Tag - anthony fauci

L’ex consigliere di Fauci si è dichiarato colpevole di cospirazione sui segreti del Covid
David Morens, consigliere senior dell’Ufficio del direttore del NIAID dal 2006 al 2022, ha ammesso davanti a un tribunale federale di avere partecipato a un piano per occultare documenti sui finanziamenti alla ricerca sui coronavirus e sottrarre alla trasparenza comunicazioni sulle origini della pandemia. Account privati, informazioni riservate ed email fatte «sparire» servivano a proteggere EcoHealth Alliance e a contrastare la pista della fuga dal laboratorio di Wuhan. In cambio delle sue «manovre dietro le quinte», Morens ricevette regali illeciti – tra cui bottiglie di vino – e la promessa di cene in ristoranti stellati. Rischia fino a cinque anni di carcere e una multa di 250 mila dollari, ma la portata della sua confessione supera il destino giudiziario personale: ora l’inchiesta potrebbe travolgere anche Anthony Fauci, finora protetto dalla grazia preventiva concessagli da Joe Biden. La dichiarazione di colpevolezza ha consentito a Morens di ottenere il ritiro degli altri quattro capi d’imputazione, alcuni dei quali prevedevano fino a vent’anni di carcere. La sentenza sarà pronunciata a novembre. Secondo il Dipartimento di Giustizia, il piano prese forma nell’aprile 2020, dopo la revoca del finanziamento NIH a EcoHealth Alliance per un progetto sui coronavirus dei pipistrelli, condotto anche attraverso il Wuhan Institute of Virology. La decisione arrivò mentre cresceva il sospetto che il SARS-CoV-2 potesse essere fuoriuscito dal laboratorio cinese. Morens e gli altri soggetti coinvolti si impegnarono allora ad aiutare il presidente dell’organizzazione, Peter Daszak, a recuperare i fondi e a «contrastare la tesi secondo cui il Covid-19 sarebbe fuoriuscito da un laboratorio». Per eludere le richieste di accesso agli atti previste dal Freedom of Information Act, il gruppo spostò le comunicazioni sull’account Gmail personale di Morens. In una delle email successivamente acquisite dal Congresso, l’ex consigliere scrisse di avere imparato a «far sparire le email». Nell’aprile 2021, spiegò inoltre che il sistema consentiva di raggiungere anche i vertici del NIAID: «Non c’è da preoccuparsi per le richieste FOIA. Posso inviare il materiale a Tony [Fauci] sul suo account Gmail privato, oppure consegnarglielo al lavoro o a casa sua. È troppo intelligente per permettere ai colleghi di inviargli materiale che potrebbe causare problemi». Attraverso questi canali circolarono informazioni non pubbliche del NIH, vennero revisionate lettere destinate alla dirigenza dell’agenzia e trasmessi retroscena a un «Alto funzionario 1 del NIAID» che, secondo la ricostruzione della CBS, sarebbe proprio Fauci. Morens ammise infine l’accordo con Daszak per l’elargizione di regali illeciti: dopo aver ricevuto delle costose bottiglie di vino, indicò come modo per «meritarlo»: la pubblicazione, su una prestigiosa rivista medica, di un commento scientifico a sostegno dell’origine naturale del virus. Fauci ha sempre negato di conoscere le attività del collaboratore “senior” e, al momento, non è accusato nel procedimento. Nei suoi diari, pubblicati dal senatore Rand Paul, annotava colloqui con Morens proprio mentre cresceva la pressione sui finanziamenti a EcoHealth. Le stesse 1.141 pagine mostravano che fin dal gennaio 2020 era al corrente dei sospetti sul sito di clivaggio della furina e della possibilità che il virus fosse stato modificato e poi fuoriuscito accidentalmente dal biolaboratorio di Wuhan. Ipotesi discussa privatamente ai massimi livelli, ma successivamente liquidata davanti al pubblico come una «teoria del complotto». La confessione di Morens arriva così nel momento peggiore per l’immunologo statunitense. Il 29 luglio l’ex consigliere sanitario della Casa Bianca si è appellato 111 volte al Quinto emendamento durante l’audizione davanti alla Commissione del Senato per la Sicurezza interna, rifiutando di rispondere anche a domande apparentemente