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La rete di Carteinregola si allarga
(Tavoli del Porto e CDQ La Romanina) Diamo il benvenuto all’Associazione “Comitato Tavoli del Porto“, presidente David Di Bianco, da poco costituita dalle realtà dei Comitati Tavoli del Porto con cui da tempo Carteinregola collabora nella battaglia contro la variante crocieristica del progetto del Porto turistico di Fiumicino e al Comitato di Quartiere La Romanina, nel VII Municipio, di cui è presidente Maurizio Russo, già membro del direttivo di Carteinregola. In calce la presentazione dei due comitati. (AMBM) * Vai alla pagina con le associazioni e i comitati della rete di Carteinregola * Vai alla pagina con il regolamento di Carteinregola e le istruzioni per aderire alla rete L’Associazione “Comitato Tavoli del Porto“ di Fiumicino si batte da anni contro la realizzazione del porto crocieristico di Isola Sacra e per la tutela dell’ambiente del litorale romano. Dalla sua nascita, inizialmente come comitato informale, ha promosso decine di iniziative sul territorio e non solo: assemblee pubbliche, convegni, audizioni, petizioni, manifestazioni, interlocuzioni con le istituzioni e anche azioni legali. I Tavoli del Porto fanno anche parte di una rete di organizzazioni: Facciamo Respirare il Mediterraneo (Associazioni e Comitati delle Città Portuali d’Italia; GCAN, Global Cruise Network Activist Rete di attivisti delle città portuali nel mondo; Rete Diocesana per la Cura del Creato; Rete dei Numeri Pari. David Di Bianco Presidente Il Comitato di Quartiere La Romanina è nato nel 2020, sorto dopo esperienze precedenti, in un quartiere che ha due diverse conformazioni urbanistiche: una parte storica nata dal dopoguerra, con costruzioni per lo più spontanee su lotti agricoli assegnati dal comune di Frascati, e una parte recente, edificata dopo gli anni 2000 da Piano di zona 167. Il CdQ è impegnato da sempre per assicurare e migliorare i servizi in un quartiere extra Gra con tutti i problemi conseguenti. Le grandi tematiche su cui il CdQ è impegnato sono lo sversamento dei rifiuti, ingombranti e non, dai quartieri limitrofi e la mobilità/collegamento con il capolinea Anagnina della metro A che, pur distante meno di 1 km e mezzo, è difficilmente raggiungibile coi mezzi pubblici dell’Atac, le cui corse sono minimo ogni 20 minuti, e a piedi o in bici per l’ostacolo del raccordo anulare. Per questo negli ultimi mesi il CdQ è stato in prima linea per la battaglia per la ciclopedonale con scavalco sul Gra, al momento con lavori avviati ma solo con un percorso pedonale. Nei prossimi mesi il quartiere sarà al centro di importanti progetti: la riqualificazione del parco della Romanina, nell’ambito del progetto “100 Parchi”, il Polo Civico, centro di aggregazione e di socialità, un nuovo parco urbano e il Centro Sportivo con pista di atletica, campo di calcio e campi polivalenti, che risponderà alle esigenze della Romanina e anche dei quartieri limitrofi. Progetti derivanti dagli oneri a scomputo delle opere di urbanizzazione che l’amministrazione capitolina è riuscita a recuperare e per i quali il monitoraggio e lo sviluppo degli stessi avranno la logica attenzione da parte del CdQ. Maurizio Russo 19 febbraio 2026 Per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com
February 19, 2026
carteinregola
VERONA: ATTESA PER LA DECISIONE SULL’ARCHIVIAZIONE DEL CASO MOUSSA DIARRA, IL POLIZIOTTO POTREBBE ESSERE SCAGIONATO
Domani l’indagine dulla morte di Moussa Diarra affronta la valutazione della giudice Livia Magri, che dovrà decidere sulla richiesta di archiviazione presentata dalla PM Diletta Schiaffino. La giudice tuttavia potrebbe anche posticipare la delibera. L’archiviazione potrebbe scagionare definitivamente il poliziotto che ha sparato a Moussa nella mattina del 20 ottobre del 2024. La famiglia Diarra tramite i legali Fabio Anselmo, Paola Malavolta, Silvia Galeone e Federica Campostrini hanno presentato un documento articolato per opporsi all’archiviazione. Il Comitato verità e giustizia per Moussa Diarra, insieme alla Comunità Maliana, hanno organizzato un presidio questo giovedì 12 febbraio, davanti al tribunale di Verona di via dello Zappatore, tra le ore 9 e le ore 13, dove si deciderà sull’archiviazione. Facciamo il punto con Alberto del Comitato verità e giustizia per Moussa Diarra. Ascolta o scarica
