Genova: la mobilitazione cittadina batte un maxi progetto industriale
Sopra Genova, dove le mura antiche si arrampicano sul crinale del Righi, un
bosco di lecci custodisce quello che i residenti considerano il polmone verde
della città. Per quasi sei anni quel bosco è stato conteso a colpi di perizie,
ricorsi al Tar e accessi agli atti: alla fine hanno vinto i cittadini che
volevano difenderlo. La vicenda nasce nel 2021, quando il consiglio comunale
approva una variante al PUC (Piano Urbanistico Comunale) che consente
all’azienda dolciaria Panarello, di ampliare la fabbrica del 43% circa, oltre
1.200 metri quadrati, dentro il Parco dei Forti e delle Mura: è la maggioranza
di centrodestra che sostiene l’allora sindaco Marco Bucci a portare la delibera
in aula.
Le proteste erano partite già nel dicembre 2020, quando alla notizia della
proposta i residenti danno vita al Comitato del Parco dei Forti e delle Mura di
Genova, lamentando anni di rumori, odori e scarichi dello stabilimento e
parlando, di fatto, di un pezzo di parco trasformato in zona industriale,
lettura che chi aveva votato la variante respingeva, definendola invece un
intervento su un’area limitrofa inutilizzata. Dopo il via libera in consiglio,
nel 2021 due proprietari confinanti, Elisabetta Curti ed Erasmo Migliaccio,
presentano ricorso al TAR. Il Comitato trova sponda nella Rete Genovese,
coordinamento di una quarantina tra comitati e associazioni ambientali e
urbanistiche della città.
Il nodo è che la variante era soltanto comunale, ma l’area restava comunque
vincolata dal piano paesaggistico regionale, uno strumento sovraordinato che il
PUC da solo non può superare. È da quel vincolo mai sciolto che arriva il colpo
che affossa il progetto: la Regione impone a Panarello una distanza di cinque
metri dal confine, prescrizione che stravolge l’intero piano. Il 19 novembre
2024 l’azienda comunica la rinuncia, per la non sostenibilità economica di
quella condizione; la notizia viene scoperta dai ricorrenti solo tramite un
accesso agli atti, ma viene tenuta riservata fino alla sentenza. Nel 2025
Panarello tenta una nuova richiesta, ma il Comune la archivia: il piano
paesaggistico, nonostante un parere favorevole della giunta Toti nel 2023, non
viene mai davvero modificato.
Il Tar Liguria, pronunciandosi dopo cinque anni, dichiara il ricorso
improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse e compensa le spese: non
entra nel merito ambientale della contesa, semplicemente perché nel frattempo
non c’è più nulla da decidere. È una chiusura procedurale, non una condanna nel
merito. Ma è proprio quella procedura, tenuta aperta per anni dai ricorrenti e
dal Comitato, ad aver reso insostenibile il progetto fino a costringere
l’azienda al passo indietro.
La Rete Genovese non fa distinzioni sottili e parla di una straordinaria
vittoria per la tutela del territorio e della legalità. Nella nota diffusa dal
coordinamento, la critica più dura è rivolta all’amministrazione Bucci: se il
Comune si fosse fatto parte attiva per favorire fin da subito il trasferimento
dello stabilimento in un’area industriale più idonea, come più volte suggerito,
non si sarebbero persi quasi sei anni di spese legali a carico dei residenti, di
un’occasione di crescita mancata per Panarello e di costi amministrativi pagati,
in fondo, da tutta la cittadinanza.
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