innocue. Pochi giorni dopo, la Commissione lo ha dichiarato in oltraggio al Congresso e ha trasmesso il deferimento al Dipartimento di Giustizia. Intanto, dagli oltre 34 mila SMS recuperati dal suo telefono governativo sono emersi i dubbi espressi in privato sul possibile rischio di aborto dopo la seconda dose dei vaccini a mRNA, appena nove giorni prima delle rassicurazioni pubbliche rivolte alle donne incinte. La dichiarazione di colpevolezza di Morens non dimostra, da sola, una responsabilità penale di Fauci. Certifica, però, l’esistenza di un sistema organizzato per sottrarre documenti alla trasparenza, proteggere EcoHealth Alliance e contrastare la pista della fuga dal laboratorio. Ciò che per anni è stato liquidato come “complottismo” è ora entrato negli atti di un tribunale federale. The post L’ex consigliere di Fauci si è dichiarato colpevole di cospirazione sui segreti del Covid appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 20, 2026
L'INDIPENDENTE
Gli SMS di Fauci rivelano i dubbi taciuti sul rischio di aborto dopo il vaccino Covid
«Ho chiesto ancora un po’ in giro ed è emersa un’altra questione di cui dovete essere consapevoli». Era il 25 gennaio 2021 quando Anthony Fauci, in uno scambio di SMS con l’allora direttrice dei CDC Rochelle Walensky e con Vivek Murthy, futuro Chirurgo generale dell’amministrazione Biden, sollevava in privato il timore per un possibile rischio legato alla vaccinazione delle donne incinte: «Dal momento che molte persone sviluppano una significativa tempesta di citochine e febbre dopo la seconda dose, questo potrebbe teoricamente essere associato ad aborto spontaneo nel primo trimestre». appena nove giorni dopo, però, Fauci avrebbe dichiarato pubblicamente che non erano emersi «segnali d’allarme» per le donne in gravidanza. Recuperati dal suo iPhone governativo e diffusi dai senatori Rand Paul e Ron Johnson, gli undici SMS finora pubblicati mostrano ancora una volta la distanza tra le cautele espresse lontano dalle telecamere e le rassicurazioni offerte agli americani. Nel gennaio del 2021, la campagna vaccinale con la tecnologia a mRNA era agli inizi. Le autorità raccomandavano il farmaco ad ampie categorie di persone, comprese le donne in gravidanza. Tuttavia, le conversazioni private tra i tre alti funzionari rivelano dubbi concreti sulla gestione delle reazioni avverse nelle donne incinte. «Direi che per qualsiasi vaccino per il quale mancano dati sulle donne in gravidanza, è necessario valutare i potenziali rischi rispetto ai benefici», scriveva ancora Fauci il 26 gennaio 2021. Il ragionamento di Fauci partiva da un dato noto in medicina: una febbre elevata nelle prime settimane di gestazione può rappresentare un fattore di rischio per la gravidanza. La seconda dose dei vaccini a mRNA provocava spesso una risposta immunitaria più intensa, accompagnata dal rilascio di citochine – molecole coinvolte nei processi infiammatori – e, in alcuni casi, da febbre alta. Nel confronto privato, Fauci si interrogava, quindi, sulla possibilità che questa reazione potesse incidere sulla gravidanza durante il primo trimestre, riconoscendo l’esistenza di un rischio teorico che, almeno in quella fase, riteneva necessario valutare e si dimostrava preoccupato. Gli SMS del 25 gennaio 2021 nei quali Anthony Fauci sollevava il possibile rischio teorico di aborto spontaneo nel primo trimestre dopo la seconda dose. Nel gennaio 2021, mentre milioni di persone dovevano decidere se sottoporsi a prodotti autorizzati da poche settimane, la distinzione tra «nessun segnale osservato» e «nessun rischio possibile» non era affatto secondaria. Nonostante ciò, il 3 febbraio, durante un incontro streaming trasmesso dalla rivista medica JAMA, Fauci affermò che la FDA non aveva rilevato «finora alcun segnale d’allarme» per le donne in gravidanza. Nei mesi successivi, il messaggio si fece ancora più netto: «Decine e decine e decine di migliaia di donne» erano state monitorate dai CDC e non vi era «alcuna indicazione» di un aumento