
Gli SMS di Fauci rivelano i dubbi taciuti sul rischio di aborto dopo il vaccino Covid
L'INDIPENDENTE - Wednesday, August 12, 2026«Ho chiesto ancora un po’ in giro ed è emersa un’altra questione di cui dovete essere consapevoli». Era il 25 gennaio 2021 quando Anthony Fauci, in uno scambio di SMS con l’allora direttrice dei CDC Rochelle Walensky e con Vivek Murthy, futuro Chirurgo generale dell’amministrazione Biden, sollevava in privato il timore per un possibile rischio legato alla vaccinazione delle donne incinte: «Dal momento che molte persone sviluppano una significativa tempesta di citochine e febbre dopo la seconda dose, questo potrebbe teoricamente essere associato ad aborto spontaneo nel primo trimestre». appena nove giorni dopo, però, Fauci avrebbe dichiarato pubblicamente che non erano emersi «segnali d’allarme» per le donne in gravidanza. Recuperati dal suo iPhone governativo e diffusi dai senatori Rand Paul e Ron Johnson, gli undici SMS finora pubblicati mostrano ancora una volta la distanza tra le cautele espresse lontano dalle telecamere e le rassicurazioni offerte agli americani.
Nel gennaio del 2021, la campagna vaccinale con la tecnologia a mRNA era agli inizi. Le autorità raccomandavano il farmaco ad ampie categorie di persone, comprese le donne in gravidanza. Tuttavia, le conversazioni private tra i tre alti funzionari rivelano dubbi concreti sulla gestione delle reazioni avverse nelle donne incinte. «Direi che per qualsiasi vaccino per il quale mancano dati sulle donne in gravidanza, è necessario valutare i potenziali rischi rispetto ai benefici», scriveva ancora Fauci il 26 gennaio 2021. Il ragionamento di Fauci partiva da un dato noto in medicina: una febbre elevata nelle prime settimane di gestazione può rappresentare un fattore di rischio per la gravidanza. La seconda dose dei vaccini a mRNA provocava spesso una risposta immunitaria più intensa, accompagnata dal rilascio di citochine – molecole coinvolte nei processi infiammatori – e, in alcuni casi, da febbre alta. Nel confronto privato, Fauci si interrogava, quindi, sulla possibilità che questa reazione potesse incidere sulla gravidanza durante il primo trimestre, riconoscendo l’esistenza di un rischio teorico che, almeno in quella fase, riteneva necessario valutare e si dimostrava preoccupato.
Gli SMS del 25 gennaio 2021 nei quali Anthony Fauci sollevava il possibile rischio teorico di aborto spontaneo nel primo trimestre dopo la seconda dose.
Nel gennaio 2021, mentre milioni di persone dovevano decidere se sottoporsi a prodotti autorizzati da poche settimane, la distinzione tra «nessun segnale osservato» e «nessun rischio possibile» non era affatto secondaria. Nonostante ciò, il 3 febbraio, durante un incontro streaming trasmesso dalla rivista medica JAMA, Fauci affermò che la FDA non aveva rilevato «finora alcun segnale d’allarme» per le donne in gravidanza. Nei mesi successivi, il messaggio si fece ancora più netto: «Decine e decine e decine di migliaia di donne» erano state monitorate dai CDC e non vi era «alcuna indicazione» di un aumento degli eventi avversi rispetto alle non vaccinate. Pertanto, concludeva Fauci, «è abbastanza chiaro che le donne incinte dovrebbero vaccinarsi». Negli SMS resi pubblici dai senatori Paul e Johnson emerge inoltre la preoccupazione per l’effetto che una comunicazione più cauta avrebbe potuto produrre sulla campagna vaccinale. Quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità sconsigliò temporaneamente Moderna alle donne incinte per la mancanza di dati, Murthy si disse «sorpreso» da una posizione così netta, giudicandola «potenzialmente molto dannosa per la fiducia del pubblico tra le donne in gravidanza». Walensky propose di portare la questione all’Advisory Committee on Immunization Practices.
Gli SMS appena pubblicati riportano così al centro una delle questioni più controverse della gestione pandemica: la distanza tra le cautele espresse nelle conversazioni riservate e le certezze consegnate al pubblico. Mentre Fauci e gli altri vertici sanitari valutavano un possibile rischio di aborto legato alla febbre dopo la seconda dose, le comunicazioni ufficiali rassicuravano le donne incinte e le perplessità venivano spesso liquidate come disinformazione. Negli anni successivi, il VAERS ha raccolto migliaia di segnalazioni di eventi avversi in gravidanza: dati che sono ora tornati al centro del confronto politico e parlamentare a Washington. Gli undici messaggi diffusi costituiscono soltanto la prima parte di un archivio composto da oltre 34 mila SMS e 522 messaggi vocali recuperati dal telefono governativo di Fauci. Paul e Johnson hanno annunciato che il materiale sarà esaminato e pubblicato progressivamente. Secondo i due senatori, sul telefono sono elencati solo tre contatti, ma è «troppo presto per stabilire se siano stati cancellati dei dati».
Il nuovo dossier si aggiunge alle 1.141 pagine dei Tony’s Diary, nelle quali Fauci annotava dubbi sull’origine naturale del virus, una stima privata della letalità molto inferiore a quella comunicata al Congresso e il proprio intervento per prolungare lockdown e chiusure. Convocato il 29 luglio davanti alla Commissione del Senato per la Sicurezza interna, si è appellato 111 volte al Quinto emendamento, sottraendosi anche alle domande più innocue. Il 6 agosto la Commissione, con otto voti contro cinque, lo ha dichiarato in oltraggio al Congresso e Rand Paul ha trasmesso il deferimento direttamente al Dipartimento di Giustizia. Saranno ora i magistrati a decidere se procedere: in caso di incriminazione e condanna, l’ex consigliere sanitario della Casa Bianca rischierebbe fino a un anno di carcere.
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