
Abusivismi, scarichi illegali e denunce: Legambiente fotografa l’assalto alle coste italiane
L'INDIPENDENTE - Thursday, September 3, 2026Sei illeciti all’ora, una media di 156 al giorno per un totale di 56.812 violazioni totali. Sono i numeri dell’assalto alle coste italiane fotografato nel report Mare Monstrum di Legambiente. Incrociando i dati di polizia e capitanerie di porto da 15 Regioni e 61 province costiere è stato possibile mappare le criticità e le violazioni commesse sulle nostre coste. Il pericolo numero uno per l’ecosistema marino è rappresentato dall’inquinamento legato alla gestione illegale di rifiuti e alla depurazione con 7.317 reati. Poi si trova il ciclo illegale del cemento, al secondo posto con 6.189 reati, la pesca illegale (4.338 reati) e il sequestro di attrezzatura con 11.243 oggetti sequestrati.
Rispetto al 2024, reati e sanzioni sono in lieve calo: fattore che, stando al report, è imputabile a una flessione dei controlli sul territorio (750.828, -19,8% rispetto al 2024) e all’effetto deterrente prodotto dall’inasprimento delle pene per i reati ambientali. La mappa fotografata da Legambiente segnala anche come le Regioni a tradizionale presenza mafiosa si confermino come quelle con maggior presenza di reati. In Campania, Puglia, Sicilia e Calabria si concentra la metà del totale nazionale. Guardando lo storico degli ultimi 26 anni (dal 1999 ad oggi) i reati in queste regioni sono stati 260.399 (su 483.195 del totale nazionale). La colpa, come scrive Legambiente, è principalmente della «criminalità organizzata che continua saccheggiare mare e costa, in combutta con il nutrito e agguerrito esercito di faccendieri, pirati di nuova generazione e trafficanti, spalleggiati dall’immancabile schiera di corrotti e corruttibili in forza alla pubblica amministrazione». Seguono poi Liguria, Lazio, Sardegna e Toscana.
In campo di inquinamento, la regione peggiore – dal punto di vista delle indagini – è la Campania con 1.655 (il 22,6% del totale nazionale), ma anche il resto del Paese arranca «tra procedure d’infrazione, guasti ripetuti e chiusure temporanee». Anche il primato per il ciclo illegale del cemento – dall’estrazione di materie prime agli abusi edilizi – va alla Campania, la regione detiene il 18,8% dei reati accertati a livello nazionale (il numero da ricercare è 1.166). Per la pesca illegale, la regione meno virtuosa è la Sicilia con 816 reati (circa il 19% del totale nazionale) mentre il podio per numero di reati per le violazioni del Codice di navigazione è composto da Campania (834), Liguria (319) e Sicilia (305).
Di fronte a tutto questo Legambiente torna a chiedere un impegno corale che veda in prima linea Governo, Parlamento, Regioni e Comuni, mettendo al centro una serie di priorità. Queste vanno dal rafforzamento del sistema dei controlli repressivi e del Sistema Nazionale di Protezione Ambientale al completamento della rete di depurazione e al rilancio dell’economia circolare delle acque reflue, che si raggiungerebbe con l’adeguamento delle reti fognarie e l’approvazione dei decreti su riuso delle acque depurate in agricoltura. Contro l’abusivismo edilizio e le occupazioni illegali, Legambiente chiede tolleranza zero attraverso il ripristino del ruolo operativo dei Prefetti per le demolizioni, uno stanziamento di 150 milioni l’anno per gli abbattimenti e sanzioni penali per i funzionari omissivi. L’appello di Legambiente termina poi con la tutela della biodiversità garantendo il pieno recepimento delle norme sui rifiuti navali nei porti, lo stop agli scarichi oltre le 12 miglia (termine delle acque territoriali di uno stato) e l’inasprimento delle sanzioni contro la pesca illegale.
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