degli eventi avversi rispetto alle non vaccinate. Pertanto, concludeva Fauci, «è abbastanza chiaro che le donne incinte dovrebbero vaccinarsi». Negli SMS resi pubblici dai senatori Paul e Johnson emerge inoltre la preoccupazione per l’effetto che una comunicazione più cauta avrebbe potuto produrre sulla campagna vaccinale. Quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità sconsigliò temporaneamente Moderna alle donne incinte per la mancanza di dati, Murthy si disse «sorpreso» da una posizione così netta, giudicandola «potenzialmente molto dannosa per la fiducia del pubblico tra le donne in gravidanza». Walensky propose di portare la questione all’Advisory Committee on Immunization Practices. Gli SMS appena pubblicati riportano così al centro una delle questioni più controverse della gestione pandemica: la distanza tra le cautele espresse nelle conversazioni riservate e le certezze consegnate al pubblico. Mentre Fauci e gli altri vertici sanitari valutavano un possibile rischio di aborto legato alla febbre dopo la seconda dose, le comunicazioni ufficiali rassicuravano le donne incinte e le perplessità venivano spesso liquidate come disinformazione. Negli anni successivi, il VAERS ha raccolto migliaia di segnalazioni di eventi avversi in gravidanza: dati che sono ora tornati al centro del confronto politico e parlamentare a Washington. Gli undici messaggi diffusi costituiscono soltanto la prima parte di un archivio composto da oltre 34 mila SMS e 522 messaggi vocali recuperati dal telefono governativo di Fauci. Paul e Johnson hanno annunciato che il materiale sarà esaminato e pubblicato progressivamente. Secondo i due senatori, sul telefono sono elencati solo tre contatti, ma è «troppo presto per stabilire se siano stati cancellati dei dati». Il nuovo dossier si aggiunge alle 1.141 pagine dei Tony’s Diary, nelle quali Fauci annotava dubbi sull’origine naturale del virus, una stima privata della letalità molto inferiore a quella comunicata al Congresso e il proprio intervento per prolungare lockdown e chiusure. Convocato il 29 luglio davanti alla Commissione del Senato per la Sicurezza interna, si è appellato 111 volte al Quinto emendamento, sottraendosi anche alle domande più innocue. Il 6 agosto la Commissione, con otto voti contro cinque, lo ha dichiarato in oltraggio al Congresso e Rand Paul ha trasmesso il deferimento direttamente al Dipartimento di Giustizia. Saranno ora i magistrati a decidere se procedere: in caso di incriminazione e condanna, l’ex consigliere sanitario della Casa Bianca rischierebbe fino a un anno di carcere. The post Gli SMS di Fauci rivelano i dubbi taciuti sul rischio di aborto dopo il vaccino Covid appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 12, 2026
L'INDIPENDENTE
I diari rivelati di Anthony Fauci raccontano diverse cose interessanti sul Covid
«Ora sappiamo che il mercato non era la fonte, ma l’amplificatore». È il 26 gennaio 2020 quando Anthony Fauci affida ai suoi appunti privati una verità rimasta ai margini del racconto ufficiale sulle origini del Covid: i primi contagi risalivano all’inizio di dicembre e non sembravano collegati al mercato di Wuhan. Nei giorni successivi annoterà i sospetti su un virus costruito in laboratorio, stimerà la letalità tra lo 0,2 e lo 0,3% e sosterrà il prolungamento dei lockdown. Rivelerà anche di essere stato colpito, cinque mesi dopo il vaccino Moderna, da un infarto polmonare che Robert Kennedy Jr. indica oggi come possibile evento avverso, accusandolo di averlo taciuto mentre rassicurava il pubblico sulla sicurezza dei vaccini. Nelle 1.141 pagine dei “Tony’s Diary”, pubblicate da Rand Paul poche ore prima dell’audizione del 29 luglio, affiora così una doppia verità, che certifica la distanza tra ciò che Fauci scriveva in privato e la pandemia raccontata agli americani. A portare alla luce i diari non è stata una normale indagine parlamentare, ma una ricerca durata otto mesi tra undici server governativi, guidata proprio da Rand Paul su mandato di Robert