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Angela Merkel ha rivelato le “pressioni” di Bill Gates durante il Covid-19
«E così aveva acquisito un grande potere». In una puntata speciale del podcast Meckel & Matthes, l’ex cancelliera Angela Merkel ha raccontato che Bill Gates veniva accolto dai capi di governo di tutto il mondo «almeno con la stessa cortesia» riservata a lei. A garantirgli questo trattamento era la forza economica della sua fondazione, grazie alla quale poteva esercitare una vera e propria «pressione morale». Quando giudicava insufficiente il contributo della Germania, Gates lo faceva sapere ai leader africani, accusando Merkel di essere stata «avara». Una potente leva reputazionale: chi non sosteneva l’agenda del fondatore di Microsoft rischiava di essere indicato come indifferente alla sorte dei Paesi più poveri. Le parole di Merkel squarciano il velo che ammanta il filantrocapitalismo. Non siamo di fronte alla beneficenza anonima e disinteressata, ma a un meccanismo capace di convertire immense ricchezze private in potere politico. Attraverso la «filosofia del dono», il miliardario assume un’aura quasi sacrale e conquista il diritto di selezionare le emergenze, indicare i rimedi, fissare i criteri con cui misurarne il successo e, di fatto, imporre la propria agenda. Il benessere viene così dispensato dall’alto dai nuovi dèi dell’Olimpo tecno-finanziario, ai quali governi e istituzioni riconoscono un’autorità priva di qualunque investitura democratica. Gates è l’interprete più compiuto di questo modello. La sua fondazione non si limita a elargire fondi: costruisce partnership pubblico-private, indirizza la ricerca, accredita gli interlocutori e inserisce governi, aziende farmaceutiche e organismi internazionali in una rete plasmata sulle proprie linee d’intervento. Non occorrono leggi né ordini espliciti: basta sostenere alcune strade e privare le alternative di risorse affinché la scelta pubblica si restringa entro un perimetro già definito. È la logica accentratrice che aveva segnato l’ascesa di Microsoft, trasferita nella sanità globale. Dietro il linguaggio umanitario affiora così un progetto tecnocratico: chi controlla i finanziamenti non si limita più a sostenere le decisioni, ma finisce per orientarle. L’Organizzazione mondiale della sanità rappresenta il terreno ideale per esercitare questo potere. I contributi obbligatori degli Stati coprono circa il 16% del suo bilancio; contando anche quelli volontari, i governi ne finanziano direttamente quasi il 60%. Per anni, la fondazione Gates è stata il secondo maggiore finanziatore dell’OMS dopo gli Stati Uniti; nel biennio 2024-2025, con la riduzione dei fondi americani, è diventata il primo singolo contributore, versando circa 761 milioni di dollari. Nel complesso, quasi il 10% delle risorse dell’OMS proviene dalle fondazioni filantropiche, in larghissima parte proprio da quella di Gates. Il nodo non riguarda soltanto la quantità di denaro, ma la possibilità di vincolare i finanziamenti a programmi e obiettivi specifici, contribuendo così a determinare quali emergenze debbano ricevere più risorse e quali possano essere lasciate ai margini. A completare il circuito è Gavi, nata nel 2000 grazie anche all’impegno iniziale di Gates da 750 milioni di dollari. Da allora, la fondazione ha stanziato oltre 4 miliardi, dispone di un seggio nel consiglio di amministrazione e partecipa alla «costruzione del mercato» vaccinale. Con l’arrivo del SARS-CoV-2, il sistema si è attivato immediatamente: nel 2020, la fondazione Gates approvò oltre 680 milioni di nuovi fondi contro il Covid, destinandone 156 milioni al programma Covax di Gavi. Finanziò, inoltre, Inovio con 5 milioni, uno studio di Novavax con 15 milioni e, nel 2021, ReiThera con 1,4 milioni per sviluppare vaccini contro le varianti e l’HIV. A questi interventi si aggiungevano i 