
Attacco trasversale
Pressenza - Tuesday, August 25, 2026contenuti originali
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Il 22 agosto, sulle pagine de Il Foglio, è apparso un articolo di Camillo Langone che stigmatizza la presunta empietà di Sigfrido Ranucci, perché, insieme all’Associazione Culturale Cameo e al MOA, il giornalista ha presentato ad Eboli il suo ultimo libro, “Il ritorno della casta”, nel complesso di Sant’Antonio.
A distanza di oltre due mesi da quell’evento, che all’epoca non aveva destato scandalo, l’attacco non trova alcuna giustificazione, né nei fatti, né nella natura dell’iniziativa, né tanto meno, nel giudizio delle autorità competenti.
L’incontro infatti, libero e gratuito come ogni iniziativa di Cameo, si era tenuto il 7 giugno 2026, nella Chiesa di Sant’Antonio. Pur essendo stato inizialmente pianificato per svolgersi negli spazi del MOA, a causa dell’altissimo numero di prenotazioni da parte della cittadinanza, sì è reso necessario lo spostamento nella chiesa attigua. La scelta è stata dunque dettata esclusivamente da ragioni di sicurezza, capienza e acustica, per garantire al numerosissimo pubblico la possibilità di assistere dignitosamente. Chi parla di “megalomania” ignora quindi deliberatamente i criteri con cui si gestisce la sicurezza pubblica di fronte a un simile sold out.
La serata è stata un’agorà civile: la sala era gremita, con persone in piedi lungo le navate. Il dibattito, coordinato da Filomena Domini, ha visto dialogare Ranucci con Gregorio de Falco sui temi della legalità, dell’etica pubblica e della libertà di informazione, ed è stato arricchito dai contributi artistici del maestro Daniele Gibboni e di Gerardina Letteriello.
Nessun simbolo di partito, nessuna scadenza elettorale ed ovviamente nessuna richiesta di voto. È stata la presentazione di un’indagine giornalistica, non un comizio.
Ritrovare in questo uno scandalo a mesi di distanza, conferma la natura puramente strumentale dell’operazione. Troppo spesso, infatti, esponenti di governo utilizzano contesti religiosi per promuovere agende politiche ed elettorali, e quando ciò avviene la gran parte della stampa resta silente, sembra che se è iniziativa di Governo non si sollevi indignazione.
È il caso di Tor Bella Monaca, dove il 18 marzo 2026 il Ministro Carlo Nordio e il Vicepresidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli, insieme ad altri esponenti di Fratelli d’Italia, tennero un incontro nella parrocchia di Santa Rita, per chiedere di votare SI al referendum sulla giustizia. Quel comizio, a pochi giorni dalle urne e senza contraddittorio, non scandalizzò Il Foglio, ma fu giustamente definito dal Vicariato di Roma una «sala parrocchiale utilizzata come tribuna politica». Si era suscitato il malumore della Diocesi e le proteste di molti fedeli.
A Eboli, al contrario, nessun’autorità ecclesiastica ha mosso alcuna contestazione, forse perché, semplicemente, qui non si è discusso di come votare, ma di come informare.
L’attacco de Il Foglio affiora solo ora, a fine agosto 2026, in perfetta coincidenza con una tempesta mediatica e giudiziaria che coinvolge Ranucci: l’arresto di Valter Lavitola, le accuse di avance, le polemiche per il post a Falcone e Moro, le richieste di rimozione da Report avanzate da Fratelli d’Italia.
Questa sincronia non è un caso: è la prova della bieca strumentalità. L’episodio di Eboli, ineccepibile in sé e per sé, viene recuperato retroattivamente come munizione aggiuntiva in una campagna di delegittimazione coordinata. Se la violazione fosse stata reale, la denuncia sarebbe arrivata il 7 giugno, forse l’8, ma non 80 giorni dopo. Parlare di scandalo a distanza di tanto tempo dimostra che non si voleva tutelare un luogo sacro, ma costruire un caso politico a tavolino per colpire un giornalista indipendente e per tentare di comprimere la stessa libertà di informazione.
L’Associazione Cameo esprime la sua più profonda gratitudine all’Arcivescovo Mons. Andrea Bellandi, che con la sua statura morale è naturalmente al di sopra di queste miserande questioni. Definendo i contenuti del libro un’opera di «alta spiritualità», l’Arcivescovo ha infatti chiaramente legittimato l’uso degli spazi. In un momento storico in cui la politica tenta di esercitare il massimo controllo sui cittadini, la posizione della Curia rappresenta un esempio di libertà intellettuale: la navata di una chiesa può e deve essere anche luogo di crescita morale e sociale, ben lontano dalle miserie del dibattito partitico.
L’Associazione culturale Cameo, nata per promuovere la bellezza, il pensiero critico e il dibattito democratico sul nostro territorio, sdegna le campagne d’odio sempre, a maggior ragione quando esse sono volte a privare i cittadini del presupposto democratico fondamentale: conoscere per deliberare.
Noi continueremo a portare a Eboli voci libere e occasioni di confronto, convinti che la informazione sia elemento essenziale della democrazia, come la cultura è il motore di crescita di ogni comunità.