Kennedy Jr. Il passaggio più esplosivo risale al 31 gennaio 2020. Fauci racconta di una telefonata con Jeremy Farrar, allora direttore del Wellcome Trust, e il biologo evoluzionista Kristian Andersen, futuro coautore dell’articolo utilizzato per sostenere l’origine naturale del SARS-CoV-2, Proximal Origin: «Le persone al telefono ritenevano che le mutazioni attorno al sito di clivaggio della furina della proteina Spike non potessero essersi verificate naturalmente». Gli scienziati «sollevarono la possibilità che [il sito] potesse essere stato inserito deliberatamente» e che il virus fosse poi fuoriuscito accidentalmente da un laboratorio. Il giorno successivo Fauci partecipò a una teleconferenza riservata con Francis Collins, Farrar, Andersen e altri esperti: «Non vi era un accordo completo sulla probabilità di un inserimento deliberato», conclude il virologo. Fouchier e Drosten propendevano per l’origine naturale, mentre «gli altri consideravano possibile l’inserimento deliberato» e ritenevano che, alla luce delle ricerche di Shi Zhengli sui coronavirus, non si potesse «lasciar cadere la questione». I diari non provano l’origine artificiale del SARS-CoV-2, ma dimostrano che l’ipotesi era sul tavolo di Fauci fin dall’inizio e veniva discussa ai massimi livelli della comunità scientifica. Eppure, nel dibattito pubblico, lo stesso virologo avrebbe poi liquidato quella pista come una «tipica teoria del complotto». La stessa ambiguità riguarda i finanziamenti del NIAID a EcoHealth Alliance, che trasferì parte dei fondi al laboratorio di Wuhan per studiare i coronavirus dei pipistrelli. Nell’ottobre 2021, Lawrence Tabak, vicedirettore del NIH, riconobbe che in un esperimento alcuni topi avevano mostrato una crescita virale maggiore e sintomi più gravi. Fauci si rifugiò nella classificazione amministrativa: il virologo non negava il risultato dell’esperimento, ma sosteneva che non rientrasse nella definizione burocratica sottoposta a controllo. È il cuore dell’accusa di Rand Paul: Fauci avrebbe fornito al Congresso una risposta formalmente difendibile, ma costruita per eludere la sostanza della domanda sulle ricerche nel campo del guadagno di funzione. Lo scarto tra pubblico e privato emerge anche sulla letalità dell’infezione. L’8 febbraio 2020 Fauci scriveva di condividere con l’ex direttore del CDC Tom Frieden la convinzione che il numero reale dei contagi fosse molto più alto, «rendendo il tasso di letalità più simile allo 0,2-0,3% anziché al 2%». L’11 marzo, davanti alla Camera, mise invece in primo piano il dato più allarmante: «La letalità dichiarata complessiva di questo virus, guardando a tutti i dati, compresi quelli della Cina, è di circa il 3%», concludendo che il Covid fosse dieci volte più letale dell’influenza stagionale. Il diario contiene anche un’annotazione sanitaria dirompente, rimasta finora sconosciuta. Il 19 giugno 2021 Fauci descrive una «terribile giornata sulle montagne russe»: dopo avere accusato dolori al petto, si sottopose a una TAC che inizialmente fece temere un tumore. Gli specialisti esclusero poi l’ipotesi oncologica, diagnosticarono un infarto polmonare e gli prescrissero immediatamente l’anticoagulante Eliquis. Fauci non attribuì la patologia al vaccino Moderna ricevuto cinque mesi prima. A ipotizzare oggi un collegamento è Robert Kennedy Jr., sulla scorta delle valutazioni formulate da alcuni medici, tra cui il cardiologo Peter McCullough. Secondo quest’ultimo, l’infarto sarebbe stato conseguenza di un’embolia polmonare riconducibile alla vaccinazione con mRNA. Un nesso causale che il diario non dimostra e che nessuno dei medici citati da Fauci formulò, ma che McCullough ritiene meriti di essere indagato, accusando le autorità federali di non avere informato adeguatamente il pubblico sui possibili effetti avversi di questi prodotti. Anche sulle chiusure i diari smentiscono il tentativo di Fauci di ridimensionare il proprio peso politico. Fu lui, secondo quanto annotò, a consigliare al governatore dello Stato di