February 11, 2026
Radio Onda d`Urto
Vicenza e la sfida all’educazione: la risposta alla censura del comitato Aula 33
La notizia risale a qualche settimane fa, ma è degna di attenzione perché si confermano le nostre legittime paure sulla feroce contrazione degli spazi di libertà e di discussione nelle scuole, infatti siamo davanti all’ennesimo divieto di una assemblea di istituto, questa volta al liceo “Fogazzaro” di Vicenza, con testimonianze dalla Palestina. A giustificare il divieto le circolari del Ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara e «l’esigenza che la scelta di ospitare latori fosse volta a garantire il confronto tra posizioni diverse e pluraliste al fine di consentire agli studenti di acquisire una conoscenza approfondita dei temi trattati e sviluppare il pensiero critico». L’intervento della Dirigente scolastica ha eliminato una parte degli argomenti oggetto di assemblea, quelli dedicati agli interventi dai territori occupati dall’esercito israeliano, negato la presenza di un attivista della Global Sumud Flotilla e di una giovane palestinese, testimonianze scomode che avrebbero portato argomenti e fatti difficili da confutare. Il solito invito al contraddittorio che da ora in poi autorizzerà assemblee sui popoli oppressi solo in presenza degli oppressori. Siamo davanti alla solita accusa di propaganda rivolta a studenti e studentesse, ad attivisti per il diritto alla vita e alla autodeterminazione del popolo palestinese. E, di conseguenza, la sospensione di un’assemblea è da ritenersi un atto di mera censura con quotidiane ingerenze da parte dei partiti di Governo. La scuola pubblica deve essere imparziale dal punto di vista educativo, mai neutra rispetto ai valori costituzionali e ai principi guida della istruzione, la scuola del Ministro Valditara si va trasformando in una gabbia in cui l’adesione all’ideologia dei partiti di Governo sta diventando il vero parametro con cui giudicare la liceità dei momenti di confronto collettivo. Non a caso, a seguito di questa incresciosa vicenda repressiva a carico della scuola pubblica, è nato nella provincia di Vicenza un gruppo di docenti, riunitosi in comitato con il nome “Aula 33″. Insegnanti, studenti, studentesse e genitori si sono incontrati qualche giorno fa in un’assemblea straordinariamente partecipata e hanno deciso di reagire a una scuola sempre più sotto attacco. Il comitato Aula 33, all’interno del quale ci sono anche aderenti all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, ha elaborato un manifesto importante, in difesa di una scuola pubblica, plurale, inclusiva. Una scuola che ribadisce la sua missione costituzionale e l’idea che l’obiettivo sia conoscere il mondo, coltivando la cultura come strumento di emancipazione individuale e collettiva. La scuola pubblica è ancora un patrimonio troppo importante per la nostra comunità, un presidio che ancora custodisce i valori della cultura, della solidarietà, l’orizzonte di società immaginato dai costituenti. Serve un fronte largo per arginare una deriva sempre più preoccupante, che vuole trasformare la scuola in un luogo di controllo e omologazione, dove il sapere non è più un valore in sé, dove la libertà di tutte e tutti di essere ciò che si è, da valore indiscusso, diventa un bersaglio. Alleghiamo il manifesto costitutivo del Comitato Aula 33. MANIFESTO-1Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
UE-INDIA: OLTRE L’ACCORDO, LA GUERRA AGLI INDIGENI PER L’ACCESSO ALLE RISORSE
