
L’inferno nucleare non viene escluso da Trump
Pressenza - Tuesday, August 11, 2026contenuti originali
pace e disarmo
opinioni
trattato per la proibizione delle armi nucleari
trattato per la proibizione delle armi nucleari (tpan)
Viviamo nell’epoca più pericolosa della storia umana, sospesi su un abisso nucleare più profondo della crisi dei missili di Cuba.
Come ha denunciato con forza l’ex ispettore ONU Scott Ritter, «siamo più vicini a una guerra nucleare oggi che in qualsiasi altro momento dell’era nucleare».
La retorica della deterrenza si è trasformata in una dottrina della guerra combattuta, una autostrada per l’inferno (Highway to Hell, titolo del saggio di Ritter) che Ritter descrive come una garanzia di estinzione: «Trump ha permesso alla postura nucleare statunitense di spostarsi dalla deterrenza alla guerra combattuta, garantiamo solo che alla fine ci sarà uno scenario di guerra che userà armi nucleari. E poi moriremo tutti».
L’uso di anche una sola arma nucleare scatenerebbe una catastrofe irreversibile.
Non esiste il concetto di “guerra nucleare limitata”: liberare il genio nucleare significa condannare l’umanità intera.
Ritter è categorico: «il genio non tornerà nella bottiglia» fino a quando «almeno una città americana verrà cancellata» in una rappresaglia inevitabile.
Le conseguenze immediate di un’esplosione – onda d’urto, calore inceneritore e radiazioni letali – sarebbero solo l’inizio di un inferno duraturo.
I sopravvissuti, gli hibakusha, porterebbero i segni fisici e genetici di un crimine contro il futuro, con malformazioni e tumori che colpirebbero le generazioni non ancora nate.
Oltre all’orrore immediato, la scienza conferma che un conflitto nucleare, anche “regionale”, provocherebbe un inverno nucleare devastante.
Studi recenti indicano che l’uso di appena 100 testate oscurerebbe il sole, abbattendo le temperature globali e distruggendo l’agricoltura mondiale.
Il risultato sarebbe una carestia globale che potrebbe uccidere fino a 5 miliardi di persone per fame, colpendo soprattutto le popolazioni dei paesi non belligeranti. E questa potrebbe essere la folle scommessa americana. Colpire prima per vincere. Tuttavia Ritter avverte che «ci vogliono solo 72 minuti» perché il mondo passi dall’esistenza alla distruzione totale o a una lenta agonia.
Nonostante questo scenario apocalittico, le potenze nucleari continuano a modernizzare i loro arsenali mentre il trattato New START tra USA e Russia è scaduto nel febbraio 2026, lasciando il mondo senza i principali freni agli armamenti strategici. In questo vuoto normativo, il Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW) rappresenta l’unica bussola morale e giuridica, avendo raggiunto 75 stati ratificanti entro luglio 2026. Esso dichiara illegittima un’arma che non distingue tra civili e militari e il cui uso viola ogni principio umanitario.
La scelta è netta e urgente, come ci ricorda Ritter: «È una scelta veramente esistenziale: armi nucleari o vita, perché sono incompatibili tra loro».
Continuare a investire nella distruzione di massa mentre il pianeta affronta crisi climatiche reali è un’oscenità.
Purtroppo ad aggravare la situazione ci sono cristiani ed ebrei messianici che aspirano all’apocalisse nucleare, perché credono che in questo modo si accelera l’arrivo del Messia.
Nel frattempo gli Stati del Golfo chiedono a Trump di fermarsi, perché sono i primi a rischiare la distruzione.
Non mi aspetto nulla dai governi, ma spero che il popolo americano dia un bel calcio nel culo a Trump, con le elezioni di midterm a Novembre. E i popoli europei dovrebbero ribellarsi alla sudditanza bloccando tutto per la pace e la nonviolenza globale.
La retorica della deterrenza si è trasformata in una dottrina della guerra combattuta, una autostrada per l’inferno (Highway to Hell, titolo del saggio di Ritter) che Ritter descrive come una garanzia di estinzione: «Trump ha permesso alla postura nucleare statunitense di spostarsi dalla deterrenza alla guerra combattuta, garantiamo solo che alla fine ci sarà uno scenario di guerra che userà armi nucleari. E poi moriremo tutti».
L’uso di anche una sola arma nucleare scatenerebbe una catastrofe irreversibile.
Non esiste il concetto di “guerra nucleare limitata”: liberare il genio nucleare significa condannare l’umanità intera.
Ritter è categorico: «il genio non tornerà nella bottiglia» fino a quando «almeno una città americana verrà cancellata» in una rappresaglia inevitabile.
Le conseguenze immediate di un’esplosione – onda d’urto, calore inceneritore e radiazioni letali – sarebbero solo l’inizio di un inferno duraturo.
I sopravvissuti, gli hibakusha, porterebbero i segni fisici e genetici di un crimine contro il futuro, con malformazioni e tumori che colpirebbero le generazioni non ancora nate.
Oltre all’orrore immediato, la scienza conferma che un conflitto nucleare, anche “regionale”, provocherebbe un inverno nucleare devastante.
Studi recenti indicano che l’uso di appena 100 testate oscurerebbe il sole, abbattendo le temperature globali e distruggendo l’agricoltura mondiale.
Il risultato sarebbe una carestia globale che potrebbe uccidere fino a 5 miliardi di persone per fame, colpendo soprattutto le popolazioni dei paesi non belligeranti. E questa potrebbe essere la folle scommessa americana. Colpire prima per vincere. Tuttavia Ritter avverte che «ci vogliono solo 72 minuti» perché il mondo passi dall’esistenza alla distruzione totale o a una lenta agonia.
Nonostante questo scenario apocalittico, le potenze nucleari continuano a modernizzare i loro arsenali mentre il trattato New START tra USA e Russia è scaduto nel febbraio 2026, lasciando il mondo senza i principali freni agli armamenti strategici. In questo vuoto normativo, il Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW) rappresenta l’unica bussola morale e giuridica, avendo raggiunto 75 stati ratificanti entro luglio 2026. Esso dichiara illegittima un’arma che non distingue tra civili e militari e il cui uso viola ogni principio umanitario.
La scelta è netta e urgente, come ci ricorda Ritter: «È una scelta veramente esistenziale: armi nucleari o vita, perché sono incompatibili tra loro».
Continuare a investire nella distruzione di massa mentre il pianeta affronta crisi climatiche reali è un’oscenità.
Purtroppo ad aggravare la situazione ci sono cristiani ed ebrei messianici che aspirano all’apocalisse nucleare, perché credono che in questo modo si accelera l’arrivo del Messia.
Nel frattempo gli Stati del Golfo chiedono a Trump di fermarsi, perché sono i primi a rischiare la distruzione.
Non mi aspetto nulla dai governi, ma spero che il popolo americano dia un bel calcio nel culo a Trump, con le elezioni di midterm a Novembre. E i popoli europei dovrebbero ribellarsi alla sudditanza bloccando tutto per la pace e la nonviolenza globale.