Washington Jay Inslee di adottare le misure di mitigazione e a convincere il sindaco Bill de Blasio a chiudere le scuole di New York, sollecitando poi la serrata di bar e ristoranti. Le sue dichiarazioni televisive, scrisse ancora, contribuirono anche alla decisione del governatore californiano Gavin Newsom di chiudere scuole e locali. Il 29 marzo 2020 Fauci annotò di avere convinto Trump, insieme alla coordinatrice della task force Deborah Birx, a prorogare fino alla fine di aprile le restrizioni inizialmente previste per quindici giorni. «È stato un buon risultato», scrisse, perché interromperle prematuramente sarebbe stato «un disastro». Nella stessa conferenza stampa Trump prospettò da 1,5 a 2 milioni di morti, una stima che Fauci giudicava in privato «lo scenario peggiore di un modello imperfetto». Secondo il virologo, il presidente continuava però a citarla perché riteneva che così «la gente avrebbe preso sul serio ciò che stavamo dicendo». Oggi, il cambio di paradigma è certificato persino da covid.gov, il portale ufficiale statunitense sulla pandemia, che reindirizza a una pagina della Casa Bianca intitolata “Fuga da laboratorio: le vere origini del Covid-19” e che indica come scenario più probabile un incidente al Wuhan Institute of Virology durante ricerche gain of function. Questo non chiude il dibattito scientifico, ma segna il ribaltamento politico di una narrazione che per anni aveva escluso e demonizzato la pista di Wuhan come “complottismo”. Nell’ottobre 2021 Fauci scriveva di essere attaccato perché rappresentava «la verità». I suoi diari mostrano invece che, dietro le certezze sbandierate in pubblico, quella “verità” era assai meno granitica di quanto venisse raccontato. The post I diari rivelati di Anthony Fauci raccontano diverse cose interessanti sul Covid appeared first on L'INDIPENDENTE.
July 31, 2026
L'INDIPENDENTE
Dalla cravatta alle origini del Covid: Fauci si appella 111 volte al Quinto emendamento
«Su consiglio del mio legale, mi avvalgo della facoltà di non rispondere in base ai diritti garantiti dal Quinto emendamento». Sono 111 le volte in cui Anthony Fauci, convocato sotto giuramento davanti alla Commissione per la Sicurezza interna e gli Affari governativi del Senato americano, ha scelto il silenzio. L’ex direttore del NIAID si è rifiutato di rispondere non solo a domande compromettenti come l’origine del Covid o sui finanziamenti alle ricerche condotte a Wuhan, ma anche quando il senatore Josh Hawley gli ha chiesto: «Che giorno della settimana è oggi?», «Di che colore è la sua cravatta?» o «Di che colore è il tappeto davanti a lei?». Tre domande innocue, utilizzate per dimostrare che Fauci non stava valutando caso per caso il rischio di autoincriminarsi, ma aveva deciso di opporre alla Commissione un rifiuto assoluto. La risposta, identica, è risuonata per tutta l’audizione durata circa tre ore. Fauci era stato citato con un mandato di comparizione dopo essersi sottratto a un’audizione volontaria. Nella dichiarazione iniziale ha accusato il presidente della Commissione Rand Paul – che poche ore prima aveva reso pubblici i diari personali del virologo – di nutrire una «evidente ossessione» per la sua incriminazione e di averlo convocato con un solo obiettivo: indurlo a pronunciare «qualcosa, qualsiasi cosa» che potesse giustificare la promessa di mandarlo «dietro le sbarre». Ha quindi annunciato che, per quanto gli costasse, avrebbe seguito il consiglio dei suoi legali. La linea difensiva ha trasformato l’aula in un teatro dell’assurdo: Fauci non ha risposto nemmeno quando il senatore Bernie Moreno gli ha chiesto di recitare il Quinto emendamento sul quale fondava il proprio silenzio. Ancora una volta, la stessa formula. Hawley ha contestato la legittimità del ricorso generalizzato al Quinto emendamento richiamando la sentenza Brown v. Walker del 1896: secondo il senatore, la grazia concessa da Joe Biden avrebbe eliminato il rischio di incriminazione per i reati federali commessi nel periodo coperto dal