L’Unione Europea e l’India hanno rafforzato la loro collaborazione con un nuovo accordo strategico. L’intesa punta a intensificare i rapporti economici, commerciali e politici tra le due parti. Al centro ci sono gli scambi, gli investimenti e la sicurezza delle catene di approvvigionamento. Grande spazio è dedicato alle tecnologie digitali e all’innovazione. L’accordo prevede anche una cooperazione più stretta su clima ed energia. Un altro obiettivo è ridurre le dipendenze strategiche da Paesi terzi. Europa ed India lavoreranno insieme su standard tecnologici comuni. L’intesa rafforza il dialogo geopolitico e il multilateralismo in un contesto internazionale complesso. Per Bruxelles, l’India diventa quindi un partner sempre più centrale. Un passo importante verso una cooperazione più solida e di lungo periodo. Nel giorno della firma dei negoziati, che sono durati vent’anni, in diverse città italiane, ma anche a Bruxelles, si è mobilitato il Comitato internazionale contro l’operazione Kagaar. Spesso sostenuto in Italia da sigle come Slai Cobas, il Comitato protesta contro le operazioni militari indiane contro le minoranze etniche, in primis la popolazione Adivasi, denunciando violenze e repressione dello Stato contro le comunità indigene. Il 26 e 27 gennaio, in occasione della riunione della Commissione Affari Esteri – Sottocommissione Diritti Umani del Parlamento Europeo a Bruxelles, il Comitato internazionale contro l’operazione Kagaar ha organizzato un doppio sit-in di protesta, sia di fronte alla sede dell’eurocamera, sia davanti l’Ambasciata Indiana in Belgio. Il giorno della sigla dell’accordo, diversi presidi anche in Italia, in particolare a Ravenna e a Dalmine (BG). Nello speciale realizzato da Radio Onda d’Urto su questo tema, abbiamo intervistato Enzo Diano ed Ernesto Palatrasio del Comitato internazionale contro l’operazione Kagaar e Luca Mangiacotti, esperto di India, collaboratore di DinamoPress. Ascolta o scarica
January 29, 2026
Radio Onda d`Urto
Referendum riforma magistratura, perchè la raccolta firme deve continuare
Perchè continuare a firmare la richiesta di referendum se è già stata fissata la data dal Governo? si chiedono in molti. Eppure è importante continuare a raccogliere le firme, spieghiamo perchè. Continua a crescere il numero delle firme delle cittadine e dei cittadini che chiedono il referendum sul quesito depositato da 15 “volenterosi” promotori*, a cui si sono aggiunti i comitati e i partiti del fronte del NO (1): alle 19 del 14 gennaio aveva raggiunto quota 453.000, il 90% delle 500.000 firme da raccogliere entro il 30 gennaio. Intanto il 12 gennaio il Consiglio dei Ministri, come già annunciato dalla premier in Conferenza stampa, ha fissato la data del referendum il 22 e 23 marzo prossimi e il 13 gennaio il Presidente Mattarella – scelta obbligata – ha firmato il DPR. Il Governo ha quindi deciso di scongiurare un allungamento dei tempi, anche perchè i sondaggi, nei quali continua a prevalere il SI alla riforma, dimostrano che con il passare dei giorni il voto contrario continua a crescere (2). Il motivo è abbastanza intuitivo: per far comprendere le controindicazioni della modifica costituzionale, che si traduce in una serie di articoli molto tecnici (3), di cui è difficile comprendere le conseguenze sulla collettività e sulla quotidianità delle persone, c’è bisogno di tempo, mentre gli slogan farlocchi della macchina comunicativa dei favorevoli, rilanciati dai principali media, fanno facilmente presa su chi non ha la possibilità di informarsi e di essere informato. Eppure un voto consapevole dei profondi cambiamenti che si vogliono imprimere all’assetto costituzionale della Repubblica dovrebbe essere un obiettivo condiviso, indipendentemente dalle appartenenze. La richiesta di referendum supportata dalle 500.000 firme, prevista dalla Costituzione, art. 138 (4) non ha solo l’obiettivo di ottenere più tempo per informare gli elettori, ma anche quello di renderli più consapevoli dell’impatto della riforma sulla Costituzione, riforma che si descrive falsamente come “per la separazione delle carriere”, ma che in realtà modifica profondamente molti articoli della Carta a tutela dell’autonomia della magistratura. Un impatto evidente se si leggono i numerosi articoli modificati dalla riforma governativa (5), che, contrariamente al quesito referendario dei parlamentari (6), sono citati nel