La sofferenza mentale e lo stigma sociale in due libri da leggere

Pressenza - Friday, August 14, 2026
.Aristotele e Platone hanno scritto anche di malinconia e mania, attribuendo a questi stati d’animo capacità creative o divine. Oggi molti disagi psichici si possono curare o quantomeno ci puoi convivere. Ho letto due libri molto interessanti, perché parlano in prima persona di due vite da bipolari. Credo che sia importante parlarne senza pregiudizi, in modo da lottare contro lo stigma sociale che affligge la malattia mentale. L’avvocato Fabio Macaluso ha scritto Volevo un te’ al limone, la mia vita da bipolare, editore Marsilio. E la giornalista Alessandra Arachi ha scritto Lunatica, storia di una mente bipolare, edizioni Solferino. Entrambi i libri sono drammatici e intensi con sublimi viaggi interiori e situazioni di suicidio scampato. Li ho letti senza staccarmi un minuto. Ti prendono in un vortice di pensieri e disavventure tra manie e depressione. Tuttavia si può riconoscere un livello di profondità nella sofferenza e un livello di genialità in entrambi gli autori. Per entrambi è stato fondamentale il sostegno di cure adeguate e il sostegno affettivo di amici e parenti. Dove si trova una rete relazionale chiaramente si può uscire dalla depressione senza arrivare al suicidio, che è sempre in agguato, inutile negarlo. Anche colleghi che non stigmatizzano la follia sono fondamentali per ritrovarsi nel lavoro. Due libri a tratti allucinatori, ma non voglio raccontarvi queste due storie terribili e luminose. Per me sono due lavori notevoli e meritevoli. La malattia mentale va interpretata per quello che è: una malattia da cui si può uscire a due condizioni. Non restare soli, una rete affettiva è fondamentale, come anche prendersi cura di sé stessi e trovare uno psichiatra che sia in grado di inquadrare bene la diagnosi e la cura. Non abbiate paura, non bisogna spaventarsi, ma è necessario essere consapevoli che spesso la mente mente, e se restate soli, non vi arrendete e cercate aiuto, perché tante volte “ci vorrebbe un amico” o un familiare, a cui affidarsi e di cui fidarsi. Lo stigma sociale è  un problema che porta all’isolamento e ai pregiudizi. La comunità sociale dovrebbe agire sempre con compassione e coraggio, perché si salverebbero molte persone dal suicidio e dalla solitudine. La sofferenza mentale può aggredire chiunque. In Italia si stima che almeno una persona su 5 abbia avuto o ha problemi psicologici. Il disagio non è una colpa, e non dipende dalla volontà. Spesso si scambia una depressione per pigrizia. Questo atteggiamento isola le persone e rende più difficile il recupero, che è sempre possibile, anche nei casi apparentemente più gravi. Faccio un appello in questi giorni di vacanza a non lasciare sole le persone in difficoltà. Lo stigma sociale può uccidere. Ritroviamo tutti un po’ di compassione e  umana comprensione per coloro che soffrono, senza colpevolizzare nessuno.

Ray Man