provvedimento e, con esso, il diritto di non rispondere su quei fatti. Poi l’affondo: «Credo di sapere perché lo fa. Perché non vuole rispondere alle domande. Perché ha fatto ogni sorta di cose terribili. Perché durante la pandemia si è arricchito mentre la gente moriva». L’effetto giuridico della grazia sul diritto al silenzio resta tuttavia controverso e Rand Paul ha riconosciuto che la questione potrebbe dover essere risolta dai tribunali. La clemenza «piena e incondizionata», preventiva e retroattiva, firmata da Biden nel gennaio 2025 non copre comunque eventuali reati successivi, come una nuova falsa testimonianza, né impedisce al Congresso di proseguire le proprie indagini. Uno dei capitoli più duri dell’interrogatorio ha riguardato il denaro. Hawley ha accusato Fauci di avere utilizzato dipendenti e risorse federali in orario di lavoro per sollecitare candidature a premi personali che superavano complessivamente il milione di dollari. Al centro delle contestazioni figura il Dan David Prize, riconoscimento da un milione di dollari assegnatogli nel 2021, di cui il 10% era destinato per regolamento a borse di studio. Secondo i documenti citati durante l’audizione, funzionari federali avrebbero collaborato alla preparazione delle candidature e interpellato gli uffici etici sulla possibilità che Fauci incassasse i premi. Hawley gli ha chiesto se avesse ordinato ai propri dipendenti di lavorare alle pratiche, se avesse fatto pressioni per superare le obiezioni etiche e quanto denaro avesse ricevuto. Nessuna risposta. Il senatore ha inoltre sostenuto che, negli anni della pandemia, il patrimonio familiare di Fauci sia salito oltre i 12 milioni di dollari. Il silenzio dell’interessato ha impedito qualsiasi chiarimento nel merito. Le domande hanno attraversato l’intera gestione pandemica. Rand Paul ha chiesto conto dei finanziamenti del NIAID a EcoHealth Alliance e delle ricerche sui coronavirus svolte al Wuhan Institute of Virology, accusando Fauci di avere negato davanti al Congresso che si trattasse di ricerche nel campo del guadagno di funzione. Ashley Moody ha incalzato Fauci sulla regola dei sei piedi di distanziamento, pari a circa 1,8 metri, ricordando che lo stesso immunologo aveva ammesso come quella misura fosse «in qualche modo comparsa» senza il sostegno di studi clinici controllati. «Le scuole non riaprirono, le attività non riaprirono, le chiese non riaprirono», ha ricordato la senatrice. Ron Johnson lo ha invece interrogato sulla sicurezza e sull’efficacia dei vaccini, sui segnali avversi e sulle informazioni conosciute dalle autorità sanitarie. A entrambi Fauci ha opposto il Quinto emendamento. Dal canto loro, i democratici, guidati da Gary Peters e Maggie Hassan, hanno invece denunciato una procedura costruita per trasformarlo in un capro espiatorio. La tensione è esplosa quando l’avvocato David Schertler ha tentato ripetutamente di intervenire a difesa del suo assistito. «Lei non ha la parola», lo ha ammonito Paul. Dopo oltre un minuto di scontro, il presidente ha ordinato agli agenti di allontanarlo dall’aula, tra gli applausi di una parte del pubblico. Al termine della seduta, Paul ha annunciato un voto per dichiarare Fauci in oltraggio al Congresso. Hawley ha scelto, invece, il terreno politico: «Il silenzio è un’ammissione», ha scandito, sostenendo che le azioni del virologo non sarebbero state mosse solo dal denaro: «Alla fine dei conti non si trattava solo dei soldi, vero? In realtà si trattava di una questione di potere». Ed è proprio questa l’immagine consegnata dall’audizione. Dopo avere incarnato per anni la “scienza” che pretendeva obbedienza assoluta, Fauci si è trincerato dietro il diritto a non autoincriminarsi. L’uomo che chiedeva agli americani di fidarsi ciecamente delle regole e delle istituzioni non ha risposto neppure sul colore della propria cravatta. The post Dalla cravatta alle origini del Covid: Fauci si appella 111 volte al Quinto emendamento appeared first on L'INDIPENDENTE.
July 30, 2026
L'INDIPENDENTE