Israele su Contropiano.
September 9, 2025
Contropiano