
Pensiero e immaginazione
Comune-info - Saturday, August 8, 2026
“Diamanti e perle”. Acrilico su tela realizzato da Julia Robin CrastollaIl problema dell’intelligenza artificiale, sul quale si discute oggi non sempre con naturale intelligenza, ha avuto nella storia della filosofia occidentale – come abbiamo qui già avuto occasione di mostrare (leggi La verità e l’opinione, Il bastone e la mano, Bilinguismo e pensiero, Sull’intelligenza artificiale e sulla stupidità naturale, ndr) – un precursore: l’intelletto unico e separato dell’averroismo latino. L’analogia è così stringente – un intelletto unico e separato che pensa al di fuori dei singoli individui – che essa può perfino coincidere nella sigla che le esprime: Intelligenza Artificiale – Intelletto Agente (come gli averroisti chiamavano l’intelletto separato). Per i filosofi medievali, in questo più accorti dei nostri contemporanei, il problema cruciale era quello del modo in cui l’intelletto unico e separato si unisce (copulatur) ai singoli uomini, affinché il pensiero sia acquisito (adeptus) dall’individuo e si possa dire hic homo intelligit, quest’uomo pensa. Il medio che permette quest’unione era per Averroé l’immaginazione, di cui i nostri contemporanei sembrano invece assolutamente privi. Nell’intelligenza artificiale, infatti, hic homo non intellegit, il singolo uomo rinuncia a pensare e delega la più preziosa delle sue facoltà a un macchina, che dovrebbe pensare in suo luogo e meglio di lui. Per seguire le istruzioni di questo inesorabile maestro, l’immaginazione non è di alcuna utilità (anche se persino per applicare una norma una qualche forma di immaginazione potrebbe essere necessaria). Forse il vero problema dell’intelligenza artificiale è che essa è stata resa possibile da una perdita generale della facoltà dell’immaginazione, quasi che il suo avvento fosse stato preceduto dall’instaurazione di un’onnipervasiva immaginazione artificiale. Una umanità, che aveva perduto l’immaginazione, era pronta a privarsi anche del pensiero (che del resto, come già insegnava Aristotele, senza l’immaginazione non è semplicemente possibile).
La prima cosa da fare per contrastare il dominio dell’IA è pertanto una paziente, puntigliosa e metodica ricerca dell’immaginazione perduta. E poiché il pensiero non è che la forma compiuta dell’immaginazione, dell’intelligenza artificiale non ci sarà allora più alcun bisogno.
Pubblicato su Quodlibet (e qui con l’autorizzazione della casa editrice). Tra i libri più importanti di Giorgio Agamben: Homo Sacer. Edizione integrale 1995-2015, (Quodlibet) e L’uomo senza contenuto (Quodlibet). Il suo ultimo libro invece è Amicizie (Einaudi)
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