quesito oggetto della raccolta firme sul sito ministeriale (7). Da non sottovalutare, su un piano più pratico, che se saranno raggiunte le 500.000 firme, i promotori avranno la possibilità di accedere a spazi informativi sui media, condizione indispensabile per spiegare le proprie ragioni. Ma c’è un altro aspetto che riguarda più in generale, l’esercizio democratico. Ricordiamo che la riforma costituzionale è stata presentata dal Governo e approvata dalla maggioranza senza alcuna modifica delle Camere, addirittura il Ministro della Giustizia Nordio si è sottratto al dibattito parlamentare, non rispondendo alle domande delle opposizioni. E, come sottolineato dal prof. Massimo Villlone, “quello sulla data non è un banale contenzioso per un giorno in più o in meno. Si tocca un fondamentale momento di partecipazione democratica” (8) . Per questo i 15 promotori della raccolta delle firme il 13 gennaio 2026 hanno depositato ricorso al TAR del Lazio contro la delibera del Consiglio dei Ministri che aveva fissato la data del referendum al 22 e 23 marzo, avanzando due richieste:  l’annullamento  della Delibera del CDM e, in via d’urgenza, la sospensione  cautelare in sede monocratica, cioè decisa da un singolo giudice. Contrariamente a quanto diffuso da alcune agenzie di stampa e alcuni telegiornali, il Presidente del TAR, con il decreto emesso il 14 gennaio, NON ha respinto il ricorso, ma ha ritenuto che la decisione dovesse essere sottoposta a più giudici (9),  e ha quindi rigettato  SOLO l’istanza cautelare monocratica, accogliendo invece quella dell’urgenza, dimezzando i tempi  per l’esame e la decisione e fissando  la camera di consiglio del 27 gennaio 2026. Notizia positiva, perché, se a quella data sarà stata raggiunta la soglia delle 500 mila firme, sarà ulteriormente rinforzata la scelta della raccolta e la necessità di aspettare per indicare la data del referendum. Per tutti questi motivi è importante che continuino a crescere le firme, anche oltre la soglia prescritta, per rispondere a chi ha definito la partecipazione dei cittadini “superflua” (10), e per far decollare la campagna per il NO con il sostegno di centinaia di migliaia di cittadine e cittadini. FIRMA E FAI FIRMARE Vai al sito ministeriale per firmare la richiesta di referendum dei 15 cittadini Anna Maria Bianchi Missaglia vai a Perché al referendum sulla riforma costituzionale della magistratura bisogna convintamente votare e far votare NO (in sintesi) dal documento di Alfredo M. Bonagura, Consigliere Corte d’Appello di Roma  Vai al documento completo Referendum sulla riforma costituzionale della magistratura, i motivi del No 27 dicembre 2025 Vai a Riforma costituzionale della magistratura, cronologia e materiali 14 gennaio 2025 Per osservazioni e precisazioni scrivere a : laboratoriocarteinregola@gmail.com (*) Tra i promotori anche chi scrive NOTE (1) Hanno rilanciato la raccolta firme i due comitati del NO, i partiti (PD, M5S, AVS e altri) e molte realtà della società civile a partire da CGIL, ANPI, ACLI, ARCI e molti altri (2) La rilevazione Ipsos per DiMartedì del 13 gennaio: se si votasse oggi i Sì sarebbero al 54%, i no al 46. Un mese fa i Sì erano al 57,9%, i No al 42,1% (3) Il CDM ha utilizzato una lettura della legge ordinaria ( art. 15 della l.352\1970**) che risulta in contraddizione con il testo della norma della Costituzione ( art. 138* ) che parla del termine di tre mesi dalla promulgazione della legge costituzionale per poter proporre il referendum. La Costituzione Parte II Ordinamento della Repubblica Titolo VI Garanzie costituzionali Sezione II Revisione della costituzione. Leggi costituzionali. *Articolo 138 Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione [cfr. art. 72 c.4]. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare [cfr. art. 87 c.6] quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata [cfr. artt. 73 c.1, 87 c.5 ], se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti. **LEGGE 25 maggio 1970, n. 352 Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo. (Ultimo aggiornamento all’atto pubblicato il 30/09/2021) (GU n.147 del 15-06-1970) Art. 15 Il referendum è indetto con decreto del Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri, entro sessanta giorni dalla comunicazione dell’ordinanza che lo abbia ammesso. ((13)) La data del referendum è fissata in una domenica compresa tra il 50° ed il 70° giorno successivo alla emanazione del decreto di indizione. Qualora sia intervenuta la pubblicazione a norma dell’articolo 3, del testo di un’altra legge di revisione della Costituzione o di un’altra legge costituzionale, il Presidente della Repubblica può ritardare, fino a sei mesi oltre il termine previsto dal primo comma del presente articolo, la indizione del referendum, in modo che i due referendum costituzionali si svolgano contemporaneamente con unica convocazione degli elettori per il medesimo giorno. ————–AGGIORNAMENTO (13) Il D.L. 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni dalla L. 24 aprile 2020, n. 27, ha disposto (con l’art. 81, comma 1) che “In considerazione dello stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili, (ecc) (4) il 18 novembre 2025 la Corte di Cassazione ha accolto  con un’ordinanza le quattro richieste di referendum sulla riforma costituzionale, due richieste presentate da deputati e senatori dei partiti della maggioranza, e due da deputati e senatori dei partiti all’opposizione. (5) La legge modifica gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma1 e 110 comma 1 della Costituzione Vai al testo della legge costituzionale “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare con le note di Carteinregola: (in grassetto  le aggiunte degli articoli del Testo di legge costituzionale  Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare». (25A05968) (GU n.253 del 30-10-2025)– in barrato  le cancellazioni del testo costituzionale vigente) Titolo II Il Presidente della Repubblica Art. 87 Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. (…) comma 10 Presiede il Consiglio superiore della magistratura [cfr. art. 104 c.2]. giudicante e il Consiglio superiore della magistratura requirente (aggiunto da Art. 1 ) Titolo IV La Magistratura Art. 102 comma 1 La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario [cfr. art. 108] le quali disciplinano altresi’ le distinte carriere dei magistrati giudicanti e requirenti (aggiunto da Art. 2 ) (…) Art. 104 La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed e’ composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente. Il Consiglio superiore della magistratura [cfr. artt. 105, 106 c.3, 107 c.1 ] giudicante e il Consiglio superiore della magistratura requirente sono presieduti è presieduto dal Presidente della Repubblica [cfr. art. 87 c. 10]. Ne fanno parte di diritto,rispettivamente, il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione. Gli altri componenti sono estratti a sorte, per un terzo, da un elenco di professori ordinari di universita’ in materie giuridiche e di avvocati con almeno quindici anni di esercizio, che il Parlamento in seduta comune, entro sei mesi dall’insediamento, compila mediante elezione, e, per due terzi, rispettivamente, tra i magistrati giudicanti e i magistrati requirenti, nel numero e secondo le procedure previsti dalla legge. sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune [cfr. art. 55 c.2] tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio. Il Ciascun Consiglio elegge il proprio un vicepresidente tra i componenti designati dal Parlamento mediante sorteggio dall’elenco compilato dal Parlamento in seduta comune. I membri elettivi componenti designati mediante sorteggio del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili. I durano in carica quattro anni e non possono partecipare alla procedura di sorteggio successiva. I componenti Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale. (Articolo così sostituito/modificato dall’Art. 3 ) Art. 105 Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati [cfr. artt. 106, 107]. La giurisdizione disciplinare nei riguardi dei magistrati ordinari, giudicanti e requirenti, e’ attribuita