55 milioni investiti in BioNTech nel 2019. Gates ha contribuito così a finanziare l’intera filiera: ricerca, sperimentazione, creazione del mercato e distribuzione. È qui che emerge il conflitto di interessi strutturale, denunciato indirettamente da Merkel: lo stesso soggetto privato finanziava l’OMS, sedeva nel consiglio di Gavi, sosteneva Covax, investiva nelle aziende biotech e dialogava con i governi sulle politiche da adottare. Si tratta di una concentrazione monopolistica di ruoli incompatibile con l’immagine del benefattore disinteressato. Nell’aprile 2021, Gates si dichiarò contrario alla condivisione della proprietà intellettuale sui vaccini, sostenendo che il vero ostacolo non fossero i brevetti, ma la scarsità di impianti qualificati e la difficoltà di trasferire la produzione in condizioni di sicurezza. Dopo il cambio di linea dell’amministrazione Biden, la fondazione appoggiò invece una deroga limitata. Nello stesso periodo partecipò con il Soros Economic Development Fund all’operazione da almeno 41 milioni di dollari per acquisire Mologic, produttrice di test rapidi, e trasformarla nella società senza scopo di lucro Global Access Health. Pur dichiarando di voler favorire i Paesi poveri, la fondazione entrava così anche nella diagnostica alimentata dall’emergenza. Come osserva la giornalista Linsey McGoey in No Such Thing as a Free Gift, chiedere ai grandi capitalisti di correggere le diseguaglianze prodotte dal loro stesso modello equivale ad affidare al piromane lo spegnimento dell’incendio. Gates ha trasformato il denaro in dipendenza, l’accesso ai governi in pressione politica e le proprie priorità nell’agenda dell’OMS e degli Stati. Chi dissentiva rischiava di essere bollato come egoista o nemico della scienza. Così il filantrocapitalismo ha colonizzato la politica, affidando scelte decisive sulla salute pubblica a poteri privati che nessuno elegge e nessuno può rimuovere. 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September 24, 2026
L'INDIPENDENTE
Gli SMS di Fauci rivelano i dubbi taciuti sul rischio di aborto dopo il vaccino Covid
«Ho chiesto ancora un po’ in giro ed è emersa un’altra questione di cui dovete essere consapevoli». Era il 25 gennaio 2021 quando Anthony Fauci, in uno scambio di SMS con l’allora direttrice dei CDC Rochelle Walensky e con Vivek Murthy, futuro Chirurgo generale dell’amministrazione Biden, sollevava in privato il timore per un possibile rischio legato alla vaccinazione delle donne incinte: «Dal momento che molte persone sviluppano una significativa tempesta di citochine e febbre dopo la seconda dose, questo potrebbe teoricamente essere associato ad aborto spontaneo nel primo trimestre». appena nove giorni dopo, però, Fauci avrebbe dichiarato pubblicamente che non erano emersi «segnali d’allarme» per le donne in gravidanza. Recuperati dal suo iPhone governativo e diffusi dai senatori Rand Paul e Ron Johnson, gli undici SMS finora pubblicati mostrano ancora una volta la distanza tra le cautele espresse lontano dalle telecamere e le rassicurazioni offerte agli americani. Nel gennaio del 2021, la campagna vaccinale con la tecnologia a mRNA era agli inizi. Le autorità raccomandavano il farmaco ad ampie categorie di persone, comprese le donne in gravidanza. Tuttavia, le conversazioni private tra i tre alti funzionari rivelano dubbi concreti sulla gestione delle reazioni avverse nelle donne incinte. «Direi che per qualsiasi vaccino per il quale mancano dati sulle donne in gravidanza, è necessario valutare i potenziali rischi rispetto ai benefici», scriveva ancora Fauci il 26 gennaio 2021. Il ragionamento di Fauci partiva da un dato noto in medicina: una febbre elevata nelle prime settimane di gestazione può rappresentare un fattore di rischio per la gravidanza. La seconda dose dei vaccini a mRNA provocava spesso una risposta immunitaria più intensa, accompagnata