
Lezioni dall’Assemblea per l’Acqua e la Vita
Comune-info - Friday, August 21, 2026Centinaia di persone di tante comunità indigene dell’America latina si sono incontrate in Messico per ricordare il saccheggio delle risorse idriche in corso, ma anche le vittorie raggiunte, spesso sminuite da istituzioni e media. Un ruolo di primo piano nell’incontro e nelle lotte territoriali per l’acqua è quello delle donne: una generazione che ha frequentato l’università ma non ha intrapreso la carriera accademica, spiega Raul Zibechi, sta contribuendo con le proprie conoscenze ad azioni di resistenza a livello comunitario
Foto Asamblea Nacional por el Agua y la VidaLa settima Assemblea Nazionale per l’Acqua, la Vita e il Territorio (Anavi), svoltasi l’8 e il 9 agosto nella comunità Wixárika di Zitakua, a Tepic (Messico), ha visto la partecipazione di 427 adulti e 60 bambini provenienti da 18 comunità indigene e sette paesi. Ogni comunità ha espresso le proprie rimostranze, dal saccheggio delle risorse idriche e delle terre alla violenza e alle violazioni subite da coloro che le difendono.
Hanno criticato aspramente il “grande progetto di riorganizzazione del territorio nazionale attraverso il Plan Mexico”, i piani idrici nazionali e regionali che offrono alle aziende forniture idriche illimitate e la possibilità di scarichi tossici da parte di industrie che trasformano i fiumi in fogne. Hanno criticato l’affermazione che il fracking sia “sostenibile”, anche sotto la maschera della sovranità energetica.
I membri di Anavi non si sono fatti la minima illusione sul futuro immediato. L’industria dei data center prevede di sestuplicare la propria capacità elettrica, passando da 280 megawatt (MW) a oltre 1.500 MW entro il 2030. Ciò indica che il saccheggio delle risorse idriche crescerà esponenzialmente in ogni singolo paese dell’America Latina. I nostri territori sono diventati tele per la più brutale accumulazione capitalistica.
La violenza della criminalità organizzata, collusa con le autorità e le istituzioni statali, è stata al centro delle denunce. Non è un caso che, in quasi tutti i casi, le vittime siano tra le persone e le comunità che difendono l’acqua e si oppongono al saccheggio. Gli oltre 133.000 scomparsi testimoniano la barbarie di questo sistema di morte.
I membri dell’assemblea hanno anche ricordato le vittorie conseguite negli ultimi anni: il recupero della biblioteca comunale e la creazione del centro comunitario Tlamachtiloyan a San Gregorio Atlapulco, Xochimilco; La chiusura del pozzo Bonafont-Danone a San Mateo Cuanalá, Puebla; la fine del furto d’acqua tramite autocisterne a Santiago Mexquititlán; e l’occupazione dell’edificio dell’IMPI (Istituto Messicano della Proprietà Industriale) a Città del Messico e la sua trasformazione nella Casa del Popolo Samir Flores Soberanes da parte della comunità Otomi.
Vorrei sollevare tre punti che – essendo questa la mia prima partecipazione all’Anavi (Assemblea Nazionale dei Popoli Indigeni) – ho appreso in questo evento e che credo influenzeranno il corso delle azioni nel prossimo futuro.
Il primo riguarda il ruolo di primo piano delle donne, e in particolare di una generazione che ha frequentato l’università ma non ha intrapreso la carriera accademica, contribuendo invece con le proprie conoscenze ad azioni di resistenza a livello comunitario. Ascoltare, ad esempio, Estela Hernández Jiménez, una donna Otomi di Santiago Mexquititlán, o Argelia Betanzos, una donna mazateca di Eloxochitlán de Flores Magón, così come le giovani donne Otomi della Casa de los Pueblos o le donne Wixárika della comunità Zitakua che ci hanno accolto, ispira speranza e gioia. Sono in prima linea nella resistenza, mettendo a frutto le proprie conoscenze (Argelia è avvocata, Estela ha un dottorato in pedagogia) non per profitto personale, ma per rafforzare le proprie comunità, indicando una via opposta a quella promossa dal capitalismo e dai governi progressisti. Questa è una generazione che offre una prospettiva diversa rispetto alle precedenti, apportando nuove conoscenze a città e comunità.
Il secondo aspetto riguarda il ruolo dei bambini e degli adolescenti. Durante i due giorni dell’incontro di Anavi, si è tenuta un’assemblea da cui sono scaturiti laboratori di serigrafia, pittura murale, creazione di libri in cartone, origami e giochi tradizionali. I ragazzi di età superiore ai 12 anni hanno esplorato la medicina tradizionale, creato filtri per l’acqua e partecipato a spettacoli come un’esibizione hip-hop degli indigeni Coca del Lago Chapala. È impossibile non ricordare Verónica, seduta tra il Capitano Marcos e il Subcomandante Moisés a Cideci, durante le sessioni di formazione a San Cristóbal de las Casas. Lei incarna quella generazione più recente che minaccia di lasciarci senza parole e sbalorditi con il suo spirito ribelle e di sfida. Questa è una delle notizie più entusiasmanti che abbiamo ricevuto negli ultimi anni, poiché ci permette di nutrire un certo ottimismo in mezzo al collasso sistemico.
Il terzo punto è stato sollevato da un giovane che, durante un evento all’UNAM pochi giorni dopo, ha spiegato che la politica aveva “invaso” tutti gli spazi dell’incontro di Tepic, non limitandosi solo all’assemblea o ai cinque gruppi di lavoro, ma a ogni singolo spazio e momento di Anavi. Considero questa osservazione di grande importanza, poiché illustra come il percorso verso l’autonomia trascenda le strutture istituzionali, conferendo a tutte le attività, collettive o individuali, un carattere politico.
La settima assemblea ha messo in luce il potenziale che i popoli indigeni stanno dimostrando, sia nel resistere all’espropriazione sia nel forgiare percorsi verso la dignità e l’autonomia, costruendo i propri mondi. Non è un’impresa da poco in questi tempi difficili.
Pubblicato anche su La Jornada
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