all’Alta Corte disciplinare. L’Alta Corte e’ composta da quindici giudici tre dei quali nominati dal Presidente della Repubblica tra professori ordinari di universita’ in materie giuridiche e avvocati con almeno venti anni di esercizio e tre estratti a sorte da un elenco di soggetti in possesso dei medesimi requisiti, che il Parlamento in seduta comune, entro sei mesi dall’insediamento, compila mediante elezione, nonche’ da sei magistrati giudicanti e tre requirenti, estratti a sorte tra gli appartenenti alle rispettive categorie con almeno venti anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimita’. L’Alta Corte elegge il presidente tra i giudici nominati dalPresidente della Repubblica o estratti a sorte dall’elenco compilato dal Parlamento in seduta comune. I giudici dell’Alta Corte durano in carica quattro anni. L’incarico non puo’ essere rinnovato. L’ufficio di giudice dell’Alta Corte e’ incompatibile con quelli di membro del Parlamento, del Parlamento europeo, di un Consiglio regionale e del Governo, con l’esercizio della professione di avvocato e con ogni altra carica e ufficio indicati dalla legge. Contro le sentenze emesse dall’Alta Corte in prima istanza e’ ammessa impugnazione, anche per motivi di merito, soltanto dinanzi alla stessa Alta Corte, che giudica senza la partecipazione dei componenti che hanno concorso a pronunciare la decisione impugnata. La legge determina gli illeciti disciplinari e le relative sanzioni, indica la composizione dei collegi, stabilisce le forme del procedimento disciplinare e le norme necessarie per il funzionamento dell’Alta Corte e assicura che i magistrati giudicanti o requirenti siano rappresentati nel collegio». (Articolo così sostituito/modificato dall’Art. 4 ) Art. 106 Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso. La legge sull’ordinamento giudiziario [cfr. art. 108] può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli. comma 3 Su designazione del Consiglio superiore della magistratura giudicante possono essere chiamati all’ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie giuridiche magistrati appartenenti alla magistratura requirente con almeno quindici anni di esercizio delle funzioni e avvocati che abbiano quindici anni d’esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori. (Articolo così modificato dall’Art. 5 ) Art. 107 comma 1 I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del rispettivo Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso. Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l’azione disciplinare. I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni. Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario. (Articolo così modificato dall’Art. 6 ) Art. 110 comma 1 Ferme le competenze del di ciascun Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministro della giustizia [cfr. art. 107 c.2] l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia. (Articolo così modificato dall’Art. 7 ) Art. 8 Disposizioni transitorie 1. Le leggi sul Consiglio superiore della magistratura, sull’ordinamento giudiziario e sulla giurisdizione disciplinare sono adeguate alle disposizioni della presente legge costituzionale entro un anno dalla data della sua entrata in vigore. 2. Fino alla data di entrata in vigore delle leggi di cui al comma 1 continuano a osservarsi, nelle materie ivi indicate, le norme vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale. (6) Il Quesito depositato dai parlamentari e approvato dall’Ufficio centrale per il referendum della Corte di Cassazione il 18 novembre 2025: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?» (7) Il Quesito presentato da 15 cittadini oggetto della raccolta firme sul sito ministeriale: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025, con la quale vengono modificati gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma1 e 110 comma 1 della Costituzione? “ (8) Il Fatto quotidiano 13 gennaio 2026 Data del referendum: meno si parla, meglio è di Massimo Villone Rileva Villone nell’articolo citato che secondo l’art. 