
Genova: la mobilitazione cittadina batte un maxi progetto industriale
L'INDIPENDENTE - Thursday, August 13, 2026Sopra Genova, dove le mura antiche si arrampicano sul crinale del Righi, un bosco di lecci custodisce quello che i residenti considerano il polmone verde della città. Per quasi sei anni quel bosco è stato conteso a colpi di perizie, ricorsi al Tar e accessi agli atti: alla fine hanno vinto i cittadini che volevano difenderlo. La vicenda nasce nel 2021, quando il consiglio comunale approva una variante al PUC (Piano Urbanistico Comunale) che consente all’azienda dolciaria Panarello, di ampliare la fabbrica del 43% circa, oltre 1.200 metri quadrati, dentro il Parco dei Forti e delle Mura: è la maggioranza di centrodestra che sostiene l’allora sindaco Marco Bucci a portare la delibera in aula.
Le proteste erano partite già nel dicembre 2020, quando alla notizia della proposta i residenti danno vita al Comitato del Parco dei Forti e delle Mura di Genova, lamentando anni di rumori, odori e scarichi dello stabilimento e parlando, di fatto, di un pezzo di parco trasformato in zona industriale, lettura che chi aveva votato la variante respingeva, definendola invece un intervento su un’area limitrofa inutilizzata. Dopo il via libera in consiglio, nel 2021 due proprietari confinanti, Elisabetta Curti ed Erasmo Migliaccio, presentano ricorso al TAR. Il Comitato trova sponda nella Rete Genovese, coordinamento di una quarantina tra comitati e associazioni ambientali e urbanistiche della città.
Il nodo è che la variante era soltanto comunale, ma l’area restava comunque vincolata dal piano paesaggistico regionale, uno strumento sovraordinato che il PUC da solo non può superare. È da quel vincolo mai sciolto che arriva il colpo che affossa il progetto: la Regione impone a Panarello una distanza di cinque metri dal confine, prescrizione che stravolge l’intero piano. Il 19 novembre 2024 l’azienda comunica la rinuncia, per la non sostenibilità economica di quella condizione; la notizia viene scoperta dai ricorrenti solo tramite un accesso agli atti, ma viene tenuta riservata fino alla sentenza. Nel 2025 Panarello tenta una nuova richiesta, ma il Comune la archivia: il piano paesaggistico, nonostante un parere favorevole della giunta Toti nel 2023, non viene mai davvero modificato.
Il Tar Liguria, pronunciandosi dopo cinque anni, dichiara il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse e compensa le spese: non entra nel merito ambientale della contesa, semplicemente perché nel frattempo non c’è più nulla da decidere. È una chiusura procedurale, non una condanna nel merito. Ma è proprio quella procedura, tenuta aperta per anni dai ricorrenti e dal Comitato, ad aver reso insostenibile il progetto fino a costringere l’azienda al passo indietro.
La Rete Genovese non fa distinzioni sottili e parla di una straordinaria vittoria per la tutela del territorio e della legalità. Nella nota diffusa dal coordinamento, la critica più dura è rivolta all’amministrazione Bucci: se il Comune si fosse fatto parte attiva per favorire fin da subito il trasferimento dello stabilimento in un’area industriale più idonea, come più volte suggerito, non si sarebbero persi quasi sei anni di spese legali a carico dei residenti, di un’occasione di crescita mancata per Panarello e di costi amministrativi pagati, in fondo, da tutta la cittadinanza.
The post Genova: la mobilitazione cittadina batte un maxi progetto industriale appeared first on L'INDIPENDENTE.