
La rana nella pentola
Comune-info - Saturday, August 22, 2026
Unsplash.comÈ molto difficile poter descrivere gli effetti di questo cambiamento climatico che ha messo in ginocchio l’intero paese (e non solo) per il caldo. Così ho preferito anziché scrivere un saggio una breve storiella che può essere letta in pochi minuti. Una storiella neoliberista. La storiella, in parte, è nota a molte delle persone che leggeranno questo breve scritto, ma vale la pena di ricordarla perché è assai educativa, soprattutto di questi tempi.
Un giorno una rana fu messa in una pila d’acqua fredda per mano di un bambino un po’ capriccioso. La rana vi si trovava perfettamente a proprio agio e sguazzava allegramente dentro la pentola. Ma il bambino, per sua indole capriccioso, come abbiamo già detto, ma anche un po’ cattivello (si sa, ai bambini piace giocare in modo sadico a volte), accese un piccolo fornello alla base della pentola.
Il secondo giorno la rana continuava a sguazzare allegramente nell’acqua che, nel frattempo, era diventata tiepida. Il terzo giorno, quando l’acqua cominciava a scaldarsi, la rana avvertì qualche lieve cambiamento dell’ambiente dove si trovava, ma non mostrò alcuna sensazione di sofferenza. La rana cominciò ad allarmarsi solo il quarto giorno: avvertiva che un leggero calore si diffondeva intorno ad essa. Il quinto giorno la rana smise di sguazzare ma, tutto sommato, soffriva appena un po’ più di caldo del giorno precedente. Poi iniziò, il sesto giorno, a preoccuparsi; sembrava facesse troppo caldo ma non se ne ebbe più di tanto. Il settimo giorno fece un gran balzo e uscì dalla pentola: si sentiva un po’ accaldata, le batteva forte il cuore e, passando, di balzo in balzo, davanti uno specchio scoprì: oh! Orrore, era diventata tutta rossa. Grosse pustole le ricoprivano il corpo e la sua pelle, inizialmente di colore verde e diventata ormai tutta rossa, si staccava a pezzi dal proprio corpo.
Il cuore le batteva all’impazzata e, insieme allo spavento, le venne un infarto e stramazzò a terra.
Lo stesso giorno il Servizio Meteorologico Nazionale avvertì via radio gli abitanti dell’intero Paese che la temperatura avrebbe raggiunto il valore di 45 gradi all’ombra. I primi a lasciare la città furono i Signori che, con i loro potenti Suv, si precipitarono a raggiungere le Grandi Montagne e ad occupare tutti i posti disponibili presso gli alberghi situati ad alta quota, alcuni addirittura salirono fino a 3.500 metri. Dopo di loro si misero in marcia, sulle loro meno potenti automobili, padri di famiglia con bambini e relative suppellettili al seguito. Gli altri, i poveri miserabili che non si potevano permettere di abbandonare la città, affollarono i supermercati dove potenti condizionatori consentivano loro di respirare, oppure si sdraiavano seminudi ai piedi dei pochi alberi rimasti (molti di questi alberi erano stati abbattuti l’anno precedente e sostituiti con “alberi” di cemento che non insudiciavano le strade con le loro foglie cadute).
Giù nella Valle code di auto lunghe più di 20 chilometri erano ferme in attesa di salire sulle Grandi Montagne. Ma gli accessi erano loro sbarrati perché lassù in alto tutti i posti disponibili erano stati occupati. Dall’alto i Signori con indosso pesanti maglioni guardavano quella immensa distesa di auto ferme e facevano grandi risate al loro indirizzo.
Nella Valle la temperatura aumentava anche a causa dei potentissimi condizionatori che erano accesi l’intero giorno negli alberghi situati in alto. Chiusi nei loro piccoli carapaci anche costoro accesero i condizionatori delle proprie auto, non potendo avanzare neppure di un metro.
Il giorno dopo, di buon mattino, una piccola folla di Signori dall’alto osservò la scena che si prospettava loro nella Valle. Non c’era alcun movimento, nessuno usciva dalla propria auto e i motori erano silenziosi. Tutto il combustibile era stato consumato per tenere accesi i motori in modo che alimentassero i condizionatori. Nella Valle era sceso un gran silenzio.
Anche in città c’era la stessa calma, un gigantesco blackout aveva spento i condizionatori dei supermercati e la folla era rimasta priva di aria fresca. All’interno del Supermercato Errelunga e in tutte le Tv dei grandi alberghi situati sulle Grandi Montagne, si udirono le previsioni del Servizio Meteorologico Nazionale che dicevano: “Oggi bel tempo soleggiato su tutto il Paese”.
Non c’è alcun bisogno di commentare. Come nei film, anche in questo caso, ogni riferimento a persone, fatti e cose è puramente casuale, ma…
Enzo Scandurra, urbanista, saggista e scrittore, scrive da sempre su Comune (qui oltre cento suoi articoli). Già ordinario di Urbanistica presso La Sapienza di Roma, è stato direttore del dipartimento di Architettura e Urbanistica. Tra i suoi libri più recenti La svolta ecologica. Ultima chance per il pianeta e per noi e Roma. O dell’insostenibile modernità, editi da DeriveApprodi.
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