138,leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. L’interpretazione governativa che i tre mesi partono dalla data dell’ordinanza della Cassazione che ammette la richiesta di referendum delle forze politiche parlamentari, comporta che chi dei tre soggetti – parlamentari, Regioni, elettori – chiede per primo il referendum preclude ogni successiva richiesta, vanificando il diritto degli altri soggetti? Conclude Villone che “Se prevalesse l’interpretazione data dal governo, i parlamentari – di fatto in grado di chiedere il referendum prima di qualsiasi altropotrebbero rendere inutile e vanificare l’iniziativa altrui. In specie, la maggioranza che ha approvato la legge costituzionale potrebbe sempre precludere a chiunque, incluse le opposizioni, una raccolta firme e la mobilitazione popolare e di opinione pubblica che in tal modo si rende possibile“ (9). “la pluralità, l’eterogeneità e la peculiare natura degli interessi coinvolti nella fattispecie impongono lo scrutinio collegiale , nel pieno contraddittorio delle parti , delle questioni relative all’ammissibilità ed alla fondatezza del gravame” (10) Il fatto Quotidiano 2 gennaio 2026 Referendum, già 200mila firme contro la riforma Nordio. Conte: “Legge dannosa e pro-casta, continuiamo così”
January 14, 2026
carteinregola
MILANO: SETTIMANA DECISIVA PER LA (S)VENDITA DELLO STADIO DI SAN SIRO
A Milano si apre una settimana decisiva in merito alla (s)svendita dello storico stadio di San Siro. La delibera sulla vendita a Inter e Milan, infatti, andrà in Giunta questa settimana, probabilmente giovedì, dopo che la vicesindaca Anna Scavuzzo avrà incontrato i rappresentanti delle due squadre meneghine per definire un possibile accordo sulla cessione. “L’importante è che la vicesindaca Scavuzzo completi gli incontri con tutte le forze politiche, ma per il resto siamo pronti”, ha detto il grande sponsor politico della svendita, il sindaco Sala, che tiene per sè i contatti con le società calcistiche, entrambe nelle mani di grandi fondi speculativi internazionali, ben più interessati alle speculazioni immobiliari collegate allo stadio che al piano sportivo. La (s)vendita, infatti, riguarda non solo lo stadio, ma anche le aree circostanti. Intanto, i comitati che si oppongono all’operazione continuano a chiedere al comune di effettuare il referendum (per il quale hanno raccolto le firme necessarie) per permettere alla popolazione milanese di esprimersi sul futuro di San Siro. Ne parliamo con Carlo Monguzzi, consigliere comunale milanese del gruppo Europa Verde. Ascolta o scarica.
September 15, 2025
Radio Onda d`Urto
BRESCIA: “IL PARCO DELLE CAVE TORNI A ESSERE UN POLMONE VERDE E SIA GESTITO DA UN ENTE AD HOC”
Conferenza stampa del Comitato spontaneo contro le nocività, a Brescia, sul presente e futuro del Parco delle Cave. Lo spazio verde a sudest della città, per il Comitato, “doveva essere un importante tassello per migliorare la qualità dell’aria della città di Brescia e dei comuni limitrofi: un luogo non antropizzato nel quale la natura doveva esser l’unica padrona. La relazione illustrativa redatta per il riconoscimento del Parco inaugurato nel 2018, sottolineava infatti come l’area avrebbe dovuto essere un luogo per preservare la biodiversità, rigenerare l’ambiente, tutelare la fauna, limitando attività invasive, come quelle umane. Negli anni invece il Comune di Brescia ha incluso diversi soggetti quali comitati, associazioni ed aziende che hanno snaturato il Parco, nel quale oggi si “verificano comportamenti che violano il regolamento del Parco, disturbano la fauna selvatica, producono rifiuti”. Così, nero su bianco, il Comitato spontaneo contro le nocività che ha denunciato le attuali criticità in conferenza stampa nella mattinata di lunedì 7 luglio. La proposta è quella di togliere la gestione al Comune di Brescia, creando un ente ad hoc che abbia come unico obiettivo quello di tutelare flora e fauna esistenti. Ai nostri microfoni Daniele Marini del Comitato spontaneo contro le nocività. Ascolta o scarica Il Comunicato stampa inviatoci dal Comitato:
July 7, 2025
Radio Onda d`Urto