
Quando si entra in queste case
Comune-info - Friday, August 21, 2026
Quando si entra in queste case, la prima cosa che si sente non è un odore, né un rumore. È un tempo diverso. Un tempo che non corre più, che si è seduto negli angoli, sulle sedie sgangherate, sulle piastre della cucina economica, sulla bocca nera del camino.
Il camino è sempre lì, a volte enorme, sproporzionato, come se fosse stato lui a reggere la casa.
Davanti a quel vuoto annerito si capisce subito che qui la vita non girava attorno ai mobili, ma attorno al fuoco. Il fuoco scaldava, asciugava, cucinava, teneva insieme l’inverno e la famiglia. Era il centro, il cuore, il confine tra il freddo e la sopravvivenza.
Accanto, spesso la cucina economica riposa come un animale fedele. Il ferro è consumato, le piastre segnate da anni di minestre povere, di pane duro, di acqua che bolliva per necessità più che per gusto.
Non c’è estetica: c’è funzione. E la funzione racconta la vita più di qualsiasi fotografia.
La luce entra dalle finestre come un ospite timido. Non illumina: sfiora, scivola sulle sedie, sulle coperte lise, sui tavoli storti. Ogni cosa sembra sospesa, come se aspettasse qualcuno che non tornerà.
Fotografare queste stanze è un atto di ascolto. Si entra piano, si guarda piano, si respira piano. Perché qui la povertà non è un tema: è una vita. E la vita, anche quando è finita, merita rispetto.
Questo album nasce così: dal desiderio di non lasciare che queste case, queste fatiche, questi silenzi, vengano inghiottiti dal tempo. Perché ci sono luoghi che non chiedono di essere ricordati. Ma che sarebbe un errore dimenticare.












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