dal rilascio di citochine – molecole coinvolte nei processi infiammatori – e, in alcuni casi, da febbre alta. Nel confronto privato, Fauci si interrogava, quindi, sulla possibilità che questa reazione potesse incidere sulla gravidanza durante il primo trimestre, riconoscendo l’esistenza di un rischio teorico che, almeno in quella fase, riteneva necessario valutare e si dimostrava preoccupato. Gli SMS del 25 gennaio 2021 nei quali Anthony Fauci sollevava il possibile rischio teorico di aborto spontaneo nel primo trimestre dopo la seconda dose. Nel gennaio 2021, mentre milioni di persone dovevano decidere se sottoporsi a prodotti autorizzati da poche settimane, la distinzione tra «nessun segnale osservato» e «nessun rischio possibile» non era affatto secondaria. Nonostante ciò, il 3 febbraio, durante un incontro streaming trasmesso dalla rivista medica JAMA, Fauci affermò che la FDA non aveva rilevato «finora alcun segnale d’allarme» per le donne in gravidanza. Nei mesi successivi, il messaggio si fece ancora più netto: «Decine e decine e decine di migliaia di donne» erano state monitorate dai CDC e non vi era «alcuna indicazione» di un aumento degli eventi avversi rispetto alle non vaccinate. Pertanto, concludeva Fauci, «è abbastanza chiaro che le donne incinte dovrebbero vaccinarsi». Negli SMS resi pubblici dai senatori Paul e Johnson emerge inoltre la preoccupazione per l’effetto che una comunicazione più cauta avrebbe potuto produrre sulla campagna vaccinale. Quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità sconsigliò temporaneamente Moderna alle donne incinte per la mancanza di dati, Murthy si disse «sorpreso» da una posizione così netta, giudicandola «potenzialmente molto dannosa per la fiducia del pubblico tra le donne in gravidanza». Walensky propose di portare la questione all’Advisory Committee on Immunization Practices. Gli SMS appena pubblicati riportano così al centro una delle questioni più controverse della gestione pandemica: la distanza tra le cautele espresse nelle conversazioni riservate e le certezze consegnate al pubblico. Mentre Fauci e gli altri vertici sanitari valutavano un possibile rischio di aborto legato alla febbre dopo la seconda dose, le comunicazioni ufficiali rassicuravano le donne incinte e le perplessità venivano spesso liquidate come disinformazione. Negli anni successivi, il VAERS ha raccolto migliaia di segnalazioni di eventi avversi in gravidanza: dati che sono ora tornati al centro del confronto politico e parlamentare a Washington. Gli undici messaggi diffusi costituiscono soltanto la prima parte di un archivio composto da oltre 34 mila SMS e 522 messaggi vocali recuperati dal telefono governativo di Fauci. Paul e Johnson hanno annunciato che il materiale sarà esaminato e pubblicato progressivamente. Secondo i due senatori, sul telefono sono elencati solo tre contatti, ma è «troppo presto per stabilire se siano stati cancellati dei dati». Il nuovo dossier si aggiunge alle 1.141 pagine dei Tony’s Diary, nelle quali Fauci annotava dubbi sull’origine naturale del virus, una stima privata della letalità molto inferiore a quella comunicata al Congresso e il proprio intervento per prolungare lockdown e chiusure. Convocato il 29 luglio davanti alla Commissione del Senato per la Sicurezza interna, si è appellato 111 volte al Quinto emendamento, sottraendosi anche alle domande più innocue. Il 6 agosto la Commissione, con otto voti contro cinque, lo ha dichiarato in oltraggio al Congresso e Rand Paul ha trasmesso il deferimento direttamente al Dipartimento di Giustizia. Saranno ora i magistrati a decidere se procedere: in caso di incriminazione e condanna, l’ex consigliere sanitario della Casa Bianca rischierebbe fino a un anno di carcere. 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August 12, 2026
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